Una spedizione dalla zona di Triora e Bregalla verso la Francia per guidare sei anglo-americani

17_ott07 (353)
Un tratto di Alpi Marittime prossimo al confine italo-francese

 

La collaborazione antifascista tra Italiani e Francesi nelle Alpi Liguri e nelle Alpi Marittime, dopo l’8 settembre 1943 trasformatasi in collaborazione armata nella lotta contro i nazifascisti, ha origini lontane […] Infatti nel Sud-Est della Francia i resistenti incaricati raccolsero numerose informazioni valide e dal 3 gennaio 1943 furono autorizzati dai quadri superiori della Resistenza francese ad attaccare e sabotare le organizzazioni civili fasciste, cercando di evitare la frattura con le truppe regolari italiane d’occupazione. Nel luglio del 1943 una buona parte del Comitato di Informazione italiano e dell’O.V.R.A. erano passati sotto il quadro dell’Intelligence Service inglese. (Da una testimonianza scritta del comandante partigiano francese Joseph Manzoni detto “Joseph le Fou”). Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell’Amministrazione Provinciale di Imperia e con patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Joseph Manzone, detto le fou (il pazzo), era una figura di spicco della Resistenza di Nizza. In particolare collaborò attivamente con il capitano Geoffrey M.T. Jones, capo del servizio di informazione americano, nelle missioni facenti capo ai servizi segreti alleati presso il maniero Belgrano di Nizza. Portò a termine importanti missioni in territorio nemico, cioé italiano, per la raccolta di informazioni sul dislocamento delle truppe nemiche. Di rilievo la collaborazione del Manzone con i Partigiani italiani della Divisione del comandante Rocca. Note preparatorie, non pubblicate, di Giuseppe Mac Fiorucci per Gruppo Sbarchi Vallecrosia < Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

Johnny [Gian Sandro] Menghi, capo della missione Youngstown/Melon era stato catturato dalle SS ma era riuscito, fortunatamente, a scappare e ad attraversare il confine a Ventimiglia, quasi in contemporanea con l’operazione Anvil, ovvero gli sbarchi degli Alleati nel Sud della Francia. Fuggendo, aveva nascosto delle mappe che riportavano le difese dell’Asse lungo la costa ligure. Quando raggiunse Bonfiglio, insieme tornarono indietro e, con grande rischio personale, recuperarono le mappe dal nascondiglio. Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006

[…] Caso particolare fu l’attività svolta dall’italiano tenente Rivosecchi * che, inviato in missione nel Piemonte occidentale, si era preso cura di quei partigiani rifugiati in Francia che subivano maltrattamenti dalle autorità indigene, in HS 6/846del 2-6-45, ?-Officer Commanding N 1 Special Force; L. RIVOSECCHI, Missione mista Crosse…cit., p. 145 e ss., «i nostri combattenti venivano accolti duramente in Francia», al punto che «lo scopo della missione era improntato su una collaborazione efficace con le autorità militari francesi, per soccorrere i partigiani ed ottenere un trattamento migliore nei loro confronti». Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Pistoia, 2007 * [la lapide dedicata alla memoria del tenente Livio Rivosecchi, già insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare —con D.L. 31 gennaio 1947, sulla caserma della Guardia di Finanza in Contrada Sant’Andrea di Fermo nelle Marche, indica che Rivosecchi fu operativo nella Special Force Service britannica, una volta paracadutato in Piemonte, dall’agosto 1944 all’aprile 1945] 

… Oldoino Maurizio (Mauro) < anche Leo >, che salì in montagna subito dopo l’8 settembre 1943, entrò poi nella banda garibaldina di Tito < Rinaldo Risso, o Tito R., in seguito vice comandante della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione” > dove rimase dal febbraio al marzo 1944, entrerà quindi – ritornato in Sanremo – nelle formazioni GAP (2 agosto), ed infine da queste inviato in Francia per tentare di mettersi in contatto con gli Alleati, resterà tagliato fuori dai tedeschi, ed entrerà nel Maquis (nome di battaglia “Batté Leo”), dove sarà promosso sergente di un battaglione di volontari stranieri, con i quali per oltre sette mesi combatterà contro i tedeschi sul confine italiano… Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) – Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

19/9/1944 – Per motivi di sicurezza ci trasferiamo dalla pensione Mimosa a Villa Lucca, sotto Roquebrune, di fronte a Montecarlo. Davanti allo splendido mare della Costa Azzurra […] Ogni settimana, al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. Divisi in due gruppi, uno agiva in montagna per individuare le posizioni tedesche, l’altro, via mare, stabiliva collegamenti con i partigiani di Ventimiglia. Giorgio Lavagna (Tigre) <1>, Dall’Arroscia alla Provenza – Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982  <1> [A settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo sono arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils’ Brigade, Freddie’s Freighters), reparto d’elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a questa data per non farsi internare, questi garibaldini sono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese]

[…] Fosse caduto un po’ più a nord, Harris avrebbe potuto sperare di raggiungere la Svizzera: nel Vercellese erano attive da tempo organizzazioni legate alla Resistenza, sorte, in origine, per aiutare gli ex prigionieri fuggiti dopo l’8 settembre, che mantenevano i contatti con i partigiani dell’Ossola [5]. Trovandosi però in prossimità della Zona Libera dell’Alto Monferrato, Harris fu avviato in questa direzione. Mediante marce notturne raggiunse il borgo di Canelli, <<dove una banda di partigiani comandata da un certo Capitano Tino aveva il suo quartier generale>>: si trattava della Brigata Asti, una delle cosiddette <<formazioni autonome>> dipendenti da Enrico Martini Mauri. Martini, ex ufficiale del Regio Esercito, operava in sintonia con la missione britannica del maggiore Temple, paracadutata nella zona sin dall’estate precedente. Tino era il nome di battaglia di Augusto Bobbio, anch’egli un ex ufficiale, comandante della brigata.
[…] Klemme, caduto al confine con il Piemonte, fu dunque indirizzato verso il Monferrato e si ritrovò con Walker Harris. Entrambi, purtroppo, persero il volo del 19 novembre [1944]. Il giorno successivo, i tedeschi attaccarono il campo d’aviazione di Vesime, se ne impadronirono e dissestarono il terreno di volo arandolo ripetutamente. I partigiani sarebbero nuovamente riusciti a rimetterlo in funzione, ma non prima della primavera successiva. Sfumata questa possibilità, Augusto Bobbio decise di trasferire Harris e Klemme a Prea, nella zona di Cuneo.
I due aviatori, marciando sempre di notte, giunsero a Prea tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 1944. Furono presi in consegna dai partigiani di un’altra formazione autonoma, la Divisione Alpi di Pietro Cosa, che operava in collegamento con una Missione militare [Flap] anch’essa britannica […]
[5] Massimiliano Tenconi, Prigionia, sopravvivenza e Resistenza. Storie di australiani e neozelandesi in provincia di Vercelli (1943-1945), “L’Impegno”, giugno 2008.
Alberto Magnani, I sentieri della salvezza. Aviatori americani e resistenza italiana tra Piemonte e Liguria, in Gruppo Ricercatori Aerei Caduti Piacenza (Grac)

[ndr: Ross, Michael Ross, nel suo From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London, 1997 (aggiornato di recente dal figlio, Michael Ross, The British Partisan, Pen & Sword, London, 2019), raccontò in modo dettagliato anche la permanenza sua e di Bell tra i partigiani imperiesi. Dei patrioti non fece mai nomi veri o di battaglia, ad eccezione del sopra citato Giuseppe Porcheddu e della sua famiglia, presso i quali idue ufficiali britannici trovarono ospitalità clandestina per circa un anno, di Renato Brunati, martire della Resistenza, e Lina Meiffret, tornata salva dalla deportazione in Germania, ma tormentata, a dir poco, nello spirito, i quali per primi sul finire del 1943 diedero loro rifugio ai due ufficiali in Baiardo, di Vito – Vitò, Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione” – di Achille – identificabile in Achille “AndreaLamberti del Gruppo Sbarchi Vallecrosia – e di Giuseppe Porcheddu, colui che li tenne nascosti per circa un anno e che tentò di aiutarli in varie maniere. Di questo libro qui si vogliono citare solo alcuni fatti immediatamente antecedenti la fuga finale. Che per tre volte,  a seguito delle comunicazioni via radio fatte dal telegrafista dell’ufficiale di collegamento alleato, il capitano del SOE britannico Robert Bentley, un sommergibile inglese si avvicinò alla costa vicino a Taggia – forse alla Curva del Don di Riva Ligure, già altre volte pensata per simili missioni; che che per due volte la scorta dei partigiani ed il gruppetto degli alleati – tra i quali i sopra menzionati Erickson e Klemme – che dovevano imbarcarsi dovettero fuggire perché trovarono i tedeschi che li mitragliarono con l’ausilio di bengala; che all’ultimo appuntamento con il natante i nazisti attesero invano, perché nel frattempo i garibaldini avevano individuato la spia che aveva messo in allarme il nemico, una giovane donna, di probabile origine iugoslava, prontamente giustiziata. Che risultarono dispersi, poco prima della loro partenza, due partigiani e due americani, indicati come Ricky e Reg. E che alla fine si compose la squadra che, come già detto qui all’inizio, marciò verso Vallecrosia]

