I partigiani della Missione Corsaro

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Il tratto di mare attraversato con viaggi clandestini dai partigiani

19/9/1944 – Per motivi di sicurezza ci trasferiamo dalla pensione Mimosa a Villa Lucca, sotto Roquebrune, di fronte a Montecarlo. Davanti allo splendido mare della Costa Azzurra […] Ogni settimana, al comando degli Americani, eravamo destinati ad eseguire missioni sempre più pericolose. Divisi in due gruppi, uno agiva in montagna per individuare le posizioni tedesche, l’altro, via mare, stabiliva collegamenti con i partigiani di Ventimiglia.  Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza, Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim, Ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982 [ A settembre 1944 Lavagna ed il suo gruppo sono arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils’ Brigade, Freddie’s Freighters), reparto d’elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a questa data per non farsi internare, questi garibaldini sono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese ]

Rosina (Luciano Mannini) racconta: “Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione”] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre – parte attraverso i valichi alpini e parte via mare – in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta”. La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli, Giulio [Corsaro] Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall’infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l’altro, l’uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno… L’attività della Squadra di azione patriottica di Vallecrosia-Bordighera fu indubbiamente una delle più ardite più pericolose… I collegamenti con la montagna venivano mantenuti dai sapisti stessi; e quelli con Sanremo da Renzo [Stienca Rossi] e negli ultimi tempi dal giovanissimo studente Enrico Cauvin [di Vallecrosia]. All’inizio l’attività della SAP aveva carattere informativo, costituendo essa il SIM della zona e funzionando spesso di collegamento con le formazioni di montagna, stanziate nell’immediato retroterra.  Dopo la costituzione della missione Leo e l’arrivo in Italia del Cap.  Bentley, ufficiale di collegamento alleato, la squadra collaborò con la missione Leo stessa e col cap. Gino *[Luigi Punzi] allo scopo di preparare una zona di sbarco a Vallecrosia, dopo i tentativi effettuati ad Arma di Taggia allo stesso scopo, tutti falliti, e l’assassinio del Gino *. Preparare una zona di sbarco a pochi chilometri dal fronte, su una costa strettamente sorvegliata dal nemico, era impresa difficilissima, quasi disperata […]  Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975

* [ Luigi Gino Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare, nato ad Acquafondata (Frosinone) nel 1917, già del 5° reggimento di artiglieria alpina, aveva combattuto prima dell'8 settembre 1943 nei Balcani.

Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: Combattente in territorio oltre confine non si arrendeva ai tedeschi ed in impari lotta opponeva fiera resistenza mantenendo alto l’onore e il valore del soldato italiano. Benché ferito riusciva a sfuggire alla cattura e unitosi al movimento clandestino francese organizzava la partecipazione al “Maquis” di formazioni partigiane composte di connazionali in Francia. A Peille, Peiracava e alla Turbie si univa ad essi ed eseguiva ardite missioni per collegare e coordinare nella zona di frontiera ed in quella rivierasca l’azione dei partigiani francesi e italiani. Mentre rientrava alla base di ritorno da una missione particolarmente rischiosa, veniva proditoriamente colpito da un sicario prezzolato che lo finiva a colpi di scure. Cadeva nel compimento del dovere dopo aver riassunto nella sua opera le belle virtù come militare e  partigiano d’Italia – Alpi Marittime – Ventimiglia, 8 settembre 1943 – 6 gennaio 1945 [in effetti il capitano Punzi venne ucciso il 4 gennaio 1945 

L’8 settembre 1943 colse Punzi nella IV^ armata italiana, presente nel sud-est della Francia. Probabilmente combattè in quei frangenti contro le occupanti truppe naziste e, benché ferito, riuscì a fuggire per unirsi in Costa Azzurra a costituende formazioni partigiane composte di francesi e di connazionali. Una testimonianza scritta, rilasciata in Imperia dal sottocitato Panascì alla fine della guerra, come riportato in Francesco Biga < Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. III, Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, Milanostampa, 1977>, lascia emergere che, arrestato a Ventimiglia (IM) nel dicembre 1943, il capitano aveva potuto esibire, per salvarsi, altresì aiutato in questo tentativo dall’interessamento inopinato degli agenti di polizia Antonino Panascì e Gaetano Iannacone, documenti rilasciatigli dal Comando di Milizia Confinaria; che era già attivo nel tentativo di creare una rete clandestina antifascista in provincia di Imperia; che aveva continuato ad operare nel mentovato senso nel ponente ligure, soprattutto tenendo contatti con il già rammentato Panascì. 

