Le truppe francesi, intanto, stavano occupando Breil-sur-Roya

Saorge – Fonte: Wikipedia

Briga Marittima, oggi La Brigue, Val Roia francese, Dipartimento delle Alpi Marittime, nei primi mesi del 1945 era controllata da circa 40 genieri della Repubblica di Salò e da un centinaio di soldati della Wehrmacht, dei quali metà erano tedeschi e metà slavi. Questi ultimi sul finire di gennaio cercarono di contattare i garibaldini della I^ Zona Operativa Liguria. Verso metà febbraio una ventina di loro riuscirono a fuggire dal presidio di Briga.

San Dalmazzo di Tenda e Tenda erano presidiate da militari della Divisione “Muti”, da altri 40 soldati repubblichini e solo da alcuni tedeschi. Libri, Breglio (Breil-sur-Roya), Piena, Olivetta San Michele a metà febbraio apparivano ormai sgombre di presenze nazifasciste. Lo stesso accadde per Saorge nei primi dieci giorni di marzo.

Ai primi di aprile i tedeschi abbandonarono anche Cima Marta e il monte Graj.

Il 10 aprile il comando della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” comunicava al comando della II^ Divisione “Felice Cascione” che “dopo alterni combattimenti importanti posizioni controllate dai nazifascisti sono state conquistate da reparti degaullisti“.

Verso la metà di aprile sulla zona di confine si intensificarono il cannoneggiamento ed il mitragliamento delle forze alleate, in particolare su Saorge, Breglio, Fontan, Cima Arpetta e Passo Muratone.

Il 18 aprile circa 100 soldati della Wehrmacht, provenienti dalla zona di La Brigue, si allontanarono verso Andagna, Frazione di Molini di Triora (IM), Valle Argentina: di questi militari 7 uomini di nazionalità russa fuggirono per raggiungere i partigiani.

Le truppe francesi, intanto, stavano occupando Breil-sur-Roya, fermandosi a soli 3 chilomentri da Fontan. Tra il 19 ed il 20 aprile i tedeschi abbandonarono il presidio di La Brigue, raggiunta la mattina del 20 dalle cannonate sparate dalle forze anglo-francesi.

Il 21 aprile il comando della Divisione Cascione comunicò al proprio informatore della zona l’ordine di costituire immediatamente il CLN a Briga Marittima.

Il 23 aprile 1945 il comando della IV^ Brigata “Elsio Guarrini” della II^ Divisione segnalava ai comandi delle formazioni dipendenti che “l’attacco sferrato dalle forze francesi sulle Alpi Marittime e l’occupazione delle stesse ha portato la necessità da parte nostra di tenerci pronti per un eventuale attacco in collaborazione con gli alleati”.

Il 24 aprile alcune staffette del CLN di Perinaldo presero contatto in Ventimiglia (IM) con un nucleo di gollisti.

I garibaldini nutrivano fiducia nei riguardi degli alleati che stavano avanzando…

Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945),  Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia, Anno Accademico 1998 – 1999

I russi erano scappati da Briga dove i tedeschi li tenevano a lavorare nelle fortificazioni, e per un po’ avevano girato nei paraggi, spaventando le donne sole in casa la notte che non li capivano e li credevano tedeschi. Poi erano riusciti a raggiungerci, e, insieme a qualche alsaziano o lorenese che aveva disertato dall’esercito tedesco, costituivano la Squadra Internazionale e avevano in dotazione l’arma più bella del battaglione, il Mayerling sputafuoco. Subito, come succede, si creò intorno alla Squadra Internazionale la leggenda che fosse la squadra più affiatata, più sfegatata, più disciplinata del battaglione. Non che in effetti non fosse così, ma c’era in quella ammirazione per loro, in quel portar loro ad esempio da parte dei comandanti, un qualcosa di leggendario, di dato per irraggiungibile. Noi ci sentivamo gli italiani, gente che non si lava, non si spidocchia, che va stracciata, che litiga tra sé, che urla e spara per nulla, che non sa bene perché è da questa parte e non dall’altra pure si batte a morte, carica di furore; loro i russi, un mondo sereno, che ha già deciso tutto, e ora sa di far la guerra, e continua a farla, con entusiasmo e odio e metodo, ma senz’abbandonarcisi, tenendo le armi pulite come specchi, non barando sui turni di guardia, non litigandosi sull’andare a legna, come continuassero una naja per conto loro, senz’ufficiali né consegne.
Italo Calvino, Romanzi e racconti, Mondadori, 1994, p. 846