22 febbraio 1945 – Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione – Segnalava che: “… occorre che il comandante ‘Ivano’ [anche Vitò, Vittò, Giuseppe Vittorio Guglielmo] organizzi una spedizione dalla zona di Triora e Bregalla verso la Francia per guidare sei anglo-americani. È previsto un premio per le guide di lire 4.000 per ogni persona condotta oltre frontiera verso le forze alleate…”     30 marzo 1945 – Dal comando della I^ Divisione “Gin Bevilacqua [della II^ Zona Operativa Liguria] alla Sezione SIM (Servizio Informazioni Militari) della II^ Divisione “Felice Cascione”  [della I^  Zona Operativa Liguria] – Richiesta urgente per avere informazioni sui movimenti nemici alla frontiera italo-francese, dovendo inviare segnalazioni del proprio SIM alla missione alleata in Piemonte.    22 aprile 1945Da Kimi [Ivar Oddone, commissario politico della II^ Divisione] al comando della II^ Divisione – Segnalava che una fonte attendibile riferiva che la radio francese aveva annunciato la notizia dell’occupazione di Briga Marittima [La Brigue, Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime] da parte delle truppe degaulliste e la penetrazione delle stesse in territorio italiano.    22 aprile 1945Dal comando della II^ Divisione al comando della I^ Zona Operativa Liguria – Si chiedevano con urgenza precise disposizioni nei confronti delle truppe liberatrici, che con ogni probabilità saranno Degolliste; le competenze nei confronti del CLN e delle SAP secondo gli accordi intervenuti tra voi e dette organizzazioni… se bisogna portare gradi, in caso positivo quali.    23 aprile 1945 – Dal comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante”, prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria – Comunicava che in pari data era giunto presso quel comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi] della Missione Alleata.    30 maggio 1945 – Da H.Q. Allied Liaison Mission I^ Ligurian Zone a “Ramon” [Raymond Rosso], capo di Stato Maggiore della VI^ Divisione –  Veniva espresso il ringraziamento del Capitano “Bartali[Giovanni Bortoluzzi], vice comandante della missione inglese nella I^ Zona, per la collaborazione accordata nei mesi passati.  da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Il 6 febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco arrestò diversi agenti alleati. L’agente francese Jean Soletti alla Cima del Diavolo [dipartimento francese delle Alpi Marittime] mentre cercava di attraversare la linea del fronte. L’agente Charles Canevas a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime]. Il 12 febbraio tre agenti inglesi a Tenda: furono gravemente torturati. Due agenti francesi furono feriti dalle mine durante l’attraversamento del Col de Raus [dipartimento francese delle Alpi Marittime] l’11 febbraio 1945. Il 24 marzo l’agente francese François Raibaut fu ucciso mentre tentava il passaggio delle linee nella Valle del Boréon [dipartimento francese delle Alpi Marittime]: doveva recarsi in Italia con l’agente Barel, che nell’occasione rimase solo leggermente ferito. Anche italiani subirono perdite durante le missioni. Il 4 gennaio 1945 a Ventimiglia [(IM)] fu ucciso Gino Punzi, mentre cercava di effettuare una missione per i servizi di informazione alleati. Il 1 gennaio 1945 mentre stavano per sbarcare nel porto di Mentone un agente fu ucciso ed un altro ferito dai militari di guardia, che, per pessimo coordinamento dei servizi, li avevano scambiati per agenti tedeschi.  Pierre-Emmanuel KlingbeilLe front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944- 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005

Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani  parteciparono a fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia…
da MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare – Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 – Tipografia Penone di Ventimiglia (IM) 

 

Salvatore Marchesi e Beppe Porcheddu nella Resistenza

La zona Arziglia di Bordighera (IM) dove sorge la Villa Llo di Mare (nell’immagine, nascosta dagli alberi), abitata a suo tempo da Giuseppe Porcheddu

[…]
Il fratello e la famiglia di Concetto Marchesi nella Resistenza fra Bordighera e Apricale
Durante l’espatrio in Svizzera, come ricorda Luciano Canfora, Concetto Marchesi scrisse «sarebbe provvidenziale l’invio di missioni con apparecchi radiotrasmittenti. Se il Comando inglese vorrà preannunziare il campo o i campi del Piemonte e della Liguria sui quali intende paracadutare tali missioni, sarà mia cura darne immediato avviso al Comando delle Brigate Garibaldi» 1. Per la Liguria, il collegamento di Concetto era proprio il fratello Salvatore, impegnato nella Resistenza del Ponente ligure.
Salvatore era nato a Catania il 15 ottobre 1876, da Gaetano Marchesi e Strano Concetta. Morì a Roma il 28 gennaio 1965 (Il fratello più giovane, Concetto, era nato sempre a Catania il 1° febbraio 1878, morì il 12 febbraio 1957 a Roma).
Capitano di complemento nella guerra ’15-’18, svolse per decenni l’attività di commercio e di rappresentanza di prodotti chimici e medicinali. Stabilitosi in Liguria, Salvatore Marchesi, sempre in contatto in modo molto riservato e prudente, tramite la rete informativa della Resistenza, con il fratello Concetto eclissatosi in Svizzera, si propose anche di aiutare la moglie Ada e la figlia Lidia. Un dettaglio: Salvatore Marchesi Salvamar utilizzava per i messaggi e le relazioni, per gli atti e le comunicazioni, sempre una macchina da scrivere che gli venne data da Renato Dorgia Plancia nella località di Negi, in piena area delle operazioni della V brigata L. Nuvoloni fino al 25 aprile 2.
Salvatore riuscì, a gennaio ’45, a far ospitare, in incognito, Ada e Lidia dall’amico Beppe Porcheddu, nella villa Llo di via Arziglia di Bordighera.
[…] Porcheddu, con Renato Brunati, Renzo Rossi e Lina Meiffret, si era legato al gruppo torinese di Guido Hess Seborga, Ada Gobetti, Piero Bargis, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi, Domenico Zuccaro, Raffaele Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Musso.
Beppe Porcheddu sparì da Bordighera e non diede più tracce dal 27 dicembre 1947. A Roma si stava realizzando una sua mostra retrospettiva di dipinti e disegni, curata dall’amico Piero Giacometti. Lasciò una lettera indirizzata alla sorella Ambrogia, con una frase enigmatica: «la vita è un continuo tradimento. I più bei sogni…restano sogno. Chissà quando ci rivedremo» 5.
Sulla scomparsa misteriosa di Porcheddu, da alcuni attribuita ad una delusione d’amore e da altri attribuita ad una scelta religiosa e mistica, è intervenuto anche Italo Calvino in una lettera inviata ad Antonio Faeti, scrittore e saggista, accademico di letteratura per l’infanzia:
Parigi, 8 gennaio 1973.
Caro Faeti, Anche avrei da dirti di Beppe Porcheddu che conobbi perché stava a Bordighera e soprattutto conosco molti che l’hanno conosciuto bene e ancora continuano a parlare della sua misteriosa sparizione. Era un uomo molto fine signorile ed elegante e colto, professava un misticismo cristiano e comunista e frequentava ambienti antifascisti prima durante e dopo la Resistenza, fino a quando scomparve senza che i suoi familiari riuscissero a sapere più niente e l’unica spiegazione che si può dare è una crisi religiosa di tipo buddistico che sia arrivata fino ad una totale perdita di sé.
Abbi tutti i miei auguri per il 1973.
tuo Italo Calvino
6.
Il soggiorno di Ada e Lidia Marchesi presso la villa di Porcheddu durò fino al 24 gennaio 1945. Alcune segnalazioni e allarmi giunti dalla rete informativa consigliarono di mutare nascondiglio. La presenza contemporanea e clandestina, nella villa di Porcheddu a Bordighera nel gennaio 1945, dei due ufficiali inglesi Michael Ross e George Bell e della moglie Ada e la figlia Lidia di Concetto Marchesi è pienamente riscontrata anche nel recente libro di Michael Ross, The British Partisan, pubblicato da Pen & Sword, London 2019. Il nuovo libro è la riedizione aggiornata della prima pubblicazione del volume Michael Ross, From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London 1997. Nel volume del 2019, David Ross, nipote di Michael, apporta alcune integrazioni, grafici e foto.
Ancora, David Ross sta curando un saggio biografico su Beppe Porcheddu che verrà editato a breve. Si propongono alcuni passi del volume del 2019 (pagine 172 e 173) nella versione inglese e, a seguire, in una libera traduzione in italiano:
[…] This was wonderful news and a tremendous boost to morale. A landing in the English Channel area had been expected but, perhaps optimistically, we had argued that a beachhead established at the same time on the Riviera would assist any front in western Europe as well as helping to revive the stalemate on the southern Italian front. So we could not help feeling some disappointment that no- thing seemed to be happening in the Mediterranean area. Anyway, things were now on the move, and we all took heart.
Come se i Porcheddu non avessero già abbastanza problemi, altri gravami stavano per abbattersi sulla famiglia. Una mattina, come dal nulla, due donne apparvero sulla soglia di casa alla ricerca di un breve periodo di rifugio. Erano la moglie e la figlia di Concetto Marchesi, Rettore dell’Università di Padova e vecchio amico di famiglia. Per lungo tempo era stato apertamente critico nei confronti del fascismo, e adesso le autorità lo stavano perseguendo. Lui era sparito; sua moglie e la figlia pensavano fosse saggio fare altrettanto. Beppe e Rita le accolsero senza esitazioni. Adesso avevamo un problema serio. Se qualcuno estraneo, non importa chi, lo avesse saputo, la nostra sicurezza sarebbe stata compromessa e saremmo dovuti scappare. D’altro canto, cercare di evitare ogni contatto con i nuovi venuti, che avrebbero vissuto sotto lo stesso tetto e, come noi, non si sarebbero mai avventurati fuori, sarebbe stato molto difficile. Ma Beppe insistette che la situazione era gestibile. Quindi niente fu detto alle due donne circa la nostra presenza, e loro si accomodarono nel salotto al piano di sotto, che fu disposto a loro uso esclusivo anche per dormire.
[…]
Michael Ross (mancato nel 2012 a Bath in Inghilterra) era capitano del Welch Regiment, mentre Cecil George Bell era tenente della Highland Light Infantry. Ross sposerà poi a ottobre 1946 la figlia Giovanna (deceduta nel 2019) di Porcheddu, mentre l’altra figlia gemella Amalia Ninilla (oggi vivente) sposerà, nello stesso giorno, un ufficiale inglese impegnato dopo la Liberazione in Liguria, il cap. Philippe Garigue.
Fu proprio Garigue, di antica e risalente origine francese, a guidare una missione alleata delicatissima, con incarico di comporre il contrasto vivace fra alcune componenti resistenziali propense all’annessione alla Francia e altre invece risolutamente avverse all’operazione. Salvatore Marchesi e molti ex partigiani attorno al rinato CLN di Ventimiglia contrastarono ogni ipotesi di annessione alla Francia o di creazione di una zona franca. Salvatore Marchesi e molti ex resistenti si impegnarono affinché la costa ligure di Ponente, nel tratto prossimo al confine, restasse italiana 7.
Garigue, nato a Manchester nel 1917 e laureato in scienze politiche, sbarcò in Sicilia e partecipò alla Campagna d’Italia come ufficiale; garantì consistenti aiuti alle popolazioni locali, in poche settimane intervenne sulle infrastrutture ed abitazioni distrutte dai bombardamenti, si meritò la stima degli abitanti. L’annessione venne scongiurata. Garigue mancò poi nel 2008.
[…]
Il manoscritto di Beppe Porcheddu, pittore, artista e antifascista
Merita particolare attenzione biografica e storica il manoscritto di Beppe Porcheddu, giacente presso l’ISRECIM di Imperia, costituito da cinque pagine scritte in modo molto fitto, con correzioni ed aggiunte, sottolineature e cancellazioni. Il testo costituisce un’importante ricostruzione di fatti, di ruoli, di avvenimenti vissuti direttamente da Porcheddu. Viene ricostruita l’attività antifascista, menzionati i rischi corsi nell’ospitare partigiani, gli inglesi Ross e Bell, la moglie e la figlia di Concetto Marchesi. La narrazione cita località e date; vi sono alcune inesattezze, ma emerge una capacità di sintesi ed essenzialità senza alcuna retorica. La versione a noi giunta è certamente una bozza di una ipotetica versione più definitiva, non pervenuta. Non si può cogliere quando e dove Porcheddu scrisse il testo. Il manoscritto non è stato mai preso in considerazione prima d’ora da storici e studiosi sul periodo resistenziale ligure. Solo nel 2019 è stato incluso, in parte, nel saggio di Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo 2019. Il manoscritto,
confrontato con altri brevi scritti e firme di Porcheddu in possesso del nipote David Ross (figlio di Giovanna Porcheddu), è stato considerato da David come autentico e attribuibile senza alcun dubbio a Beppe Porcheddu 8. Pur non essendovi la sottoscrizione di pugno di Porcheddu, il contenuto e i riferimenti di luoghi e tempo, i dettagli delle vicende sono tutti elementi congruenti rispetto alla sua attribuzione.
Ecco il contenuto del manoscritto, dopo una non agevole interpretazione della scrittura:
La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati e da me, in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d’impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici.
[…] I 2 ufficiali inglesi si chiamano: Michael Ross e George Bell.
Altro aiuto avemmo nell’occultamento dei 2 inglesi dal compagno Luigi Negro 18, autista della villa Hermann alla Madonna della Ruota. Egli ospitò una notte i 2 alleati nella detta villa, nonostante la permanenza di scolte tedesche nelle adiacenze e la possibilità di sorprese da parte del padrone e dei suoi accoliti.
Il rapporto di Concetto Marchesi con il fratello e la famiglia in Liguria
Concetto Marchesi ebbe sempre un rapporto intenso, preoccupato per la moglie Ada e la figlia Lidia, specie nella fase più impegnata dell’espatrio in Svizzera e poi nella Resistenza. Non solo. Pure con il fratello Salvatore, mantenne sempre una condivisione di pensiero e di sentimenti
[…]
Salvatore Marchesi scrive al comandante Nino Siccardi Curto
Significativa questa lettera custodita nell’archivio dell’ISRECIM di Imperia.
È una lettera scritta da Salvatore Marchesi Salvamar al suo comandante Nino Siccardi Curto, il 10 aprile 1948. Salvatore morirà poi il 28 gennaio 1965 a Roma. È una lettera semplice, essenziale, di vera amicizia, ricca di tensione etica ed ideale. Salvatore ricorda la stagione della Resistenza in montagna, con l’amico e comandante Curto.
[…]
Salvatore Marchesi Salvamar nella Resistenza ligure
Come recita la scheda biografica e di smobilizzazione, giacente presso l’Archivio del Comando della II Divisione d’Assalto Garibaldi Liguria “F. Cascione”, Salvatore iniziò l’attività partigiana dal 15 giugno 1944 e la sviluppò fino alla Liberazione 24.
Salvatore Marchesi prese parte attiva alla creazione del CLN a Sanremo e a Bordighera; partecipò e sostenne da subito l’originale creazione del Gruppo Sbarchi, sorto nell’ambito della SAP di Vallecrosia.
Furono proprio gli antifascisti di Vallecrosia che, dopo aver consolidato, senza qualche difficoltà iniziale, il rapporto con le missioni angloamericane sbarcate in Francia, ritennero essenziale avviare una fattiva sinergia di attacco alle truppe nazifasciste.
Tutti ricordavano bene, ad esempio, l’insuccesso che avvenne il 22 febbraio 1944, fra Riva Santo Stefano ed Arma di Taggia, quando la missione italiana Zucca (missione d’intelligence e di collegamento fra Resistenza ed Alleati), mentre tentava un raccordo con un sottomarino alleato per ricevere e inviare armi e vario materiale
[…] A Vallecrosia, nei pressi di Ventimiglia, nei mesi da settembre 1944 a gennaio 1945, la SAP locale avviò contatti diretti e sostenne la missione del dott. Kanhemann Nuccia, quella del capitano Robert Bentley (Bob)[…] 27.
[…] la missione Flap, un gruppo composto dal capitano Geoffrey Long (sudafricano di Pretoria), dal capitano Paul Morton (canadese di Toronto e corrispondente di guerra), dall’ufficiale scozzese W. Mac Lelland di Lanark e dall’ufficiale americano Maurice R. Larouche di Detroit. Il gruppo di agenti inglesi ed americani proveniva dalla missione Flap, paracadutata ed insediata nel Basso Piemonte, indirizzata dai comandi alleati per infiltrazione in provincia di Imperia.
[…] La SAP di Vallecrosia era operativa ed efficace, dotata di militanti convinti e ramificati fra la popolazione, in gran parte antifascista storica. Qui nacque l’idea di creare una sezione specializzata negli imbarchi e sbarchi via mare. Il gruppo era comandato dal garibaldino Renzo Rossi Stienca di Bordighera e dal commissario Gerolamo Marcenaro Girò di Vallecrosia.
1 L. CANFORA, Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano, Laterza, Bari-Roma 2019, p. 678.
2 Si veda FRANCESCO BIGA, nel IV Storia della Resistenza Imperiese (I zona Liguria). La Resistenza in provincia di Imperia dal primo gennaio 1945 alla Liberazione, ISRECIM, Grafiche Amedeo, Imperia 2005, p. 374.
5 Per la scomparsa di Porcheddu, non ancora pienamente ricostruita, si veda l’articolo di LEONARDO BIZZARO, apparso su «Repubblica» del 20 ottobre 2007 con il titolo Porcheddu, la matita che sparì a Natale. Si veda pure il servizio del TG3 Liguria, trasmesso in RAI il 27 febbraio 2013, proprio sulla figura di Beppe Porcheddu, con intervista alle figlie Giovanna e Amalia, al prof. Pompeo Vagliani presidente del MUSLI di Torino, nel servizio di Michaela Bellenzier.
6 Si veda https://antoniofaeti.wordpress.com, curato da Accademia Drosselmeier/Scuola per librai e giocattolai / Centro studi letteratura per ragazzi, Bologna.
7 BIGA, IV Storia della Resistenza Imperiese (I zona Liguria) cit., pp. 374-375.
8 L’attribuzione del manoscritto a Beppe Porcheddu è stata confermata all’autore dal nipote David Ross nel novembre 2020.
18 Si tratta di antifascista di Bordighera
24 Si veda la scheda da Archivio ISRECIM, Sezione II, cartella T234, fascicolo: Marchesi Salvatore. Il partigiano Salvatore Marchesi aveva tre nomi di battaglia: Salvamar, dott. Turi Sabba e dott. Turi Salibra. Si veda inoltre la scheda n. 9603 di Salvatore Marchesi, giacente presso l’Archivio Centrale dello Stato, nel fondo Ricompart, Roma.
27 Sulla figura del capitano inglese paracadutista Robert Bentley e del suo rapporto diretto con Curto e i partigiani liguri si veda D. STAFFORD, La Resistenza segreta. Le missioni del SOE in Italia 1943-1945, Mursia, Milano 2013, pp. 369- 370; M. MASCIA, L’epopea dell’esercito scalzo, Alis, Sanremo 1946, p. 213.

