La base alleata in Francia era a Saint-Jean-Cap-Ferrat

[ Con gli Alleati, ormai insediati a ridosso del confine italo-francese dai primi di settembre, le relazioni dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria si intensificarono a partire dal dicembre 1944. In effetti, i servizi di informazione alleati (OSS americano, N°1 Special Forces e Intelligence Service inglesi e DGSS francesi) avevano cominciato ad operare con l’invio di agenti oltre le linee, specialmente nel cuneese, ma anche in provincia di Imperia. Per il mancato coordinamento, queste operazioni crearono qualche problema alla Resistenza italiana. Nel dicembre 1944 il comando partigiano ed il CLN decisero di inviare clandestinamente una missione presso gli alleati, preceduta il 10 dicembre dallo sbarco in Costa Azzurra di Stefano Leo Carabalona, comandante della Missione Militare Partigiana presso gli Alleati, che a tale scopo si avvaleva della Missione Corsaro e del Gruppo Sbarchi Vallecrosia. Il 14 dicembre 1944, dopo alcuni giorni di attesa, sia per le cattive condizioni atmosferiche, sia per l’intensificata sorveglianza lungo la costa, nottetempo, da Vallecrosia (IM) salpò con una barca a remi la missione Kahnemann. ]

Rosina (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni“] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre – parte attraverso i valichi alpini e parte via mare – in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta. La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall’infaticabile «Caronte» [anche Corsaro] Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l’altro, l’uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno… in Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975. 

[ A taluni di questi aspetti, in particolare alle attività del Gruppo di Vallecrosia, fa riferimento la testimonianza che segue ]

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[…] Erano i primi di luglio del 1944 e un giorno, per volontà del partigiano “Piè veloce[Francesco Boeri] che ci comandava, scendemmo a Soldano, non ricordo per quale motivo. Certamente niente di importante. […]

FrancescoGarini fu catturato nell’autunno, ma, grazie all’appoggio del segretario comunale Scrascia ottenuto dalla sua famiglia, riuscì ad evitare guai peggiori.

La guerra partigiana intanto manifestava alcuni pesanti difetti organizzativi; c’erano contatti con gli alleati che erano sbarcati a St. Raphael in Provenza e, a settembre 1944, erano arrivati a Mentone, ma erano scarsamente coordinati. […] Lanci di paracadute con armi finiti in dirupi inaccessibili o addirittura in mano ai tedeschi.
Inoltre l’inverno giunse in anticipo sulle montagne e i collegamenti con gli alleati, che avvenivano attraverso i sentieri alpini, erano resi impossibili.
Si ipotizzò anche di tentare con i sommergibili, ma non ci fu nessun serio risultato. Si poteva tentare soltanto via mare.
Il 20 dicembre 1944 doveva sbarcare il capitano Robert Bentley
[inglese, ufficiale di collegamento alleato con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria], ma fu tutto rinviato per il mare in tempesta. Dapprima arrivarono due collaboratori del capitano e finalmente la notte fra il 6 e il 7 gennaio 1945 sbarcò Bentley con il radiotelegrafista John Mac Dougall.

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La costa era presidiata in forze dalle truppe nazifasciste e sorvegliata metro per metro.

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Lo stato attuale dell’edificio situato alla foce del torrente Verbone in Vallecrosia (IM), dove erano dislocati di guardia i bersaglieri citati in questa testimonianza.
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Una vecchia fotografia, tratta dall’opuscolo qui in calce richiamato, attinente, a sinistra il presidio dei bersaglieri, al centro il vecchio mattatoio: a Vallecrosia (IM)

La sorveglianza del tratto di costa di Vallecrosia (IM) era affidata a un distaccamento di circa 25 bersaglieri accasermato [ed a fianco della sede del loro presidio c’era il vecchio mattatoio, punto di riferimento, citato in altre fonti, per gli arrivi notturni via mare di tante spedizioni] sul lungomare alla foce del torrente Verbone.
Tra i bersaglieri c’era il sergente Bertelli, di Genova, che sembrava nutrire qualche simpatia per la Resistenza. Il Bertelli frequentava la barberia di Aldo Lotti
[commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia] e nei discorsi da … barbiere fece qualche allusione antifascista.
Fu avvisato il C.L.N.
[quello di Bordighera (IM)], che incaricò i fratelli Biancheri di Bordighera,  soprannominati Lilò, di prendere i necessari contatti.
I bersaglieri volevano disertare e unirsi ai partigiani in montagna. I
Lilò li convinsero a rimanere nel presidio sul lungomare ed a collaborare con la Resistenza nel nascente Gruppo Sbarchi.
Renzo
[Stienca] Rossi di Bordighera [subentrato nel comando della missione presso gli alleati a Stefano Leo Carabalona, rimasto gravemente ferito in un agguato l’8 febbraio 1945 proprio in Vallecrosia] organizzò un idoneo servizio per effettuare sbarchi di materiale e uomini da piccoli natanti provenienti dalla vicina Francia liberata.
Venne il momento della prima operazione e bisognava concordarne i particolari con i bersaglieri.
Tra di noi serpeggiava ancora qualche timore sulla fede dei bersaglieri. E se fosse stata una trappola?
Commovente fu la posizione di Aldo Lotti
. Era cardiopatico, e in maniera seria. Disse “Vado io. Se è una trappola pazienza, tanto ne ho più per poco!”. Comunque, non era una trappola.
L’
Operazione Sbarchi ebbe inizio. Girò  [o Gireu, più alla francese, Pietro Gerolamo Marcenaro, già commissario di Distaccamento della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione”] mi cambiò anche il nome di battaglia da “Riccardo” a “Plancia“.[…]

Con lo sbarco del capitano Bentley si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di “Leo” Carabalona, del quale faceva parte Giulio Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. […]

L’operazione più importante alla quale partecipai fu la fuga di 5 ex prigionieri alleati che trasportammo in Francia. […]

L’organizzazione dell’Operazione Sbarchi non fu cosa semplice.
Bisognò innanzitutto trovare natanti idonei a raggiungere la costa francese per le necessità di trasporto dall’Italia alla Francia; in senso inverso provvedevano gli alleati con potenti motoscafi pilotati da Pedretti
[Corsaro, o Caronte, Giulio Pedretti di Ventimiglia (IM)] e Oscar.
Con l’inizio delle ostilità di guerra le autorità italiane avevano disposto la rimozione di tutti i natanti dal lungomare.
In parte vennero ricoverati sotto le volte dell’edificio che era sede dell’ufficio postale lungo la via Aurelia, nel lato sud dell’area sotto strada posta tra il torrente Verbone e la Casa Valdese, ancora oggi adibita al parcheggio degli autobus. 

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Il Seminario di Bordighera (IM), posto proprio sul confine con Vallecrosia, visto dal mare
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Nottetempo, due compagni venivano messi di sentinella, uno all’altezza del Seminario [di Bordighera (IM)] e l’altro in piazza d’Armi [nel comune di Camporosso (IM)], e gli altri prelevavano una barca e la portavano nel parco della villa dell’avvocato Biancheri. Per i lavori di preparazione dei natanti usavamo la casa a fianco della villa detta dei “Bagnai”, soprannome della famiglia allora sfollata che l’abitava.
Quelle barche erano fuori dall’acqua da anni: dovemmo calafatarle e renderle idonee a tenere il mare. Una alla volta “
sequestrammo” 7 o 8 barche. Credo che i proprietari ne fossero poi indennizzati con 22.000 lire.
Quando lo scafo era pronto, sempre di notte, lo portavamo al mare lungo la via che dall’albergo Impero porta al mare (allora Via IX Maggio, adesso: Via I Maggio), in 6, 3 per lato, camminando il più velocemente possibile!
Quei 300/400 metri li percorrevamo quasi in apnea.
Ancora oggi, quando ci penso, trattengo il respiro. Solo verso la fine riuscimmo a trovare un carretto e rendere così l’apnea un po’ più breve …
Le barche furono tutte usate e rimasero in Francia.
Gli imbarchi, come pure gli sbarchi, avvenivano nei punti concordati con i bersaglieri.
Per gli sbarchi, chi conduceva
[spesso era Pedretti] il motoscafo alleato arrivava fino a 500/600 metri dalla riva ed attendeva il nostro segnale convenuto di lampi brevi e lunghi, fatto con una torcia a pile. Dal motoscafo si rispondeva in codice. Quindi si provvedeva a trasbordare il carico su un canotto,  qualche volta su piccole bettoline portate a traino. Poi si raggiungeva la riva…
I canotti a volte rimanevano a noi ed allora furono usati per consentirci di raggiungere la costa francese quando non erano disponibili altre barche.

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Da sinistra, in una foto d’epoca, i garibaldini del Gruppo Sbarchi Vallecrosia Francesco Garini ed Ampelio Elio Bregliano a Negi

Le merci sbarcate venivano nascoste e successivamente trasportate a Negi [Frazione di Perinaldo (IM)] e consegnate ai garibaldini di “Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Liguria].  Sovente ero incaricato del trasporto a Negi.
Tra gli altri carichi ricordo una macchina da scrivere.
Era pesante, pesava quanto un mortaio; ricordo che, nella fatica, dovetti sforzarmi non poco per convincermi che per vincere la guerra fosse necessaria anche una macchina da scrivere e superare la tentazione di buttarla in una scarpata.
Chi dirigeva tutte le operazioni era Renzo Rossi detto “Rensu u Curtu” per distinguerlo da Renzo Biancheri “U Longu” […]

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Una vista di Saint-Jean-Cap-Ferrat – Fonte: Wikipedia
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Da sinistra Villa Iberia e Villa Le Petit Rocher

La base alleata [per la partenza per l’Italia, ed il ritorno, dei motoscafi alleati] in Francia era a Saint-Jean-Cap-Ferrat, baia di Villafranca, nella Villa Le Petit Rocher.