Punzi combatté, poi, valorosamente, alla fine di agosto 1944 con i partigiani francesi del Nizzardo per la liberazione di Peille e dintorni. Ormai stabilmente operativo con l’O.S.S. americano a Villa Petit Rocher, in quel sito dovrebbe avere conosciuto Stefano Leo Carabalona, colà giunto (o ritornato) il 10 dicembre 1944 in qualità di responsabile (con vice Lolli, Giuseppe Longo) della Missione dei partigiani del ponente ligure presso il Comando Alleato ]

[  Come si desume dall’opera “MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale” <Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare – Edita dal Comune di Ventimiglia (IM), 10  aprile 1971 – Tipografia Penone di Ventimiglia (IM)>, dopo lo sbarco alleato del 30 agosto 1944 sulla Costa Azzurra, il comandante di Distaccamento della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“, Stefano Leo Carabalona, che di lì a breve sarebbe diventato comandante, con Lolli, o Loli, Giuseppe Longo, vice comandante, della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato a Nizza, indirizzava ai primi di ottobre di quell’anno da Pigna (IM), Alta Val Nervia, dove infuriava la lotta per la difesa della neonata Repubblica Partigiana dalla vita sin troppo breve, a Ventimiglia (IM), da Giulio Corsaro/Caronte Pedretti e Pasquale Pirata Corradi, Pascalin per gli amici, quattro militari anglo-americani, che dovevano raggiungere la zona liberata.

Si trattava, come si riporta anche a questo link, di una componente della Missione Flap e di due ex prigionieri di guerra.

Lo stato attuale - in uno scorcio - di Marina S. Giuseppe di Ventimiglia (IM), zona in cui abitavano Pedretti e Corradi
Lo stato attuale – in uno scorcio – di Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM), zona in cui abitavano Pedretti e Corradi
La spiaggia di Marina S. Giuseppe da cui Pedretti e Corradi partirono per portare in Francia i militari alleati
La spiaggia di Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM) da cui Pedretti e Corradi partirono per portare in Francia i militari alleati

Pedretti e Corradi riuscirono a condurre i militari alleati, di cui si è già detto, di notte con una barca a remi a Montecarlo nel Principato di Monaco, sbarcando colà all’incirca alle 4 del 9 ottobre 1944.  Pedretti e Corradi passarono di lì a breve in forza al Comando statunitense dell’O.S.S.(antesignana della più nota CIA) di Nizza, con il quale erano già attivi circa 25 italiani. Prima di rivestire tali incarichi, nel Principato di Monaco, poco dopo essere approdati, Pedretti e Corradi erano stati interrogati all’Hotel Excelsior dal maggiore scozzese Gunn e rivestiti con divise militari inglesi. Dopo di che, alloggiati in rue Hugo a Nizza, erano stati interrogati sulle attività e sulla situazione dei partigiani della provincia di Imperia   ]

Su proposta dei Comandi alleati Corsaro e Pascalin entrarono a fare parte dell’organizzazione americana O.S.S. (Organization Secret Service) composta [nella sede di Nizza, Alpi Marittime, Francia] da circa venticinque membri. Nell’ambito dell’O.S.S. veniva così costituita la Missione Corsaro, che assumeva il compito del collegamento tra il Comando alleato e i Comandi partigiani operanti nella zona Ventimiglia-Limone-Nava-Oneglia, della raccolta e della trasmissione di informazioni militari e di procurare asilo e assistenza alle Missioni alleate in transito. Numerose Missioni alleate vennero facilitate ospitandone i componenti, fornendo loro le carte d’identità e le tessere annonarie procurate dall’impiegato comunale [di Ventimiglia (IM)] Arturo Viale… Corsaro aveva già fatto più volte la spola tra Vallecrosia e la costa francese in settembre [1944], viaggiando con una barca a remi nelle notti più oscure, trasbordando armi e plichi con le informazioni militari per gli Americani, più comprensivi degli Inglesi. Accettando l’incarico di capo dell’Ufficio Operazioni della Missione in zona nemica, tramite Corsaro, Leo poteva inviare da Pigna al comando alleato le informazioni necessarie… Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. IV: Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2005

