Ebrei deportati, arrestati a Bordighera

Uno scorcio di Bordighera (IM)

Raimonda Devaux, figlia di Luciano Devaux e Elisa Carrier è nata in Francia a Chauny il 31 luglio 1901. Coniugata con Orlando Perera. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di concentramento di Bergen Belsen. È sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 15/02/1944
luogo di detenzione: IMPERIA carcere
luogo di raccolta: FOSSOLI campo
numero di convoglio: convoglio n. 17, FOSSOLI campo 02/08/1944
data di partenza del convoglio: 02/08/1944
data di arrivo del convoglio: 05/08/1944
campo di destinazione: Bergen Belsen
Elide Levi è nata in Italia a Modena il 7 agosto 1875. Coniugata con Giuseppe Benedetto Bassani. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 24/10/1943
luogo di detenzione: MILANO carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 06, MILANO carcere 30/01/1944
data di partenza del convoglio: 30/01/1944
data di arrivo del convoglio: 06/02/1944
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
Giuseppe Benedetto Bassani, figlio di Isacco Bassani e Delfina Colorni è nato in Italia a Modena l’ 11 novembre 1866. Coniugato con Elide Levi. Arrestato a Bordighera (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 24/10/1943
luogo di detenzione: MILANO carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 06, MILANO carcere 30/01/1944
data di partenza del convoglio: 30/01/1944
data di arrivo del convoglio: 06/02/1944
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
Linda Misrachi è nata in Turchia a Istanbul nel 1892. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 26/11/1943
luogo di detenzione: IMPERIA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 5, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: –
Virginia Misrachi è nata in Turchia a Istanbul nel 1872. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 26/11/1943
luogo di detenzione: IMPERIA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 5, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
Isaac Assa, figlio di Salvatore Assa e Mercada Behar è nato in Turchia a Istanbul il 12 dicembre 1882. Coniugato con Camelia Abolaffio. Arrestato a Bordighera (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 18/11/1943
luogo di detenzione: GENOVA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 05, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
Gabriella Perera, figlia di Orlando Perera e Raimonda Devaux è nata in Italia a Genova il 26 aprile 1932. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di concentramento di Ravensbrueck. È sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 15/02/1944
luogo di detenzione: VALLECROSIA campo
luogo di raccolta: FOSSOLI campo
numero di convoglio: convoglio n. 16, FOSSOLI campo 02/08/1944
data di partenza del convoglio: 02/08/1944
data di arrivo del convoglio: 05/08/1944
campo di destinazione: Ravensbrueck
numero di matricola: 49542
Mirella Perera, figlia di Orlando Perera e Raimonda Devaux è nata in Italia a Milano il 4 dicembre 1924. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di concentramento di Ravensbrueck. È sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 15/02/1944
luogo di detenzione: VALLECROSIA campo
luogo di raccolta: FOSSOLI campo
numero di convoglio: convoglio n. 16, FOSSOLI campo 02/08/1944
data di partenza del convoglio: 02/08/1944
data di arrivo del convoglio: 05/08/1944
campo di destinazione: Ravensbrueck
numero di matricola: ?
data di liberazione: 15/04/1945
Clotilde Segre, figlia di Emanuele Segre e Vittorina Levi è nata in Italia a Torino il 9 maggio 1875. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 26/11/1943
luogo di detenzione: IMPERIA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 05, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
Eva Raffaella Segre, figlia di Emanuele Segre e Vittorina Levi è nata in Italia a Moncalieri il 10 settembre 1885. Coniugata con Salvatore Samuele Segre. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 24/11/1943
luogo di detenzione: GENOVA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 05, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: –
Salvatore Samuele Segre figlio di Bonaiuto Segre è nato in Italia a Saluzzo il 13 settembre 1880. Coniugato con Eva Raffaella Segre. Arrestato a Bordighera (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 24/11/1943
luogo di detenzione: GENOVA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 05, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
Eleonora Bensussan figlia di Bonomo Bensussan è nata in Grecia a Salonicco. Coniugata con Alberto Mosseri. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 26/11/1943
luogo di detenzione: IMPERIA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 5, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: –
Camelia Abolaffio figlia di Jacob Abolaffio è nata in Turchia a Smirne il 24 marzo 1902. Coniugata con Isaac Assa. Arrestata a Bordighera (Imperia). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 18/11/1943
luogo di detenzione: GENOVA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
destino: Morto/a in campo di sterminio
numero di convoglio: convoglio n. 05, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: S
André Jacques Assa, figlio di Isaac Assa e Camelia Abolaffio è nato in Francia a Parigi l’ 11 maggio 1927. Arrestato a Bordighera (Imperia). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. È sopravvissuto alla Shoah.
luogo di arresto: Bordighera
data di arresto: 18/11/1943
luogo di detenzione: GENOVA carcere
luogo di raccolta: MILANO carcere
numero di convoglio: convoglio n. 05, MILANO carcere 06/12/1943
data di partenza del convoglio: 06/12/1943
data di arrivo del convoglio: 11/12/1943
campo di destinazione: Auschwitz
numero di matricola: 167971
data di liberazione: 11/04/1945
[…] Fonti: Il libro della memoria : gli ebrei deportati dall’Italia, 1943-1945 / Liliana Picciotto ; ricerca della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea. – Ed. 2002: altri nomi ritrovati. – Milano : Mursia, 2002, pp. 77-80, pp. 66-71.
Digital Library

[…] Abbiamo qualche cifra legata all’attività di questo campo?
“Il campo di raccolta di Vallecrosia funzionò come tale, dal 9 febbraio al 2 agosto 1944, secondo quanto risulta da una relazione del Questore di Imperia del 10 agosto 1944 e da quella del Direttore del campo, del 28 giugno 1944, indirizzate entrambe al Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale. In esso vennero detenuti, ciascuno per un periodo assai breve: circa 40 persone. A questo proposito, interessante è la vicenda che di due sorelle detenute, Gabriella e Mirella Perera e della loro madre, Raimonda Devaux, arrestate tutte insieme, in quanto ebree, a Bordighera, dove abitavano, il 15 febbraio del 1944 e subito portate al campo di Vallecrosia. Un altro figlio della signora Devaux fu arrestato, come ebreo, a Milano, l’11 settembre del 1944 e finì anch’egli in un Konzentration-lager in Germania. E’ da ricordare, in riferimento a questa vicenda, che il padre, Orlando Perera, non fu arrestato, poiché di religione cattolica; i suoi tre figli invece lo furono e vennero successivamente deportati in Germania, in quanto ritenuti automaticamente ebrei poiché nati da donna ebrea e, secondo la legge talmudica, tutti i nati da donna ebrea sono considerati ebrei”.
Quale epilogo ebbe la vicenda delle sorelle Perera?
“Gabriella, che all’epoca aveva 12 anni, venne poi trasferita da Vallecrosia al centro di raccolta di Fassoli da cui venne inviata al carcere di Verona e quindi al Konzentrationlager di Ravensbrueck. Fu liberata dagli americani, il 30 aprile del 1945e rientrò in Italia. Mirella, all’epoca ventenne, assieme alla madre finì al Konzentrationlager di Bergen-Belsen e venne liberata dagli americani, il 15 aprile del 1945, rientrando quindi in Italia. Durante la loro breve detenzione nel “campo” di Vallecrosia le sorelle Perera e la loro madre furono assistite da alcune compagne di scuola di Mirella: Angela Biancheri ed Esterina Ursida, che, rientrando a casa dalla Scuola Maria Ausiliatrice di Vallecrosia e passando accanto al campo, portarono loro viveri di conforto”.
Ci sono altre storie che possiamo ricordare?
“Altra vicenda interessante du quella di Franco Bragadin che, nel mese di febbraio del 1944, prese alloggio al primo piano della villetta di Giorgio Pellegrino nella via Romana, attuale civico 73, per poter essere vicino e assistere la moglie ebrea, arrestata a Imperia, il 12 febbraio del 1944 e detenuta nel campo di Vallecrosia, sino al 22 febbraio del 1944, quando venne inviata al campo di Fossoli, per poi essere trasferita in Germania. Pare che si sia salvata e che abbia poi preso dimora a Genova”.
Gustavo Ottolenghi intervistato da Fabrizio Tenerelli, Shoah, a Vallecrosia quel campo di concentramento terribile ma sconosciuto, Vivi Israele, 24 gennaio 2019

Non c’erano rose a Ravensbrück nell’estate del 1944, quando Gabriella Perera, dodici anni, arrivò al lager nascosto tra i boschi, 80 chilometri a nord di Berlino, insieme con la mamma Raimonda Devaux e la sorella ventenne Mirella, portate via a febbraio, dalla loro casa di Bordighera, dai repubblichini. Erano partite da Vallecrosia, estremo ponente ligure: un piccolo campo di raccolta della Rsi – praticamente dimenticato o più facilmente una memoria rimossa, com’è accaduto a decine e decine di altri in Italia – un edificio austero a neanche quindici chilometri dal confine francese che avrebbe significato la salvezza e la libertà, per lei come per le altre donne ebree recluse. Una ex caserma diventata prigione per gli ebrei e i detenuti politici ma anche per i militari che si erano rifiutati di aderire alla Repubblica sociale, insieme con le famiglie dei partigiani e dei giovani renitenti al bando di Badoglio. Gabriella, che riuscì a tornare, dopo aver trascorso un anno tra Ravensbrück e Bergen Belsen, e a vivere la sua vita a Genova, raccontava cinquant’anni dopo il suo disorientamento ma anche l’amarezza e la rassegnazione: nella sua famiglia, come in molte altre, si sapeva quale futuro fosse destinato agli ebrei; la speranza di sopravvivere, o anche solo di non vivere al peggio quei mesi, era affidata all’incontro con poche, singole persone, e ai loro comportamenti.
I tedeschi mi hanno tolto tutto e, inoltre, mi hanno umiliata con l’intenzione di disumanizzarmi; però nella cattiva sorte sono stata fortunata. Infatti, una kapò mi aveva offerto un po’ del suo spazio in un letto che era molto meglio del mio. L’orrore che ha affrontato, invece, Gabriella non lo racconta. Nella sua testimonianza, davanti ai ragazzi di una scuola media, dice di aver assistito a episodi tragici e di averli anche subiti «ma non posso descriverli perché siete troppo piccoli»
[…] No, non c’erano le rose, allora. Ci sono oggi, piantate lungo i muri della recinzione, sopra la terra che ricopre ciò che resta delle tante che da quel campo, nascosto tra i boschi, affacciato su un laghetto circondato da conifere e betulle […]
tratto da “DESTINAZIONE RAVENSBRÜCK. L’orrore e la bellezza nel lager delle donne” di DONATELLA ALFONSO, LAURA AMORETTI, RAFFAELLA RANISE
Redazione, Destinazione Ravensbruck. Le rose fioriranno ancora, ANPI Genova, 4 febbraio 2020 

Alcune erano bambine, partite sole o con l’intera famiglia, altre ragazze di vent’anni, madri di famiglia oppure già anziane.
Sui treni che le portavano al campo di concentramento di Ravensbrück il lager delle donne, a nord di Berlino, finirono detenute politiche, prostitute, o appartenenti a famiglie ebraiche. Reiette da isolare, da eliminare, per il regime nazista. Mille tra le italiane deportate, di ogni età, non tornarono mai: tra loro anche alcune passate per un piccolo e quasi dimenticato centro di detenzione nell’estremo ponente ligure, a Vallecrosia, simbolo del desiderio di rimozione. La storia di queste donne, ragazze e bambine, i ricordi, la capacità che ebbero molte di loro, nonostante la tragedia che stavano vivendo, di ritrovare un affetto, un gesto, un sorriso, si affiancano ai momenti più cupi vissuti nel lager e, per le sopravvissute, riportati nella vita vissuta a partire dal loro ritorno […]
Donatella Alfonso, Laura Amoretti, Raffaella Ranise, Destinazione Ravensbrück. L’orrore e la bellezza nel lager delle donne, All Around, 2020

Campo di concentramento di Vallecrosia
Data:
28-02-1944
Ente intestario:
Repubblica sociale italiana. Commissariato PS di Ventimiglia. Campo di concentramento di Vallecrosia
Autore:
Marchetti
Qualifica:
Commissario di Polizia. Dirigente del campo
Destinatario:
Comando Guardia Nazionale Repubblicana Ventimiglia
Contenuto:
Ordine di trasferimento di due donne ebree dal campo di concentramento di Vallecrosia al campo di concentramento di Fossoli.
Luoghi citati:
Vallecrosia – Campo di concentramento RSI Fossoli – Campo di concentramento RSI
documento riprodotto in I campi fascisti

Salvatore Marchesi e Beppe Porcheddu nella Resistenza

La zona Arziglia di Bordighera (IM) dove sorge la Villa Llo di Mare (nell’immagine, nascosta dagli alberi), abitata a suo tempo da Giuseppe Porcheddu