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Ampelio Elio Bregliano, terzo da sinistra, nella baia di Villafranca


Da Vallecrosia si partiva, naturalmente di notte, e si raggiungeva il porto di Montecarlo
[Principato di Monaco], facilmente individuabile perché era l’unico illuminato.
All’ingresso del porto una vedetta intimava l’alt e accompagnava il natante all’approdo sotto stretta sorveglianza.
Qui il nostro equipaggio forniva alle sentinelle alleate dello scalo del Principato di Monaco solo un numero di telefono o di codice e il nome dell’ufficiale di collegamento dell’Intelligence Service.
In meno di un’ora i partigiani erano presi in consegna dai servizi segreti alleati.
Anch’io fui condotto a Montecarlo, con Renzo
Stienca Rossi, Girò e Renzo [Gianni] Rensu u Longu Biancheri, quest’ultimo già allora sordo come una campana.
Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell’ennesima traversata. […]

Renato Plancia Dorgia, in Gruppo Sbarchi Vallecrosia di Giuseppe Mac Fiorucci  < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) >, 2007

2 aprile 1945 – Dalla V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“, Sez. S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), prot. n° 370, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione – Venivano comunicate notizie riferite da un non meglio specificato interprete di Bordighera. Truppe tedesche e fasciste in allarme di 2° grado... Dalla punta di Sant’Ampelio di Bordighera a Ventimiglia vi era un bunker ogni 800 metri, ognuno dei quali  presidiato da 11 fascisti, di cui un sergente, ed un tedesco…

9 aprile 1945 – Dal comando della V^ Brigata al Comando della I^ Zona Operativa Liguria – Nella relazione si riferivano diverse notizie tra le quali anche che “erano giunti dalla Francia 2 garibaldini che hanno colà eseguito un periodo d’istruzione e che hanno preannunciato un prossimo arrivo di materiale bellico”.

13 aprile 1945 – Dal  C.L.N. di Sanremo, prot. n° 581, al S.I.M. della V^ Brigata – Si rendeva informazione anche sul fatto che le armi sono ancora a Bordighera da dove si provvederà alla distribuzione.

18 aprile 1945 – Dal comando della II^ Divisione al comando della V^ Brigata – Informava che due garibaldini che avevano frequentato la scuola alleata dei sabotatori in Francia stavano per rientrare presso il comando di quella Brigata per istruire altri partigiani.

23 aprile 1945 – Dal comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante“, prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria – Segnalava che in pari data era giunto presso lo scrivente comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] della Missione Alleata.

24 aprile 1945 – Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della II^ Divisione “Felice Cascione” – Scriveva che “il capitano Bartali” [Giovanni Bortoluzzi] raggiungerà il comando divisionale in indirizzo e sarà l’incaricato della missione alleata presso il comando divisionale, funzionando da collegamento tra lo scrivente comando ed il comando divisionale. Bartali dipenderà dal capo missione “capitano Roberta” [capitano Bentley]. Si prega di fornire “Bartali” di tutto ciò di cui ha bisogno, nonché di alcune staffette e della puntuale segnalazione di tutte le azioni svolte dalla II^ Divisione“. 

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Incontrai il capitano Gino

Uno scorcio di case Cristai-Peverei, in Negi, Frazione di Perinaldo (IM), località citata nelle vicende narrate in questo articolo
Uno scorcio di case Cristiai-Peverei, in Negi, Frazione di Perinaldo (IM), località citata nelle vicende narrate in questo articolo

Mio fratello Piero [nome di battaglia Pierino, citato da Don Allaria Olivieri anche in altre parti del libro qui sotto menzionato, ma già pure nel rapporto di G.K. Long, già documento segreto, riferito ad una parte della missione alleata “Flap“, missione che aveva avuto contatti anche con i partigiani combattenti in difesa della libera Repubblica Partigiana di Pigna (IM) ed i cui componenti riuscirono con l’aiuto dei patrioti del ponente ligure a rientrare, parte via montagna, parte via mare, nelle loro linee in Costa Azzurra ai primi di ottobre del 1944, accompagnati da ex prigionieri di guerra alleati] da oltre due mesi era in territorio francese. Con Gianni (Katiuscia) [Giovanni Leuzzi, anche Catuscia, commissario di Distaccamento], mio compagno a Pigna [(IM), Alta Val Nervia] e a Testa d’Alpe, decidemmo di  attraversare il fronte con una barca; trovai subito Bric Brac [Amilcare Allegretti], pescatore; la barca c’era, non era sua, ma la vendette come fosse stata di sua proprietà; pagai con quanto mi rimaneva. A sera nel magazzino, con la barca, trovammo dieci giovani  nascosti che volevano fuggire e chiesero di portarli con noi: ricordo fra questi il caro amico Giacomo Amalberti (Giacurè); non dicemmo di no.

Trascorsero alcuni giorni; una mattina si presentarono i gendarmi di Nizza che ci instradarono in Nizza; destinazione Hotel Trianon, oltre il ponte del Paillon.
[…]

Il loro interrogatorio-conversazione fu meticoloso; chiesero delle notizie circa le postazioni nemiche, dei campi minati, delle batterie di cannoni, dei depositi e di quanto potesse essere a nostra conoscenza, delle nostre azioni, quale distanza noi avevamo nei combattimenti contro i tedeschi e se la nostra formazione era di ispirazione comunista. Ci comunicarono che non erano autorizzati a prenderci in consegna per ragioni territoriali e perciò per alcuni giorni avevamo dovuto accettare di essere ospiti in una prigione francese. Seppi che i due ufficiali erano il cap. Lamb e il tenente Burton, che parlavano un corretto italiano.

[…] Gli ufficiali britannici non ci abbandonarono; dopo pochi giorni ci fecero trasferire nel braccio dei prigionieri militari; ci rifornivano di viveri e di sigarette  e continuarono a farlo per tutto il tempo che fummo ospitati presentandosi, a giorni alterni con un sacco di iuta ripieno di viveri; i secondini, in maggioranza corsi, divennero anch’essi gentili. In quei giorni fummo raggiunti da un altro ventimigliese, Pippo; in cella si creò un trio; Pippo parlava di Nettu [Ernesto Corradi] [C’è una riunione di capi partigiani: Ernesto Corradi è nominato capo banda e inviato al confine francese sul monte Grammondo… Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – ed. Cav. A. Dominici – Oneglia – Imperia, 1982] e dell’in­fausto episodio tragico del Grammondo. Dopo una ventina di giorni ci libera­rono; ci portarono ai loro magazzini in St. Augustin in Nizza. Bagno, barbiere e D.D.T.; divisa completa, zaino, basco nero e il coltello di ordinanza. Da Nizza, attraverso il posto di blocco, controllato dalla F.M., che era poco prima del bivio di Cap Ferrat, ci inoltrammo nella penisoletta, rimanendo sul lato della baia di Villafranca.

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Da sinistra Villa Iberia e Villa Le Petit Rocher

La Villa Petit Rocher divenne il nostro nuovo indirizzo: aveva un porto sotterraneo con saracinesca, con molo privato, con due cabinati ormeggiati e due marinai della Royal Navy, che provvedevano alla manutenzione dei due battelli battenti bandiera britannica; c’era una costruzione di legno, tinteggiata di verde; qui noi ci esercitammo alla scuola di sabotaggio e altre cose concernenti la nostra nuova attività. Il tenente Burton provvedeva varie volte alla settimana ad impartirci lezioni riguardanti lo svolgimento del nostro impegno. […]

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Ampelio Elio Bregliano all’imbarcadero di Villa Le Petit Rocher

Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo  [Domenico Dònesi] [ Mannini e Dònesi erano già passati una prima volta in Francia con la Missione Kahnemann, salpata da Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944. Bregliano non viene indicato come membro di tale Missione, ma in una sua testimonianza egli colloca in ogni caso il suo primo arrivo in Costa Azzurra a dicembre 1944]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza [Loi potrebbe, dunque, essersi riferito al mese di marzo 1945].

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Un documento O.S.S.

