Il ferimento del comandante partigiano Leo

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La zona di Villa Poggio Ponente di Vallecrosia (IM)
[   A metà dicembre del 1944 vennero ufficializzati con la Missione Kanheman i rapporti tra i partigiani del ponente ligure e gli alleati, ormai attestati sul vecchio confine italo francese. La responsabilità delle conseguenti operazioni, quale incaricato del comando della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato, fu di Stefano Leo Carabalona, che il 10 dicembre 1944 aveva preceduto in Francia la mentovata Missione. Dei due gruppi italiani che operavano clandestinamente via mare, l’estensore di questa testimonianza, Rossi, faceva parte di quello di Vallecrosia (IM). Gruppo Sbarchi Vallecrosia, per l’appunto, emanazione della S.A.P. appena costituita di quella cittadina, un’organizzazione il cui nerbo era dato da partigiani già sperimentati in montagna, come Pietro Gerolamo Gireu/Girò/Giraud Marcenaro, una struttura che teneva contatti giornalieri con il C.L.N. circondariale di Sanremo (IM) e con il comando della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”. E fu proprio Renzo Rossi a subentrare nel comando a Carabalona, quando questi, come si leggerà qui di seguito, venne gravemente ferito. ]
Rosina (Luciano Mannini) racconta: “Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione”] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre – parte attraverso i valichi alpini e parte via mare – in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta”. La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio [Corsaro/Caronte] Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall’infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l’altro, l’uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno… in Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975

 

In parallelo agli aviolanci alleati, ma con con maggiore assiduità, avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di “Leo“, che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.     Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999
Nell’agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.
A sbarco consolidato, l’avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dall’Armée d’Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, l’avanzata si arrestò non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini all’anteguerra.

A Gattières, sopra Nizza, fu installata una scuola per l’addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee.
Le “agenzie” di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare più in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro C.L.N. assisteva con timore a queste azioni in “concorrenza”, perché mettevano in pericolo tutta l’organizzazione. […]
Il maresciallo Reiter [del comando SD di Sanremo (IM), dove faceva da autista, dalla metà di marzo 1944 sino alla fine della guerra, un certo Fioravante Martinoia, nato il 24 febbraio 1915 a Vallecrosia, il cui verbale di interrogatorio, in italiano, come persona in custodia alla Corte d’Assise Straordinaria di Sanremo, confluì in un documento, con data 2 giugno 1947, dell’OSS statunitense, antenato della CIA, documento ormai desecretato e, pertanto, di pubblico dominio sul Web. Il Martinoia rese tragiche ammissioni…] fece accompagnare da due agenti in borghese la staffetta Irene (in questa versione dei fatti la persona, costretta dai nazisti a fare da esca per attirare in trappola i due partigiani) verso la casa di Vallecrosia [(IM)], dove “Leo” e “Rosina” [Luciano Mannini], ignari, aspettavano il ritorno di chi li aveva traditi [in altre versioni della narrazione di questo tragico evento emerge, invece, una casuale scoperta dei collegamenti clandestini dei patrioti da parte degli apparati nazisti di controllo].
[…]
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La casa in Vallecrosia (IM) nella quale Stefano Carabalona venne ferito – Fonte: G. Fiorucci, Op. cit.

“Leo” restò gravemente ferito [verso la metà febbraio 1945].

Ma anche i due agenti nemici versarono in fin di vita.
“Leo” e “Rosina” fuggirono per vie diverse eludendo anche il successivo rastrellamento tedesco. “Leo” trovò rifugio nella clinica Moro [che da Ventimiglia (IM) era stata trasferita dal 2 gennaio 1944 a Villa Poggio Ponente di Vallecrosia] sulla via Romana, dove venne medicato ma non ricoverato. Il partigiano Lotti [Mario Aldo Levis Lotti, commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia], probabilmente allertato da “Rosina”, o non so come, avvisò il nostro C.L.N. di Bordighera che “un agente americano” era stato ferito e si trovava alla clinica Moro. Insieme a Renzo [Gianni] Biancheri “U Longu”, prelevammo “Leo” dalla Clinica Moro e lo portammo all’ospedale di Bordighera. Riuscimmo a ricoverarlo con un tragico stratagemma.
Per i ricoveri con ferita i medici dovevano dichiarare se la ferita era stata causata da scheggia di bomba o da colpo d’arma da fuoco. All’ospedale “Leo” venne curato da due medici che conoscevo bene, il dr. Giribaldi e il dr. Gabetti, e assistito dalla caposala, infermiera Eva Pasini.
Il dr. Gabetti mi disse che difficilmente “Leo” sarebbe sopravvissuto e che quindi conveniva ricoverarlo come “ferito da colpo d’arma da fuoco” e non rischiare la vita quando la polizia fascista avesse preso conoscenza del referto. Così fu fatto: “Leo” fu ricoverato e gli vennero prestate le prime cure. […]

RenzoStienca Rossi (1) in Gruppo Sbarchi Vallecrosia <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)> di Giuseppe Mac Fiorucci

(1) Renzo Rossi (Renzo, Stienca, Zero)… dopo aver riorganizzato il CLN di Bordighera e dopo un periodo di permanenza in montagna lavorerà per il CLN circondariale adoperandosi tra l’altro in viaggi via mare… per stabilire rapporti tra le forze resistenziali italiane e ufficiali americani, inglesi, francesi… Renzo Biancheri (Gianni), di Bordighera, che aiutò Renzo Rossi nella sua attività… Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) – Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

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Renzo Biancheri e Renzo Rossi in Bordighera (IM) a febbraio 1944 – Fonte: G. Fiorucci, Op. cit.