[…]
Il fratello e la famiglia di Concetto Marchesi nella Resistenza fra Bordighera e Apricale
Durante l’espatrio in Svizzera, come ricorda Luciano Canfora, Concetto Marchesi scrisse «sarebbe provvidenziale l’invio di missioni con apparecchi radiotrasmittenti. Se il Comando inglese vorrà preannunziare il campo o i campi del Piemonte e della Liguria sui quali intende paracadutare tali missioni, sarà mia cura darne immediato avviso al Comando delle Brigate Garibaldi» 1. Per la Liguria, il collegamento di Concetto era proprio il fratello Salvatore, impegnato nella Resistenza del Ponente ligure.
Salvatore era nato a Catania il 15 ottobre 1876, da Gaetano Marchesi e Strano Concetta. Morì a Roma il 28 gennaio 1965 (Il fratello più giovane, Concetto, era nato sempre a Catania il 1° febbraio 1878, morì il 12 febbraio 1957 a Roma).
Capitano di complemento nella guerra ’15-’18, svolse per decenni l’attività di commercio e di rappresentanza di prodotti chimici e medicinali. Stabilitosi in Liguria, Salvatore Marchesi, sempre in contatto in modo molto riservato e prudente, tramite la rete informativa della Resistenza, con il fratello Concetto eclissatosi in Svizzera, si propose anche di aiutare la moglie Ada e la figlia Lidia. Un dettaglio: Salvatore Marchesi Salvamar utilizzava per i messaggi e le relazioni, per gli atti e le comunicazioni, sempre una macchina da scrivere che gli venne data da Renato Dorgia Plancia nella località di Negi, in piena area delle operazioni della V brigata L. Nuvoloni fino al 25 aprile 2.
Salvatore riuscì, a gennaio ’45, a far ospitare, in incognito, Ada e Lidia dall’amico Beppe Porcheddu, nella villa Llo di via Arziglia di Bordighera.
[…] Porcheddu, con Renato Brunati, Renzo Rossi e Lina Meiffret, si era legato al gruppo torinese di Guido Hess Seborga, Ada Gobetti, Piero Bargis, Giorgio Diena, Vincenzo Ciaffi, Domenico Zuccaro, Raffaele Vallone, Luigi Spazzapan, Umberto Mastroianni, Carlo Musso.
Beppe Porcheddu sparì da Bordighera e non diede più tracce dal 27 dicembre 1947. A Roma si stava realizzando una sua mostra retrospettiva di dipinti e disegni, curata dall’amico Piero Giacometti. Lasciò una lettera indirizzata alla sorella Ambrogia, con una frase enigmatica: «la vita è un continuo tradimento. I più bei sogni…restano sogno. Chissà quando ci rivedremo» 5.
Sulla scomparsa misteriosa di Porcheddu, da alcuni attribuita ad una delusione d’amore e da altri attribuita ad una scelta religiosa e mistica, è intervenuto anche Italo Calvino in una lettera inviata ad Antonio Faeti, scrittore e saggista, accademico di letteratura per l’infanzia:
Parigi, 8 gennaio 1973.
Caro Faeti, Anche avrei da dirti di Beppe Porcheddu che conobbi perché stava a Bordighera e soprattutto conosco molti che l’hanno conosciuto bene e ancora continuano a parlare della sua misteriosa sparizione. Era un uomo molto fine signorile ed elegante e colto, professava un misticismo cristiano e comunista e frequentava ambienti antifascisti prima durante e dopo la Resistenza, fino a quando scomparve senza che i suoi familiari riuscissero a sapere più niente e l’unica spiegazione che si può dare è una crisi religiosa di tipo buddistico che sia arrivata fino ad una totale perdita di sé.
Abbi tutti i miei auguri per il 1973.
tuo Italo Calvino
6.
Il soggiorno di Ada e Lidia Marchesi presso la villa di Porcheddu durò fino al 24 gennaio 1945. Alcune segnalazioni e allarmi giunti dalla rete informativa consigliarono di mutare nascondiglio. La presenza contemporanea e clandestina, nella villa di Porcheddu a Bordighera nel gennaio 1945, dei due ufficiali inglesi Michael Ross e George Bell e della moglie Ada e la figlia Lidia di Concetto Marchesi è pienamente riscontrata anche nel recente libro di Michael Ross, The British Partisan, pubblicato da Pen & Sword, London 2019. Il nuovo libro è la riedizione aggiornata della prima pubblicazione del volume Michael Ross, From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London 1997. Nel volume del 2019, David Ross, nipote di Michael, apporta alcune integrazioni, grafici e foto.
Ancora, David Ross sta curando un saggio biografico su Beppe Porcheddu che verrà editato a breve. Si propongono alcuni passi del volume del 2019 (pagine 172 e 173) nella versione inglese e, a seguire, in una libera traduzione in italiano:
[…] This was wonderful news and a tremendous boost to morale. A landing in the English Channel area had been expected but, perhaps optimistically, we had argued that a beachhead established at the same time on the Riviera would assist any front in western Europe as well as helping to revive the stalemate on the southern Italian front. So we could not help feeling some disappointment that no- thing seemed to be happening in the Mediterranean area. Anyway, things were now on the move, and we all took heart.
Come se i Porcheddu non avessero già abbastanza problemi, altri gravami stavano per abbattersi sulla famiglia. Una mattina, come dal nulla, due donne apparvero sulla soglia di casa alla ricerca di un breve periodo di rifugio. Erano la moglie e la figlia di Concetto Marchesi, Rettore dell’Università di Padova e vecchio amico di famiglia. Per lungo tempo era stato apertamente critico nei confronti del fascismo, e adesso le autorità lo stavano perseguendo. Lui era sparito; sua moglie e la figlia pensavano fosse saggio fare altrettanto. Beppe e Rita le accolsero senza esitazioni. Adesso avevamo un problema serio. Se qualcuno estraneo, non importa chi, lo avesse saputo, la nostra sicurezza sarebbe stata compromessa e saremmo dovuti scappare. D’altro canto, cercare di evitare ogni contatto con i nuovi venuti, che avrebbero vissuto sotto lo stesso tetto e, come noi, non si sarebbero mai avventurati fuori, sarebbe stato molto difficile. Ma Beppe insistette che la situazione era gestibile. Quindi niente fu detto alle due donne circa la nostra presenza, e loro si accomodarono nel salotto al piano di sotto, che fu disposto a loro uso esclusivo anche per dormire.
[…]
Michael Ross (mancato nel 2012 a Bath in Inghilterra) era capitano del Welch Regiment, mentre Cecil George Bell era tenente della Highland Light Infantry. Ross sposerà poi a ottobre 1946 la figlia Giovanna (deceduta nel 2019) di Porcheddu, mentre l’altra figlia gemella Amalia Ninilla (oggi vivente) sposerà, nello stesso giorno, un ufficiale inglese impegnato dopo la Liberazione in Liguria, il cap. Philippe Garigue.
Fu proprio Garigue, di antica e risalente origine francese, a guidare una missione alleata delicatissima, con incarico di comporre il contrasto vivace fra alcune componenti resistenziali propense all’annessione alla Francia e altre invece risolutamente avverse all’operazione. Salvatore Marchesi e molti ex partigiani attorno al rinato CLN di Ventimiglia contrastarono ogni ipotesi di annessione alla Francia o di creazione di una zona franca. Salvatore Marchesi e molti ex resistenti si impegnarono affinché la costa ligure di Ponente, nel tratto prossimo al confine, restasse italiana 7.
Garigue, nato a Manchester nel 1917 e laureato in scienze politiche, sbarcò in Sicilia e partecipò alla Campagna d’Italia come ufficiale; garantì consistenti aiuti alle popolazioni locali, in poche settimane intervenne sulle infrastrutture ed abitazioni distrutte dai bombardamenti, si meritò la stima degli abitanti. L’annessione venne scongiurata. Garigue mancò poi nel 2008.
[…]
Il manoscritto di Beppe Porcheddu, pittore, artista e antifascista
Merita particolare attenzione biografica e storica il manoscritto di Beppe Porcheddu, giacente presso l’ISRECIM di Imperia, costituito da cinque pagine scritte in modo molto fitto, con correzioni ed aggiunte, sottolineature e cancellazioni. Il testo costituisce un’importante ricostruzione di fatti, di ruoli, di avvenimenti vissuti direttamente da Porcheddu. Viene ricostruita l’attività antifascista, menzionati i rischi corsi nell’ospitare partigiani, gli inglesi Ross e Bell, la moglie e la figlia di Concetto Marchesi. La narrazione cita località e date; vi sono alcune inesattezze, ma emerge una capacità di sintesi ed essenzialità senza alcuna retorica. La versione a noi giunta è certamente una bozza di una ipotetica versione più definitiva, non pervenuta. Non si può cogliere quando e dove Porcheddu scrisse il testo. Il manoscritto non è stato mai preso in considerazione prima d’ora da storici e studiosi sul periodo resistenziale ligure. Solo nel 2019 è stato incluso, in parte, nel saggio di Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo 2019. Il manoscritto,
confrontato con altri brevi scritti e firme di Porcheddu in possesso del nipote David Ross (figlio di Giovanna Porcheddu), è stato considerato da David come autentico e attribuibile senza alcun dubbio a Beppe Porcheddu 8. Pur non essendovi la sottoscrizione di pugno di Porcheddu, il contenuto e i riferimenti di luoghi e tempo, i dettagli delle vicende sono tutti elementi congruenti rispetto alla sua attribuzione.
Ecco il contenuto del manoscritto, dopo una non agevole interpretazione della scrittura:
La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati e da me, in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d’impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici.
[…] I 2 ufficiali inglesi si chiamano: Michael Ross e George Bell.
Altro aiuto avemmo nell’occultamento dei 2 inglesi dal compagno Luigi Negro 18, autista della villa Hermann alla Madonna della Ruota. Egli ospitò una notte i 2 alleati nella detta villa, nonostante la permanenza di scolte tedesche nelle adiacenze e la possibilità di sorprese da parte del padrone e dei suoi accoliti.
Il rapporto di Concetto Marchesi con il fratello e la famiglia in Liguria
Concetto Marchesi ebbe sempre un rapporto intenso, preoccupato per la moglie Ada e la figlia Lidia, specie nella fase più impegnata dell’espatrio in Svizzera e poi nella Resistenza. Non solo. Pure con il fratello Salvatore, mantenne sempre una condivisione di pensiero e di sentimenti
[…]
Salvatore Marchesi scrive al comandante Nino Siccardi Curto
Significativa questa lettera custodita nell’archivio dell’ISRECIM di Imperia.
È una lettera scritta da Salvatore Marchesi Salvamar al suo comandante Nino Siccardi Curto, il 10 aprile 1948. Salvatore morirà poi il 28 gennaio 1965 a Roma. È una lettera semplice, essenziale, di vera amicizia, ricca di tensione etica ed ideale. Salvatore ricorda la stagione della Resistenza in montagna, con l’amico e comandante Curto.
[…]
Salvatore Marchesi Salvamar nella Resistenza ligure
Come recita la scheda biografica e di smobilizzazione, giacente presso l’Archivio del Comando della II Divisione d’Assalto Garibaldi Liguria “F. Cascione”, Salvatore iniziò l’attività partigiana dal 15 giugno 1944 e la sviluppò fino alla Liberazione 24.
Salvatore Marchesi prese parte attiva alla creazione del CLN a Sanremo e a Bordighera; partecipò e sostenne da subito l’originale creazione del Gruppo Sbarchi, sorto nell’ambito della SAP di Vallecrosia.
Furono proprio gli antifascisti di Vallecrosia che, dopo aver consolidato, senza qualche difficoltà iniziale, il rapporto con le missioni angloamericane sbarcate in Francia, ritennero essenziale avviare una fattiva sinergia di attacco alle truppe nazifasciste.
Tutti ricordavano bene, ad esempio, l’insuccesso che avvenne il 22 febbraio 1944, fra Riva Santo Stefano ed Arma di Taggia, quando la missione italiana Zucca (missione d’intelligence e di collegamento fra Resistenza ed Alleati), mentre tentava un raccordo con un sottomarino alleato per ricevere e inviare armi e vario materiale
[…] A Vallecrosia, nei pressi di Ventimiglia, nei mesi da settembre 1944 a gennaio 1945, la SAP locale avviò contatti diretti e sostenne la missione del dott. Kanhemann Nuccia, quella del capitano Robert Bentley (Bob)[…] 27.
[…] la missione Flap, un gruppo composto dal capitano Geoffrey Long (sudafricano di Pretoria), dal capitano Paul Morton (canadese di Toronto e corrispondente di guerra), dall’ufficiale scozzese W. Mac Lelland di Lanark e dall’ufficiale americano Maurice R. Larouche di Detroit. Il gruppo di agenti inglesi ed americani proveniva dalla missione Flap, paracadutata ed insediata nel Basso Piemonte, indirizzata dai comandi alleati per infiltrazione in provincia di Imperia.
[…] La SAP di Vallecrosia era operativa ed efficace, dotata di militanti convinti e ramificati fra la popolazione, in gran parte antifascista storica. Qui nacque l’idea di creare una sezione specializzata negli imbarchi e sbarchi via mare. Il gruppo era comandato dal garibaldino Renzo Rossi Stienca di Bordighera e dal commissario Gerolamo Marcenaro Girò di Vallecrosia.
1 L. CANFORA, Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano, Laterza, Bari-Roma 2019, p. 678.
2 Si veda FRANCESCO BIGA, nel IV Storia della Resistenza Imperiese (I zona Liguria). La Resistenza in provincia di Imperia dal primo gennaio 1945 alla Liberazione, ISRECIM, Grafiche Amedeo, Imperia 2005, p. 374.
5 Per la scomparsa di Porcheddu, non ancora pienamente ricostruita, si veda l’articolo di LEONARDO BIZZARO, apparso su «Repubblica» del 20 ottobre 2007 con il titolo Porcheddu, la matita che sparì a Natale. Si veda pure il servizio del TG3 Liguria, trasmesso in RAI il 27 febbraio 2013, proprio sulla figura di Beppe Porcheddu, con intervista alle figlie Giovanna e Amalia, al prof. Pompeo Vagliani presidente del MUSLI di Torino, nel servizio di Michaela Bellenzier.
6 Si veda https://antoniofaeti.wordpress.com, curato da Accademia Drosselmeier/Scuola per librai e giocattolai / Centro studi letteratura per ragazzi, Bologna.
7 BIGA, IV Storia della Resistenza Imperiese (I zona Liguria) cit., pp. 374-375.
8 L’attribuzione del manoscritto a Beppe Porcheddu è stata confermata all’autore dal nipote David Ross nel novembre 2020.
18 Si tratta di antifascista di Bordighera
24 Si veda la scheda da Archivio ISRECIM, Sezione II, cartella T234, fascicolo: Marchesi Salvatore. Il partigiano Salvatore Marchesi aveva tre nomi di battaglia: Salvamar, dott. Turi Sabba e dott. Turi Salibra. Si veda inoltre la scheda n. 9603 di Salvatore Marchesi, giacente presso l’Archivio Centrale dello Stato, nel fondo Ricompart, Roma.
27 Sulla figura del capitano inglese paracadutista Robert Bentley e del suo rapporto diretto con Curto e i partigiani liguri si veda D. STAFFORD, La Resistenza segreta. Le missioni del SOE in Italia 1943-1945, Mursia, Milano 2013, pp. 369- 370; M. MASCIA, L’epopea dell’esercito scalzo, Alis, Sanremo 1946, p. 213.