[…] Ogni tanto ispezione del comandante a Nizza, quale responsabile del settore: si chiamava magg. Bettes [invero, Betts, come si può notare dalla copia del documento sopra allegato], corpulento nella sua uniforme della RAF; con il suo seguito veniva a far visita alla piccola base.                                 Paolo Pollastro Loi, testimonianza raccolta da Don Nino Allaria Olivieri ** in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore – La Voce Intemelia – A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015

Un ufficiale americano di collegamento della Missione Alleata, di nome Harris Walker, abbattuto col suo apparecchio nel novembre del 1944 sopra Casale Monferrato, preso prigioniero e portato a Genova dai Tedeschi, riuscì a fuggire e dopo varie peripezie raggiunse in dicembre il 3° battaglione “C. Queirolo” comandato da “Gori” (V brigata) ove rimase fino alla Liberazione perché non si riuscì a trasportarlo in Francia,  come aveva ordinato il comandante “Vittò” [Giuseppe Vittorio Guglielmo] alla V brigata il 3 gennaio. (Lettera del 3.1.1945, prot. n. 496/F/6).                            Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura dell’Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore – Farigliano, 1977

[…] Il 3 Aprile 1945 improvvisi movimenti al Petit Rocher fecero supporre che qualcosa stava per accadere; di fatto un paio di jeep cariche di sacchi vennero sca­ricate nel cortile. La sera del 4 due vallecrosini: Renato [Dorgia] e Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] si uniscono a noi, indossando (loro!) uniformi inglesi; arriva anche lo stato maggiore: il Maggiore Betters della RAF ne è il capo; con lui il cap. Lamb e il ten. Burton; da Nizza, intanto giungeva il “Chris Craft“, un motoscafo molto veloce: era condotto da Jean di Monaco.
Caricammo il materiale e i battelli di gomma e, venuta la notte, con
Pippo mi accomodai sui sedili poppieri; un coro di saluti, strette di mani e in bocca al lupo.
Lasciammo
Elio [Ampelio Bregliano] e Gianni a guardia della “proprietà“. Con veloce navigazione, superati il Cap Ferrat e la punta di Mortola, si giunse in quel di Vallecrosia, nei paraggi del Seminario di Bordighera. Nessun segnale da terra. Motori al minimo, gonfiati i battelli e calati in mare, caricammo tutto il materiale e lentamente remammo verso riva. Approdammo e messi i battelli in secca ci coricammo sulla spiaggia; Renato [Dorgia] e un collega [Pietro Gerolamo Marcenaro] andarono alla ricerca di quelli che dovevano aspettarci e raggiuntili ci allontanammo dalla spiaggia; sentimmo il motoscafo che si portava verso il largo. Ci nascondemmo fuori Vallecrosia e il giorno dopo, 6 aprile [1945], si riprese la montagna: [passando per] Negi [Frazione di Perinaldo (IM)], sino a San Faustino [Molini di Triora (IM)] in valle Argentina. Nuova vita partigiana! Paolo Pollastro Loi, Op. cit.

Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia. Dovemmo anche imbarcare due agenti di Ventimiglia (Paolo Loi ed un altro che non ricordo), che aveano seguito un corso per sabotatori imparando a maneggiare l’esplosivo al plastico. Per fare posto ai due sabotatori, lasciammo a terra i viveri e il vestiario, imbarcando solo le armi e i medicinali, contro la volontà degli ufficiali inglesi. […] Arrivati al largo di Vallecrosia nessun segnale ma Girò [Gireu/Giraud, Pietro Gerolamo Marcenaro] mise ugualmente in acqua i due canotti e disse che per maggior sicurezza saremmo approdati nel tratto di spiaggia davanti alla sua abitazione. Era meno sorvegliato dai fascisti perché… minato [zona Rattaconigli al confine con Bordighera]. Come maggior sicurezza non era male! Ma Girò conosceva il posizionamento delle mine. Renato PlanciaDorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Comune di Vallecrosia (IM), Provincia di Imperia, Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007 >

9 aprile 1945 – Dal comando della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” al Comando Operativo della I^ Zona Liguria – Comunicava … l’arrivo di 2 garibaldini dalla Francia dove avevano seguito un corso d’istruzione come sabotatori; che questi garibaldini avevano preannunciato il prossimo invio di materiale bellico via mare da parte degli alleati… da documento Isrecim in Rocco Fava, di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

* Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, combattè nei Balcani.

  L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali. Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga < Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. III, Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, Milanostampa, 1977>, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì. Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni.   ]

Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. Tra queste operazioni vi fu la tragica “Operazione Leo”, a seguito della “Operazione Gino“, di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione.
Renato “Plancia” Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

<<<   Dal 21 al 24 agosto [1944] alcune pattuglie andarono in ricognizione tra il Col de Braus e il Col des Calmettes.  Esse riuscirono a rendersi conto che dei contingenti motorizzati di truppe tedesche stavano ripiegando su Sospel. Il 24 agosto, fu deciso che avrebbe avuto luogo un’azione militare contro queste truppe. Questa fu condotta dal capitano Gino [Punzi], al comando di un effettivo di 20 uomini… La posizione dell’imboscata fu decisa il 25 agosto, alle 4. Verso le 5, una colonna d’una dozzina di camion fu assaltata approfittando della sorpresa e della concentrazione dei fuochi.
Perdite importanti furono inflitte al nemico. I combattenti raggiunsero il campo di Peira-Cava la notte successiva… Dopo qualche giorno passato a Peira-Cava e Lucéram, dove Henri riorganizzò le Milizie Patriottiche locali perché garantissero la sicurezza, fu deciso di trasportare il campo vicino a La Turbie… le truppe tedesche, cacciate da Nizza per l’insurrezione del 28 agosto, ripiegarono sulle Cornici. I partigiani attraversarono Peille per attestarsi a La Turbie il 30 agosto… Alcuni gruppi di combattimento comandati da Arthur, Albert, Muntzer, Gino [Punzi], circondarono molte di queste postazioni e si impadronirono delle armi automatiche: una dozzina di tedeschi furono uccisi… L’insurrection de Peille: 15-20 août 1944   >>>

[ Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito il capitano Punzi dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto (o ritornato) il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato.  ]

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… conobbe anche il capitano Gino Punzi [Ponzi nell’originale] un ufficiale italiano che aveva incontrato all’Hotel de Palmiers. Questi rapporti furono su base amichevole. Quando gli Alleati arrivarono nel sud della Francia, il soggetto accompagnò con la sua automobile Punzi in una località vicina a La Turbie confinante con la zona partigiana. Apprese dopo la liberazione che Punzi era morto vicino a Ventimiglia (vedere OSS SI-Nice Mission Eros-Gino) … 24. Capt. Gino PONZI: Subject met him at the Hotel de Palmiers. Later killed by … in Ventimiglia. (JRX-595, 635-A)… documento OSS, i servizi segreti statunitensi del tempo di guerra: il soggetto in questione, Karl Weilbacher, era un agente dell’Abwher tedesco, che dal 1925 aveva svolto diverse attività economiche in Sanremo (IM) e che era stato interrogato dopo il conflitto sui suoi più recenti trascorsi quale spia.

… Il 4 gennaio 1945 a Ventimiglia fu ucciso Gino Punzi, mentre cercava di effettuare una missione per i servizi di informazione alleati, quella che avrebbe poi riguardato il capitano Bentley… Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 – 2 mai 1945)

5 gennaio 1945 – … Nei giorni scorsi dicevano che alla Marina vi era stato un morto e che in un portone si vedevano delle macchie di sangue…  Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

… di essere venuto a conoscenza, subito dopo l’arresto dello Iannacone e dei Chiappa, precisamente dal figlio minore Aldo Chiappa, che il capitano Punzi era stato ucciso dal pescatore… di Ventimiglia, padre di una spia e spia delle SS di Sanremo, il primo arrestato e tradotto in Francia dallo Iannacone ed il secondo fu arrestato per ordine dello Iannacone stesso e messo a disposizione del Comando francese SROI di Sanremo, dipendente del servizio OSS americano. Antonino Panascì (documento Isrecim) in Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, Milanostampa, 1977


Riferirono [Renzo Stienca Rossi e Luciano Rosina Mannini] che ‘un agente locale di nome Gino era stato ucciso e trovato in possesso di appunti scritti con nomi di agenti e ubicazione di rifugi nell’area di Bordighera’ e che questo fatto spiegava iltradimento’ di Irene. Sir Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013

<1 gennaio 1945 – Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria, prot. n° 44, al comando della II^ Divisione “Felice Cascione” – Veniva richieste informazioni sul capitano Gino, [Luigi Punzi], che affermava di fare parte della Missione Alleata.  
<11 gennaio 1945 –  Dal C.L.N.  di Sanremo (IM), prot. N° 200/CL, al comando della II^ Divisione – In risposta ad un quesito del 28 dicembre 1944 inerente il cap. Gino, [Luigi Punzi], si precisava che non risultava avesse mai operato nel circondario di Sanremo. 

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit.

Senza data – Testimonianza sul capitano Gino della missione alleata, che aveva fatto da collegamento anche con i maquisard francesi, in cui si sosteneva che il capitano Gino era stato attirato in un tranello ed ucciso dai tedeschi il 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne ucciso il 4 gennaio a Marina San Giuseppe di Ventimiglia].  da documento dell’Archivio del Comune di Sanremo (IM) in Rocco Fava, Op. cit.