Sergio Favretto, Il fratello e la famiglia di Concetto Marchesi nella Resistenza, Quaderni di storia, Anno XLVII, numero 93 / gennaio-giugno 2021, Edizioni Dedalo, pp. 152-171

I ribelli sono tornati a Calvo

Il 10 di settembre [1943] i futuri dirigenti del Fascio repubblichino di Ventimiglia, Ferdinando Rey, Ugo Ughetto, Elio Piccioni, il generale della milizia Brandimarte ed il commissario di PS Pavone [responsabile dell’arresto, avvenuto in Ventimiglia il 26 novembre 1943, e della conseguente deportazione in Germania, ad Auschwitz, dove tragicamente perirono, dei commercianti ebrei, Bassi, Ettore, il padre, e Marco, il figlio, benefattori non solo degli ebrei stranieri in fuga, a causa delle Leggi Razziali del 1938, tramite Ventimiglia e zona verso la Francia nel periodo 1938-1939, ma anche benemeriti della città e del comprensorio] richiamavano i tedeschi che, su autocarri, giungevano in città, iniziando una feroce rappresaglia contro tutti coloro che venivano trovati intorno ai magazzini militari […] Già il 10 settembre 1943 a Ventimiglia per loro spontanea iniziativa si erano costituiti in CLN Libero Alborno, Luigi Lorenzi, comunisti, Carlo De Paulis, Domenico Gastaldi, Adriano Notari [noto medico specialista di Ventimiglia: la sua fama era tale che aveva curato anche il maresciallo Caviglia], rimanendo quasi del tutto isolati nella loro attività. Essi si adoprarono per raccogliere i primi soldati sbandati dell’ex Regio Esercito e convogliarli verso Rocchetta Nervina […] Questo CLN esaurì la sua funzione quando i nazifascisti ordinarono lo sfollamento della città […] bande, anche se disorganizzate, incominciarono a formarsi nelle zone di Calvo, Bevera e Ciotti. Sorte più che altro per sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi, si sciolsero in breve tempo. Soltanto a fine maggio 1944 nasceranno le prime bande partigiane […] CLN di Ventimiglia. Quello che operava precariamente  anche dopo lo sfollamento generale veniva liquidato il 23 maggio 1944 [qualche riferimento in più qui e qui] per opera del maggiore della G.N.R. ferroviaria Restituto Aprosio. Dopo di che la mancanza di documentazione rende assai difficile ricostruire quanto è successo. Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016

Imperia – Nella zona di Ventimiglia agisce un’organizzazione clandestina, denominata “G.I.”, dipendente dal partito comunista dell’Italia invasa, che si propone di occupare, al momento opportuno, le caserme, gli uffici postali e telegrafici e le centrali telefoniche, nonché di prendere possesso della ferrovia.
Elementi della G.N.R. hanno già preso contatto con un membro dell’organizzazione, convinto di aver da fare con sovversivi.
Le indagini continuano.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 24 maggio 1944, p. 31