Sergio Favretto, Il fratello e la famiglia di Concetto Marchesi nella Resistenza, Quaderni di storia, Anno XLVII, numero 93 / gennaio-giugno 2021, Edizioni Dedalo, pp. 152-171

Partigiani con la scorta di una vedetta francese

Una mappa d’epoca della zona di frontiera a mare tra Italia e Francia, presumibilmente in dotazione dell’agente francese Joseph Manzone, dit le Fou (1)

(1) […] Joseph Manzone, dalla cui temerarietà il gruppo C.F.L.N. da lui diretto prese il nome di Joseph le Fou, da dicembre 1944 alla fine della guerra svolse 51 missioni dietro le linee tedesche […] Il 16 ottobre 1944 i tedeschi sorpresero sul pianoro della Ceva, vicino a Fontan, Emile Grac, F.F.I. del gruppo C.F.L. Parent, che stava effettuando una ricognizione dietro le linee nemiche, e lo abbatterono […] Pierre-Emmanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes (15 août 1944 – 2 mai 1945), Ed. Serre, 2005

La mia storia nella Resistenza è legata a filo doppio con Renzo Rossi.
Nell’agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò
[o Gireu, Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM), capo di una squadra della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi della II^ Divisione “Felice Cascione”], che operava nella zona di Negi [Frazione di Perinaldo, molto più vicina a Seborga (IM) che a Perinaldo, in ogni caso subito alle spalle di Bordighera (IM)]. Dove godevamo anche dell’appoggio di Umberto Gigetto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del C.L.N. di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona, tra queste, quelle sotto il comando di Cekoff [Mario Alborno di Bordighera] e di Gino [Luigi Napolitano di Sanremo (IM) (1)]    

(1) [ Luigi Gino Napolitano di Sanremo (IM). Dalle formazioni autonome di “Mauri” a marzo 1944 passò definitivamente alle formazioni Garibaldi dell’estremo ponente ligure.
Per le sue doti di coraggio e spirito combattivo veniva subito nominato comandante di un Distaccamento che, per l’aumentato numero di volontari, divenne poi Battaglione.
Come risulta da un rapporto, era considerato dai nazi-fascisti “elemento assai pericoloso”.
Protagonista di un gran numero di battaglie tra le quali: Carpenosa, Giugno 1944; Badalucco, 29 giuno 1944; Ceriana, Agosto 1944; Carmo Langan, 8 ottobre 1944 e febbraio 1945; Baiardo, marzo 1945.
Ferito in combattimento a Baiardo. Commissario politico del I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata. Da fine gennaio 1945 vice comandante della V^ Brigata d’Assalto Partigiana Garibaldi “Luigi Nuvoloni”.
Insignito di Medaglia d’argento al V.M. Vittorio Detassis su Isrecim ].

Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona. A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vittò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, detto anche “Ivano” o “Vitò“, in quel momento comandante della V^ Brigata, dal 19 dicembre 1944 comandante della II^ Divisione].
Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M.
[Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P. : io fui nominato suo agente e collaboratore. In novembre mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamò ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.

[Il racconto del testimone Renzo Biancheri prosegue con la narrazione di altri episodi di vita partigiana, soprattutto con la sua partecipazione al trasporto clandestino via mare in Francia del comandante Stefano “Leo” Carabalona, già gravemente ferito in un agguato nemico]

Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio “Corsaro” Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi, Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi.
Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5  piloti.
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da
Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] e Achille [Achille “Andrea” Lamberti].
Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e
Girò ritornammo in un’altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivò alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.
Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con
Girò un’altra traversata, accompagnando “Plancia[Renato Dorgia] a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnò il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perché da bordo della vedetta si udì distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. Trasbordammo sul motoscafo e sul canotto gli uomini e il materiale delle missioni “Bartali (1) [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] e “Serpente”, composte da agenti addestrati al sabotaggio. Nelle operazioni di trasbordo alcuni caddero in mare e recuperarli nel buio non fu cosa facile, dovendosi osservare il silenzio assoluto. Attendemmo i segnali convenuti da riva. Anche quella volta nessun segnale. Gli ordini erano di annullare tutto, ma Girò accompagnò ugualmente a terra tutta la comitiva, mentre io tornai a bordo della vedetta, perché nel buio pesto riuscì ad individuare il tratto di spiaggia dinanzi a casa sua. Le difese di quel tratto di costa erano così composte: un bunker alla foce del torrente Borghetto, uno nei pressi della foce del Verbone, un altro quasi alla foce del Nervia.
Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metà tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero. Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra.

Renzo Gianni Biancheri , detto anche “Rensu u Longu“, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia  < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007 > 

(1) <15 gennaio 1945 – Dal Comando Militare Unificato della Liguria al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] – Si chiedevano chiarimenti circa il fermo effettuato ai danni del capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione], si ricordava che vi era stata l’unificazione di tutti i comandi combattenti della Liguria, si sottolineava che “nella Liguria la parte operativa viene riassunta nelle persone di Miro [Anton Ukmar], Ferrero e Balbi [Tenente Colonnello Giulio Bertonelli ]” e veniva intimato il rilascio del capitano Bartali.<11 aprile 1945 – Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione  – Veniva comunicato l’imminente sbarco di Bartali [Giovanni Bortoluzzi] e veniva ordinato di tenere a disposizione dello scrivente comando eventuale materiale arrivato nel frattempo via mare.

<14 aprile 1945  – Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione – Veniva comunicato che Bartali, sbarcato il giorno 11, stava proseguendo verso la zona della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” per incontrare R.C.B. [capitano Bentley]  e che il 20 avrebbe avuto luogo una riunione tra le formazioni garibaldine, R.C.B. [capitano Bentley]  e i CLN interessati.                                                                            

<17 aprile 1945  – Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione – Venivano annunciati l’arrivo di Bartali con una radio trasmittente e di 2 istruttori di sabotaggio, dei quali 1 <l’agente Raina> doveva essere indirizzato verso la VI^ Divisione.  

<24 aprile 1945 – Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione – Scriveva che “il capitanoBartali” [Giovanni Bortoluzzi] raggiungerà il comando divisionale in indirizzo e sarà l’incaricato della missione alleata presso il comando divisionale, funzionando da collegamento tra lo scrivente comando ed il comando divisionale. Bartali dipenderà dal capo missione “capitano Roberta” [capitano Bentley]. Si prega di fornire “Bartali” di tutto ciò di cui ha bisogno, nonché di alcune staffette e della puntuale segnalazione di tutte le azioni svolte dalla II^ Divisione“.

< 30 maggio 1945 – Da H.Q. Allied Liaison Mission I^ Ligurian Zone a “Ramon” [Raymond Rosso, capo di Stato Maggiore della VI^ Divisione] –  Veniva espresso il ringraziamento del Capitano “Bartali” [Giovanni Bortoluzzi], vice comandante della missione inglese nella I^ Zona, per la collaborazione accordata nei mesi passati.

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia, Anno Accademico 1998 – 1999

Parallelamente agli aviolanci nel mese di aprile del 1945, ma in modo più assiduo, nella zona del ponente ligure provenienti dalla Francia avvenivano sbarchi di materiale bellico (diversi Bren, Sten e Breda) a Vallecrosia. Sulla costa, nei punti di incontro stabiliti, garibaldini della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” o della locale SAP effettuavano a piccoli intervalli, a partire dalle ore 23 nelle notti concertate previe comunicazioni segrete, segnalazioni luminose all’indirizzo dei natanti di volta in volta in arrivo.  Rocco Fava, Op. cit., Tomo I

Quando le campane di Bordighera suonarono le 23.00

Documento segreto inglese del 13 gennaio 1945 (rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.) che confermava l’arrivo del capitano Bentley tra i partigiani imperiesi

Neve [Luigi Pozzi] passò in Francia attraverso un viaggio avventuroso con un compagno di cui non è stato possibile decifrare il nome, passando dal col d’Arnas, nelle valli di Lanzo, dove si era incontrato con un capitano dell’esercito alleato, per proseguire successivamente alla volta di Grenoble e, a fine novembre, di Nizza, dove venne in contatto con “Bet” (alias Geoffrey Leach) che gli propose di accompagnare in Italia il capitano Bentley. «Alla presenza di “Tasso” (51), che conosceva Bet, partì con un carico di armi e munizioni, ma con guide inefficienti. Bentley raggiunse, comunque, l’Italia». Neve, dopo altre peripezie, riuscì a raggiungere a Siena la sede della Special Force, il 7 gennaio, per poi tornare alla base (forse Monopoli?) per un’altra missione.

51 Federico Tessiore “Franco”, “Tasso”, nato a Chieri (To) nel 1917; segnalato come membro del Cln di Roma fino al marzo 1944; istruttore sabotatore nella IV divisione “Gl” e poi dal mese di novembre nella I divisione “Gl”; nello stesso periodo è segnalato presso il maggiore Hamilton, capo della missione britannica a Grenoble. Si veda GIULIO BOLAFFI, Partigiani in Val di Susa. I nove diari di Aldo Laghi, a cura di Chiara Colombini, Milano, Franco Angeli, 2014, p. 100, nota 48.

Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Il tenente Antonio Capacchioni del gruppo Kanhemann veniva incaricato di preparare, in collaborazione con la S.A.P. di Vallecrosia, l’arrivo presso la Divisione Felice Cascione del capo della Missione alleata, il capitano inglese [del SOE] Robert BentleyFrancesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2005

Ad ogni modo presi contatto con Leo [Stefano Carabalona], che era appunto appena sbarcato in Francia in quel tempo, e poi con Kahnemann (Nuccia), il quale era pure passato [partendo con il suo gruppo da una spiaggia di Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944] a Nizza e mi posi immediatamente al lavoro. Tonino [Antonio Capacchioni], Mimmo [Domenico Dònesi] e Nino [Alberto Guglielmi] mi furono di grande ausilio durante la fase preparatoria. Le difficoltà di una traversata erano grandissime… decidemmo di inviare Nino perché preparasse il terreno… Nino venne tagliato fuori… Decidemmo di inviare Tonino…    Robert Bentley in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975

Quando le campane di Bordighera [(IM)] suonarono le 23.00, il 6 gennaio del 1945 il gruppo di sbarco composto dal caporale Mac Dougall, Mimmo [Domenico Dònesi], Nino [Alberto Guglielmi] e me, era riunito su di un battello pneumatico.  Avendo ricevuto dalla spiaggia il segnale di via libera […] Il 7 gennaio alle 8,15 iniziammo il nostro viaggio verso l’entroterra. Io e Tonino partimmo per primi, seguiti a 100 iarde dal caporale Mac Dougall e da Mimmo […] Da lì in poi numerosi Gerrys [tedeschi] ci incrociarono facendosi gli affari loro e curandosi poco di noi. A Vallecrosia prendemmo la mulattiera per Negi [Frazione di Perinaldo (IM)] che raggiungemmo alle 03.30. L’8 gennaio alle 4 lasciammo Negi per salire a Monte Bignone […] Robert Bentley, documento autografo pubblicato in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM),  2007

5 gennaio 1945 Dal comando della Divisione “Silvio Bonfante”, prot. n° 88, al Comando della I^ Zona Operativa LiguriaComunicava che erano state occultate delle armi nei pressi di Nasino [(SV)]. Materiale bellico frutto di un lancio inglese fatto per il capitano ‘Roberta’ [capitano del SOE britannico Robert Bentley, responsabile della missione alleata nella I^ Zona Operativa Liguria]…” // 11 febbraio 1945 – Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 273, al capitano Roberta (Robert Bentley) – documento scritto in inglese – Il capitano Bentley veniva ringraziato per la sua partecipazione al convegno di Beusi. A Bentley veniva anche annunciata la preparazione di alcune piantine segnaletiche di postazioni nemiche. // 13 febbraio 1945 – Dal CLN di Sanremo, prot. n° 287/SIM, alla Sezione SIM della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” – Chiedeva di comunicare al capitano Roberta [capitano Bentley] il bombardamento alleato di Sanremo, avvenuto il giorno prima. // 15 febbraio  1945 – Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” – Trasmetteva i ringraziamenti del capitano Roberta [capitano Robert Bentley] per la prontezza con cui era stato realizzato il collegamento con il colonnello Stevens e assicurava che il medesimo avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di fare bombardare Ormea (CN), come suggerito dal comando destinatario. // 1 marzo 1945 – Dal CLN di Sanremo, prot. 350/SIM, al “Capitano Roberta” [Robert Bentley] – Comunicava che nell’occasione venivano inviati i lucidi richiesti in relazione alle operazioni di sbarco materiali progettate dalla Missione Alleata, esprimendo, altresì, rammarico per il ritardo con cui si era proceduto a tale inoltro, ritardo determinato dal rastrellamento nemico del 18 febbraio. // 9 marzo 1945 – Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 327/SIM, al CLN di Sanremo, Sez. SIM – Avvisava che il capitano Roberta [capitano Bentley]  per ragioni cospirative aveva cambiato il nome di battaglia in R.C.B. // 28 marzo 1945Dal Rappresentante Alleato [capitano Robert Bentley] al comando della I^ Zona Operativa Liguria – La comunicazione conteneva il preavviso di prossimi ordini del Comando Alleato riguardanti un attacco generale delle due Divisioni [la II^ e la VI^], con tutte le forze a disposizione, per occupare le principali città e mantenere l’ordine pubblico. Aggiungeva la direttiva di seguire nel frattempo le azioni già programmate. // 3 aprile 1945Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria, ispettore Giulio [anche Mario, Raffaello Paoletti], al Comando Militare Unificato Regionale LigureVeniva segnalato che “… 500 partigiani pronti per ricevere i lanci… per diversi motivi, tra cui anche la nebbia, si erano avuti sino ad allora solo 3 lanci…in proposito si erano avute divergenze, poi chiarite, con il responsabile della missione alleata [capitano Robert Bentley], che, in aderenza all’interpretazione corrente della direttiva del generale Clark voleva fare interrompere i lanci, in quanto gli effettivi garibaldini avevano superato le 2000 unità…” // 5 aprile 1945 Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria al Comando Militare Unificato Regionale Ligure Istanza per un intervento di quel Comando presso la Missione Alleata [capitano Robert Bentley, ufficiale alleato di collegamento]  per conseguire un aumento del numero dei lanci. // 7 aprile 1945Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata] – Venivano chiesti, dietro protesta di R.C.B. [capitano Robert Bentley] chiarimenti circa la distribuzione di armi arrivate in tre differenti sbarchi, circostanze sulle quali non erano state fatte le dovute relazioni. // 13 aprile 1945Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [comandante della I^ Zona Operativa Liguria] – Chiedeva di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti]. // 14 aprile 194Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria al comando della II^ Divisione – Veniva comunicato che Bartali, sbarcato il giorno 11, stava proseguendo verso la zona della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” per incontrare R.C.B. [capitano Bentley] e che il 20 avrebbe avuto luogo una riunione tra le formazioni garibaldine, R.C.B. e i CLN interessati. // 18 aprile 1945Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria al comando della VI^ DivisioneInvito a mandare sollecitamente il materiale del lancio in pari data al capitano Roberta [Robert Bentley] e ordine di mettere a disposizione di R.C.B. [sempre il capitano Bentley]  i paracadute in seta. // 24 aprile 1945 – Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria al comando della II^ Divisione “Felice Cascione” – Comunicava che “il capitano “Bartali” [Giovanni Bortoluzzi] raggiungerà il comando divisionale in indirizzo e sarà l’incaricato della missione alleata presso il comando divisionale, funzionando da collegamento tra lo scrivente comando ed il comando divisionale. Bartali dipenderà dal capo missione “capitano Roberta” [capitano Bentley]. Si prega di fornire “Bartali” di tutto ciò di cui ha bisogno, nonché di alcune staffette e della puntuale segnalazione di tutte le azioni svolte dalla VI^ Divisione“.  da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), “La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945)” – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Da parte alleata gli aiuti furono del tutto inesistenti fino al terminare dell’anno 1944. Ai primi del 1945 vennero inviati presso le nostre formazioni di montagna ufficiali di collegamento, la cui opera fu talvolta preziosa più dal punto di vista morale che materiale… fu soltanto nel marzo del ’45, a poche settimane dalla liberazione che qualche limitato invio di armi automatiche si effettuò da parte alleata, via mare, grazie, peraltro, al coraggio ed alla determinazione dei nostri ragazzi, e solo una prima volta volta in marzo… lanci…    Mario Mascia, Op. cit.