** Don Antonio Allaria Olivieri “Poggio“, nato ad Andagna, Frazione di Molini di Triora  (IM), il 19.11.1923. Nel 1943, ventenne, studente di teologia presso il Seminario di Bordighera. Nel mese di ottobre, rifiutato l’arruolamento nella Repubblica di Salò, in montagna. Con lo pseudonimo di “Poggio”, nella formazione di Guglielmo Vittorio “Vitò” presso Loreto di Triora. Incorporato nelle formazioni garibaldine con prevalenti compiti di staffetta e servizio informazioni. Il 25 maggio 1944 arrestato ad Andagna nel corso di un rastrellamento. Riuscito a fuggire grazie alla complicità di un soldato austriaco, tornato al Distaccamento. Il 18.6.1944 partecipe della battaglia di Carpenosa che vide la liquidazione del presidio tedesco. Il 25 Aprile 1945 a Sanremo con il I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” comandato da Vincenzo Orengo “Figaro”. da Vittorio Detassis su  Isrecim

Partigiani a Pigna (IM)

 
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Uno scorcio di Pigna (IM), Alta Val Nervia
[…] La Val Nervia aveva capisaldi nazifascisti a Dolceacqua (IM) ed a Pigna (IM) in ben munite caserme. Da tali caserme i nemici facevano puntate sui monti sovrastanti per impedire la formazione di bande partigiane. … A Castelvittorio (IM) nella primavera appena iniziata del 1944 si organizzava una banda autonoma di oppositori ai tedeschi. Erano, per lo più, giovani della zona. Anche a Buggio [Frazione di Pigna (IM)] si tentò una organizzazione, poi un poco infiacchita e ripresa quando si congiunse con un’altra banda a Carmo Langan [nel comune di Castelvittorio (IM)]…
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
 
[…] in marzo [1944] tre partigiani del gruppo di Vittò [Vitò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo] sono catturati in Baiardo (IM) dai militi fascisti: un polacco e due italiani (di cognome Repetto e Faraldi). Un ex segretario del fascio, mediante una sua camionetta, porta i tre prigionieri da Baiardo a Pigna (IM), dove vengono rinchiusi nella prigione della caserma. Mario Cichéro si presenta a Erven * [Bruno Luppi] con la dolorosa e preoccupante notizia. In Pigna, per ischerno, agli arrestati, ancora vivi, i nazifascisti celebrano il funerale, con rito religioso; poi li portano nel cimitero e li uccidono. Gli italiani vengono fucilati dai fascisti; il giorno dopo, i tedeschi fucileranno il polacco. Gli italiani, condotti alla morte, avevano percorsa la strada di Pigna cantando “Fischia il vento” e “Bandiera rossa“;  la popolazione aveva ascoltato commossa e muta… una pattuglia del distaccamento di Vittò e di Erven va al Passo Muratone, situato fra Pigna e Saorge, a monte di rio Muratone. Sulla base delle citate indicazioni, l’azione avviene in data 11 giugno. A Passo Muratone vi erano cinque o sei guardie di finanza della repubblica di Salò. La pattuglia partigiana è comandata da Assalto [Carlo Peverello, nato a Castelvittorio il 28 febbraio 1923]. I partigiani, in tutto, erano circa una ventina, fra cui: Serpe [Isidoro Faraldi, in seguito comandante del IV° Distaccamento del II° battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“], Guido di Cetta, Marconi [Gino Asplanato] di Castel Vittorio, e i giovinetti Géna e Spezia (o «Scarzéna») [Pietro Bodrato, nato a Lerici, classe 1927]. L’azione era difficile per la posizione della caserma, che aveva alle spalle il monte e davanti lo strapiombo. A compiere l’attacco fu Assalto, insieme con Géna e Spezia…                                                           
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese(I^ zona Liguria) – Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

Antonio Padoan, figlio di un colonnello e di sentimenti liberali, prima del 25 luglio 1943 era parroco di Creppo, un paesino di montagna in Valle Argentina. Poi venne trasferito alla parrocchia di Castel Vittorio, nell’entroterra di Bordighera-Sanremo. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla RSI, aiutò a compilare le liste dei renitenti, sostituì il parrocco di Pigna che si era rifiutato di celebrare la Messa per tre giovani di Baiardo portati in chiesa prima di essere fucilati al cimitero da un plotone fascista. I partigiani della V Brigata lo affrontarono in parrocchia una sera della primavera 1944 invitandolo ad abbandonare il paese. Don Padoan estrasse la pistola e sparò; venne eliminato dopo una violenta colluttazione. I funerali si svolsero a Ventimiglia presenti tedeschi ed i militi di Imperia, che intitolarono al suo nome la Brigata Nera di Imperia.
Ricciotti Lazzero, Le Brigate Nere, Rizzoli, 1983

 
Il rastrellamento di luglio [1944] da parte dei nazifascisti non fu lungo. ll Comandante Vitò aveva ordinato ed organizzato una ritirata di emergenza e dava ordini precisi ai vari comandanti dei distaccamenti di attendere i suoi ordini. […] [Metà agosto del 1944] A Pigna (IM) vi erano molti carabinieri e finanzieri. Pigna era una preoccupazione continua dei partigiani. […] Fu fatto un primo attacco alla caserma dei carabinieri. […] Erven * [Bruno Luppi]: “È  stata un’azione veramente rischiosa quella che abbiamo fatto a Pigna e che adesso non oserei  rifare. Siamo scesi con Vitò a Pigna, a piedi. Era con noi tutto il gruppo di uomini del Comando della Goletta…” […] Erven, Assalto, Argo [Biagio Salomone] ed i partigiani di Castelvittorio diedero l’assalto alla richiamata caserma. Puntarono tre mitragliatori, mentre più indietro un gruppo era pronto a proteggere un’eventuale ritirata. […] Dalle due caserme fu asportato tutto quanto poteva servire ai patrioti, armi, munizioni, viveri […]  [Vitò] Radunò lo Stato Maggiore e studiò nei minimi particolari un attacco alla caserma di Pigna (IM) […] Il distaccamento di Stefano Leo Carabalona dalla parte di Rocchetta Nervina (IM), con Lolli [Giuseppe Longo, poco tempo dopo vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato], doveva vegliare con i suoi uomini la strada Dolceacqua-Pigna. La banda di Moscone [Basilio Mosconi, in seguito comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V ^ Brigata], che vigilava a Gordale, a Monte Mela e a La Marigia, doveva essere la forza di rincalzo insieme con le bande di Prealba e di Passoscio sopra Buggio […]  Giulio Manesero di Pigna (IM), l’amico sincero e devoto, pensava a provvedere ad un progettino di impianto di telefoni per collegare tutti i distaccamenti. Si serviva della linea telefonica in atto e con appropriati congegni ed apparecchi poneva un centralino a Pigna ed uno a Carmo Langan […] Fuoco [Marco Dino Rossi] con i suoi uomini, destinati ad entrare nella caserma, per una migliore riuscita dell’impresa, propose al comando ed ottenne il permesso di andare a Monte Lega, dove vi era in un forte un pezzo di artiglieria 75/27. Con esso si intendeva bombardare la caserma da Monte Moro […]           
don Ermando Micheletto, Op. cit.
 

I partigiani usarono il cannone, opportunamente spostato, per bombardare nel pomeriggio del 22 luglio 1944 la caserma di Dolceacqua (IM); alla fine di agosto iniziò, poi, la battaglia per liberare Pigna  ]

… Giovanni Rebaudo Janò/Monaco operò nel Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)], comandato da Carlo Cattaneo “Carletto”, attivo nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]… a fine luglio [1944] distruzione del Ponte della “Bunda” [in effetti, secondo altri testi, si trattava del ponte degli Erici, sito tra Isolabona e Pigna, poco dopo i prati di Ganté] per tagliare i rinforzi ai tedeschi… Vittorio Detassis in Isrecim

Il presidio di carabinieri di stanza a Pigna passò ai partigiani il 27 agosto 1944 […] Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

Ai primi di settembre 1944, mentre infuria una battaglia tra la V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” ed il nemico nella zona di Baiardo (IM) Contemporaneamente i garibaldini di Pigna (IM) puntarono la loro mitragliatrice pesante in direzione del trivio di accesso a Baiardo e bloccarono in questo modo i nazisti. Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Pigna (IM)

2/9/1944 – […] giunge al campo una vecchia signora scortata da alcuni partigiani; la signora, a nostro parere, è accusata di collaborazionismo con i fascisti;  dall’interrogatorio emergono i nomi di autorevoli personalità di Pigna e “Nettu” [anche Nettù, Ernesto Corradi, sino a quel momento comandante di un distaccamento della V^ Brigata, ma che, insieme ad altri compagni e a Giorgio Lavagna, che qui fa da testimone, stava cercando, d’intesa con il suo comando superiore, di passare oltre le linee, per andare a combattere con gli alleati: questi garibaldini riuscirono nell’impresa, trovandosi poi ad operare soprattutto tra montagne del Nizzardo e del Cuneese inquadrati nei reparti stranieri francesi dell’ultima fase della guerra] si offre per procedere al loro arresto. Il paese di Pigna è da alcuni giorni occupato dai partigiani mentre le autorità fasciste seguono i Tedeschi che abbandonano le loro posizioni nell’entroterra a causa dell’avvicinamento degli Americani alla frontiera francese. Scendiamo affiancati da numerosi partigiani e procediamo al fermo di quelle persone che, vigorosamente, smentiscono le accuse loro contestate. Consegnamo agli uomini della V^ Brigata quella gente che ostinatamente non vorrebbe subire un processo sommario e che considera illegittimo, ma solo il Comando che ne ha ordinato l’arresto potrà decidere della loro sorte. Ci separiamo da quel gruppo di compagni che, con i prigionieri, si avvia verso la montagna. Rimaniamo in paese, al nostro gruppo si unisce “Alberto” che, durante il tragitto verso la Francia, ci farà da commissario…                                   Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza, Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim – ed. Cav. A. Dominici – Oneglia – Imperia, 1982