26 febbraio 1945 – Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2, al comandante Curto [Nino Siccardi comandante della I^ Zona Operativa Liguria] – Informava che si era entrati in contatto con il garibaldino Leo del Secret Service [OSS statunitense] inviato a Vallecrosia dagli americani per avere notizie sulla 28^ linea; che Leo era poi stato ferito da agenti dell’U.P.I. [Ufficio Politico Investigativo della Repubblica di Salò] in seguito a una delazione del suo radiotelegrafista; che Leo era riuscito a fuggire dall’ospedale di Bordighera; che era stato prelevato da uomini del C.L.N. e ricoverato in luogo segreto in attesa di essere trasferito in Francia; che Leo aveva riferito di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, dove aveva preso contatto con il Comando americano di Nizza e con il capitano inglese Bentley [responsabile della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria]; che quest’ultimo volle avere molte notizie sugli uomini della II^ Divisione “Felice Cascione”; che sempre Leo aveva parlato della presa di contatto del dottor Kanheman [Eugenio Nuccia Kanheman, la cui missione era salpata da Vallecrosia il 14 dicembre 1944] con il Comando inglese, al quale aveva reso per iscritto i profili di 53 capi delle II^ Divisione, e che Kanheman si era presentato come capo della stessa Divisione. Il C.L.N. aggiungeva che Leo avvisava anche del fatto che i francesi parlassero sovente di occupare in seguito territorio italiano sino a Sanremo, per cui lo scrivente auspicava un precedente arrivo dei garibaldini: i partigiani e la popolazione avranno maggiori contatti con gli americani, che sono migliori degli inglesi e con i quali si va più d’accordo.

14 febbraio 1945 – Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” – Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione “Felice Cascione” e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi.
1 aprile 1945 – Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley] ed al SIM della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione  – Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera [più probabile Vallecrosia] il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. E veniva sottolineata la necessità di radiotelegrafare in Francia per rimandare la partenza di Renzo, il cui ritorno sarebbe stato meglio effettuare con un lancio di paracadute.
2 aprile 1945Dalla V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione  “Felice Cascione”, Sez. SIM (Servizio Informazioni Militari), prot. n° 370, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ DivisioneVenivano comunicate notizie riferite da un non meglio specificato interprete di Bordighera: “Truppe tedesche e fasciste in allarme di 2° grado... Dalla punta di Sant’Ampelio di Bordighera a Ventimiglia vi era un bunker ogni 800 metri, ognuno dei quali  presidiato da 11 fascisti, di cui un sergente, ed un tedesco…”.    

13 aprile 1945Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“] Si sollecitava maggiore attenzione nell’individuare per tempo e nell’avvertire di movimenti del nemico rispetto alla tematica sbarchi, in quanto il motoscafo di Renzo [Renzo Stienca Rossi], ricevuta una segnalazione sospetta dalla costa, era appena tornato indietro.

13 aprile 1945Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley, ufficiale inglese del SOE, agente di collegamento degli Alleati con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] – Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].

da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit., Tomo II

* Si sottolinea che l’altro Gruppo, con base a Ventimiglia, era denominato Missione Corsaro, sotto la direzione di Giulio Caronte o, per l’appunto, Corsaro, Pedretti. In proposito appare opportuno aggiungere ancora che il giovane (classe 1924) partigiano, nonché studente di veterinaria di Ventimiglia (IM), Pietro Pierino Loi, guidò per l’ultimo tratto avventuroso via terra, prima dell’imbarco clandestino (10 ottobre 1944), di una componente della Missione Alleata Flap;  e che, una volta sbarcato anch’egli a Carnoles di Mentone, rimase a lungo in zona, salvi rientri saltuari in Italia attraverso alture di confine, in qualità di addetto a trasmissioni radio, contribuendo in questo modo alla forte presa di contatto tra il comando statunitense dell’O.S.S., con base a Nizza, ed il gruppo di patrioti, destinati a dare vita alla Missione Corsaro;

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Al centro della fotografia Stefano Leo Carabalona nella baia di Villefranche-sur-Mer

Stefano Leo Carabalona, attivo subito dopo l’8 settembre 1943 **, era già stato comandante di distaccamento partigiano e protagonista di eroici episodi, come nello scontro di Rocchetta Nervina (IM), tra l’altro suo paese natale, e nell’occupazione, prima, e nella valorosa, ancorché vana difesa della Repubblica Partigiana di Pigna (IM); fu inoltre ideatore del ritorno da Ventimiglia (IM) via mare, con l’intervento finale di Giulio Corsaro/Caronte Pedretti e di Pasquale Pirata/Pascalin Corradi, di una parte della sopra ricordata missione alleata FLAP, mentre l’altra componente venne fatta esfiltrare attraverso i monti.

** … Nella Val Nervia alcuni ufficiali cercarono rifugio e sicurezza a Rocchetta Nervina (IM), dove il tenente Stefano Carabalona [“Leo“], residente in loco, cercava di organizzare gli sbandati e di procurare il maggior numero di armi possibili. Purtroppo i soldati buttavano i loro fucili nei luoghi i più disparati e fu un lavoro faticoso cercare di recuperarli… don Ermando Micheletto (1), La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975    (1)… Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell’assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Op. cit.

Autore: adrianomaini

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