L’operazione «Canard»: 11-17 aprile 1945
Sul  massiccio  dell’Authion,  la  linea  di  difesa  era  presidiata  dai  due  battaglioni  del  107°  reggimento  della  34a  divisione,  sostenuti  da  un  potente schieramento di artiglieria. L’azione principale si svolse il 10 e l’11 aprile, e la sera del 12 l’Authion cadde in mani francesi, mentre i forti a sudest e quelli della Baisse de Saint-Véran e della Tête de la Secca resistevano. Il 14 l’attacco progredì tra il passo di Barbacane e la cima di Sespoul; il giorno dopo fu occupato il paese di Bréil, mentre un reparto scese nel vallone del Caïros, minacciando Saorge. Il 16 le batterie tedesche intervennero pesantemente, fermando ogni tentativo di avanzare lungo la Val Roya, mentre sulle vie di comunicazione venivano compiute distruzioni. L’operazione  verso il col  di  Tenda  fu  sospesa  per  attaccare  invece  in  direzione  della  Valle  Stura  di  Demonte,  al  fine  di  coordinare l’azione  della 1a D.F.L. con quella prevista contro il colle della Maddalena, l’operazione «Laure». Le perdite subite dai francesi furono molto alte: 195 caduti e 714 feriti. Gli italo-tedeschi ebbero 272 prigionieri, subendo perdite pesanti in morti e feriti, ma riuscirono a tamponare l’attacco e a mantenere il possesso del col di Tenda. L’operazione «Canard» bloccò comunque una delle vie di ritirata, tagliando la Val Roya […]
A Ventimiglia, il 25 [aprile 1945], un gruppo di civili italiani raggiunse la Francia per avvertire che i tedeschi se n’erano andati e il 26 i primi militari francesi entrarono nella città, subendo perdite a causa delle numerose mine disseminate dappertutto. Nel corso della giornata i francesi risalirono la Val Roya, raggiungendo Tenda e Briga, trovando difficoltà ad avanzare, viste le imponenti distruzioni e l’estensione dei campi minati. Il 29 reparti francesi raggiunsero Borgo San Dalmazzo, congiungendosi con i reparti provenienti dal colle di Tenda e con quelli arrivati dalla Valle Stura.
Alberto Turinetti di Priero, Il «fronte alpino»: 1944-1945, in  Alpi in Guerra

25 aprile, mercoledì
Sono scrosciate cannonate per tutta la notte. Ma allora è proprio noi che vogliono ammazzare? Ada [la figlia di Caterina Gaggero ved. Viale] è partita per andare a casa, ma dicono che i tedeschi, prima allontanarsi, abbiano minato dappertutto.
Di qui dalla Marina San Giuseppe è partito un battello con sopra Bottiero, Rocca e Dardano: vanno a Mentone a chiamare i francesi e a dire loro che ormai tedeschi a Ventimiglia non ve ne sono più.
Ada, nell’andare a casa, ha incontrato Lorenzo Vacca che le ha proposto di andare ad avvisare i francesi. Così sono andati fino a Mentone dove sono arrivati prima della barca. Sono tornati al pomeriggio, sani e salvi dalle mine, conducendo con sé i liberatori. Poco prima, un piccolo aereo militare, a causa di un’avaria al motore, era atterrato qui davanti a noi su un isolotto del letto del Roia e tutta la gente attraversava il fiume per avvicinarvisi il più possibile.
Ci sarebbe stato proprio da girare una pellicola! E dire che stamane sono ancora passati gli aeroplani e, subito dopo aver pranzato, abbiamo dovuto rifugiarci in galleria perché c’è stato un mitragliamento su per la vallata di Camporosso e hanno sganciato diverse bombe dalle parti di Vallecrosia.
I tedeschi che avevano fatto saltare il ponte sono stati uccisi dai patrioti a Vallecrosia. Altri tedeschi in ritirata hanno trovato la morte fra Ospedaletti e San Remo. Del ponte, soltanto due arcate sono andate distrutte e ci si può benissimo passare sopra con un carretto a mano. Il cavalcavia di Nervia è, invece, impraticabile. Nelle vicinanze della proprietà del signor Grazio, a causa delle mine, un soldato francese è morto, tre sono rimasti feriti. Pure ferita una suora e Benedé.
La bandiera bianca sventola sulla Torre Littoria. Le campane suonano a festa, per lo meno quelle poche che vi sono ancora. Quella che si trovava alla Madonna delle Virtù giace abbandonata davanti alla sede dell’U.n.p.a.. La gente, quasi incredula, esce dalla galleria, dai rifugi e dalle cantine dove ha trascorso lunghi mesi in condizioni di vita terribili.
26 aprile
Stamane sono passati Pippo e Adriano che andavano da Bataglia [Caterina Gaggero ved. Viale gestiva, con l’aiuto della figlia Ada, l’osteria-trattoria da Bataglia, sita nel territorio della frazione Ville, ma nelle vicinanze di Latte, Frazione di Ventimiglia]. Ho deciso di andarci anch’io e di dormirci. Ada trasporta a casa la roba che abbiamo qui a Ventimiglia; porta su anche le galline ed io ho intenzione di trasferirmi nella nostra casa. Ora vedrò fin dove arriva il mio coraggio.
Continuano a passare truppe francesi, molti soldati sono negri. Sia i militari che i civili passano per la strada Romana.
Un mulo è stato ucciso da una mina nei pressi del signor Orazio.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988