… si nominò un’amministrazione provvisoria [il 18 settembre 1944, con documento redatto sul Registro delle delibere del Comune, venne ufficialmente costituita la Libera Repubblica di Pigna] e si provvide a munire la difesa della zona sia per poter riprendere gli attacchi verso la costa ed in direzione del fronte francese che si andava spostando verso est, sia per far fronte ad eventuali contrattacchi nemici. Infatti il I° distaccamento prese posizione su Passo Muratone alla destra dello schieramento per impedire puntate provenienti da Saorge (in Val Roia, Francia); il distaccamento al comando di Leo [Stefano Carabalona] occupò la stessa Pigna, posta al centro dello schieramento, distaccando una squadra di venti uomini a Gola di Gouta a guardia della strada; infine il IX° distaccamento guidato da Leo il mortaista [Vittorio Curlo], insieme alla banda locale di Castelvittorio (IM), si dispose a difesa sulla linea Monte Vetta-Rio Bonda. Il cardine di tutto lo schieramento era quindi costituito da Pigna […] Ci furono diverse puntate dei partigiani durante tutto il mese di settembre del 1944,  ma la sperata avanzata alleata si era ormai esaurita ed il fronte al confine italo-francese sembrava essersi stabilizzato. Sintomi di un ritorno offensivo tedesco non mancavano e il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] riceveva continuamente segnalazioni di spostamentì nemici intesi a preparare un vasto movimento contro i patrioti. A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona (IM) e di Dolceacqua (IM) furono notevolmente rafforzati. Vitò, allo scopo di prevenire il nemico – di cui si presentiva che avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le posizioni per tentare di ricacciare i partigiani verso l’alta montagna e di disperderli -, studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere i tedeschi nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese. A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona (IM) e di Dolceacqua (IM) furono notevolmente rafforzati.
Vitò, allo scopo di prevenire il nemico – di cui si presentiva che avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le posizioni per tentare di ricacciare i partigiani verso l’alta montagna e di disperderli -, studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere i tedeschi nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese.
Doria [Armando Izzo, capo di Stato Maggiore, in seguito comandante della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] venne inviato a Pigna con la squadra di mortai da 81 e da 45, comandata da Leo il mortaista [Vittorio Curlo], in modo che il centro della linea dei resistenti formasse un baluardo formidabile e desse la possibilità alle ali di agire senza la preoccupazione di essere tagliate in due tronconi.
Rinforzata così la difesa di Pigna iniziarono azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia, che, con la grande rotabile che l’attraversa, rappresentava l’unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa […]                                                                                                             

 Mario Mascia, Op. cit.

 

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Da L’Avanguardia, organo clandestino della Federazione di Imperia del Partito Comunista Italiano, Anno I numero 2 del 1° novembre 1944 – Fonte: Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”

Il 26 settembre Doria, appoggiato da Leo il mortaista [Vittorio Curlo, comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata, in seguito Capo di Stato Maggiore della II^ Divisione “Felice Cascione”] con una squadra di fucilieri ed il mortaio da 45, sviluppò una azione di disturbo su Isolabona. Il mortaio si condusse egregiamente. Non meno di 25 bombe caddero sull’edificio occupato dal nemico, che però non osò uscire. A Pigna, nel frattempo, era giunta una missione [qualche cenno a questo link] composta da ufficiali alleati, accompagnati da un corrispondente di guerra canadese. La missione, studiata la zona, avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Gramondo e Sospel.
In vista della difficoltà dell’operazione, il comando della Brigata stimò opportuno sospendere momentaneamente le azioni, allo scopo di non tenere la zona in continuo allarme ed evitare in tal modo una possibile sorpresa da parte tedesca sul gruppo degli ospiti. La forzata inazione venne sfruttata per rafforzare le linee e Vitò affidò a Doria il compito di cooperare con Leo il mortaista ad un nuovo piano di attacco, nel quale avrebbe concorso l’artiglieria, quella recuperata in qualche modo dai partigiani in vari forti abbandonati di confine. Mario Mascia, Op. cit.

Il capitano Morton, canadese, corrispondente di guerra disse allora e poi scrisse: “Peccato che non abbiamo mezzi di collegamento per far sapere al mondo che qui si è aperto un fronte e che da oltre un mese un pugno di disperati, tiene aperto il contatto coi tedeschi, che non riescono a sfondare“. don Ermando Micheletto, Op. cit.

Nei primi giorni di ottobre del 1944 i tedeschi, puntando ad annientare la I^ e la V^ Brigata d’Assalto Garibaldi, profusero uno dei maggiori, per numero di uomini e vastità di azione, rastrellamenti nei territori dell’estremo ponente ligure, che prese il nome di “Pigna-Piaggia-Upega” dai nomi delle località interessate. L’attacco aveva come principale obiettivo Pigna (IM) […] I tedeschi provenivano in gran parte da Isolabona (IM). Erano fronteggiati dalle scarse armi pesanti a disposizione dei patrioti. Gli attaccanti intrapresero presto un intenso bombardamento. Dalle ore 17 del 5 alle ore 13 del 6 ottobre 1944 due batterie tedesche da 105/17, piazzate ad Isolabona, vomitarono nella zona oltre 500 proiettili… Nei due giorni successivi il bombardamento continuò… Rocco Fava di Sanremo (IM), Op. cit., Tomo I

Dopo l’arrivo di ulteriori forze nemiche dalla Francia, i garibaldini si sganciarono verso Carmo Langan e Cima Marta. Tutta la II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”, incalzata da più parti della provincia di Imperia dal nemico, fu costretta sino al 18 Ottobre 1944 alla strategica ritirata su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN). Fatte salve le dispersioni in altre modalità di altre decine e decine di patrioti  ]

Fino al 18 ottobre 1945 si protrasse il rastrellamento, che costrinse gli uomini della I^ Brigata e della V^ Brigata a riparare in Piemonte. I partigiani riuscirono, non senza subire pesanti perdite, a sganciarsi attraverso il Passo del Bocchin d’Aseo, oltrepassando il Mongioie, trasferendosi a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), in Piemonte. Pigna (IM) venne così persa dai partigiani. I tedeschi procedettero all’ormai consueto e triste rito di incendiare e razziare. I tedeschi, ritenendo fondata l’ipotesi di un imminente sfondamento anglo-americano sulla frontiera italo-francese, intrapresero anche la costruzione di una seconda linea difensiva, per realizzare la quale fu reclutata parte della popolazione, che malvolentieri assolse a questo onere, al punto che “i tedeschi decisero di inviare 300 persone a Verona con l’intento di internarli in Germania“. Rocco Fava, Op. cit., Tomo I

Gli abitanti di Pigna, terrorizzati, cercarono rifugio nelle cantine o fuggirono tra i boschi   ]

… a metà di ottobre 1944 l’esteso rastrellamento effettuato dai Tedeschi tra Pigna e Viozene, durato una decina di giorni… Francesco Biga, Op. cit.

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Fonte: Roberto Trutàlli di Pigna

Civili deceduti nel bombardamento aereo su Pigna del 22 dicembre 1944 alle ore 9,45: Arnaldi Vittoria in Lorenzi, anni 63 Cane Marisa, 21 mesi Lambrugo Bianca in Casiraghi, anni 31 Lantero Lucrezia “Lina de Manun”, anni 34 Raimondo Vittoria in Cane, anni 31 Rollo Margherita in Pani “Margarita de Pilatu”, anni 52   Giorgio Caudano

Nel dicembre 1944 il centro abitato subì inoltre le offese di numerosi bombardamenti aerei da parte delle forze alleate, che distrussero, oltre a parecchie abitazioni, la Piazza Vecchia, detta La Loggia, adiacente la Chiesa Parrocchiale di San Michele, poi ricostruita nel dopoguerra secondo le linee architettoniche originarie, e parte dell’archivio storico del Comune. Il rastrellamento in Pigna del 10 marzo 1945 porterà alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 partigiani a Latte, Frazione di Ventimiglia (IM)  [tragico episodio su cui un prossimo articolo farà degli approfondimenti]. A Pigna, dove si trovavano tra i 100 ed i 200 tedeschi, il tribunale militare germanico a metà marzo 1945 condannò 5 militari per tentata diserzione. Nello stesso periodo a Pigna e Castelvittorio vennero catturati 100 civili che furono inviati al vicino fronte per eseguire lavori di fortificazione. Rocco Fava, Op. cit. , Tomo I

16 aprile 1945 – Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” [responsabile, “Brunero” Francesco Bianchi] alla Sezione SIM della II^ Divisione [“Achille”, Francesco Martelli responsabile] – Comunicava notizie su Pigna già indicate in data 15 aprile con prot. 390/SIM, aggiungendo che il presidio era comandato da un tenente mutilato che sembrava orientato ad entare nelle file garibaldine…

16 aprile 1945 – Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” [responsabile, “Brunero” Francesco Bianchi], prot. n° 391, al comando della V^ Brigata [comandante, “Fragola Doria”, Armando Izzo – vice comandante “Gino”, Luigi Napolitano] – Comunicava che… al più presto il responsabile SIM si sarebbe recato a Pigna per prendere contatti con i militari di quel presidio che sembravano intenzionati a passare nelle file garibaldine.