Dopo la battaglia di Pigna Carabalona non seguì Vitò [“Ivano“, Giuseppe Vittorio Guglielmo] in Piemonte: era stato delegato ad avere rapporti con gli alleati. Ricavo le notizie da un’intervista con Vitò: «Stefano Carabalona, tenente nell’esercito nelle forze G.A.F., dopo l’8 settembre iniziò la sua propaganda per la formazione di gruppi partigiani. Radunò i ragazzi della bassa Val Nervia e soprattutto quelli di Rocchetta Nervina, sulle cui alture aveva stabilito la sede del distaccamento. I giovani che raccolse erano numerosi e furono anche ben organizzati […] Quando con la venuta a Pigna degli alleati si presentò la necessità di una missione alleata tra noi la chiedemmo: furono loro stessi ad appoggiare la nostra richiesta. Qualcuno di noi doveva essere preparato e delegato per avere un contatto diretto. Designai Carabalona e Lolli [Giuseppe Longo], che mi sembravano più adatti. Dovevamo superare anche la questione del colore politico. Non volevamo che questo ci danneggiasse. Se mai era una questione nostra. Anche tra gli alleati vi erano delle divergenze di opinioni. A noi interessava il loro aiuto. Così Carabalona, dopo accordi presi, si era recato presso Nizza, nel golfo di Villafranca. Qui in una villetta presero contatto con gli alleati. Fu lì che partì il capitano Bentley per venire in mezzo a noi come osservatore e come elemento di collegamento. Carabalona ed il suo gruppo sono sempre stati in Francia, collegati con gli americani. Venivano di tanto in tanto in Italia per collegamenti con i nostri gruppi. In uno di questi rientri Carabalona fu colpito piuttosto gravemente ed ebbe molto a soffrire […] Durante i suoi rimpatri aveva formato un secondo gruppo partigiano». don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni (Dal Diario di “Domino nero” – Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[ Sempre attingendo all’opera “MARTIRIO E RESISTENZA della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale”, Op. cit., si viene a sapere che,   rientrati a Ventimiglia con materiale necessario, fra cui due radio ricetrasmittenti, ebbero base logistica negli appartamenti delle famiglie Pedretti e Corradi e di Renato Sibono, già tenente di artiglieria. In seguito si occuparono, sempre in interazione con il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia (IM) e sotto la già citata direzione di Stefano Leo Carabalona, di collegamento fra truppe alleate e reparti partigiani, di raccolta e trasmissione di informazioni militari, di asilo, assistenza e smistamento dei componenti delle missioni alleate da e per l’Italia e dei partigiani che dovevano espatriare. I collegamenti con le forze partigiane erano assicurati dal maggiore – a riposo – degli Alpini, Luigi Raimondo e dal figlio, Mario, Mariun, che si spesero, anche assieme a Efisio Mare Loi, appartenente alla citata V^ Brigata,  già maresciallo maggiore della Regia Guardia di Finanza, ed Albino Machnich, nella raccolta delle informazioni militari. Le responsabilità e i rischi maggiori del Gruppo di Ventimiglia, Missione Corsaro, furono di Giulio Corsaro Pedretti. Alcune missioni alleate vennero, inoltre, prima e dopo gli episodi già messi in evidenza, facilitate dal manipolo di patrioti della città di confine, organizzato intorno a “Corsaro“, che ne accoglieva i com­ponenti, per poi fornirli di carte di identità e tessere annonarie – trafugate da un impiegato del Comune di Ventimiglia (IM), Arturo Viale -, ed aiutarli a raggiungere Imperia, dove in quel torno di tempo si fermava, causa bombardamenti, la ferrovia. Dopo la rioccupazione di Pigna (IM) ad ottobre 1944 da parte dei tedeschi, si rifugiarono in casa Pedretti a Ventimiglia sei partigiani del comando della V^ Brigata, Stefano Leo Carabalona, e Longo, già menzionati, Tullio Boia Anfosso, comandante di Distaccamento della V^ Brigata, Giulio Colombo Licasale, Luigi Sirena Gastaudo, capo di una squadra della V^ Brigata, e Gennaro Luisito Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito. Lanotte tra il 10 e l’11 dicembre 1944 vennero portati da Pedretti in Francia, dove si trasferirono anche altri componenti del Gruppo “Corsaro“: più precisamente nella Villa Le Petit Rocher (situata a St. Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca), punto di riferimento alleato anche per il “Gruppo Sbarchi Vallecrosia”. Infatti, venne istituito un regolare servizio di rifornimenti di armi, medicinali e viveri per i partigiani italiani – e di esfiltrazione in Francia di ex-prigionieri alleati – tramite la S.A.P.  (di cui era emanazione il Gruppo Partigiano Sbarchi) di Vallecrosia (IM).