Al pari di tutte le altre attività dello SOE, anche per l’invio di missioni di collegamento era necessaria una notevole preparazione organizzativa, che risentiva della scarsa disponibilità di mezzi della Special Force, trovando ostacoli per la pianificazione e l’esecuzione, e che costringeva a scegliere le priorità. […] Nel novembre del 1944 il maggiore Vincent tracciava un ottimo rapporto sulla situazione delle missioni nell’area in cui operava, ma soprattutto si faceva portavoce di quegli ambienti della Special Force che erano ambienti critici rispetto al decentramento operativo […] In verità una gestione centralizzata era impossibile se anche all’interno delle formazioni gli inviati britannici erano costretti a delegare parte dei loro compiti a figure di cornice come l’Italian Intelligence Liaison Officer […] Nel relazionarsi con le formazioni invece i Liaison Officers erano aiutati dal fatto di condividerne la stessa vita. Ciò permetteva loro di non essere percepiti come burocrati militari estranei alla guerriglia. Alcune volte le difficoltà erano date dalla scarsa disponibilità a collaborare dei partigiani, espressione di un risentimento che non si dirigeva verso l’Inghilterra, ma solo verso gli ufficiali: “[…] il sentimento antibritannico ed antialleato non esisteva, quello del Partito Comunista e del Partito d’Azione era diretto esclusivamente verso la missione”. Un atteggiamento acuito dalla questione dei rifornimenti. Un lancio mancato, o semplicemente in ritardo, aveva delle ripercussioni sul morale delle formazioni screditando gli ufficiali dello SOE […] I BLO non avevano possibilità di comunicare direttamente con la centrale della Special Force e nemmeno con la squadra aerea in missione. Le richieste raggiungevano la propria destinazione solo dopo essere stato ripetute numerose volte, con una conseguente dilazione temporale. Le coordinate indicate per il rifornimento potevano essere soggette ad errori di trascrizioni o di ricezione. Anche nel migliore dei casi però erano sempre vaghe, visto che fotografavano una situazione in costante mutamento, che avrebbe potuto cambiare in breve tempo non corrispondendo più ai dati in possesso dallo squadrone aereo […] Grazie ai Liaison Officers gli italiani non si percepivano abbandonati, anche perché si adoperavano concretamente per migliorarne la situazione […]  Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Pistoia, QF, 2007, n° 3

La Guardia Nazionale Repubblicana arrestò tre ex ufficiali antifascisti, già collaboratori di Brunati e di Meiffret

   Si pubblica qui sopra la riproduzione di una Notizia relativa a “Operazioni contro banditi e ribelli” a Imperia (Imperia) riguardante “Battaglione Principe di Piemonte”, contenuta nella pagina 27 del Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 11-06-1944, che  attestava l’arresto e la successiva consegna alle SS tedesche di tre ufficiali dell’ex regio esercito italiano, il maggiore Enrico Rossi, il tenente Angelo Bellabarba, il tenente Alfonso Testaverde. Il documento in oggetto riportava che i tre ufficiali avevano tenuto contatti con i patrioti Brunati [Renato Brunati, arrestato il 6 gennaio 1944, deportato a Genova e fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino] e Lina Meiffret (e di queste due personalità  antifasciste si riportava una  data diversa dell’arresto, 1° marzo 1944 – vedere infra -). Il documento sottolineava, inoltre, che il tenente Bellabarba, Meiffret e Brunati avevano fatto parte di un “tribunale di liberazione nazionale”.  La GNR denunciava altre attività antifasciste dei tre ex ufficiali, quali la distribuzione di stampati di licenze illimitate ad ex militari italiani, l’arruolamento di persone per un costituendo battaglione “Principe di Piemonte”, il sovvenzionamento di ex militari, l’appartenenza ad un non meglio specificato comitato direttivo di liberazione nazionale.  Angelo Bellabarba, nato a Montegiorgio (AP) l’11 ottobre 1913, domiciliato in Vallecrosia, deportato per motivi di sicurezza, giunse a Flossenbürg il 07/09/1944, fu trasferito a Hersbruck e Dachau, fu liberato dagli americani, morì a Monaco di Baviera il 26 luglio 1945 per malattia contratta durante la detenzione.  Il padre di Bellabarba, Carlo, in un documento (analizzato di recente presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia da Giorgio Caudano) inviato da Roma in data 28 agosto 1947 all’ANPI  provinciale di Imperia per il riconoscimeto dei meriti patriottici del figlio scomparso, fornì ulteriori importanti informazioni:”… Bellabarba Angelo faceva parte del Movimento Clandestino con le mansioni di rilevare i piani delle fortificazioni costiere nella zona di Ventimiglia-S.Remo. Fu arrestato nei primi giorni di aprile 1944 dalle forze di polizia nazifasciste in Vallecrosia e trasportato nelle carceri di Marassi Genova…“. Tra le persone indicate come possibili testimoni a favore della sua istanza il signor Carlo Bellabarba indicava Emilio Biancheri di Bordighera, Tommaso Frontero, barbiere di Bordighera, arrestato nel corso della grande retata di maggio 1944 nella zona di confine, tornato miracolosamente incolume dalla detenzione in Germania, Pietro Marcenaro di Vallecrosia, uno dei protagonisti del Gruppo Sbarchi, la vedova di Ettore Renacci, fucilato a Fossoli, dopo essere stato catturato nel corso della richiamata operazione repubblichina   ]

[   Per una migliore comprensione del contesto si aggiungono qui di seguito altre informazioni   ]

Il nominato in oggetto [Quinto Garzo], camicia nera scelta della ex G.N.R., si è reso responsabile della fucilazione della fulgida figura dello scrittore Renato Brunati, e dell’arresto e della conseguente deportazione in Germania della Signorina Lina Meiffret, nota idealista, nemica dichiarata in campo aperto del fascismo e del nazismo. Il Garzo… nell’ottobre 1941 venne presentato alla Signorina Meiffret dallo scrittore Guido Hess [Guido Seborga], noto antifascista ed antinazista… Meiffret lo presentò allo scrittore Renato Brunati, il quale si interessò subito e molto del Garzo al punto da considerarlo come un fratello… Nei mesi di marzo ed aprile il Garzo, occupato in quel tempo a Savona nella costruzione della galleria rifugio, sottraeva settimanalmente della dinamite che trasportava a Bordighera e confidandosi con i suoi benefattori diceva loro che sarebbe servita per commettere atti di sabotaggio contro i trasporti tedeschi. … nel mese di settembre 1943, unitamente a suo fratello, coadiuvò la signorina ed il Brunati nel trasporto delle prime armi a Baiardo per armare la nascente banda dei patrioti che lo stesso Brunati stava formando in quelle zone … Il 3 dicembre 1943, sapendosi ricercato perché renitente al richiamo alle armi, [Garzo] dimostrò pusillanimità e grettezza arruolandosi nella G.N.R. Un giorno del mese di gennaio 1944 egli ebbe anche l’ardire di presentarsi in divisa da milite in casa del Brunati, epoca nella quale il detto Brunati teneva nascosti nella sua abitazione due Ufficiali inglesi e precisamente i tenenti Bell e Ross. La signorina Meiffret presente in casa del Brunati lo redarguì acerbamente ed egli allora ebbe a pronunciare la seguente minaccia “Ho una divisa e posso farle del male“. Nei primi del febbraio il Console Bussi invitò la signorina Meiffret dicendole che un milite in servizio a Vallecrosia gli aveva riferito che in casa sua aveva riunito i componenti che dovevano far parte di un Tribunale dell’Indipendenza… Il giorno seguente unitamente al Brunati la Meiffret incontrò casualmente a Bordighera il Garzo e gli fece presente quanto il Console le aveva incolpato. In un primo tempo egli fece finta di cadere dalle nuvole… La stessa sera il Garzo verso le 22 si presentò in casa del Brunati e per circa un’ora insistette per conoscere se a San Remo esisteva un comitato di Liberazione, facendogli comprendere che se lo avesse messo al corrente di tale movimento lo avrebbe aiutato ed assecondato. Di fronte ai recisi dinieghi del Brunati il Garzo allora gli palesò che l’autore della denuncia al console Bussi era lui. Denuncia che secondo lui avrebbe fatto al fine di salvare il Brunati. Il 4 febbraio [1944] però, in conseguenza della denuncia il Brunati e la Meiffret venivano tratti in arresto…  Egidio Ferrero, Maresciallo di Polizia, nella comunicazione dell’Ufficio di Polizia Politica alle dipendenze dell’A.M.G. di Bordighera, prot. 35, Bordighera, lì 8 giugno 1945, al Pubblico Ministero presso la Corte d’Assise Straordinaria di Imperia Ufficio di Sanremo, documento rinvenuto da Giorgio Caudano

[Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016]

La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati  e da me in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d’impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici. La vera azione partigiana s’iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret subito dopo l’occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia e proprio sulla via Aurelia. Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento IsrecIm)  edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019

Nei primi di ottobre 1943 Bruno Erven Luppi * dopo varie peripezie raggiunge la sua abitazione a Taggia … In quel periodo entra a far parte del Comitato di Liberazione di Sanremo, come rappresentante insieme al Farina del PCI, con l’incarico di addetto militare. Organizza pure il CLN di Taggia … Il gruppo prende pure contatto con la banda armata di Brunati, dislocata a Baiardo e con altre formatesi in Valle ArgentinaFrancesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)  * Bruno “Erven” Luppi. Nato a Novi di Modena l’8 maggio 1916. Figlio di un antifascista, fin da ragazzo prese parte alla lotta clandestina contro il regime fascista e, nel 1935, venne arrestato e incarcerato a Modena.  Trasferitosi a Taggia (IM), si inserì nell’organizzazione comunista clandestina di Sanremo (IM). L’8 settembre 1943 era ufficiale dell’esercito quando venne catturato dai tedeschi. Riuscì però a fuggire a Roma dove partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo. Tornato nuovamente in Liguria, fu tra gli organizzatori della lotta armata ed entrò a far parte del C.L.N. di Sanremo. Per incarico della Federazione Comunista di Imperia il 20 giugno 1944 organizzò, con altri dirigenti del partito, la prima formazione regolare partigiana del ponente ligure, la IX^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”,  con sede nel bosco di Rezzo (IM), la quale diventò a luglio 1944 la II^ Divisione “Felice Cascione”.  Il 27 giugno 1944 da comandante di Distaccamento venne gravemente ferito nella battaglia di Sella Carpe tra Baiardo (IM) e Badalucco (IM). Per mesi riuscì avventurosamente, ancorché costretto alla macchia pur nelle sue tragiche condizioni di salute, a sottrarsi alla cattura da parte del nemico. In seguito, appena guarito, assunse la carica di vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria.   Vittorio Detassis su Isrecim

La farina presa in Taggia viene in parte mandata alla banda Brunati (il Brunati era, con la sig.na Meiffret, a Baiardo, dove si trovava la banda da lui formata), e in parte viene mandata a Beusi, dove vi è un gruppo alla macchia, con Simi Domenico e Onorato Anfossi […] Viene arrestato il Brunati, che era specialmente in rapporti di amicizia con Calvini G.B. e con la sig.na Meiffret.
Vi sono degli arresti anche fra i membri del già citato Comitato interpartitico che teneva le sue riunioni nel palazzo della sig.na Meiffret, e di cui faceva parte Erven. Sono arrestati l’avv. Nino Bobba (poi rilasciato) e Calvini G.B.        Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) – Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

[…] l’eroica Meiffret, nella cui villa di Baiardo si costituirono le prime bande armate della zona e che in seguito doveva subire la tortura e gli orrori del campo di concentramento in Germania; il giovanissimo poeta Brunati spentosi nelle prigioni di Genova [in effetti dalle carceri prelevato per essere fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino] […] il pittore Porcheddu; il Maggiore Enrico Rossi […] Chi potrà enumerare gli episodi infiniti, talvolta veramente eroici, di cui questi uomini, ai quali era solo compenso la coscienza del dovere adempiuto, furono i protagonisti nei lunghi mesi del terrore nazifascista? Le riunioni segrete sotto l’incubo della delazione […] Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

Lina Meiffret – cfr. Sarah Clarke, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti. Il saggio ricostruisce, attraverso lo studio delle carte ora in possesso di Emilia Giacometti Loiacono e un lavoro di scavo condotto su documenti conservati presso l’ISRECIM, le vicende di Lina Meiffret e del suo compagno Renato Brunati, attivi militanti della lotta di liberazione dal nazifascismo. Renato Brunati morirà tragicamente fucilato al Turchino nel maggio del ’44. Lina Meiffret conoscerà invece gli orrori del campo di deportazione, rievocati nell’intervista uscita nel ’45 su “La nostra lotta” col titolo “L’odissea di una internata”. L’importante testimonianza pubblicata sull’organo del PCI sanremese diretto da Italo Calvino e Lodovico Luigi Millo è ristampata qui in “Appendice” in versione integrale. Lina Meiffret, che era stata finora solo un nome tra i tanti rammentati da Italo Calvino in “Ricordo dei partigiani vivi e morti”, viene adesso fatta conoscere per quell’impegno civile che la portò, già dal settembre del ’43, a organizzare un movimento di propaganda antifascista, a offrire la propria villa di Baiardo per la raccolta di armi e munizioni destinate ai partigiani operanti in montagna, a esporsi in azioni di sabotaggio contro l’occupazione tedesca.  Italinemo

Rivedo Lina Meyfrett che pare sempre miracolosamente scampata ad un campo di concentramento e insieme ricordiamo Renato Brunati e Beppe Porchedddu… Guido Seborga, Occhio folle occhio lucido, Graphot/Spoon river, Torino 2012

Ci condusse attraverso il bosco ad una grande villa appena fuori Baiardo. La ragione della sua iniziale apprensione divenne subito chiara. Brunati si era rivelato essere la guida di una banda di sette o otto antifascisti, di età tra i venti ed i trent’anni, che avevano trovato rifugio in quella villa. La proprietaria era Lina Meiffret, la sola donna del gruppo… Brunati… era un generoso, cordiale uomo. Un intellettuale pieno di amore per la letteratura e la poesia… Lina era calma e flemmatica, gentile di natura ma con un forte nucleo di determinazione… Luigi ci portò a Llo di Mare… [Villa in Località Arziglia di Bordighera dove abitava Giuseppe Porcheddu]   Michael Ross, From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London, 1997