18 aprile 1945 – Dal comando della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” al comando della II^ Divisione – Scriveva, dato che il capo di Stato Maggiore [Vittorio Curlo] della Divisione aveva informato lo scrivente comando della decisione del comando di Divisione di formare un nuovo Distaccamento a Pigna (IM) al comando di “Franco”…

Rocco Fava, Op. cit. , Tomo II

* Erven, Bruno Luppi, già incarcerato nel 1935 a Modena per attività clandestina antifascista; iscritto al partito comunista clandestino a Sanremo (IM); ufficiale durante la guerra, partecipò, appena sfuggito alla cattura da parte dei tedeschi, il 10 settembre 1943 ai combattimenti di Porta San Paolo a Roma; riuscì a rientrare in provincia; da comandante di Distaccamento della V^ Brigata venne gravemente ferito il 27 giugno 1944 nella battaglia di Sella Carpe (tra Baiardo e Badalucco); mesi dopo, appena guarito, diventò vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria. da Vittorio Detassis in Isrecim

Sulla Repubblica Partigiana di Pigna (IM)

Pigna (IM), Alta Val Nervia: uno scorcio
Pigna (IM), Alta Val Nervia: uno scorcio

Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” [comandata da Ivano/Vitò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”], forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna (IM), tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna. […] Non si dava un attimo di tregua al nemico. Ed il nemico, impotente a resistere, presentendo la sua disfatta, sfogava la sua ira bestiale ed impotente contro le inermi popolazioni: Rocchetta Nervina, Castelvittorio, Gerbonte, Triora, Molini di Triora, Badalucco, piccole pacifiche frazioni, casolari e baite furono così devastati o completamente distrutti.

In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino (1), di Leo [Stefano Carabalona, poche settimane dopo questi eventi comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] e di Moscone ([Basilio Mosconi, da fine gennaio 1945 comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona-Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei partigiani, si nominò un’amministrazione provvisoria […] Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

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[Il 18 settembre 1944, con documento redatto sul Registro delle delibere del Comune, venne ufficialmente costituita la Libera Repubblica di Pigna].

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pigna.r4Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985

[…] in Liguria, dove il movimento partigiano era stato messo in forte difficoltà dalle operazioni tedesche della primavera finalizzate a mantenere libero il territorio in vista di eventuali sbarchi alleati, vide nascere in giugno il primo comando militare regionale. Anche qui il periodo estivo vide la liberazione di diverse porzioni del territorio, come le vallate e diversi centri dell’imperiese da parte dei partigiani della Prima Zona. Queste aree subirono poi pesanti rastrellamenti tedeschi, coadiuvati da reparti italiani della RSI addestrati in Germania, come le divisioni Monterosa e San Marco che, a partire dal 15 agosto 1944, costituiranno, insieme alle altre divisioni repubblichine Littorio e Italia e a reparti tedeschi, l’Armata Liguria al comando del maresciallo Graziani.[…] Gabriele RonchettiLe montagne dei Partigiani (150 luoghi della Resistenza in Italia), Viaggi nella Storia, Mattioli 1885, 2011

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Il territorio che viene liberato è posto sul confine occidentale delle Alpi marittime, fra Imperia e Ventimiglia, al confine francese. Comprendeva il paese di Pigna, che ne fu la capitale, e poi Badalucco, Triora, Montalto, Carpasio, Molini di Triora e altri. In totale 22 comuni per circa 30.000 abitanti. Nella zona agivano le formazioni partigiane della II Divisione Garibaldi Cascione… Nella battaglia cadono molti partigiani e la V^ Brigata garibaldina si riduce a poco più di 200 uomini. Nel giro di un mese si arruolano 600 volontari, molti dei quali sono militi del battaglione San Marco che disertano la formazione fascista e si uniscono ai garibaldini, rivelandosi “ottimi combattenti partigiani”, come afferma la relazione del 5 di ottobre dell’ispettore della zona (Sul documento non c’è traccia del nome) <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l’appunto, della I^ Zona Operativa Liguria> … Ma sul piano politico l’azione di formazione dei CLN e delle Giunte comunali non è facile. “Molte sono le difficoltà… per l’arretratezza politica delle popolazioni rurali, l’inesistenza dei partiti organizzati”. In molti paesi si riescono a costituire comunque i CLN, ma mancano i collegamenti con il CLN provinciale di Imperia. Il comando garibaldino cerca di supplire elaborando in data 15 settembre una circolare di istruzioni “sulla organizzazione dei CLN, delle Giunte comunali e sulla funzione di questi organismi nel momento attuale della lotta contro i nazifascisti”. Nelle Giunte, afferma sbrigativamente il commissario della Divisione Garibaldi Cascione, “la maggioranza deve essere assicurata alle classi meno abbienti, che sono la maggioranza nel paese”. Un criterio che forse non risponde rigorosamente ai principi della democrazia formale parlamentare, ma che ha il vantaggio di ridurre la questione a termini immediatamente chiari. Conclude peraltro la relazione delle formazioni garibaldine: “Il movimento del CLN e delle Giunte incontra grande favore in mezzo alle popolazioni… Tuttavia in molte località persiste ancora uno spirito di passività lamentevole”. E’ il mondo chiuso dei piccoli contadini che istintivamente diffidano di ogni sollecitazione di ordine politico; ma vi contribuisce anche la propaganda anticomunista svolta dagli autonomi di Mauri. In queste condizioni, il funzionamento delle Giunte – laddove si riesce a costituirle – è estremamente problematico, e perfino delle questioni dell’approvvigionamento dei viveri si deve occupare direttamente il comando partigiano. Una relazione afferma infatti che “non esiste un vero e proprio territorio occupato, ma esiste invece un territorio controllato”, che lascia totalmente fuori la fascia costiera. da 1944 – Le Repubbliche Partigiane

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Il 4 ottobre 1944 ingenti forze tedesche attaccarono la Repubblica di Pigna. I partigiani della V^ Brigata respinsero l’assalto dopo alcune ore di lotta accanita. Il giorno successivo Pigna subì un furioso bombardamento che durò fino al tardo pomeriggio, diretto da batterie piazzate a Isolabona (IM). La grande battaglia che seguì si protrasse fino all’8 ottobre quando i partigiani, dopo una strenua resistenza e infliggendo gravi perdite al nemico, furono costretti a ritirarsi dal paese sulla linea Carmo Langan – Cima Marta. Iniziò così la ritirata strategica del grosso delle forze garibaldine della I^ Zona Operativa Liguria verso il Piemonte, terminata il 18 ottobre 1944. Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

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A questo combattimento è presente la Missione Alleata [n.d.r.: Missione Flap] che resta ammirata per la forza e per le capacità tattiche delle formazioni garibaldine.
Nel giorno seguente la calma regna assoluta. Ormai è chiaro, e confermato dalle notizie degli informatori del SIM partigiano, che i Tedeschi si preparano per un nuovo e più decisivo attacco.
Nel campo garibaldino si approfitta della calma del giorno 7 per guidare i componenti della Missione anglo-canadese verso la loro destinazione in territorio francese.
Nella notte tra il 7 e l’8 di ottobre gli abitanti di Pigna vivono nell’angoscia e nel terrore. Molti si rifugiano negli scantinati, altri fuggono nelle campagne poiché si rovescia sul paese un bombardamento che, dalle sei del mattino, diventa ininterrotto.
Prima di inoltrarci nelle vicende della furiosa battaglia finale, è opportuno ricordare un’astuzia partigiana: in pieno giorno il mortaio resta piazzato e bene in vista in una «posizione civetta» in modo che, a lungo andare, i Tedeschi ne vengano informati dalle spie. Ma, nelle ore in cui la gente non circola più, l’arma viene portata in un’altra «posizione civetta», che è la vera postazione per il combattimento, cioè vicino al deposito delle granate ed al telefono da campo. Il tutto nascosto tra verdi fronde. I vantaggi dell’accorgimento dei partigiani diventeranno evidenti nel momento dell’attacco decisivo nemico, cioè il giorno 8.
Ma riprendiamo la trama. Per tutta la mattinata, fino al primo pomeriggio, Pigna è un inferno: schianto di bombe a mano e granate di mortaio, crepitio di mitragliatrici e di fucileria.
Tra le 14 e le 16 tutta la zona è investita dal nemico, proveniente dalla Val Roja, il quale riesce ad occupare Passo Muratone ed a scendere verso il paese, mentre un altro contingente s’avvicina dalla strada della caserma. Altri gruppi nemici giungono da Isolabona, monte Olivastro, monte Altomoro, rio Bonda, Saorge. La battaglia, intorno a Pigna, divampa cruenta. Anche la località San Sebastiano è occupata. Arnolfo Giulio Ravetti (Pagasempre), dal campanile della chiesa, cerca di contenere e ritardare l’avanzata nemica con il fuoco del suo mitragliatore. Ormai occorre ritirarsi verso il nord. Ciò avviene nel primo pomeriggio sulla linea Langan­-Grai-Cima Marta.
I Tedeschi riprendono Pigna; ma chissà quanti morti e feriti avranno nascosto nei loro automezzi! A parere di Vittorio Curlo (Leo) [n.d.r.: Leo il mortaista] le forze germaniche operanti si aggiravano sui due-tre battaglioni.
Giungono i distaccamenti partigiani freschi di «Vittò», provenienti da Langan, per proteggere la ritirata, che procede ordinata e rapida, dei compagni stremati dalla lotta. In fatto di tattica militare, «Vittò» è insuperabile. Si salva anche «Pagasempre», sceso dal campanile.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) – Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 377

(1) Luigi Napolitano di Sanremo (IM). Dalle formazioni autonome di “Mauri” a marzo 1944 passò definitivamente alle formazioni Garibaldi dell’estremo ponente ligure. Per le sue doti di coraggio e spirito combattivo veniva subito nominato comandante del 2° Distaccamento che, per l’aumentato numero di volontari, divenne poi Battaglione. Come risulta da un rapporto, era considerato dai nazi-fascisti “elemento assai pericoloso”. Protagonista di un gran numero di battaglie tra le quali: Carpenosa, Giugno 1944; Badalucco, 29 giugno 1944; Ceriana, Agosto 1944; Carmo Langan, 8 ottobre 1944 e febbraio 1945; Baiardo, marzo 1945. Ferito in combattimento a Baiardo. Commissario politico del I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata. Vice comandante (come da circolare della II^ Divisione “Felice Cascione” del 29 gennaio 1945) della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”. Insignito di Medaglia d’argento al V.M. Vittorio Detassis in Isrecim

La missione Flap ed i partigiani del ponente ligure

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[Qui di seguito si fa largo riferimento ad un rapporto segreto inglese, redatto dal capitano Geoffrey K. Long, artista di guerra, relativo ad una parte della Missione Flap, condotta tra i Partigiani, nel Basso Piemonte, del comandante Mauri e, con culmine ai primi di ottobre 1944, tra i Partigiani della I^ Zona Operativa Liguria. Il documento in questione venne rintracciato, ma non pubblicato, a cura di Giuseppe “Mac” Fiorucci per la preparazione del suo “Gruppo Sbarchi Vallecrosia” [Partigiani del mare], ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007.]