1944    < 1° luglio – Stamane Pinuccio è partito per Baiardo, accompagnato da Manetta. Chissà se riuscirà a raggiungere i ribelli! La settimana scorsa è morto Cassini, il genero di Pepinetu; la morte è stata causata da una mina disseminata nel suo terreno a Grimaldi [Frazione di Ventimiglia (IM) al confine con la Francia]. I prigionieri di Airole <in Val Roia> sono stati liberati, tranne due di cui fino ad ora si ignora la sorte.    < 2 luglio – Si sentono spesso sganciare bombe non tanto distante da noi. Su tutti i fronti continua l’avanzata degli anglo-americani. I ribelli sono scesi fino a Calvo [Frazione di Ventimiglia in Val Bevera]…    < 3 luglio  – Pinuccio è tornato, si è presentato ieri l’altro, l’hanno subito mandato dietro un mulo e poi la fatalità ha voluto che, assieme ad altri, fossero circondati dai tedeschi e fossero presi prigionieri. Lui però si è scusato dicendo di essere andato a Baiardo a salutare un amico sfollato. Avendo ancora la sua licenza non scaduta, lo hanno lasciato libero. Cercherà egli un’altra via di scampo? I ribelli sono tornati a Calvo…    < 2 agosto – … È stato ucciso il figlio del Barun di Siestro. Il dottor Cassano [medico condotto di Latte, Frazione di Ventimiglia, poi rilasciato] è stato arrestato e portato via dalle SS…  Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

1944

Il torrente Bevera sotto Calvo

VENERDÌ 25 – Bombardamento aereo di Latte e Mortola [Frazioni di ponente di Ventimiglia (IM)]. Prima notte al rifugio (27 persone).

MARTEDÌ 29 – Bombardamento aereo al Forte – Riccardo Bargioni ferito lievemente.

MERCOLEDÌ 30 – Mitragliamento al Ponte del Butassu [a Latte]. Macchina tedesca incendiata.

Settembre

VENERDÌ 1° – Fuga della Milizia e sacco della Casa Rossa (Paraixu Russu) [località di Ventimiglia (IM)]. Si avvista, per la prima volta, il caccia.

MARTEDÌ 5 – Assistiamo, dalla galleria della Mortola, al cannoneggiamento di Mont Agel da parte dell’I.L. Emile Bertin e di 2 C.C.T.T. [I.L. e C.T. abbreviano rispettivamente Incrociatore Leggero e Cacciatorpediniere]

MERCOLEDÌ 6 – Lungo mitragliamento da parte dell’aereo catapultabile su Punta Mortola e Punta Beniamin [località nel ponente di Ventimiglia (IM)]. Giungono i tedeschi nel nostro giardino per impiantare uno scivolo.

GIOVEDÌ 7 – Arrivano gli autocarri tedeschi. Il muro al mare, vicino al terrazzo, alcuni pilastri e il cancello rosa fatti saltare; incomincia la costruzione dello scivolo. Partenza di una parte dei Bargioni.

VENERDÌ 8 – La costruzione dello scivolo rallentata dal mare grosso. Un trattore, per errore, schianta il cancello sulla strada. Posizioni, in Francia, cannoneggiate dall’I.L. Dugay Trouin. Partenza dei rimanenti Bargioni.

SABATO 9 – Primo giorno che andiamo alla casa giù. Un C.T. bombarda Bellenda [altura sovrastante la Frazione, di ponente, Latte di Ventimiglia (IM)]. Conversazione con un tedesco sulle nuove armi. Undici corvette, protette da 2 C.T. e un I.L. cannoneggiano posizioni sopra Ventimiglia e Bordighera.

DOMENICA 10 – Le stesse navi della sera precedente tirano su Forte San Paolo [a ponente del centro storico di Ventimiglia]. I tedeschi non tornano nella mattinata e gli ultimi rimasti partono definitivamente. Marinai tedeschi cercano MAS a Punta Beniamino con feriti. La sera un C.T. bombarda Nervia [zona di levante di Ventimiglia] e Capo Ampelio [a Bordighera].

LUNEDI 11 – Posizioni tedesche sui monti bombardate dalla corazzata Lorraine. Bagno sotto i tiri. Un C.T. bombarda per un’ora Punta Mortola e Punta Arma [località nel ponente di Ventimiglia (IM)].

Diario di guerra, steso da ragazzo, dall’ing. Giuseppe Biancheri, pubblicato su LA VOCE INTEMELIA anno XXXIX n. 10  ottobre 1984, qui ripreso da Cumpagnia d’i Ventemigliusi

Oltre ai partecipanti alla scuola sabotatori, di cui si fa cenno nel resoconto della «Missione Corsaro», furono parecchie decine i Ventimigliesi passati in Francia e incorporati nelle unità alleate. da MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare – Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 – Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)

… Ci furono diverse puntate dei partigiani durante tutto il mese di settembre del 1944,  ma la sperata avanzata alleata si era ormai esaurita ed il fronte al confine italo-francese sembrava essersi stabilizzato… Rinforzata così la difesa di Pigna iniziarono azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia, che, con la grande rotabile che l’attraversa, rappresentava l’unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa…                                                 Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

… di essere venuto a conoscenza, subito dopo l’arresto dello Iannacone e dei Chiappa [titolari di un noto garage ed officina di autoriparazioni in Bordighera], precisamente dal figlio minore Aldo Chiappa, che il capitano Punzi era stato ucciso [colpito il 4 gennaio 1945, morì 2 giorni dopo] dal pescatore… di Ventimiglia, padre di una spia e spia delle SS di Sanremo, il primo arrestato e tradotto in Francia dallo Iannacone ed il secondo fu arrestato per ordine dello Iannacone stesso e messo a disposizione del Comando francese SROI di Sanremo, dipendente del servizio OSS americano.
Antonino Panascì (documento Isrecim) in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore – Farigliano, 1977

Riferirono [Renzo Stienca Rossi e Luciano Rosina Mannini] che “un agente locale di nome Gino [capitano Gino Punzi] era stato ucciso e trovato in possesso di appunti scritti con nomi di agenti e ubicazione di rifugi nell’area di Bordighera” e che questo fatto spiegava iltradimento’ di Irene.
Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013

24 gennaio 1945 – Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 219/CL, al comando della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” – Si comunicava che la zona di competenza del C.L.N. di Sanremo comprendeva la zona costiera da Ventimiglia a Santo Stefano al Mare (IM).

15 marzo 1945 – Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 342, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria ed al comando della II^ Divisione – Comunicava che… “il paese di Trucco sul confine italo-francese è presidiato da 30 tedeschi con una batteria antiaerea da 20 mm“…

21 marzo 1945 – Dal CLN d Alassio (SV), prot. n° 34, al comando della Divisione “Silvio Bonfante” [comandante “Giorgio” Giorgio Olivero] – Comunicava che un agente alleato, un italiano di Parma, che era sbarcato nella zona di Ventimiglia per raggiungere i partigiani in montagna, era in quel momento degente presso il nosocomio militare tedesco di Alassio sotto sorveglianza in attesa di giudizio e che i tedeschi, in sostituzione di quell’agente, era già riusciti ad infiltrare tra i garibaldini un loro uomo munito di radio-trasmittente.

7 aprile 1945 – Dal C.L.N. circondariale di Sanremo a “Turi Salibra” [Salvatore Marchesi, ispettore circondariale] ed al C.L.N. di Bordighera – Comunicava che l’ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il C.L.N. di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per il 25% alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante…

19 aprile 1945 – Dal comando della Divisione SAP “Giuseppe Mazzini” [di Albenga (SV)], prot. n° 56, al rappresentante dell’Alto Comando Alleato [capitano Bentley] ed al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” – Informava che “… Proveniente da Ventimiglia è transitato un treno carico di materiale diretto a Savona…”

22 aprile 1945 – Dal comando della II^ Divisione al Comando Operativo della I^ Zona Liguria – Si chiedevano con urgenza precise disposizioni nei confronti delle truppe liberatrici, che con ogni probabilità saranno Degolliste; le competenze nei confronti del CLN e delle SAP secondo gli accordi intervenuti tra voi e dette organizzazioni… se bisogna portare gradi, in caso positivo quali.

24 aprile 1945 – Dal C.L.N. di Perinaldo (IM) al comando della II^ Divisione – Comunicava che una nostra staffetta ha preso oggi contatto con un piccolo nucleo di degollisti dentro Ventimiglia. Tutta questa zona è tranquilla.

23 aprile 1945 – Dal comando della Divisione SAP “Giuseppe Mazzini” [di Albenga (SV)], prot. n° 60, al rappresentante dell’Alto Comando Alleato [capitano Bentley] – Segnalava… un treno da Ventimiglia per Savona carico di materiale…

da documenti Isrecim in Rocco Fava, La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani parteciparono alla fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia…da MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Op. cit.

Il 5 maggio [1945], intanto, il Cln di Ventimiglia aveva deciso di interpellare il tenente colonnello Romanetti per sapere quali funzioni avrebbe potuto ancoraespletare nella nuova situazione che si era venuta a creare. Una settimana dopo giunse la risposta di Romanetti, che informò i membri del Comitato di liberazione nazionale come, per l’autorità militare francese, non vi fosse più alcun bisogno di un Cln italiano a Ventimiglia, in quanto ormai tutte le funzioni governative e amministrative erano state assunte dall’autorità di occupazione. Il giorno prima il generale Doyen aveva fatto occupare dalle sue truppe tredici paesi delle valli Nervia, Crosia e Roia, che sarebbero così entrati a far parte dei territori occupati […] La campagna propagandistica era organizzata da un apposito Comité d’action pour le rattachement à la Comté de Nice, guidato da Hilaire Lorenzi, un marmista italiano di Beausoleil, che avrebbe anche promosso la fondazione di vari sottocomitati del sodalizio in alcune località dell’estremo Ponente ligure […] Nei mesi dell’occupazione francese di Ventimiglia, il comitato presieduto da Lorenzi avrebbe svolto un’intensa attività per convincere il maggior numero di persone delle grandi opportunità che avrebbe potuto offrire a Ventimiglia il passaggio sotto la giurisdizione francese. A livello governativo, invece, la Direction générale d’études et recherches, in pratica i servizi segreti francesi, aveva già inviato in zona una propria ambasceria, detta “missione Bananier”, affidata al comandante Sarocchi, con l’incarico di organizzare plebisciti clandestini per constatare l’orientamento delle popolazioni locali in merito all’opzione annessionista. Nel maggio del 1945 si tennero quindi varie consultazioni, di carattere non ufficiale, né tantomeno vincolante, in numerosi comuni del circondario intemelio, che avrebbero dato esito favorevole alle tesi annessioniste. I plebisciti svoltisi nei paesi delle valli ventimigliesi avrebbero evidenziato, nella maggioranza dei casi, la chiara volontà delle popolazioni locali, cui si erano però aggiunti molti naturalizzati francesi fatti affluire dalla Costa Azzurra dalle autorità di occupazione, di passare alla Francia, nonostante gli alleati avessero imposto, alla guida di tali comuni, sindaci contrari alla scelta annessionista. Andrea Gandolfo, L’occupazione francese di Ventimiglia (aprile-luglio 1945), in Rivista ILSREC, n° 2/2016