Anche la sig.na Meiffret, che validamente si adoperava col dott. Pigati e col Brunati per l’organizzazione anti-nazifascista, venne arrestata; e fu deportata nei campi di concentramento in Germania.
Molti degli uomini, avviati alla montagna dal dott. Pigati, operante soprattutto in Sanremo, erano appunto entrati nelle squadre partigiane organizzate da Renato Brunati, con la coadiuvazione della sig.na Meiffret, squadre le quali, pur essendo dislocate fra Bordighera e Sanremo, avevano il loro centro specialmente in Baiardo.
[…] si era costituito e aveva preso a funzionare, fino dai primi tempi, qualche comitato interpartitico o di unione (ad esempio, quello di Sanremo, di cui facevano parte, fra gli altri Erven [Bruno Luppi], G.b. Calvini, la sig.na Meiffret, e quello di Bordighera, di cui faceva parte Tommaso Frontero); tuttavia, una vera e propria struttura organica e unitaria di tutte le forze della Resistenza non era ancora stata raggiunta, e si trovava soltanto in via di formazione.
Nel maggio del ’44 venne costituito un primo CLN sanremese […]
Giovanni Strato, Op. cit., pp. 302,303

Nel caso di Ross e dei suoi compagni quei partigiani furono salutati come eroi

La dedica, sul frontespizio del proprio libro, fatta da Michael Ross alla famiglia di Achille “Andrea” Lamberti

Le prime voci di antifascismo a Vallecrosia si ebbero nel 1940/41 da parte di Achille [Lamberti “Andrea“], di Francesco Garini, di “Girò(1), di Aldo Lotti e di altri.  Un antifascismo molto riservato, anche perché le ritorsioni erano molto dure, come nel caso di Alipio Amalberti (2), zio materno di “Girò“, che per aver gridato in un bar di Vallecrosia “Viva la Francia” venne dapprima schedato e successivamente costantemente perseguitato, fino a essere fucilato per ritorsione dopo essere stato preso come ostaggio. RenatoPlanciaDorgia in Giuseppe Mac Fiorucci,  Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007

(1) Gireu/Giraud, Pietro Gerolamo Marcenaro, il quale risultava latitante già nel verbale della Questura (fascista) di Imperia del 15 giugno 1944, riferito alle indagini ed agli arresti effettuati verso la fine di maggio nella zona di Ventimiglia e di Bordighera a danno del costituendo CLN di Ventimiglia, del già esistente CLN di Bordighera, del gruppo antifascista “Giovane Italia” e di altri patrioti collegati, documento edito in don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, pp. 9, 24

(2) Alipio Amalberti nato a Soldano (IM) l’11 febbraio 1901… Già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna [a Baiardo, borgo in altura, alle spalle di Sanremo] insieme a Renato Brunati [di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino] e Lina Meiffret [proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, venne deportata pochi mesi dopo in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva]. Amalberti fu arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo. Venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un'azione del distaccamento di Artù <Arturo Secondo> compiuta il 31 maggio 1944. Giorgio Caudano [Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea… memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016]

La propaganda antifascista e antitedesca fu praticata nella zona di Bordighera da Renato Brunati [Renato Brunati, arrestato il 6 gennaio 1944, deportato a Genova e fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino] e da me in un contempo indipendentemente, senza che nemmeno ci conoscessimo: ma nel 1940 ci incontrammo e d’impulso associammo i nostri ideali e le nostre azioni, legati come ci trovammo subito anche da interessi intellettuali ed artistici. La vera azione partigiana s’iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret [Lina Meiffret] subito dopo l’occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli […] Verso la metà di novembre due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta. Fu poi progettata la fuga in Corsica: ma il 1° tentativo perì per la defezione del marinaio che s’era assunto l’apparecchiamento della barca: tuttavia i 2 inglesi scesero ad Arziglia in casa mia, guidati dai capi in pieno equipaggiamento partigiano a mezzogiorno per via Aurelia sotto il naso dei tedeschi: da Arziglia si trasferirono alla casa di Brunati, alla Madonna della Ruota ma una sorpresa della polizia che arrestava Brunati e la Maiffret costrinse nuovamente gli inglesi a raggiungere casa nostra ove restarono 15 giorni. I 2 capi vennero rilasciati per insufficienza di prove il 22 dicembre, raggiunsero Bajardo ove già erano tornati gli inglesi. Un nuovo tentativo di fuga in Corsica venne organizzato in casa mia coll’aiuto di patrioti bordigotti […] Un canotto di Donegani, trafugato venne adattato col fuoribordo acquistato con fondi di Giacometti equipaggiato e messo in acqua: vi salirono… i 2 inglesi ed i nominati patrioti, dopo un breve soggiorno in casa mia per gli ultimi preparativi. Ma l’imbarco avvenuto felicemente ad onta della attiva sorveglianza tedesca, non ebbe buon esito, chè la barca si empì d’acqua a 200 metri da riva ed a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il moto. Da allora i 2 inglesi restarono in casa fino al 25 gennaio ’45, salvo un breve soggiorno a Bajardo nel gennaio ‘44. Gismondi fu arrestato […] Purtroppo il 14 febbraio 1944 Brunati e la Maiffret, venivano definitivamente presi dai repubblicani […]  la presenza in casa mia dei 2 ufficiali inglesi pur consentendomi i collegamenti con ufficiali del S.I.M. e di partigiani, non mi permetteva d’assumere posizioni ufficiali: avevo promesso a Brunati ed alla Maiffret di portare in salvo ad ogni costo i 2 alleati […] Nel gennaio 1945 la Signora Marchesi, moglie del capo comunista Concetto Marchesi, e la figlia sposata Mendelssohn con un ebreo americano venivano ricoverate in casa mia coll’aiuto del dott. Marchesi, fratello di Concetto; esse sottostavano alla taglia di 1 milione, già applicata a Concetto Marchesi; fuggito questo in Svizzera le sue familiari rilevarono il funesto privilegio. Esse restarono in casa mia 25 giorni mentre ivi albergavano pure i 2 ufficiali inglesi; la prudenza e infinite cautele oltre al volere degli ospiti stranieri ci obbligarono ad occultare la presenza di questi alle signore Marchesi: e ci riuscimmo. Il 24 gennaio il dott. Marchesi precipitatosi in casa mia comunicò che i tedeschi dovevan partire entro 2 giorni, prelevando tutti i designati ostaggi di cui io risultai capolista. Si impose una fuga generale; Marchesi collocò altrove cognata e nipote, noi ci rifugiammo nella villa di Kurt Hermann… nazista, naturalmente a sua insaputa: i 2 ufficiali inglesi, guidati da mio figlio pei monti, di notte, raggiunsero rifugi ignoti, mentre mio figlio scendeva la costa in attesa degli avvenimenti. La notizia dataci risultò imprecisa, chè la fuga tedesca tardò ancora 3 mesi. Ma i 2 inglesi dopo romanzesche avventure in montagna e sulla costa di Vallecrosia raggiunsero la Francia e si misero finalmente al sicuro. Oggi scrivono dall’Inghilterra […] I 2 ufficiali inglesi si chiamano: Michael Ross e George Bell. Altro aiuto avemmo nell’occultamento dei 2 inglesi dal compagno Luigi Negro, autista della villa Hermann alla Madonna della Ruota. Egli ospitò una notte i 2 alleati nella detta villa, nonostante la permanenza di scolte tedesche nelle adiacenze e la possibilità di sorprese da parte del padrone e dei suoi accoliti. Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento Isrecim) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019

Aveva 49 anni Giuseppe Porcheddu, per tutti Beppe, quando scompare due giorni dopo il Natale del 1947. […] Antifascista – pur firmando nel 1935 le illustrazioni del Balilla regale di Arnaldo Cipolla – ospita nella villa di Bordighera durante la guerra moglie e figlia di Concetto Marchesi, il grande latinista, partigiano comunista. E poi due ufficiali britannici nascosti in una stanza vicino alla biblioteca, dove spesso un militare della Wehrmacht si presenta per chiedere a prestito uno dei tanti libri in tedesco che Porcheddu acquista per ispirarsi nei suoi disegni. Giovanna, figlia del disegnatore, sposerà a guerra finita uno dei due inglesi [Michael Ross]. L’altra, Amalia, convolerà lo stesso giorno con un altro ufficiale del Regno Unito di stanza in Liguria […]  Leonardo Bizzaro, la Repubblica, 20 ottobre 2007

Nell’imperiese la resistenza era organizzata da gente comune, come Renato Dorgia e Marcenaro [“Girò/Gireu/Giraud“] Pietro, che ho incontrato per farmi raccontare come hanno vissuto il periodo di guerra. Innanzitutto, ho chiesto loro il motivo che li aveva spinti a rifugiarsi in montagna a condurre una vita da partigiani contro l’occupazione nazifascista. Renato Dorgia, il cui soprannome in guerra era “Plancia“, era uno studente, chiamato a radunata dalla Repubblica di Salò […] si rifugiò in montagna dove venne contattato da un gruppo di partigiani di cui faceva parte anche mio nonno [Achille “Andrea” Lamberti] […] molti diventarono partigiani per le loro idee, come nel caso di Marcenaro Pietro, detto “Gerumin“, che come mio nonno era stato animato dalle nuove idee comuniste e che di propria volontà si era unito ai partigiani in montagna. […] disturbare il nemico tramite azioni diversive che vedevano “Girumin” e “Plancia” rubare armi al nemico per poi usarle contro. Al contrario di altri gruppi partigiani, quelli dell’Imperiese non ricevettero alcun aiuto dagli alleati, se non negli ultimi mesi di guerra. […] contattare più ragazzi che fosse possibile per convincerli ad unirsi ai partigiani […] Gli alleati diffidavano dei partigiani dell’estremo ponente ligure, da loro considerati “rossi”. Nonostante ciò, verso gli ultimi mesi di guerra si avviarono contatti tra partigiani ed alleati. Alcuni militari inglesi, tra i quali Michael Ross, furono salvati [con viaggi via mare verso gli alleati in Costa Azzurra] da mio nonno e da altri partigiani. Nel caso di Ross e dei suoi compagni, fallito il primo tentativo, quando la comitiva giunse finalmente oltre confine, quei partigiani furono salutati come eroi […] Michael Ross fu elevato di grado e divenne un uomo importante nella vita militare inglese. Ancora oggi ogni anno porta a Pasqua una colomba per ringraziare di tutto ciò che i partigiani avevano fatto per lui. Ha anche scritto un libro [From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London, 1997, una fatica letteraria, che riferisce delle rocambolesche vicende di guerra dello scrittore, compresa la fuga da un campo di prigionia a quelle, non ultime per importanza, vissute nella zona ligure di frontiera. Ross sposò, del resto, una delle figlie delle persona che lo tenne nascosto a lungo a Bordighera, Giuseppe Porcheddu]. Thomas Lamberti, ricerca scolastica di fine anni ’90

Ci condusse attraverso il bosco ad una grande villa appena fuori Baiardo. La ragione della sua iniziale apprensione divenne subito chiara. Brunati si era rivelato essere la guida di una banda di sette o otto antifascisti, di età tra i venti ed i trent’anni, che avevano trovato rifugio in quella villa. La proprietaria era Lina Meiffret, la sola donna del gruppo… Brunati… era un generoso, cordiale uomo. Un intellettuale pieno di amore per la letteratura e la poesia… Lina era calma e flemmatica, gentile di natura ma con un forte nucleo di determinazione… Luigi ci portò a Llo di Mare… [Villa in Località Arziglia di Bordighera, in affitto a Giuseppe Porcheddu] Michael Ross, From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London, 1997

Ai primi di novembre [1943] i fuggitivi [Michael Ross e George Bell] giungono in Bagnasco […] Erano giunti in terra ligure senza nemmeno saperlo. Puntarono la mattina più a valle, in vista di un casolare. Ma un incontro del tutto fortuito cambierà i loro progetti, studiati per giorni e giorni. L’uomo incontrato era Renato Brunati e il luogo il paese di Baiardo. […] i Porcheddu liberamente andarono incontro per salvare la vita dei due sconosciuti inglesi. Il ringraziamento, Ross, lo estende a Vincenzo Manuel Gismondi, a Federico Assandria e ad Elio Moraglia. “Beppe aveva ordinato di portarci in una casetta nel paesino di Negi ove vivevano sua moglie e i figli dopo l’arresto di Lina e Brunati” [Ross]. Dopo l’impresa fallita [tentativo di andare in barca a motore da Bordighera per la Corsica, causa affondamento per avaria del natante prescelto!] i due fuggiaschi inglesi riuscirono a trovare riposo e calore umano ma dovettero lasciare le terre di Arziglia […] Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia … sentieri della speranza < ANPI, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Nante Edizioni, Imperia, 2006>, ripubblicato in Quando fischiava il vento – Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore – La Voce Intemelia – A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015

[    Il verbale del 15 giugno 1944 della Questura di Imperia, concernente indagini ed arresti di patrioti della zona di Ventimiglia e di Bordighera, edito da Don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia … sentieri della speranza , op. cit., pp. 9-24, riporta: “Biancheri Emilio di Lorenzo, nato a Bordighera, anno 1911, sarto <con attività in Vallecrosia>, è altro capo dell’organizzazione. Costui tra l’altro rilevò in Neggi <Negi>, frazione del Comune di Perinaldo, due ufficiali inglesi <viene sin troppo facile pensare a Ross e a Bell> che tentò, a mezzo di un fuoribordo, di portarli in Corsica, senza riuscirvi <nel libro di Michael Ross e nel memoriale di Giuseppe Porcheddu ad andare a Genova a comprare il motore per quella barca fu Vincenzo Manuel Gismondi>. Con l’aiuto di un certo Renato Brunati, ora in campo di concentramento in Germania <arrestato, invece, il 6 gennaio 1944, deportato a Genova e fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 nella strage del Turchino>, riuscì a farli andare in Francia <se si trattava, come di tutta evidenza risulterebbe, di Ross e di Bell, questi due ufficiali britannici solo a marzo 1945, come qui già visto, raggiunsero le file alleate; del resto, l’ing. Elio Riello, già vittima di quella repressione del 23 maggio 1944 e tornato vivo dall’inferno dei campi nazisti, sottolineava a Don Nino Allaria Olivieri, sempre nel lavoro più volte qui citato, circa altri precedenti rapporti repubblichini, che “i verbalizzanti possono aver ad arte dato delle notizie diverse dalla realtà allo scopo di sviare le indagini“, un’impronta fuorviante che potrebbe essere rimasta nelle conclusioni della Questura di Imperia>  ]