Verso la fine di settembre del 1944, a fronte del rafforzamento della presenza tedesca in Valle Impero e della scarsità di armi e di vestiario che affliggeva le formazioni partigiane dell’imperiese, Simon Carlo Farini, ispettore della I^ Zona Operativa Liguria, si recò in Piemonte per conferire con il maggiore inglese Temple, capo della missione alleata colà già insediata. Farini chiese l’invio, tramite avio lanci, di materiale bellico per i partigiani della II^ Divisione “Felice Cascione”, come già avveniva  per i partigiani [badogliani] del Piemonte. I lanci nel ponente ligure, tuttavia, iniziarono soltanto nel marzo del 1945… Dopo il ripiegamento dei partigiani della I^ Zona Liguria su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN)… 20 ottobre 1944… Nei primi giorni di permanenza a Fontane avvenne l’incontro tra il comandante Nino Siccardi (Curto) ed il maggiore inglese Temple (Wareski): “Curto” chiese un consistente aiuto militare per le sue formazioni: la riunione si concluse, tuttavia, con un nulla di fatto… Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

 Rosina (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni“] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. […] Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre – parte attraverso i valichi alpini e parte via mare – in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta. La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall’infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l’altro, l’uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno […]  Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975

Della Missione Flap, quantomeno del segmento della medsima che ebbe conclusione in provincia di Imperia ed in Val Roia francese, scrisse anche il capitano Paul Morton, canadese, corrispondente di guerra, in Mission Inside, ma pubblicato solo nel 1979 a Cuneo da L’Arciere, soprattutto per le insistenze di partigiani piemontesi.

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Del documento citato in premessa qui si intende sottolineare, ed integrare, solo qualche aspetto particolare, riferito alla I^ Zona Operativa Liguria.

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Il comandante “Leo“, Stefano Carabalona, che, impegnato in quei giorni come comandante di Distaccamento nella strenua, ancorché vana, ma gloriosa, difesa di Pigna (IM) e dell’appena sorta, omonima Repubblica, era già in grado di indicare ai componenti della Missione un modo per rientrare nelle linee alleate via mare. E Carabalona ben presto assunse la carica di comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato in Costa Azzurra.

Il trasferimento a Ventimiglia (IM) del relatore del dossier “Flap“, capitano G. K. Long,  del capitano Paul Morton, corrispondente di guerra, di un britannico, ex prigioniero di guerra, William McClelland, delle Guardie Scozzesi, e di Bob La Roche, sergente mitragliere americano. Aiutati da una guida, Pietro Pierino Loi. Loi, capo gruppo in seno alla già citata V^ Brigata e in procinto di divenire, con altri patrioti, membro della Missione Corsaro, con sede a Ventimiglia (IM), guidata da Giulio Caronte Pedretti. Loi accompagnò per la maggior parte del percorso su colline questi alleati. Alcuni di loro, il capitano Lees, comandante della Missione, con molti documenti, due altri statunitensi delle forze dell’aviazione (tutti gli americani qui citati erano stati abbattuti, ma si erano salvati ed erano riusciti a sfuggire ai nazifascisti) ed altri tre ex-prigionieri britannici, tentarono, invece, con successo in due turni di raggiungere la Francia ormai liberata per le vie dei monti (Tenda, Olivetta San Michele)]. I due ufficiali del  gruppo accompagnato da Loi entrarono in Ventimiglia (IM), vestiti da contadini.bregliano.f2a

E vestito da contadino, un contadino che accudiva degli ovini al bivio di Dolceacqua (IM) per Rocchetta Nervina (IM) in modo da rendere sicuro il loro passaggio in loco fu anche Ampelio Elio Bregliano, dell’altro costituendo gruppo di contatti operativi con gli Alleati, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, anche questo coordinato di lì a poco da Leo.

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La spiaggia di Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM), da cui Pedretti e Corradi partirono per portare in Francia i militari alleati

A Ventimiglia il gruppo di Loi incontrò Giulio Caronte Pedretti, detto anche “Corsaro“, l’uomo che alla Liberazione recò sulle spalle il peso di 27 traversate in mare per trasportare ex-prigionieri alleati in fuga, altri uomini di coegamento tra i partigiani e gli alleati, armi, munizioni, ecc.

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Pedretti  portò materialmente, insieme a Pasquale, Pascalin per gli amici, Corradi, nome di battaglia Pirata, e a Loi direttamente  a Montecarlo nel Principato di Monaco, un viaggio di cui aveva già appurato la disponibilità “Leo“, in barca a remi, con arrivo, il 9 ottobre 1945, nelle prime ore del mattino, come sembra di capire da Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013, un viaggio di cui aveva, per l’appunto, già appurato la possibilità “Leo“.

In effetti, le fonti che hanno letto il libro di Morton, riferiscono un approccio alquanto pittoresco del gruppo alleato che raggiunse Monaco tramite l’aiuto dei richiamati abitanti di Ventimiglia. Ad esempio, Don Nino Allaria Olivieri * in Ventimiglia… sentieri della speranza, ANPI – Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia>, Nante Edizioni, Imperia, 2006 > riporta che gli alleati comprarono l’imbarcazione, pagandola 500 dollari, con l’intermediazione del pescatore Bric e Brac, mentre un altro pescatore, il vero venditore fece una proposta: Ho un figlio robusto e un suo amico ancor più robusto che vorrebbero passare in Francia. Se accettate di portarli con voi vi prometto che remeranno per tutto il tragitto. Sono persino tentato di ridurre un po’ il prezzo della barca.

In ogni caso, quell’approdo di italiani in Costa Azzurra, indotto dalla Missione Flap, fu foriero di successive valide, ancorché talvolta tormentate, specie con i francesi, relazioni dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria con gli Alleati.

Sempre secondo Brooks Richards, Op.cit., Pedretti e Corradi, una volta portati a destinazione i loro compagni di viaggio, vennero ingaggiati dall’istanza OSS americana di Nizza, una struttura in cui operavano già circa 25 italiani, un aspetto, questo, su cui si tornerà con alcune testimonianze.

Adriano Maini

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Pagina di un documento firmato in data 3 agosto 1944 dal comandante, a quella data, della I^ e della II^ Zona Operativa Liguria, poi ispettore della I^ Zona, Carlo Simon Farini, documento in cui si fa riferimento alla presenza di Biagio tra i partigiani della II^ Divisione “Felice Cascione” – Fonte: Fondazione Gramsci

Al posto di sbarco di Voltri arrivava nel febbraio del ’44 [il 1° febbraio] una prima missione capitanata da un certo Siro [Cavallino Italo, tenente del genio guastatori] con un istruttore di sabotaggio portante il nome di Annibale [Bellegrandi Nino, sottotenente di artiglieria] (che fu poi fucilato dalle S.S. [a Cravasco]) e dal R.T. Biagio [Balestri Secondo, sottocapo r.t.]. Siro e il R.T. furono avviati nella zona di Mondovì e messi a disposizione della organizzazioni partigiane del Basso Piemonte alle dipendenze dell’ufficiale di collegamento responsabile di zona Repetto; l’Annibale tenuto a disposizione ed utilizzato in vari settori (anche a Genova città) come istruttore di sabotaggio. La missione era denominata LLL2-CHARTERHOUSE, proveniva da Bastia con un MAS italiano e operò, fino all‟arresto di “Siro” avvenuto il 13 marzo 1944, comunicando alla base informazioni per i lanci di rifornimenti alle formazioni operanti in Val Pesio, Val Ellero, Val Corsaglia e Val Casotto. “Biagio” fu arrestato il 22 aprile, fu costretto con le minacce e le torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati ed a far capire, in questo modo, di essere in mano delle SS. Riuscì a fuggire il 31 luglio e a riprendere contatto con i partigiani garibaldini operanti a nord di Imperia. Verso la metà di settembre, attraversò il confine con la Francia insieme al capitano Michael Lees, comandante della missione FLAP2-BARSTON, e da Avignone, in aereo tornò a Bari il 15 settembre 1944. A Balestri è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare… Antonio Martino, L’attività di intelligence dell’Organizzazione OTTO nella relazione del prof. Balduzzi, pubblicato su Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l’età contemporanea dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della Provincia di Savona, n. 24, Savona, 2011