Incontrai il capitano Gino

Uno scorcio di case Cristai-Peverei, in Negi, Frazione di Perinaldo (IM), località citata nelle vicende narrate in questo articolo
Uno scorcio di case Cristiai-Peverei, in Negi, Frazione di Perinaldo (IM), località citata nelle vicende narrate in questo articolo

Mio fratello Piero [nome di battaglia Pierino, citato da Don Allaria Olivieri anche in altre parti del libro qui sotto menzionato, ma già pure nel rapporto di G.K. Long, già documento segreto, riferito ad una parte della missione alleata “Flap“, missione che aveva avuto contatti anche con i partigiani combattenti in difesa della libera Repubblica Partigiana di Pigna (IM) ed i cui componenti riuscirono con l’aiuto dei patrioti del ponente ligure a rientrare, parte via montagna, parte via mare, nelle loro linee in Costa Azzurra ai primi di ottobre del 1944, accompagnati da ex prigionieri di guerra alleati] da oltre due mesi era in territorio francese. Con Gianni (Katiuscia) [Giovanni Leuzzi, anche Catuscia, commissario di Distaccamento], mio compagno a Pigna [(IM), Alta Val Nervia] e a Testa d’Alpe, decidemmo di  attraversare il fronte con una barca; trovai subito Bric Brac [Amilcare Allegretti], pescatore; la barca c’era, non era sua, ma la vendette come fosse stata di sua proprietà; pagai con quanto mi rimaneva. A sera nel magazzino, con la barca, trovammo dieci giovani  nascosti che volevano fuggire e chiesero di portarli con noi: ricordo fra questi il caro amico Giacomo Amalberti (Giacurè); non dicemmo di no.

Andammo in casa della famiglia di Pascalin [Pasquale Pirata Corradi], dove incontrai il capitano Gino *, tipo di  poche parole, bruno, forse un napoletano; portava con sé una borsa nera ri­gonfia che mai abbandonava; anche i miei genitori giunsero con le loro poche  cose. Improvvisamente giunse Scipio [Ernesto Crivelli, nato in provincia di Mantova, già marinaio della Regia Marina] da Mentone e appresi che viveva alla Villa Citroniers con mio fratello e Pascalin.Verso le 2 della notte, in dodici, sollevato il pesante gozzo, attraversata la strada assai ampia, usando lo scivolo in cemento, ci calammo sulla spiaggia e quindi in mare; avevamo due coppie di remi. La barca dopo una ventina di metri si riempì d’acqua perché era rimasta troppo in secca. Fu enorme fatica ricuperarla e nasconderla alla meglio contro il muraglione antisbarco: metà dell’equipaggio era fuggito. Con Bric Brac e suo nipote lavorammo tutta la notte per chiudere le fessure con stoppa e stucco.Verso le due di notte tentammo l’uscita in mare; eravamo in sei, la zona era pericolosa e percorsa da pattuglie di un reparto di bersaglieri repubblichini. Ci imbarcammo e ci allontanammo dalla spiaggia e presto ci rendemmo conto che l’acqua entrava; armati di due recipienti, riuscimmo a travasare l’acqua mentre un remo si ruppe.Con un mare non calmo ci portammo al largo per non essere intercettati da terra; superata la punta di Mortola, facemmo rotta a mezza costa tra Cap Martin e Mentone; notte calma senza spari, cupa. Verso Carnoles approdammo presso la Place d’Armes; attraversata la piazza saltellando per paura del terreno minato, cercammo di attrarre l’attenzione di una pattuglia di gendarmi; ci condussero al loro comando a fianco del ponte di Val Careï; eravamo fradici ed infreddoliti; ci fecero sedere sopra una panca in un ambiente freddo e ventilato in attesa della venuta del loro capo, che dopo alcune ore si presentò; ci accolse con un retorico sproloquio, condito di minacciose espressioni. Sperai che presto arrivasse alla fine del suo vano argomentare.

A sera apparve Pascalin, che aveva avuto ordini dal suo comandante Richard, e mi condusse con Gianni alla Villa Citronières [a Mentone], ove incontrai mio fratello Pierino, Scipio e il marsigliese Neron, tutti addetti al Service Renseignement Operation, Antenne de Menton.

Trascorsero alcuni giorni; una mattina si presentarono i gendarmi di Nizza che ci instradarono in Nizza; destinazione Hotel Trianon, oltre il ponte del Paillon.
[…]

Il loro interrogatorio-conversazione fu meticoloso; chiesero delle notizie circa le postazioni nemiche, dei campi minati, delle batterie di cannoni, dei depositi e di quanto potesse essere a nostra conoscenza, delle nostre azioni, quale distanza noi avevamo nei combattimenti contro i tedeschi e se la nostra formazione era di ispirazione comunista. Ci comunicarono che non erano autorizzati a prenderci in consegna per ragioni territoriali e perciò per alcuni giorni avevamo dovuto accettare di essere ospiti in una prigione francese. Seppi che i due ufficiali erano il cap. Lamb e il tenente Burton, che parlavano un corretto italiano.

[…] Gli ufficiali britannici non ci abbandonarono; dopo pochi giorni ci fecero trasferire nel braccio dei prigionieri militari; ci rifornivano di viveri e di sigarette  e continuarono a farlo per tutto il tempo che fummo ospitati presentandosi, a giorni alterni con un sacco di iuta ripieno di viveri; i secondini, in maggioranza corsi, divennero anch’essi gentili. In quei giorni fummo raggiunti da un altro ventimigliese, Pippo; in cella si creò un trio; Pippo parlava di Nettu [Ernesto Corradi] [C’è una riunione di capi partigiani: Ernesto Corradi è nominato capo banda e inviato al confine francese sul monte Grammondo… Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – ed. Cav. A. Dominici – Oneglia – Imperia, 1982] e dell’in­fausto episodio tragico del Grammondo. Dopo una ventina di giorni ci libera­rono; ci portarono ai loro magazzini in St. Augustin in Nizza. Bagno, barbiere e D.D.T.; divisa completa, zaino, basco nero e il coltello di ordinanza. Da Nizza, attraverso il posto di blocco, controllato dalla F.M., che era poco prima del bivio di Cap Ferrat, ci inoltrammo nella penisoletta, rimanendo sul lato della baia di Villafranca.

ville-iberia-p.rocher
Da sinistra Villa Iberia e Villa Le Petit Rocher

La Villa Petit Rocher divenne il nostro nuovo indirizzo: aveva un porto sotterraneo con saracinesca, con molo privato, con due cabinati ormeggiati e due marinai della Royal Navy, che provvedevano alla manutenzione dei due battelli battenti bandiera britannica; c’era una costruzione di legno, tinteggiata di verde; qui noi ci esercitammo alla scuola di sabotaggio e altre cose concernenti la nostra nuova attività. Il tenente Burton provvedeva varie volte alla settimana ad impartirci lezioni riguardanti lo svolgimento del nostro impegno. […]

bregliano.f3x
Ampelio Elio Bregliano all’imbarcadero di Villa Le Petit Rocher

Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo  [Domenico Dònesi] [ Mannini e Dònesi erano già passati una prima volta in Francia con la Missione Kahnemann, salpata da Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944. Bregliano non viene indicato come membro di tale Missione, ma in una sua testimonianza egli colloca in ogni caso il suo primo arrivo in Costa Azzurra a dicembre 1944]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza [Loi potrebbe, dunque, essersi riferito al mese di marzo 1945].

021
Un documento O.S.S.

[…] Ogni tanto ispezione del comandante a Nizza, quale responsabile del settore: si chiamava magg. Bettes [invero, Betts, come si può notare dalla copia del documento sopra allegato], corpulento nella sua uniforme della RAF; con il suo seguito veniva a far visita alla piccola base.                                 Paolo Pollastro Loi, testimonianza raccolta da Don Nino Allaria Olivieri ** in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore – La Voce Intemelia – A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015

Un ufficiale americano di collegamento della Missione Alleata, di nome Harris Walker, abbattuto col suo apparecchio nel novembre del 1944 sopra Casale Monferrato, preso prigioniero e portato a Genova dai Tedeschi, riuscì a fuggire e dopo varie peripezie raggiunse in dicembre il 3° battaglione “C. Queirolo” comandato da “Gori” (V brigata) ove rimase fino alla Liberazione perché non si riuscì a trasportarlo in Francia,  come aveva ordinato il comandante “Vittò” [Giuseppe Vittorio Guglielmo] alla V brigata il 3 gennaio. (Lettera del 3.1.1945, prot. n. 496/F/6).                            Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell’Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore – Farigliano, 1977

[…] Il 3 Aprile 1945 improvvisi movimenti al Petit Rocher fecero supporre che qualcosa stava per accadere; di fatto un paio di jeep cariche di sacchi vennero sca­ricate nel cortile. La sera del 4 due vallecrosini: Renato [Dorgia] e Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] si uniscono a noi, indossando (loro!) uniformi inglesi; arriva anche lo stato maggiore: il Maggiore Betters della RAF ne è il capo; con lui il cap. Lamb e il ten. Burton; da Nizza, intanto giungeva il “Chris Craft“, un motoscafo molto veloce: era condotto da Jean di Monaco.
Caricammo il materiale e i battelli di gomma e, venuta la notte, con
Pippo mi accomodai sui sedili poppieri; un coro di saluti, strette di mani e in bocca al lupo.
Lasciammo
Elio [Ampelio Bregliano] e Gianni a guardia della “proprietà“. Con veloce navigazione, superati il Cap Ferrat e la punta di Mortola, si giunse in quel di Vallecrosia, nei paraggi del Seminario di Bordighera. Nessun segnale da terra. Motori al minimo, gonfiati i battelli e calati in mare, caricammo tutto il materiale e lentamente remammo verso riva. Approdammo e messi i battelli in secca ci coricammo sulla spiaggia; Renato [Dorgia] e un collega [Pietro Gerolamo Marcenaro] andarono alla ricerca di quelli che dovevano aspettarci e raggiuntili ci allontanammo dalla spiaggia; sentimmo il motoscafo che si portava verso il largo. Ci nascondemmo fuori Vallecrosia e il giorno dopo, 6 aprile [1945], si riprese la montagna: [passando per] Negi [Frazione di Perinaldo (IM)], sino a San Faustino [Molini di Triora (IM)] in valle Argentina. Nuova vita partigiana! Paolo Pollastro Loi, Op. cit.

Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia. Dovemmo anche imbarcare due agenti di Ventimiglia (Paolo Loi ed un altro che non ricordo), che aveano seguito un corso per sabotatori imparando a maneggiare l’esplosivo al plastico. Per fare posto ai due sabotatori, lasciammo a terra i viveri e il vestiario, imbarcando solo le armi e i medicinali, contro la volontà degli ufficiali inglesi. […] Arrivati al largo di Vallecrosia nessun segnale ma Girò [Gireu/Giraud, Pietro Gerolamo Marcenaro] mise ugualmente in acqua i due canotti e disse che per maggior sicurezza saremmo approdati nel tratto di spiaggia davanti alla sua abitazione. Era meno sorvegliato dai fascisti perché… minato [zona Rattaconigli al confine con Bordighera]. Come maggior sicurezza non era male! Ma Girò conosceva il posizionamento delle mine. Renato PlanciaDorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Comune di Vallecrosia (IM), Provincia di Imperia, Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007 >

9 aprile 1945 – Dal comando della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” al Comando Operativo della I^ Zona Liguria – Comunicava … l’arrivo di 2 garibaldini dalla Francia dove avevano seguito un corso d’istruzione come sabotatori; che questi garibaldini avevano preannunciato il prossimo invio di materiale bellico via mare da parte degli alleati… da documento Isrecim in Rocco Fava, di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

* Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, combattè nei Balcani.

  L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali. Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga < Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. III, Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, Milanostampa, 1977>, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì. Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni.   ]

Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. Tra queste operazioni vi fu la tragica “Operazione Leo”, a seguito della “Operazione Gino“, di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione.
Renato “Plancia” Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

<<<   Dal 21 al 24 agosto [1944] alcune pattuglie andarono in ricognizione tra il Col de Braus e il Col des Calmettes.  Esse riuscirono a rendersi conto che dei contingenti motorizzati di truppe tedesche stavano ripiegando su Sospel. Il 24 agosto, fu deciso che avrebbe avuto luogo un’azione militare contro queste truppe. Questa fu condotta dal capitano Gino [Punzi], al comando di un effettivo di 20 uomini… La posizione dell’imboscata fu decisa il 25 agosto, alle 4. Verso le 5, una colonna d’una dozzina di camion fu assaltata approfittando della sorpresa e della concentrazione dei fuochi.
Perdite importanti furono inflitte al nemico. I combattenti raggiunsero il campo di Peira-Cava la notte successiva… Dopo qualche giorno passato a Peira-Cava e Lucéram, dove Henri riorganizzò le Milizie Patriottiche locali perché garantissero la sicurezza, fu deciso di trasportare il campo vicino a La Turbie… le truppe tedesche, cacciate da Nizza per l’insurrezione del 28 agosto, ripiegarono sulle Cornici. I partigiani attraversarono Peille per attestarsi a La Turbie il 30 agosto… Alcuni gruppi di combattimento comandati da Arthur, Albert, Muntzer, Gino [Punzi], circondarono molte di queste postazioni e si impadronirono delle armi automatiche: una dozzina di tedeschi furono uccisi… L’insurrection de Peille: 15-20 août 1944   >>>

[ Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito il capitano Punzi dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto (o ritornato) il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato.  ]

cia-k.punzi2

… conobbe anche il capitano Gino Punzi [Ponzi nell’originale] un ufficiale italiano che aveva incontrato all’Hotel de Palmiers. Questi rapporti furono su base amichevole. Quando gli Alleati arrivarono nel sud della Francia, il soggetto accompagnò con la sua automobile Punzi in una località vicina a La Turbie confinante con la zona partigiana. Apprese dopo la liberazione che Punzi era morto vicino a Ventimiglia (vedere OSS SI-Nice Mission Eros-Gino) … 24. Capt. Gino PONZI: Subject met him at the Hotel de Palmiers. Later killed by … in Ventimiglia. (JRX-595, 635-A)… documento OSS, i servizi segreti statunitensi del tempo di guerra: il soggetto in questione, Karl Weilbacher, era un agente dell’Abwher tedesco, che dal 1925 aveva svolto diverse attività economiche in Sanremo (IM) e che era stato interrogato dopo il conflitto sui suoi più recenti trascorsi quale spia.

… Il 4 gennaio 1945 a Ventimiglia fu ucciso Gino Punzi, mentre cercava di effettuare una missione per i servizi di informazione alleati, quella che avrebbe poi riguardato il capitano Bentley… Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 – 2 mai 1945)

5 gennaio 1945 – … Nei giorni scorsi dicevano che alla Marina vi era stato un morto e che in un portone si vedevano delle macchie di sangue…  Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

… di essere venuto a conoscenza, subito dopo l’arresto dello Iannacone e dei Chiappa, precisamente dal figlio minore Aldo Chiappa, che il capitano Punzi era stato ucciso dal pescatore… di Ventimiglia, padre di una spia e spia delle SS di Sanremo, il primo arrestato e tradotto in Francia dallo Iannacone ed il secondo fu arrestato per ordine dello Iannacone stesso e messo a disposizione del Comando francese SROI di Sanremo, dipendente del servizio OSS americano. Antonino Panascì (documento Isrecim) in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, Milanostampa, 1977


Riferirono [Renzo Stienca Rossi e Luciano Rosina Mannini] che ‘un agente locale di nome Gino era stato ucciso e trovato in possesso di appunti scritti con nomi di agenti e ubicazione di rifugi nell’area di Bordighera’ e che questo fatto spiegava iltradimento’ di Irene. Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013

<1 gennaio 1945 – Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria, prot. n° 44, al comando della II^ Divisione “Felice Cascione” – Veniva richieste informazioni sul capitano Gino, [Luigi Punzi], che affermava di fare parte della Missione Alleata.  
<11 gennaio 1945 –  Dal C.L.N.  di Sanremo (IM), prot. N° 200/CL, al comando della II^ Divisione – In risposta ad un quesito del 28 dicembre 1944 inerente il cap. Gino, [Luigi Punzi], si precisava che non risultava avesse mai operato nel circondario di Sanremo. 

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit.

Senza data – Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne ucciso il 4 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia].  da documento dell’Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, Op. cit.

** Don Antonio Allaria Olivieri “Poggio“, nato ad Andagna, Frazione di Molini di Triora  (IM), il 19.11.1923. Nel 1943, ventenne, studente di teologia presso il Seminario di Bordighera. Nel mese di ottobre, rifiutato l’arruolamento nella Repubblica di Salò, in montagna. Con lo pseudonimo di “Poggio”, nella formazione di Guglielmo Vittorio “Vitò” presso Loreto di Triora. Incorporato nelle formazioni garibaldine con prevalenti compiti di staffetta e servizio informazioni. Il 25 maggio 1944 arrestato ad Andagna nel corso di un rastrellamento. Riuscito a fuggire grazie alla complicità di un soldato austriaco, tornato al Distaccamento. Il 18.6.1944 partecipe della battaglia di Carpenosa che vide la liquidazione del presidio tedesco. Il 25 Aprile 1945 a Sanremo con il I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” comandato da Vincenzo Orengo “Figaro”. da Vittorio Detassis su  Isrecim

Arrivarono gli inglesi e Leo fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza

gsvrr3
Il teatro di mare su cui operavano di notte i partigiani del mare

[A metà dicembre del 1944 vennero ufficializzati con la Missione Kanheman i rapporti tra i partigiani del ponente ligure con gli alleati, ormai attestati sul vecchio confine italo francese. Due gruppi italiani operavano clandestinamente via mare in collaborazione con gli alleati, entrambi sotto la responsabilità di Stefano Leo Carabalona. La Missione Corsaro, guidata da Giulio Pedretti, con radici in Ventimiglia (IM). Di quello di Vallecrosia, Gruppo Sbarchi, faceva parte l’estensore della presente testimonianza]

Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi .
Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee [non era certo la prima volta] Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso [nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 1945 in zona Marina San Giuseppe a Ventimiglia]. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivò il telegrafista “
Eros” lo catturarono ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto l’invio di un’altra missione: la missione “Leo”.

Al centro della fotografia Stefano Leo Carabalona nella baia di Villefranche-sur-Mer

[ Luciano “Rosina” Mannini in  Mario Mascia, Op. cit., definisce, invece, come si è letto qui sopra, “Missione Leo” la vera e propria presa di contatto di Carabalona, comandante della Missione Militare (dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria) presso il Comando Alleato, con gli Alleati, Missione perfezionata il 15 dicembre 1944 con l’arrivo tra gli Alleati della Missione partigiana Kanheman; nella missione Leo erano – lo si ripete, sempre  secondo Mannini – coinvolti, tra gli altri, Giulio “Caronte” o “Corsaro” Pedretti e Pasquale Pirata Corradi di Ventimiglia (IM), della Missione o Gruppo Corsaro di Ventimiglia, nonché Lolli, Giuseppe Longo, vice comandante di Carabalona, e lui stesso, Mannini (di Vallecrosia); rientrarono, dopo adeguata preparazione fornita dagli Alleati, a metà gennaio 1945, come si può leggere anche in Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013, che definisce tale rientro come una missione dell’OSS statunitense ].

La missione andò a rotoli con il ferimento [era l’8, forse il 9, febbraio 1945] di “Leo” [Stefano Carabalona], che venne nascosto nella cantina di casa mia.
I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando
“Leo”; “visitarono” anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono l’ingresso a calci.
Ma non cercarono in cantina. Si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del SIM e del CNL nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di
“Leo” in Francia.
Il Gruppo Sbarchi Vallecrosia aveva frattanto predisposto una barca. Renzo Rossi con Lotti [Aldo Levis Lotti, commissario della squadra S.A.P. di Vallecrosia] avevano preavvisato i bersaglieri della necessità di effettuare l’imbarco quanto prima possibile.


bersaglieri.collasgarba

La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba – sopra Nervia di Ventimiglia – e aveva manifestato la volontà di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri [martiri della Resistenza], detti Lilò, per stabilire le modalità della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimità del bunker alla foce del Verbone.

bersaglieri-edificio.vecchio2
Una vecchia fotografia, tratta da Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Op. cit. infra, attinente il presidio dei bersaglieri a Vallecrosia (IM)

I Lilò convinsero allora i bersaglieri a non disertare, ma ad operare dall’interno per consentire ed agevolare le nostre operazioni. Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo “Leo” a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perché approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo “Leo” in casa di Achille [Achille Lamberti di Vallecrosia, “Andrea“], aspettando la notte. Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. [Salvatore] Marchesi [nomi di battaglia “Turi“, “Salibra“, “Salvamar“, ispettore circondariale del CLN di Sanremo, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista e figura di spicco della Resistenza a livello nazionale], laureato in chimica.