[…] L’operazione più importante alla quale partecipai fu la fuga dei 5 prigionieri alleati che trasportammo in Francia. I 5 soldati erano 2 americani, 2 inglesi e un francese. Gli inglesi erano: Michael Ross, capitano del Welch Regiment; Bell Cecil “George”, tenente della Highland Light Infantry. Il francese era Fernand Guyot, pilota. Gli americani erano i piloti Erickson e Klemme: non ne so né il nome, né il reparto, né altri dettagli, solo che erano piloti. Dopo l’8 settembre 1943 erano fuggiti dai campi di prigionia e avevano vagato per l’Italia settentrionale alla ricerca di un passaggio per la Svizzera o per la Francia liberata. La Resistenza li nascose a Taggia (IM) per qualche tempo, sperando nell’arrivo di un sottomarino per metterli in salvo. Nel febbraio del 1945 il Comando decise di tentare da Vallecrosia. Fui incaricato di prelevare i 5 al solito posto vicino a Negi […] Il tenente inglese Bell continuava a chiedermi quanto tempo mancasse all’arrivo, e io rispondevo sempre “5 minuti. Seppi poi nel dopoguerra che, nelle sue memorie che annotava nel diario che custodiva gelosamente, mi aveva soprannominato proprio “5 minuti”. Arrivammo a Vallecrosia (IM) dopo mezzanotte [diverse fonti indicano che era il 10 marzo 1945; il tragitto da Negi al mare si era svolto nella notte tra il 9 ed il 10]. Doveva giungere dalla Francia o un sommergibile o il motoscafo di “Caronte” [Giulio “CorsaroPedretti] per prelevare gli ex prigionieri. Aspettammo fin quasi all’alba. Non arrivò nessuno. Questo fu un grave imprevisto: un conto è nascondere cinque soldati alleati in montagna, altro è nasconderli in un centro abitato bombardato dagli alleati e sottoposto a continui rastrellamenti. Li nascondemmo a sua insaputa nella casa di Fortunato Lazzati, vicina all’abitazione di Achille […] Fortunato era sfollato a Vallecrosia Alta e aveva sbarrato la porta della sua casa … ma non gli scuri della finestra. Caso volle che Fortunato proprio l’indomani scendesse da Vallecrosia Alta per prendere qualcosa in casa. Sollevato lo sportellino della finestra vide i cinque sconosciuti dormire sul pavimento. Chiuse e scappò non ritornando che a guerra conclusa. Prelevammo un’altra barca dal solito deposito, la predisponemmo alla meglio e la portammo al mare attraverso Via Impero […] Imbarcati i cinque, Enzo Giribaldi e Achille [“Andrea” Lamberti] presero il largo […] … e la barca letteralmente si sfasciò. Udimmo qualche grido di aiuto e ci buttammo a mare per cercare di soccorrerli. Accorsero in acqua anche i bersaglieri, con i quali formammo una catena tenendoci per mano. Non dimenticherò mai quella scena: freddo, mare grosso e in acqua quella catena di bersaglieri con le mantelline che galleggiavano. Sembravano funghi. Soccorremmo i primi, tra i quali uno degli americani che aveva bevuto molto e stava veramente male; Enzo Giribaldi perse anche uno degli stivali che indossava. Mancavano Achille e i due inglesi. Era strano perché Achille era un nuotatore eccezionale. Dopo qualche minuto, apparve con i 2 inglesi che spingeva a turno verso la riva e trascinando il cappotto di uno dei prigionieri. “Tùti in tu belin a mi!“: disse allora Achille. Apprendemmo che l’ufficiale inglese, Bell, non voleva liberarsi del cappotto, malgrado che, quello inzuppandosi, lo trascinasse a fondo, e rendendo ad Achille ancor più faticosa l’opera di salvataggio. Achille glielo tolse quasi con la forza e scagliando tanti accidenti. […] La corrente spinse il relitto della barca fino a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM), vicina alla Francia] e la cosa successivamente ci creò non pochi problemi […] I cinque prigionieri furono riportati di nuovo a casa di Fortunato. Si doveva rifocillarli e provvedere loro di vestiti asciutti.  Mentre Achille procurava del pane dal forno del partigiano Francesco Bussi, sua madre pensava bene di stendere a asciugare le divise dei soldati alleati sul terrazzo … in bella vista dalla strada! Fortuna volle che, prima di qualche milite fascista, passassi io, che avvisai subito Achille del pericolo […] Giorni dopo recuperammo altre due barche dal solito deposito […] finalmente portammo i battelli al mare e i 7 passeggeri (i 5 alleati e i 2 “passeur”). Prima di partire uno dei “passeur” volle collaudare le barche per verificare che tenesso il mare. Imbarcati tutti, partirono in 9 guidati da Achille e un altro, non ricordo se “Gireu” o Renzo Rossi o altri. Credo Renzo Rossi, che era il capo di tutta l’organizzazione sbarchi. Arrivarono sani e salvi e questa operazione accrebbe non poco la considerazione degli alleati per la Sezione Sbarchi di Vallecrosia. RenatoPlanciaDorgia in Giuseppe Mac Fiorucci,  Op. cit.

I Lilò avevano agganciato i bersaglieri che erano passati dalla nostra parte

17_lug01 (137)Il giorno 10 maggio 1943 mio figlio Nino venne preso in casa mentre ancora si trovava a cena insieme a noi e venne portato dai tedeschi e dai fascisti prima nel Castello Selvadolce [in Bordighera]; dopo due giorni fu portato in Paese Alto [sempre in Bordighera] nelle carceri alla Maddalena, innocentemente. E di lì fu sempre perseguitato, perché aveva suo fratello nei partigiani, finché stanco di non poter camminare libero prese anche lui la via dei monti insieme a suo fratello e tanti suoi compagni.
Il giorno 24 dicembre 1944, vigilia di Natale, dietro una lettera anonima, veniva preso come ostaggio mio marito e tenuto al Borghetto sotto sorveglianza dei tedeschi, e messo in libertà solo con la promessa che mi fece fare a me il Capitano tedesco Austin di ritrovare i miei figli. Io mi misi alla loro ricerca per informarli di quanto succedeva in casa nostra, girai nei boschi e nella neve dal 4 all’11 gennaio, sempre del 1945, e infine dopo inaudite sofferenze li trovai a Monte Ceppo e insieme a me fecero ritorno a casa.
Subito si presentarono e non gli fu fatto alcun male, furono messi a lavorare nella Paladina (la Todt che si occupava di bunker e delle difese costiere), una ditta tedesca e anche lì adoperarono tutte le loro forze e il loro coraggio per aiutare i loro fratelli della montagna, erano allegri e felici. Ma il giorno 19 marzo, giorno del fatale rastrellamento di Bordighera, vennero da spie italiane indicati ai tedeschi come capi partigiani mentre passavano in bicicletta alla galleria della Migliarese per sorvegliare e segnalare al comando chi veniva preso. Furono presi e portati a Villa Cava insieme a una SO. Mentre gli altri venivano consegnati alle Brigate Nere loro due e il loro compagno di sventura Paolo Biancheri venivano portati al Forte San Paolo di Ventimiglia e dopo quattro giorni, cioè il 22 marzo, venivano trucidati dai nazifascisti. Questa è la triste vita dei miei adorati figli Nino di anni 23 e Ettore di anni 21, la loro vita fu una lotta continua senza conoscere nessuna gioia, per loro non c’era che il lavoro e la casa, in quanti li conobbero lasciarono un caro ricordo. Questo mia figlia Diana lo scrivo io tua madre Ida Sasso solo perché quando io non ci sarò più non devi dimenticare quanto hanno fatto i tuoi cari fratelli, tu devi sempre ricordarli con grande affetto, e difenderli da chiunque osasse parlare male di loro, perché loro vissero eroi e morirono martiri, tutti e due ti amavano e avrebbero fatto la tua vita dolce e serena, ma il destino gli fu crudele. Dopo tante sofferenze sui monti, perché sappi che tuo fratello Ettore fece sedici mesi di montagna, privo tante volte anche della più piccola sostanza sia fisica sia morale; anche Nino dopo ventotto mesi di soldato come motorista sul Cacciatorpediniere Maestrale, dopo sei mesi di montagna per essere stati riconosciuti vennero barbaramente trucidati. Il dolore mi uccide, soffro in silenzio racchiudendo tutto in me, ma tu cara Diana diletta sii sempre orgogliosa dei tuoi cari e adorati fratelli, e se un giorno ti sposerai, ai tuoi figli non dimenticare di insegnare ad amare e venerare la memoria dei loro zii.
Ti raccomando Bernardo fa che Diana sia felice e guidala sempre su una buona strada.
Bordighera, 24 agosto 1945
Ida Sasso in Biancheri
Documento riprodotto con il titolo TRISTI VICENDE DELLA GUERRA VISSUTE DAI MIEI FIGLI NINO E ETTORE in Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu”, Anno 7, nr. 4, Aprile 2014

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Una vecchia fotografia, attinente il presidio dei bersaglieri a Vallecrosia (IM), tratta dal lavoro di Giuseppe Mac Fiorucci qui richiamato

[…] Lavorai a Mentone, poi un giorno, un manifesto affisso sui muri della città non lasciava dubbi: Todt o non Todt, tutti gli uomini della classe 1921, la mia, e di altre venivano richiamati alle armi nell’esercito della Repubblica di Salò. I renitenti, “Kaputt!” Con i fratelli Biancheri  fuggimmo a Seborga. […] Ci spostammo a Perinaldo, perché là era troppo pericoloso… Eravamo al comando di Cekoff  [o Cecoff, Mario Alborno di Bordighera (IM)], comandante partigiano che da borghese abitava a Bordighera. […] Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) >, 2007

La sorveglianza del tratto di costa di Vallecrosia (IM) era affidata a un distaccamento di circa 25 bersaglieri accasermato [ed a fianco della sede del loro presidio c’era il vecchio mattatoio, punto di riferimento, citato in altre fonti, per gli arrivi notturni via mare di tante spedizioni] sul lungomare alla foce del torrente Verbone. Tra i bersaglieri c’era il sergente Bertelli, di Genova, che sembrava nutrire qualche simpatia per la Resistenza. Il Bertelli frequentava la barberia di Aldo Lotti [commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia] e nei discorsi da… barbiere fece qualche allusione antifascista. Fu avvisato il C.L.N. [quello di Bordighera (IM)], che incaricò i fratelli Biancheri [Bartolomeo ed Ettore] di Bordighera, soprannominati Lilò, di prendere i necessari contatti. I bersaglieri volevano disertare e unirsi ai partigiani in montagna. I Lilò li convinsero a rimanere nel presidio sul lungomare ed a collaborare con la Resistenza nel nascente Gruppo Sbarchi. Renzo [Stienca] Rossi di Bordighera [subentrato nel comando della missione presso gli alleati a Stefano Leo Carabalona, rimasto gravemente ferito in un agguato a febbraio 1945 proprio in Vallecrosia] organizzò un idoneo servizio per effettuare sbarchi di materiale e uomini da piccoli natanti provenienti dalla vicina Francia liberata. Venne il momento della prima operazione e bisognava concordarne i particolari con i bersaglieri… L’Operazione Sbarchi ebbe inizio…   Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Il Gruppo Sbarchi Vallecrosia aveva frattanto predisposto una barca. Renzo Rossi con Lotti avevano preavvisato i bersaglieri della necessità di effettuare l’imbarco quanto prima possibile.
La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba – sopra Nervia di Ventimiglia – e aveva manifestato la volontà di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri, detti Lilò, per stabilire le modalità della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimità del bunker alla foce del Verbone. I Lilò convinsero allora i bersaglieri a non disertare, ma ad operare dall’interno per consentire ed agevolare le nostre operazioni.
Renzo Gianni/Rensu u Longu Biancheri, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Il distaccamento di Bertelli venne in seguito inviato a presidiare il caposaldo in Collasgarba, collina in zona Nervia di Ventimiglia (IM).  Per la costruzione colà di una trincea a difesa della postazione dotata di cannone anticarro vennero impiegati operai della Todt, tra i quali i fratelli Biancheri di Bordighera. Con i fratelli Biancheri il sergente Bertelli esternò cautamente i sentimenti di disapprovazione della condotta della guerra.
I fratelli Biancheri favorirono l’incontro di Bertelli con il dottore Salvatore Turi Salibra/Salvamar Marchesi, membro di rilievo della Resistenza, ispettore circondariale del CLN di Sanremo per la zona Bordighera-Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale.                                                                                             
Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Dopo quella avventura, Girò [Gireu, Giraud, Pietro Gerolamo Marcenaro] mi disse che occorreva mandare partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco. I Lilò  avevano “agganciato” i bersaglieri che erano passati dalla nostra parte. Fregammo una barca dal deposito sottostrada vicino alla Casa Valdese di Vallecrosia e la portammo al mare. Con molta circospezione e furtivamente mettemmo in acqua la barca che… affondò. In attesa di poter fare qualcosa, la ancorammo sul fondo riempiendola di pietre per non farla portar via dalla corrente.                                                                
Ampelio Elio Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.
Il 18 marzo 1945 in un rastrellamento nazifascista vennero catturati a Dolceacqua (IM) 5 partigiani. Detto rastrellamento era stato provocato dal maresciallo repubblichino Luigi Salvagni per vendicare il fratello Federico Agostino, maresciallo della G.N.R. ucciso dai patrioti in quanto guida dei tedeschi nelle pregresse barbare aggressioni a Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga.
L’operazione riguardò anche il comune di Bordighera. Veniva cercato in modo particolare Ettore Biancheri. Otto giovani vennero riconosciuti come partigiani: arrestati, furono torturati e fucilati il 21 marzo 1945 presso Forte San Paolo di Ventimiglia. Tra questi martiri, Paolo Biancheri (Paolo), nato a Bordighera, e i due fratelli Biancheri Lilò, Bartolomeo ed Ettore, patrioti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia. Un documento d’epoca indirizzato al CLN di Bordighera, oggi conservato a Sanremo, ricorda che essi vennero fucilati insieme a Paolo Balbo (Pietro), Adolfo Piuri (Stella), Giuseppe Rosso (Pierino), Emilio Sasso (Puma) e Giuseppe Verrando (Mil).  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999
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Circa i fratelli BIANCHERI di Bordighera, catturati e poi fucilati, conosco i seguenti particolari. Per opera della 34^ divisione [tedesca] fu effettuato un rastrellamento nell’abitato di Bordighera ed anche  dintorni. Terminato il rastrellamento, che aveva portato alla cattura di circa 200 persone, anche la SS, e naturalmente anch’io, si recò in quel luogo per controllare i documenti e per vedere se fra le persone arrestate ve ne erano di quelle a noi segnalate come partigiani o sospetti di attività contraria alla Germania. Oltre a noi delle SS era presente il capitano BORRO, capo dell’UPI [Ufficio politico e investigativo della Guardia nazionale repubblicana (fascista)] di Imperia ed un ufficiale delle B.N. [Brigate Nere repubblichine] del quale non ricordo il nome. Vi era poi il confidente DE MICHELI. I fermati erano stati messi nella galleria ferroviaria di S. Ampeglio [a Bordighera]. Delle 200 persone circa, fermate, tre che risultavano sospette furono accompagnate al carcere di villa OBER … Mentre si stava effettuando il controllo dei fermati, giunse sul posto un ufficiale della 34^ divisione, il quale disse di avere catturato in una casa poco distante due fratelli a nome BIANCHERI. Al sentire quel nome, il comandante dell’Orstkommandatur, che aveva in precedenza tenuto come ostaggio il padre dei BIANCHERI, affinché i figli scendessero dalla montagna, intervenne e disse che li voleva vedere. Il DE MICHELI [confidente e spia dei tedeschi], che era lì vicino, si offrì per andare col comandante della piazza. Dopo poco i due tornarono e dissero che realmente i due erano i fratelli BIANCHERI ambedue partigiani. Noi ritornammo a S.Remo e qualche giorno dopo da un ufficiale della 34^ div. seppi che i due Biancheri erano stati fucilati la sera della cattura. A parte il fatto già stabilito e cioé che egli accompagnò il comandante della piazza per il riconoscimento dei BIANCHERI non posso precisare se il DE MICHELI abbia in precedenza fornito indicazioni atte a portare alla cattura dei medesimi BIANCHERI e quale parte ne abbia avuto nella loro esecuzione.
Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, in un verbale di reinterrogatorio confluito in un documento * del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense, antenata della CIA
* [Ernest Schifferegger era un italiano altoatesino che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il rapporto dell'OSS riporta che alla data del 2 giugno 1947 Schifferegger era ancora in custodia alla Corte d'Assise Straordinaria di Sanremo]

Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona

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Una vista sull’abitato di Perinaldo (IM); dietro ancora, Baiardo

Nei giorni che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943 numerosi soldati sbandati dell’ex Regio Esercito passarono sul territorio del comune di Perinaldo (IM). Ovunque essi vennero accolti ed assistiti dalla popolazione e aiutati nella loro fuga verso casa. Ben quattordici di loro tuttavia furono catturati dai tedeschi e deportati in Germania. I contadini raccolsero le armi da loro abbandonate per consegnarle in seguito ai partigiani… ben sette cittadini di Perinaldo combatterono nel Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.)… Alla fine di settembre 1943 un primo presidio tedesco costituito da un plotone di soldati si stabilì in località Massabò… Nel febbraio 1944 un altro forte presidio di trecento soldati tedeschi si insediò in permanenza nel centro abitato… La Resistenza fu animata da un CLN costituitosi nei primi mesi del 1944 per iniziativa dei tre militanti comunisti Pietro Guglielmi, Guglielmo Guglielmi e Armando Cassini. Le attività di questo Comitato furono volte essenzialmente a raccogliere viveri, denaro e indumenti per i partigiani, oltre al consueto lavoro di propaganda contro i tedeschi e i fascisti e a favore della guerriglia patriottica. Esso ebbe anche parte importante nella costituzione di una banda armata locale nel giugno 1944, banda prima composta da sette e poi da diciassette elementi, comandata inizialmente da Aniello Scarano [alla figura di Scarano, come a quella del dottor Giuseppe Leone, che, benché segretario comunale di Perinaldo, fu attivissimo patriota e collaboratore di Scarano, sono dedicate due ampie relazioni in data 20 maggio 1945, oggi, come si apprende da Biga-Iebole, Op. di cui infra, documenti Isrecim, di Kimi Ivar Oddone, commissario politico della II^ Divisione] e poi da Giobatta Guglielmi fino alla Liberazione.    Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016

… 1944…  20 giugno – …. La scorsa notte, circa 200 uomini, fra richiamati e operai della Todt, hanno preso la via della montagna per raggiungere i ribelli che, oggi, hanno fatto saltare il ponte di Perinaldo.   Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988

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Perinaldo in una cartolina d’epoca (Archivio: Giulio Rigotti di Bordighera – Rielaborazione: Luca Nifosi di Bordighera)

Garibaldini della predetta brigata [V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] distruggono con mine un ponte sulla rotabile Perinaldo-Apricale.       Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio Isrecim, Milanostampa Editore – Farigliano, 1977

Otto giorni dopo [il 27 giugno 1944] Argo [Altorino Iezzoni] moriva in un’operazione a Baiardo (IM). Fu il primo schiaffo che ricevetti dalla realtà della mia guerra di partigiano. Fummo segnati su un grosso registro e arruolati al comando di Vittò [Vitò/Ivano,  Giuseppe Vittorio Guglielmo]… Con altri 6 o 7 scendemmo in Alpicella, vicino a Perinaldo (IM), dove c’era un rudere di caserma con i muri perimetrali, ma senza tetto. Qui si radunarono fino a più di 40 partigiani. Per la fame, facevamo da mangiare in una enorme vecchia marmitta, ma avevamo poco o niente da mettere dentro. Decidemmo di andare in una osteria del paese (era di un noto fascista), l’albergo “Da Milano”. Erano i primi di luglio del 1944…     Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac FiorucciGruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) >, 2007

Nell’agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò [o Gireu, Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM)], che operava nella zona di Negi [Frazione di Perinaldo]. Dove godevamo anche dell’appoggio di Umberto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del C.L.N. di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona, tra queste, quelle sotto il comando di Cekoff [o Cecof, Mario Alborno di Bordighera] e di Gino [Luigi Napolitano di Sanremo (IM)]. Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona. A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai all’incontro con Vitò… Vitò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] e la S.A.P.: io fui nominato suo agente e collaboratore.    Renzo Gianni Biancheri, “Rensu u Longu“, in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

A sinistra, la località Alpicella di Perinaldo (IM)

Alla fine di luglio del 1944 dei Distaccamenti della V Brigata garibaldina vennero a stabilirsi nel territorio del Comune e ivi operarono con largo appoggio della popolazione. I loro caposaldi furono le località Negi, Alpicella, Suseneo e un vecchio convento al centro dell’abitato… Una lettera inviata al comandante Vitò, datata 28 settembre 1944 e firmata con lo pseudonimo Vespa, ci informa che a Perinaldo già a partire dal precedente luglio era stato formato un embrione di Giunta Comunale clandestina… Un’importante riunione clandestina avveniva nel pomeriggio dell’8 ottobre 1944 con la presenza di Nuccia [dottor Eugenio Kahnemann di Sanremo (IM)] e Ormea…      Francesco Biga e Ferruccio Iebole, Op. cit.

Il 1° settembre [1944] operammo divisi in tre colonne una discesa su Perinaldo. L’azione si svolse fulminea. Giungemmo in paese alle prime luci dell’alba, bloccammo le strade e in pochi minuti eravamo padroni dell’abitato. Per alcuni giorni si rimase a Perinaldo… la popolazione fraternizzava con noi… Ferruccio Ragno Corte in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975

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Uno scorcio di Negi

Ci spostammo a Perinaldo [(IM)] perché là era troppo pericoloso. La stessa notte i tedeschi rastrellarono Seborga e uccisero [era il 9 settembre 1944] il pilota inglese… Eravamo al comando di Cekoff, comandante partigiano che da borghese abitava a Bordighera. I problemi erano tanti e tutti molto seri.
Eravamo 30 partigiani tra cui una ragazza,  Sascia [Ada Pilastri, che lasciò su L’epopea dell’esercito scalzo, di Mario Mascia, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975, una vivida testimonianza delle difficoltà incontrate dai partigiani dell’imperiese per trovare rifornimenti, passando sulle montagne innevate, nel gelido novembre 1944], ma la metà era disarmata. Proposi a Cekoff  un piano per recuperare un po’ di armi e ne discutemmo a lungo. Alla fine accettò… Il gelataio Eccolo (Renzo Pirotelli) mi prestò il triciclo fatto a barchetta, con il quale durante l’estate vendeva i gelati sul lungomare di Bordighera e Vallecrosia. Mi procurai anche un attrezzo da scasso e un piccone, depositai tutto nel portone di casa mia e attesi la notte… Piano piano, per fare meno rumore possibile, forzai la porta. Proprio nell’ingresso era in bella mostra la rastrelliera dei fucili con casse di munizioni. Tre alla volta li caricai nel ventre della barchetta e al quindicesimo caricai le scatole di munizioni. Il triciclo era quasi colmo… Pedalai e pedalai con fatica sulla leggera salita per arrivare fino a Massabò, dove mi aspettava Franco Palombi, un amico di Bordighera che mi aiutò a spingere lungo i tornanti per Perinaldo. Senza il suo aiuto non ce l’avrei fatta. Arrivammo stremati in cima alla collina … un urlo di gioia ci accolse. Baci, abbracci e strette di mano. La  V^ Brigata partigiana Garibaldi era tutta armata!    Angelo Athos Mariani  in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Quando le campane di Bordighera [(IM)] suonarono le 23.00, il 6 gennaio del 1945 il gruppo di sbarco composto dal caporale Mac Dougall, Mimmo [Domenico Dònesi], Nino [Alberto Guglielmi] e me, era riunito su di un battello pneumatico.  Avendo ricevuto dalla spiaggia il segnale di via libera, aiutati da Giulio [Giulio Corsaro/Caronte Pedretti, responsabile del gruppo clandestino di partigiani di Ventimiglia, operanti via mare con gli alleati nella Missione Corsaro] con il suo battello, ci dirigemmo verso la riva… A Vallecrosia prendemmo la mulattiera per Negi che raggiungemmo alle 03.30. L’8 gennaio alle 4 lasciammo Negi per salire a Monte Bignone…   capitano Robert Bentley in  Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

… le armi [arrivate via mare a Vallecrosia] venivano avviate in montagna a Negi dove Cekof  [o Cecof, Mario Alborno di Bordighera] le riceveva per inoltrarle alle formazioni; distribuite agli uomini di Bordighera o per mezzo di Piero (Angelo Amato), René (Renato Magni) e i Laura delle Sap di Ospedaletti …    Mario Mascia, Op. cit.

4 gennaio 1945 – Dal comando del I° Battaglione “Mario Bini”, prot. n° 32, al comando della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” – Relazione militare: … a Perinaldo si era portata una squadra di 20 tedeschi per riparare la strada Perinaldo-San Romolo [Frazione di Sanremo (IM)].

12 marzo 1945 – Dal CLN di Sanremo, prot. n° 425, alla Sezione SIM della V^ Brigata – Segnalava che la Brigata Nera il giorno dopo alle 5 avrebbe lasciato Sanremo per dirigersi ad Imperia e e ricongiungersi con altre forze nazifasciste a Perinaldo

19 aprile 1945 – Dalla sezione SIM [responsabile Brunero, Francesco Bianchi] della V^ Brigata al Comando della I^ Zona Operativa Liguria – Segnalava che… ad Isolabona vi erano 50 tedeschi, ad Apricale 25, a Perinaldo 60-70 ma con alcuni pezzi di artiglieria, che sussistevano lavori in corso nelle postazioni nemiche di Località Alpicella [di Perinaldo] e che sul fronte italo-francese …

20 aprile 1945 – Da “Fedé” al SIM della V^ Brigata – Segnalava che “… Da Perinaldo truppe tedesche d’artiglieria lasciano la zona, forse dirette a Genova…“.

24 aprile 1945 – Dal C.L.N. di Perinaldo al comando della II^ Divisione [Vittò/Ivano Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante] – Scriveva: “Comunichiamo che una nostra staffetta ha preso oggi contatto con un piccolo nucleo di degollisti dentro Ventimiglia. Tutta questa zona è tranquilla“.

da documenti Isrecim in Rocco Fava di Sanremo (IM), “La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945)” – Tomo II – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Giuseppe Palmero, ferroviere di Ventimiglia (IM), martire della Resistenza

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… e si formano i primi nuclei della Resistenza… … uno di questi, costituito da giovani ferrovieri nella Stazione Ferroviaria col compito di assicurare collegamenti, verrà più tardi scoperto ed i suoi membri arrestati e inviati in un campo di concentramento, dal quale non faranno più ritorno.  Eccone i nomi:  Edoardo Ferrari, cantoniere [fucilato nella strage nazifascista del Turchino] – Olimpio Muratore, alunno – Giuseppe Palmero, manovale – Alessandro Rubini, capo stazione di I^ classe – Ernesto Lerzo, conduttore – Pietro Trucchi, conduttore – Eraldo Viale, operaio…

da MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale, Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare – Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 – Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)

[ ndr: questi patrioti facevano parte del Gruppo Giovine Italia.  Il capitano Silvio Tomasi era anche un membro del C.L.N. di Bordighera (IM), del primo C.L.N. di Bordighera. Di questo Comitato vennero arrestati in quel periodo anche Ettore Renacci, anch’egli deceduto a Fossoli, e Tommaso Frontero, il quale ultimo invece sopravvisse alla terribile esperienza dei lager nazisti ]

Aveva compiuto da poco vent’anni, Giuseppe Palmero *, manovale alle Ferrovie di Ventimiglia (IM): era membro del gruppo “Giovine Italia”, che agiva alle dipendenze dell’omonima associazione clandestina repubblicana formata da molti ferrovieri di Ventimiglia, civili, militari e carabinieri – più di sessanta persone – che prendeva ordini dal capitano di fanteria Silvio Tomasi ** (anch’egli passato da Fossoli, deportato a Mauthausen e là deceduto).
L’organizzazione aveva lo scopo di ostacolare il traffico di materiale bellico sia in Francia sia In Italia, ritenendo imminente lo sbarco alleato.
Il gruppo doveva occupare militarmente la stazione ed un tratto della linea ferroviaria, per preservarle da sabotaggi delle truppe nemiche durante la prevista evacuazione.
Tra il 22 e il 23 maggio 1944  una ventina di affiliati furono arrestati per la delazione di due infiltrati.
Giuseppe Palmero fu arrestato a Bordighera, il 23 maggio 1944, portato a Oneglia assieme ai fratelli Remo ed Ettore Renacci, trasferito al carcere di Marassi (Genova) e poi a Fossoli (1).

ndr: di quel manipolo di coraggiosi ferrovieri si salvò, invero, l’alunno d’ordine Filippo Airaldi. Riuscì dalle parti di Bolzano ad evadere e a lanciarsi dal carro merci che trasportava diversi detenuti in Germania. Aiutato da colleghi, 3 mesi dopo faceva rientro in provincia di Imperia. Arrestato ancora due volte, tornò ogni volta a combattere insieme ai partigiani in montagna.   ]

La sorella di Giuseppe Palmero, Elga, in data 27 febbraio 1996 scriveva al Sindaco di Carpi:
Sig. Malavasi
Io sono la sorella di Palmero Giuseppe, perché mia madre è mancata nel 1987 e si è portata questo dolore della perdita di un figlio di 20 anni.
Mio Fratello era un manovale nelle Ferrovie dello Stato.
Quando al mattino si recò sul lavoro a Ventimiglia non fece più ritorno a casa, mio Fratello era un Politico e fu portato a Oneglia nelle carceri.
Io e mia madre quando ci hanno avvisati ci siamo recate sul posto, mi dissero che erano partiti, e diedero a mia madre i suoi effetti personali/
Dal campo concentramento di Fossoli abbiamo ricevuto delle lettere che ci portava una Signora, perché la sorella aveva il marito a Fossoli e così potevamo avere notizie, l’ultima lettera che abbiamo ricevuto ci informava che sarebbe tato mandato in una zona di lavoro e poi il silenzio.
Nel 1945 mia madre fu avvisata che le salme erano già a Milano.
Un mio cugino andò ed è stato facile identificarlo perché si era fatto un cuore con una pietra rossa con scritto (Palmero Giuseppe, Politico) 23.05.44 Oneglia Ventimiglia.
Sono passati 50 anni sarà molto difficile trovare i responsabili ma penso che qualcuno ci sarà da qualche parte della terra.
Saluti e auguri
Palmero Elga

Probabilmente la signora che portava i messaggi era Carmelina Gatto, cognata di Ettore Renacci di Bordighera (IM).