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Da sinistra Villa Iberia e Villa Le Petit Rocher

Carabalona andò, dunque, a dirigere due raggruppamenti operativi, interconnessi tra di loro, la Missione Corsaro ed il Gruppo Sbarchi Vallecrosia.

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Ampelio Elio Bregliano, terzo da sinistra, nella baia di Villafranca
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Ampelio Elio Bregliano all’imbarcadero di Villa Le Petit Rocher

Al Petit Rocher il Comando alleato aveva anche costituito una scuola sabotatori, frequentata da ventimigliesi, come Giuseppe Brancaleone Stroppelli (o Stropelli) e Giovanni Leuzzi [Catuscia o Katiuscia, commissario di Distaccamento della V^ Brigata], e vallecrosini, quali Ampelio “ElioBregliano e Renato Plancia” Dorgia, questi ultimi appartenenti al già menzionato “Gruppo Sbarchi Vallecrosia”.

Pedretti cumulò alla fine della guerra una trentina di perigliose missioni via mare, quasi tutte con motoscafi forniti a quel punto dagli alleati. Ad esempio, il 6 gennaio 1945 guidò il mezzo che condusse il capitano Robert Bentley del SOE britannico (ed un suo sottoposto, il radiotelegrafista caporale MacDougall) davanti a Vallecrosia (IM) per adempiere, dopo trasbordo ed inoltro in montagna, alle funzioni di ufficiale alleato di collegamento con la Resistenza della provincia di Imperia. E fu attivo a marzo, quando si trattò di tentare di fare rientrare – in modo rocambolesco – la squadra che aveva portato, precisamente la notte del 7 marzo 1945, in salvo a Nizza Stefano Leo Carabalona, rimasto gravemente ferito nel corso di una operazione clandestina a Vallecrosia. E nell’incarico di ufficiale partigiano di collegamento con gli alleati gli subentrò Renzo Stienca Rossi. Infatti,  nella testimonianza di Renzo Gianni Biancheri (Rensu U Longu nelle memorie dei compagni), in “Gruppo Sbarchi Vallecrosia” (<ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) >, 2007) di Giuseppe Mac Fiorucci si legge: “Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Pedretti e Cesar, che doveva recuperare anche alcuni prigionieri alleati (5 piloti: 2 inglesi, 2 americani, 1 francese); ma il motoscafo in mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde; Renzo Rossi, “Corsaro” e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi“. Ed ancora, Renzo Biancheri: “Pochi giorni dopo, senza Achille [Andrea Lamberti], che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con Girò [Gerolamo Pietro Marcenaro] un’altra traversata, accompagnando “Plancia[Renato Dorgia] a prendere armi e materiale per i garibaldini. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnò il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perché da bordo della vedetta si udì distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco, che, tuttavia, non essendosi gli occupanti accorti della nostra presenza, passò oltre”   ]

Credo che dal lungomare tenuto “aperto” dalla sezione sbarchi salpasse anche la prima imbarcazione con “Leo” Carabalona, “Rosina” (Luciano Mannini), “Caronte” (Pedretti) e altri di Ventimiglia… Con lo sbarco del capitano Bentley si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di “Leo” Carabalona, del quale faceva parte Giulio Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio. RenatoPlancia” Dorgia, in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

[…] avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di “Leo“, che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999