[  7 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo a Turi Salibra ed al CLN di Bordighera - L'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il CLN di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per il 25% alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...  da un documento Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999  ]
I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare “Leo” ferito. Cominciammo a remare, ma, dopo poche centinaia di metri, la barca cominciò ad imbarcare acqua. Non potevamo tornare indietro. Mentre io e “Rosina” (Luciano Mannini) remavamo, “Leo” e Renzo [Renzo Rossi] si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi.
Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portò al comando di polizia, dove chiedemmo di informare Milou, l’agente di collegamento.
Arrivarono gli inglesi e “Leo” fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e “Rosina” ci facemmo medicare il palmo delle mani piagate dal remare.

Renzo Gianni Biancheri (2), detto anche “Rensu u Longu“, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia  < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007 > 

(2)  ... Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana. Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell’ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher... Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare Polvere di Stelle. Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni: 
Sometimes I wonder why I spend
The lonely night dreaming of a song
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op.cit.
 
Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero)… dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi… Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività… Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

La guerra, che due giorni prima con l’arrivo degli Americani sembrava finita

DN_18_UA05_p03
Appunti del 1° dicembre 1943 sull’organizzazione comunista di Imperia, stesi da Giancarlo Luca Pajetta – Fonte: Fondazione Gramsci

[  Negli appunti del 1° dicembre 1943 sull’organizzazione comunista di Imperia, stesi da Giancarlo Luca Pajetta, di cui all’immagine qui sopra, venne, rispetto alle prospettive, sottolineata la frase “possibilità che aprono i nuovi collegamenti nella regione di frontiera“.  ]

1amertf3

In  Val  Roya,  nei  primi  giorni  dopo  lo  sbarco [lo sbarco alleato in Provenza dell’agosto 1944],  giunsero  dall’Italia  tre  battaglioni  tedeschi  con  il  compito  di  «ripulire»  la  zona  dai  partigiani  italiani e francesi. La 148a divisione si attestò il 1° settembre su una linea da Roquebrune fino all’Authion.  Alberto Turinetti di Priero, Il «fronte alpino»: 1944-1945, in  Alpi in Guerra

45apr10-lib.nizza

28/8/44 – Ripartiamo diretti alla Mezzaluna, durante la giornata raggiungiamo i freddi casoni della banda di “Giulio” [Libero Remo Briganti]; rivedo i miei compagni ancora in attesa dei lanci, mi soffermo alcuni minuti con loro […]25/8/44 – […] Siamo di fronte uno all’altro, ci guardiamo meravigliati, poi scoppiamo dal ridere; mi racconta che è reduce da un imponente rastrellamento subìto sulle pendici del monte Grammondo. Ora cerca [Netu/Nettu/Nettù, Ernesto Corradi, in quel momento ancora comandante di un distaccamento, “Grammondo”, della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“] il Comando di divisione per fare il suo rapporto. Mi propone di seguirlo, dicendomi che sarebbe sceso a Torrazza [Frazione di Imperia] e ritornato, poi, in Francia. Il desiderio di rivedere i miei genitori era immenso e l’idea di avvicinarmi agli alleati mi allettava molto. Illuso di poter entrare a Porto Maurizio sopra un carro armato americano, accetto la proposta e decido di seguirlo. Convinto dall’entusiasmo del mio compagno, abbandonavo la vita partigiana nelle montagne imperiesi, mentre una nuova spericolata avventura mi avrebbe condotto oltre confine, dove pensavo di arruolarmi in un esercito regolare per combattere, con maggiori probabilità di riuscita, quel nemico da cui non volevo più fuggire e che volevo vincere. Saluto i compagni, dispiaciuti per la mia decisione, che rimangono là in attesa di quelle armi che non arriveranno mai, e mi avvio con “Nettu” verso il Comando di divisione. Terminato il suo rapporto sulla sconfitta subìta sul monte Grammondo, “Nettu” ottiene da “Giulio”, commissario di divisione [Libero Remo Briganti], il permesso di partire per la Francia, ed io con lui.29/8/44 – Con una lunga camminata, prima di sera raggiungiamo Triora […]30/8/44 – Prima di partire per la Francia, “Nettu” mi fa capire che vuole attuare un colpo di mano nei pressi di San Lorenzo al Mare […]2/9/1944 – […] Fermi e decisi, aggrappandoci ai cespugli, scivoliamo giù in mezzo alla roccia e raggiungiamo il piede del viadotto sulla sponda sinistra del fiume. […] Superato il grande ostacolo del Roia, ci dirigiamo verso il paese di Collabassa [Frazione di Airole (IM)]; sul sentiero, fra alberi di pino, incontriamo un giovane di Olivetta San Michele e lo convinciamo a seguirci; il suo nome di battaglia sarà “Pineta”, proprio a ricordo del luogo in cui l’abbiamo incontrato. Oltrepassato l’abitato di Collabassa proseguiamo verso il torrente Bevera […]Sono le ore sedici meno venti del giorno 4 settembre 1944, inginocchiati, il busto eretto, le mani strette sul fucile, guardiamo delusi il forte di Monte Agel, bombardato dalle artiglierie degli Americani, i quali credevamo fossero già giunti al confine da molti giorni. Stentavamo a credere che gli alleati fossero ancora oltre quella montagna, ma purtroppo dovevamo rassegnarci ad attenderli su un territorio ancora occupato dal nostro nemico. Completamente isolati dai nostri Comandi, con gli zaini vuoti, ci preparavamo ad affrontare giorni  difficili. 8/9/1944 – Scendiamo per la seconda volta in città [Mentone]; “Nettu” è fermato dalle autorità francesi e trattenuto per alcuni giorni […]9/9/19 – È tornata l’alba, un fuoco infernale di artiglieria si abbatte sulla zona più violento che mai. Sibili e ululati di proiettili si confondon nello spazio sopra di noi, seguiti da assordanti fragori. La guerra, che due giorni prima con l’arrivo degli Americani sembrava finita, era ripresa con tutta la sua spaventosa violenza. Ritorniamo a Mentone dopo una notte trascorsa sotto i tiri in crociati delle due artiglierie; camminiamo rasentando i muri delle case, con l’impressione di essere più riparati dalle schegge. Nella città, tornata quasi deserta, si vedono circolare solo jeep e automezzi militari, mentre i cittadini abbandonano in fretta le proprie abitazioni per rifugiarsi in aperta campagna. Vaghiamo per le strade nell’attesa che “Alberto” torni dal Comando alleato e, incuriositi, osserviamo i pezzi di artiglieria che spa. rano senza sosta verso l’Italia.  […]15/9/44 – Avevamo l’incarico di perlustrare le pendici del Monte Grammondo, dove alcune pattuglie tedesche appostate potevano ancora dirigere il tiro delle loro artiglierie sulle truppe alleate in movimento.
Per evitare le strade minate affrontiamo una parete rocciosa […]19/9/1944 – Per motivi di sicurezza ci trasferiamo dalla pensione Mimosa a Villa Lucca, sotto Roquebrune, di fronte a Montecarlo. Davanti allo splendido mare della Costa Azzurra […] Ogni settimana, al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. Divisi in due gruppi, uno agiva in montagna per individuare le posizioni tedesche, l’altro, via mare, stabiliva collegamenti con i partigiani di Ventimiglia.     Giorgio Lavagna (Tigre) <1>, Dall’Arroscia alla Provenza – Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982 <1> [ A settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo erano stati arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils’ Brigade, Freddie’s Freighters), reparto d’elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a questa data, per non farsi internare, questi garibaldini furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese, nel quale prestarono servizio sino alla fine della guerra, come, del resto, Lavagna scrisse Lavagna nel suo libro ]

A fine settembre [1944] l’afflusso dei volontari italiani si fece consistente, iniziarono ad arrivare gli scaglioni arruolati dal C.I.L. e dalle M.O.I., fra questi alcuni gruppi di partigiani provenienti dall’Italia. […] diviene il 21/XV Bataillon Volontaires Etrangers, cioè il 21° Battaglione della XV° Regione Militare, Volontari Stranieri. Con questi battaglioni vengono formate due unità, il “Groupe de Bataillons n°1 (21/XV B.V.E. e 22/XV) più il Groupe Etranger d’Artillerie che viene schierato a Mentone, mentre il Groupe de Bataillons n° 2 (20/XV e 24/XV) in Valle Tinea. Il 21/XV viene collocato di riserva a Gorbio, con l’incarico di intervenire su allarme degli avamposti americani. Ciò si traduce in estenuanti pattuglie e rastrellamenti nell’impervie pendici del Grammondo. La situazione del fronte si era stabilizzata. Americani e tedeschi non si impegnavano in azioni d’attacco ma si limitavano al pattugliamento della terra di nessuno. Il fronte era attivo solamente per i tiri dell’artiglieria che battevano regolarmente le posizioni avversarie. Occasionalmente si scatenavano dei violenti duelli d’artiglieria con la partecipazione navale della Flank Force e, da parte tedesca, anche di un treno armato di base a Diano Marina. Nel gennaio 1945 il 21/XV B.V.E. viene assegnato alla difesa del fronte mare, da Garavan a Cap Martin. L’azione consisteva nella sorveglianza della costa, impedire sbarchi ed infiltrazioni e pattugliare i “carrugi” della città vecchia di Mentone. Nel tratto di mare prospiciente il fronte avvenivano dei collegamenti tra la Resistenza italiana e gli Alleati. Nella notte tra il 14 e 15 febbraio 1945 i tedeschi, fingendo uno di questi collegamenti, tentarono di sbarcare informatori e prendere prigionieri. Alla testa del molo del porto di Mentone era stata ricavata una postazione e da questa, verso le 3 del mattino, una sentinella avvertì dei movimenti e diede l’allarme. Vennero fatte le intimazioni regolamentari alle quali veniva correttamente replicato in buon francese. Il battello, seguendo gli ordini ricevuti, accostò al lato interno del molo. Il maresciallo Michele Zerbini, comandante della postazione, si sporse per agguantare la cima ma venne strattonato e gettato in mare e, nonostante l’equipaggiamento, le sue ottime doti di nuotatore (era genovese) gli permisero di riemergere e a sua volta di trascinare in mare un tedesco. Contemporaneamente ordinava di aprire il fuoco nonostante si trovasse sulla linea di tiro. Dalla postazione il tiratore del F.M., basandosi sulle sue urla, individuava nel buio gli aggressori e con una sola raffica li neutralizzava. Nella mattinata recuperarono l’imbarcazione tedesca con tre morti a bordo e della pattuglia tedesca sopravvisse solamente l’ufficiale di marina trascinato in acqua da Zerbini. L’operazione venne citata nel bollettino di guerra e il maresciallo Zerbini venne decorato con la “Croix De Guerre”. Giuseppe CalòIl 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs, in Storia Militare n. 141, giugno 2005