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La lapide nella Stazione di Genova Principe, dedicata ai ferrovieri patrioti della Liguria caduti per la Libertà. Giuseppe Palmero appare come sesto dal basso nella colonna di destra.

* Giuseppe Palmero, di anni 20, nato il 3 giugno 1924 a Ventimiglia e ivi residente, celibe.
Il numero di matricola a Fossoli, 1422, colloca il suo arrivo dopo il 6 giugno 1944.
Il suo corpo, contrassegnato all’esumazione col numero 15, fu riconosciuto da due conoscenti e identificato da un cugino.
Il suo nome figura tra quelli dei ferrovieri caduti per la lotta di liberazione in due lapidi, rispettivamente nella stazione di Genova e in quella di Ventimiglia.

 Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono e Metella Montanari

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Comune di Carpi (MO),  Fondazione ex Campo Fossoli, Edizioni APM, 2004

** [ ndr: Silvio Tomasi era nato a Trento il 23 giugno 1907. Frequentò il Corso Allievi Ufficiali di Complemento presso la Scuola del Corpo d’Armata di Verona, diventando sottotenente di complemento. Venne assegnato al 62º Reggimento il 4 ottobre 1928. Volontario nella guerra d’Abissinia, in Etiopia rimase ferito. Nel 1937 venne trasferito all’89º Reggimento di stanza a Ventimiglia (IM). Nel 1940 fu sul Fronte Occidentale: venne proposto per la Medaglia d’Argento al Valor Militare, ma la decorazione non gli fu assegnata perché Tomasi non era iscritto al Partito Nazionale Fascista. Venne quindi inviato sul Fronte Greco-Albanese, dove riportò un grave congelamento ai piedi. Il 5 luglio 1942 partì con l’89° Reggimento per il Fronte Russo: colpito da un nuovo congelamento,  venne rimpatriato. Riprese servizio come aiutante maggiore del I° Battaglione con il grado di capitano. L’8 settembre 1943 si trovava a Monza, dove fu l’ultimo ufficiale a fuggire. Salvò la bandiera del Reggimento, custodita ora presso il Museo delle Bandiere a Roma. Nell’inverno 1943-1944 organizzò a Ventimiglia un gruppo di patrioti. Nel 1944 venne arrestato, torturato, consegnato alla Gestapo e deportato a Gusen-Mathausen, dove, arrivato il 7 agosto 1944, morì il 27 aprile 1945 ]

(1) [ Più precisamente Giuseppe Palmero (come, del resto, Ettore Renacci) venne trucidato nel corso della strage del poligono di Cibeno  ]

La strage nazista del 12 luglio 1944 compiuta al poligono di Cibeno presenta ancora molti aspetti oscuri e di difficile lettura. Le ricostruzioni di quell’evento concordano comunque sul fatto che alle vittime, tutti prigionieri politici internati al campo di Fossoli a Carpi (Mo), fu letta la sentenza di condanna a morte, motivata come rappresaglia per un attentato a Genova. Alle 4 del mattino del 12 luglio 1944, 71 prigionieri politici, selezionati la sera prima formalmente per partire per la Germania, furono fatti uscire dalla baracca in cui avevano alloggiato la notte. Renato Carenini fu escluso, Teresio Olivelli riuscì a nascondersi mentre un primo gruppo di 20 prigionieri venne condotto al poligono di tiro. Quando il secondo gruppo di 25 persone giunse al poligono, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina si resero conto del pericolo e innescarono una ribellione durante la quale riuscirono a fuggire. I restanti ribelli furono uccisi sul posto dalla guardia russa del campo. Dopodiché i 24 componenti del terzo gruppo partirono dal campo ammanettati per essere fucilati al poligono dove i corpi venivano gettati insieme agli altri in una fossa comune scavata precedentemente da ebrei del campo. 67 furono i prigionieri politici coinvolti nella strage: Achille Andrea, Alagna Vincenzo, Arosio Enrico, Baletti Emilio, Balzarini Bruno, Barbera Giovanni, Bellino Vincenzo, Bertaccini Edo, Bertoni Giovanni, Biagini Primo, Bianchi Carlo, Bona Marcello, Brenna Ferdinando, Broglio Luigi Alberto, Caglio Francesco, Ten. Carioni Emanuele, Carlini Davide, Cavallari Brenno, Celada Ernesto, Ciceri Lino, Cocquio Alfonso Marco, Colombo Antonio, Colombo Bruno, Culin Roberto, Dal Pozzo Manfredo, Dall’Asta Ettore, De Grandi Carlo, Di Pietro Armando, Dolla Enzo, Col. Ferrighi Luigi, Frigerio Luigi, Fugazza Alberto Antonio, Gambacorti Passerini Antonio, Ghelfi Walter, Giovanelli Emanuele, Guarenti Davide, Ingeme Antonio, Kulczycki Sas Jerzj, Lacerra Felice, Lari Pietro, Levrino Michele, Liberti Bruno, Luraghi Luigi, Mancini Renato, Manzi Antonio, Col. Marini Gino, Marsilio Nilo, Martinelli Arturo, Mazzoli Armando, Messa Ernesto, Minonzio Franco, Molari Rino, Montini Gino, Mormino Pietro, Palmero Giuseppe, Col. Panceri Ubaldo, Pasut Arturo, Pompilio Cesare, Pozzoli Mario, Prina Carlo, Renacci Ettore, Gen. Robolotti Giuseppe, Tassinati Corrado, Col. Tirale Napoleone, Trebsé Milan, Vercesi Galileo, Vercesi Luigi.  Enrica Cavina, Ettore Renacci, Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana

[ ndr: nella relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti di cui alla legge n. 107 del 2003, trasmessa alle Presidenze delle Camere il 9 febbraio 2006, la figura di Giuseppe Palmero viene ricordata nel seguente modo: Imputati: Ignoti militari tedeschi – Delitto previsto dagli art. 185, 2° comma, e 211 c.p.m.g. – Parte lesa: Palmero Giuseppe – ECCIDIO DI FOSSOLI ABBINATO AL FASCICOLI RG 2 – INVIATO ALL’AMBASCIATA DI GERM ANIA Archiviato dal Gip della Procura della Repubblica presso il Tribunale Militare di La Spezia (p. 27 del doc. 86/0) ]

Il partigiano Tonino

[  Su queste colonne si é già parlato della missione di Robert Bentley, capitano dello SOE britannico, ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria, sbarcato il 6 gennaio 1945 su una spiaggia dell’estremo ponente ligure  ]

Inediti documenti, provenienti dai National Archives di Londra (1) che riguardano l’arruolamento di agenti italiani per il Soe (Special Operations Executive) danno nuova luce alle fonti orali, raccolte in questi anni, rivelando una realtà variegata e complessa, in cui il coraggio e la diplomazia cementarono la lotta al nazifascismo, ma lasciarono emergere alcune ambiguità.  Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (1) L’Esecutivo Operazioni speciali [SOE] era un’organizzazione segreta inglese, nata nel 1940; in Italia operò dall’8 settembre 1943 con sabotaggi e incursioni dietro le linee tedesche. La rete di agenti sparsi in Europa era stata incaricata di sfruttare il ruolo dei gruppi di resistenza, presenti in ogni paese occupato, per favorire e coadiuvare le operazioni militari decise dall’Alto Comando interalleato. In Italia è nota con il nome di Number 1 Special Force e seguì le varie formazioni partigiane. 

Il tenente Antonio Capacchioni del gruppo Kahnemann veniva incaricato di preparare, in collaborazione con la S.A.P. di Vallecrosia, l’arrivo presso la Divisione Felice Cascione del capo della Missione alleata, il capitano inglese Robert Bentley.    Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2005

… Ripassai in Francia e studiai un piano per entrare in Italia via mare… i vostri uomini di Bordighera e Vallecrosia, Leo [Stefano Carabalona, già comandante dell’8° Distaccamento della IX^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”, poi comandante di un Distaccamento della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”, infine comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato], Renzo Rossi, Rosina [Luciano Mannini], Caronte [detto anche Corsaro, Giulio Pedretti], Renzo Biancheri hanno seguito la stessa via numerose volte. Ad ogni modo presi contatto con Leo, che era appunto appena sbarcato in Francia in quel tempo, e poi con Kahnemann (Nuccia), il quale era pure passato [partendo con il suo gruppo da una spiaggia di Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944] a Nizza e mi posi immediatamente al lavoro. Tonino [Antonio Capacchioni], Mimmo [Domenico Dònesi] e Nino [Alberto Guglielmi] mi furono di grande ausilio durante la fase preparatoria. Le difficoltà di una traversata erano grandissime… decidemmo di inviare Nino perché preparasse il terreno… Nino venne tagliato fuori… Decidemmo di inviare Tonino…      capitano Robert Bentley in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

Quando le campane di Bordighera [(IM)] suonarono le 23.00, il 6 gennaio del 1945 il gruppo di sbarco composto dal caporale Mac Dougall, Mimmo [Domenico Dònesi], Nino [Alberto Guglielmi] e me, era riunito su di un battello pneumatico.  Avendo ricevuto dalla spiaggia il segnale di via libera, aiutati da Giulio [Giulio Corsaro/Caronte Pedretti, responsabile del gruppo clandestino di partigiani di Ventimiglia, operanti via mare con gli alleati nella Missione Corsaro] con il suo battello, ci dirigemmo verso la riva. Alle 23,45 scendemmo sulla spiaggia, non senza esserci bagnati un po’, poichè le onde si infrangevano sulla spiaggia. Dopo aver sgonfiato il battello per consentire a Giulio di riportarlo indietro, raggiungemmo la casamatta dove si supponeva di incontrare Tonino. Dopo aver aspettato 15 minuti senza aver avuto notizie di Tonino, decidemmo di muoverci verso la prima casa sicura, seguendo un sentiero sgomberato all’interno del campo minato (solo di rado abbastanza largo). Arrivammo alla casa alle ore 00.15 e trovammo Tonino che ci aspettava. Il pesante bagaglio venne nascosto e, dopo aver attraversato campi e steccati, la via principale e una buona parte di Bordighera [veramente si trattava di Vallecrosia] arrivammo alla casa di Bussi, dove trovammo rifugio per la notte.  Il 7 gennaio alle 8,15 iniziammo il nostro viaggio verso l’entroterra. Io e Tonino partimmo per primi, seguiti a 100 iarde dal caporale Mac Dougall e da Mimmo. Non avevamo ancora percorso che poche iarde lungo la strada che passammo vicino al primo tedesco, siccome il nostro aspetto non attirò la sua attenzione continuammo il nostro viaggio in qualche modo un po’ più fiduciosi. A metà strada sopra Vallecrosia fummo raggiunti dalla nostra guida che si dimostrò essere il nostro salvatore visto che solo 100 iarde dopo fummo fermati ad un posto di blocco, dove ci furono chiesti i  documenti. Mentre la guida mostrava i suoi e distraeva le sentinelle parlando del tempo, noi passammo tranquillamente oltre. Da lì in poi numerosi Gerrys [tedeschi] ci incrociarono facendosi gli affari loro e curandosi poco di noi. A Vallecrosia prendemmo la mulattiera per Negi [Frazione di Perinaldo (IM)] che raggiungemmo alle 03.30. L’8 gennaio alle 4 lasciammo Negi per salire a Monte Bignone…       così lasciò scritto Bentley in un documento autografo [Archivio Isrecim], pubblicato in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM),  2007

[  Giuseppe Mac Fiorucci ritrovò e pubblicò in Op. cit. la copia incompleta, uno scritto autografo, della relazione sulla sua vicenda tra i partigiani e gli alleati, fatta in data sconosciuta da Tonino al Comando Partigiano: una relazione in cui Tonino descriveva sommariamente, iniziando dai suoi trascorsi militari come capitano della Regia Aeronautica, della sua fuga in Liguria, della sua iniziale adesione  ad una banda partigiana autonoma… più tardi vice comandante del distaccamento Peter. 8 settembre 1944 forte attacco tedesco a Seborga, con il conseguente sbandamento della banda… come già a novembre 1944 fosse arrivato in Francia… duri interrogatori da parte della polizia francese… per essere di supporto a molte iniziative combinate alleati-partigiani… mi offro volontario per essere sbarcato da solo nel Val Nervia per preparare la ricezione della missione alleata capeggiata dal cap. Bentley. Sbarcato alle 2 di notte da un motoscafo inglese… Più avanti il capitano Bentley, già arrivato tra i partigiani, affida a Capacchioni documenti relativi alle sue prime ricognizioni da mandare in Francia. Capacchioni parlava infine del suo arresto… all’altezza di Madonna della Villa mi fu intimato l’alt. Dopo aver fatto scivolare la busta di cellofan contenente i documenti nella neve che in quel punto giungeva all’altezza delle ginocchia; anzi, sulle seguenti sue parole si interrompe la memoria rinvenuta da Fiorucci… mi sono arreso a cinque tedeschi facenti parte della Marina da sbarco, e da loro fui portato a Baiardo e dopo un breve interrogatorio fui trasferito a Villa San Rocco allora sede del Comando SS con a capo il famigerato Reiter. Per un mese di seguito fui sottoposto a inauditi quanto crudeli interrogatori… di qui alla casa dello studente di Genova

Sull’arresto di Capacchioni Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, dichiarò in un verbale di interrogatorio, confluito in un documento * del 2 giugno 1947 redatto dall’OSS statunitense, antenata della CIA, sia quanto risulta nell’immagine che precede sia: “dopo un periodo di circa 25 giorni alla villa [San Rocco di Sanremo] il Capacchioni, al quale non era stato possibile togliere una sola parola, fu inviato a Genova alla casa dello studente, che provvide a farlo internare in Germania. Come dice ora lui stesso, rimase al campo di Bolzano circa 4 mesi, indi sopraggiunse la liberazione e così poté tornare a casa”. * Ernest Schifferegger era un italiano altoatesino che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò – a suo dire – solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo. La relazione dell’OSS riporta che alla data del 2 giugno 1947 Schifferegger era ancora in custodia alla Corte d’Assise Straordinaria di Sanremo  ]