Dal richiamato documento Flap, invece, si estrapolano ancora le seguenti affermazioni: Alle 6 di sera del [giorno non indicato, ma dovrebbe essere il 7 ottobre 1944: si veda infra] partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)] dove giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo dietro alla casa dei genitori della guida… Noi avevamo viaggiato da PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7 di sera fino a mezzanotte… A mezzanotte portammo la barca (lunga approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù attraverso la spiaggia di ciottoli – l’unica area non minata – fino al mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da Brooks Richards, Op.cit.] e ci arrendemmo alla  guarnigione F.F.I. La mattina seguente guidammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali … A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna loro notizia attraverso le pattuglie americane in quell’area… A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna loro notizia attraverso le pattuglie americane in quell’area… I pescatori erano in grado di fornire informazioni preziose alla Sezione di Interpretazione Fotografica del quartier generale americano sulla Forza Tedesca, posizioni delle armi, campi minati, ecc. a VENTIMIGLIA. (Mr. Paul Morton ha i nomi e i documenti di questi due uomini che darà senza dubbio alla Rappresentativa delle Forze Speciali n. 1 con P.W.B. a Roma). Questi uomini furono poi consegnati dal Maggiore GUNN al Capitano Jones, Esercito Americano a Nizza… PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un’operazione straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA… I pescatori sono sicuri che questo percorso  (Ventimiglia – Monaco o Mentone) potrebbe essere usato con successo in entrambi i sensi. Essi affermano che si potrebbero evacuare da VENTIMIGLIA fino a venti persone alla volta se fosse disponibile un’imbarcazione più grande. Ciò vedemmo ed annotammo, e si può attestare che i pescatori condussero a termine il loro piano di evacuazione senza alcuna deviazione…  Adriano Maini

… sarà ancora il Loi che potrà, tramite conoscenze in Nizza iscrivere in forza al comando americano dell’OSS il gruppo [Pedretti, Corradi ed altri] operante alla Marina di San Giuseppe  [di Ventimiglia]… fece il suo inizio la Missione Corsaro [di cui si scriverà in prossimi articoli] Don Nino Allaria Olivieri * in Ventimiglia Partigiana – ANPI – Sezione di Ventimiglia

In effetti la relazione di Long, dopo la premessa che la Missione al completo lasciò Prea, Frazione di Roccaforte Mondovì in provincia di Cuneo, sede della medesima, il 27 settembre 1944 per passare attraverso montagne innevate in Liguria, tratteggia subito le linee di fuga verso la Francia.

Ancora qualche pertinente esempio di partigiani e situazioni citati nella relazione di Long. Su altri ancora si tornerà in seguito.

Vitò, Vittorio Giuseppe Guglielmo, comandante in quel frangente della V^ Brigata Garibaldi, prima ancora organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, da dicembre del 1944, poi, comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”: di lui nel citato documento Flap si dice che era stato prigioniero politico del fascismo.

Nino Siccardi, “Curto“,  comandante in quel momento della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”, da dicembre 1944, poi, comandante della “Prima Zona Operativa Liguria”, compresa tra Ventimiglia e l’Albenganese.

La miseria della popolazione dell’entroterra, la penuria di generi alimentari, gli scarsi armamenti dei partigiani, che a loro volta scontano i primi due aspetti.

L’incontro con alcuni civili che reggono la Repubblica di Pigna, costituita il 18 settembre 1944.

L’ammirazione per il comportamento in battaglia dei partigiani. Sull’eroismo dei patrioti combattenti a Pigna (IM) esiste, invero, una discreta letteratura, che discende in larga misura proprio dalle parole entusiaste (una sua frase pittoresca Vous êtes été magnifiques, una wery well bataille, viva garibaldini era già stata riportata in Mario Mascia, Op. cit.), che in merito mise nel suo libro il capitano Morton.  Adriano Maini

… relazione del 5 di ottobre <1944> dell’ispettore della zona. Sul documento non c’è traccia del nome <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l’appunto, della I^ Zona Operativa Liguria>. La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri” **, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria… Il 20 settembre i  rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese <la Missione Flap>, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore  Mauri viene così totalmente neutralizzata… da 1944 – Le Repubbliche Partigiane

[…] quando nei primi giorni di agosto 1944  Mauri fu catturato nelle Langhe, immediatamente giunse dal comando di Verona un inviato di Harster, il capitano Adolf Wiessner, anch’egli un esperto in materia, il quale non per caso in precedenza aveva operato a Kiew contro il movimento partigiano nazionalista ucraino e che probabilmente fu tra gli artefici della politica di “assorbimento” attuata dai servizi tedeschi nei loro confronti. Wiessner elaborò un piano semplicissimo il cui contenuto lo possiamo ricavare da una serie di appunti vergati a mano su di un registro del comando generale SS di Karl Wolff che recita: “Il capobanda Mauri [è stato] arrestato [e si trova presso il comando] SD di Cuneo. Wiesner [sic] attualmente a Cuneo per le trattative […] Mauri ritorna [presso le sue formazioni partigiane]. Accordo: niente attacchi contro la Wm [ovvero la Wehrmacht]; informazioni sui gruppi comunisti; rastrellamento e presidio delle aree comuniste; prima i comunisti e poi Mauri”.  Con quali intenzioni il comandante autonomo, il cui anticomunismo è ben noto, abbia effettivamente condotto queste trattative è una domanda alla quale, in mancanza dei documenti del comandante partigiano, non possiamo rispondere. E nemmeno siamo in grado di dire se egli abbia intuito la parte del piano tedesco riassunta nell’espressione “prima i comunisti e poi Mauri”. Probabilmente, da comandante abile e astuto quale egli era, lo fece. Appare tuttavia evidente che la versione ufficiale fornita da Mauri, fuga rocambolesca dalle mani naziste durante il trasferimento a Torino, sia da considerare una chiara falsificazione. Dobbiamo infine anche considerare il fatto che, al di là di come egli intendesse regolarsi al suo rientro presso le sue formazioni, la presenza di una missione inglese, giunta proprio durante la sua breve assenza,
non poté non influire sulla sua decisione di continuare la lotta nel movimento di Liberazione. Carlo Gentile in AA.VV, a cura di Paolo Ferrari e di Alessandro Massignani, Conoscere il nemico. Apparati di intelligence e modelli culturali nella storia contemporanea, Franco Angeli Edizioni, 2010

… Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche, fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato l’operazione venne ef­fettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo… Doria [Fragola Doria, Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata, da dicembre 1944 comandante della V^ Brigata] in Mario Mascia, Op. cit.

*  Don Antonio Allaria Olivieri “Poggio“, Andagna, Frazione di Molini di Triora (IM), il 19.11.1923. Nel 1943, ventenne, studente di teologia presso il Seminario di Bordighera. Nel mese di ottobre, rifiutato l’arruolamento nella Repubblica di Salò, in montagna.
Con lo pseudonimo di “Poggio”, nella formazione di Guglielmo Vittorio “Vitò” presso Loreto di Triora. Incorporato nelle formazioni garibaldine con prevalenti compiti di staffetta e servizio informazioni. Il 25 maggio 1944 arrestato ad Andagna nel corso di un rastrellamento. Riuscito a fuggire grazie alla complicità di un soldato austriaco, tornato al Distaccamento. Il 18.6.1944 partecipe della battaglia di Carpenosa che vide la liquidazione del presidio tedesco. Il 25 Aprile 1945 a Sanremo con il I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” comandato da Vincenzo Orengo “Figaro”. da Vittoro Detassis su Isrecim

** Quando gli alleati si resero conto dell’importanza che la Resistenza italiana avrebbe potuto avere nel sostenere le operazioni militari e l’avanzata angloamericana nel complicato teatro di guerra della Campagna d’Italia, appoggiarono e sostennero le formazioni partigiane con rifornimenti e missioni dietro le linee tedesche, organizzate dagli esponenti dei Servizi segreti alleati in Italia: l’OSS (Office of Strategic Services) americano e il SOE (Special Operations Executive) britannico. Essi misero in piedi un’efficiente rete di spionaggio su tutto il territorio ancora sotto l’occupazione nazifascista, in particolare nella fase in cui il fronte si fermò per lunghi mesi sul fronte della Linea Gotica. Una rete che si avvalse anche dell’ORI (Organizzazione Resistenza Italiana), un servizio di intelligence autonoma con funzioni di collegamento fra i partigiani del CLNAI e il quartier generale delle armate alleate. Le missioni alleate compiute in appoggio alla Resistenza italiana, secondo i dati da fonte statunitense (History of Special Operations) indicano un totale di 4.280 voli compiuti, di cui 2.652 riusciti.  […] La missione più significativa, sia per numero di componenti che per quantità e qualità dei rifornimenti fu quella [n.d.r.: quella che per l’appunto si era incrociata con la già ampiamente citata Missione Flap] lanciata dal Number 1 Special Force britannico nel Cuneese, presso le formazioni autonome del maggiore Enrico Martini “Mauri”, guidata dal maggiore Neville Darewski, che si avvalse anche di un campo di aviazione nelle Langhe. […] Gabriele RonchettiLe montagne dei Partigiani (150 luoghi della Resistenza in Italia), Viaggi nella Storia, Mattioli 1885, 2011

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