[…] Il 16 settembre 1944 furono uccisi nel corso di un tentativo di sabotaggio a Ponte San  Luigi [Ventimiglia (IM), al confine costiero con Mentone] Jojo Arnaldi e [Jean] Bolietto *. Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944- 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005

*Il 16 settembre 1944, sul far della sera, sei giovani partigiani, che sono in contatto con il comandante Max dei Groupes Francs de la Résistance, lasciano il forte di Mont-Agel, sopra Montecarlo, e si dirigono verso il territorio italiano. Vogliono effettuare una ricognizione perché hanno in mente il progetto di far saltare uno dei ponti ferroviari situati a ridosso della frontiera: temono che i tedeschi, che sono appena stati cacciati da Mentone, possano ritornare. Sono Jean Bolietto, un artigiano del Cannet (Alpi Marittime) di origini astigiane che ha 29 anni e che una testimone descrive come un «bel ragazzo dall’aria seria e disincantata», Marcel Fousse detto “Marc Murat”, sua moglie Elia, Toto e Raymond. Con loro c’è Joseph Arnaldi, detto Jojo, uno studente nizzardo di soli 18 anni che sono andati a recuperare a Mont-Agel, perché si intende di esplosivi. La ragazza viene lasciata al posto di comando delle Forces françaises de l’intérieur di Mentone, mentre i giovani penetrano nel territorio italiano controllato dai tedeschi.

arnaldi.bolietto-pslt
Mentone, a ridosso della frontiera italo-francese di Ponte San Luigi: la lapide a ricordo del sacrificio di Arnaldi

Nel pendio che si trova tra l’Aurelia e la ferrovia, all’altezza del bar La Grotta, a un paio di centinaia di metri dalla frontiera, si produce il dramma: Bolietto salta su una mina e ha le due gambe sezionate all’altezza della coscia, Arnaldi viene ucciso da pallottole, provenienti dalle parti di villa Voronoff, che lo colpiscono al ventre, mentre gli altri riescono a fuggire e a raggiungere la ragazza che a lungo ha udito fischiare pallottole provenienti dal territorio italiano. […] Jojo era stato un ragazzo fuori del comune: aveva iniziato l’impegno resistenziale già nel 1942 quando, a 16 anni aveva creato un gruppo composto da alunni del liceo Massena da lui frequentato. Un gruppo che si distingue per la produzione e la diffusione di stampa clandestina, così come per la raccolta di informazioni e di armi. Durante un’azione, nel giugno 1944, quattro dei suoi membri vengono arrestati e fucilati per rappresaglia a Saint-Julien du Verdon. Jojo è prostrato, ma trova la forza di costituire un nuovo gruppo. Partecipa attivamente ai combattimenti per la liberazione di Nizza ed è a lui che il 29 agosto il comandante Ro impartisce l’ordine di attraversare il fiume Var per andare ad informare gli alleati che i nazifascisti hanno abbandonato la città. Jean Bolietto discendeva da una famiglia proveniente da Aramengo (AT). Era nato a Montgeron, nella periferia parigina, il 21 aprile 1915 ed aveva seguito i genitori quando si erano trasferiti al Cannet. Lavorava con il padre, titolare di una piccola ditta di riscaldamento. Prima dell’azione che gli costò la vita aveva probabilmente avuto parte attiva nella resistenza delle Alpi Marittime […] Enzo Barnabà, In ricordo di due giovani partigiani francesi morti in Italia. Accanto a Jojo anche la lapide per Bolietto, Patria Indipendente, 24 luglio 2011

L’8 ottobre 1944 un agente francese, nascosto in montagna, Horb “André” Wendling, membro della rete Mitridate, che aveva assunto la funzione di radio-telegrafista per la Resistenza, fu trovato in possesso di un’arma e subito assassinato da un soldato della 34^ divisione tedesca di stanza a Fontan [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime], che ebbe a vantarsi del crimine. […] Il 6 febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco arrestò diversi agenti alleati. L’agente francese Jean Soletti alla Cima del Diavolo [dipartimento francese delle Alpi Marittime] mentre cercava di attraversare la linea del fronte. L’agente Charles Canevas a Tenda [Val Roia francese, dipartimento delle Alpi Marittime]. Il 12 febbraio tre agenti inglesi a Tenda: furono gravemente torturati. Due agenti francesi furono feriti dalle mine durante l’attraversamento del Col de Raus [dipartimento francese delle Alpi Marittime] l’11 febbraio 1945. Il 24 marzo l’agente francese François Raibaut fu ucciso mentre tentava il passaggio delle linee nella Valle del Boréon [dipartimento francese delle Alpi Marittime]: doveva recarsi in Italia con l’agente Barel, che nell’occasione rimase solo leggermente ferito. Anche italiani subirono perdite durante le missioni. Il 4 gennaio 1945 a Ventimiglia [(IM)] fu ucciso Gino Punzi **, mentre cercava di effettuare una missione per i servizi di informazione alleati. Il 1 gennaio 1945 mentre stavano per sbarcare nel porto di Mentone un agente fu ucciso ed un altro ferito dai militari di guardia, che, per pessimo coordinamento dei servizi, li avevano scambiati per agenti tedeschi.  Pierre-Emmanuel Klingbeil, Op. cit. 

** Nell’estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poiché era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati. I tedeschi predisposero una trappolaRenzo Gianni Biancheri, detto anche “Rensu u Longu”, in Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) >, 2007, di Giuseppe Mac Fiorucci 

Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, combattè nei Balcani.

Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia – Alpi Marittime – Ventimiglia, 8 settembre 1943 – 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne ucciso il 4 gennaio 1945]

L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali. Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga < Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. III, Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, Milanostampa, 1977>, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì. Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni. Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto (o ritornato) il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato.

Senza data – Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne gravemente ferito con un’ascia nella notte tra il 4 ed il 5 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia da un pescatore contrabbandiere, che doveva riportarlo in barca in Francia: senonché, l’uomo, allettato dalla somma di denaro che incautamente Punzi gli aveva lasciato notare, colpì l’agente americano e poi andò ad avvisare un graduato dei servizi segreti della Marina tedesca, di stanza a Sanremo; uno degli agenti teutonici diede il colpo di grazia al morente Punzi; il gruppo germanico fece anche prigionieri i veri collaboratori di Punzi, nel frattempo sopraggiunti; tra questi il radiotelegrafista “Eros“, che venne obbligato ad inviare falsi messaggi agli alleati].  da documento dell’Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Alla fine del 1944 i comandanti Gl decisero di sfoltire le bande situate nelle valli: Gesso, Grana, Roia,Varaita e Vermenagna, trasferendone i reparti in pianura. Ritenevano infatti troppo rischioso affrontare un nuovo inverno di guerra in montagna, sia per le sistemazioni precarie delle bande, che per il reperimento dei viveri […] Gli uomini comandati da “Nino” Monaco (1), della Brigata valle Roia “Sandro Delmastro” partirono da Casterino [oggi nel comune di Tenda, dipartimento francese delle Alpi Marittime] il 7 gennaio, lasciando sul posto 15 uomini, abili sciatori affinché si occupassero di mantenere i collegamenti con la Francia. Il viaggio, particolarmente duro e costellato di scontri con le brigate nere, si concluse il 2 febbraio a Santo Stefano di Benevagienna. Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo (1) Monaco è un giovane laureato in lettere di Valloriate, un paesino in provincia di Cuneo; proviene da una famiglia contadina. All’alba dell’8 settembre è soldato della Quarta Armata in licenza. Da casa assiste allo sfacelo dell’esercito, alla valanga di soldati che invadono la Valle Stura: c’è chi diserta e attraversa la valle per raggiungere altri luoghi, chi invece torna a casa. Monaco sceglie subito la lotta partigiana, e ad ottobre è già con la Banda “Italia Libera” di Galimberti. Come comandante di distaccamento e della brigata “Valle Roja Sandro Delmastro” – e poi come Capo di stato maggiore della Prima Divisione Alpina Gl – è attivo nel Cuneese e partecipa in prima persona alla liberazione di Cuneo. Un merito da riconoscere al racconto di Monaco [Giovanni Monaco, Pietà l’è morta, Edizioni Avanti!, 1955] è di aver reso molto bene la dimensione della guerriglia partigiana: è sempre un fuggire, un rincorrersi, uno scambio continuo di notizie concitate, su cui domina un senso continuo di paura, d’incertezza. Ci si trova immersi in un mondo che non ha più contatti con la realtà esterna, con la vita quotidiana e gli affetti familiari. Esistono solo i compagni, i momenti di tensione e di fuga che si alternano grottescamente all’euforia giovanile: Era uno spettacolo di armi terribile e superbo, tutto quello scintillare di armi al sole, quella festa bizzarra di costumi che avrebbero fatto impallidire la più sbrigliata delle fantasie. Berretti militari, fazzoletti rossi, verdi, bianchi, avvolti intorno al capo, alla maniera degli antichi masnadieri, grottesche giubbe e giubbetti venuti da chissà dove, e cinture, cinturoni, giberne, cartucciere di tutte le fogge e in tutte le pose […] Tutto il colore di questa guerra strana, terribile, suggestiva. Sara Lorenzetti, Ricordare e raccontare. Memorialistica e Resistenza in Val d’Ossola, Tesi di Laurea, Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea specialistica in Lingua e Cultura Italiana, Anno accademico 2008-2009

Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani  parteciparono a fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia…
da MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare – Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 – Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)