Sui partigiani trucidati ad Isolabona

Il cippo commemorativo dei partigiani trucidati dai nazisti il 2 marzo 1945 davanti al cimitero di Isolabona (IM)

Dopo un rastrellamento effettuato dai tedeschi nelle campagne di Buggio [Frazione di Pigna (IM)], probabilmente per iniziare a prepararsi una via di fuga nel caso dello sfondamento della linea del fronte – che passava sul Grammondo e sulle vette dell’Authion – vennero catturati otto giovani. Le modalità del loro arresto sono alquanto controverse. Alcuni abitanti del paese riferirono che i tedeschi si recarono a colpo sicuro in un fienile dove un gruppo di questi si era nascosto in un rifugio ben celato sotto numerose balle di fieno. Questa sicurezza mostrata dai tedeschi fa pensare a una probabile delazione. Gli otto prigionieri furono trasferiti a Isolabona con i polsi legati con il fil di ferro dietro la schiena. Dopo un interrogatorio, che immaginiamo assai cruento, furono fucilati presso il muro esterno del camposanto del paese. Caddero:
Giorgio Caudano

Trascorso il terribile inverno 1944-1945, mentre si rinforzano nuovamente i distaccamenti garibaldini con l’afflusso di reclute e con il ritorno nelle formazioni di coloro che, meno atti, avevano trascorso il crudo periodo invernale nel fondovalle, anche il nemico riprende le operazioni per  salvaguardare le vie di comunicazione, per esso vitali, ripetutamente interrotte dalle formazioni partigiane. E sovente, come una belva ferita che negli ultimi istanti della sua esistenza si scatena con ferocia, è ancora il suo unico modo di combattere. Alcuni garibaldini della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”della II^ Divisione “Felice Cascione”], catturati in precedenza, più numerosi nelle zone di Pigna (IM) e di Buggio [Frazione di Pigna (IM)], vengono raggruppati dal nemico, 34 I.D. Grenadier-Regiment 253, a Isolabona (IM) e il 2 marzo 1945 fucilati presso il cimitero per rappresaglia in risposta alle sconfitte subite.

Aimo Domenico
Massa Vito
Pallanca Antonio
Pastor Attilio
Sciutto Umberto
Vivaldi Benedetto
Immagini desunte da un lavoro di Giorgio Caudano

Cadono così, coraggiosamente, gettando disprezzo in faccia al nemico: Domenico Aimo, Giulio Grassi, Vito Massa, Antonio Pallanca, Attilio Pastor, Umberto Sciutto, Primolino Verrando e Benedetto Vivaldi. Infine Giovanni Guglielmi, di Torri, Frazione  di Ventimiglia (IM), muore all’ospedale lo stesso giorno. Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria), Vol. IV. Da Gennaio 1945 alla Liberazione, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Grafiche Amadeo, 2005

ALBERIGO COSTANTINO Giuseppe Casanova Lerrone SV 1/2/13 + Sanremo fucilato 2/3/45
D’ONGHIA FRANCESCO Franz Noci BA 01/2/23 + Sanremo fucilato 2/3/45
AIMO DOMENICO Ventimiglia 13/6/1927 + Isolabona fucilato 2/3/45
GRASSI GIULIO Milano 29/7/1925 + Isolabona fucilato 2/3/45
MASSA VITO Ripacandida (PZ) 24/12/1923 + Isolabona fucilato 2/3/45
PALLANCA ANTONIO Airole (Collabassa) 1/9/1922 + Isolabona fucilato 2/3/45
PASTOR ATTILIO Pigna (Buggio) 2/12/1927 + Isolabona fucilato 2/3/45
SCIUTTO UMBERTO Cairo Mont.tte (SV) 30/6/1924 + Isolabona fucilato 2/3/45
VERRANDO PRIMOLINO Pigna (Buggio) 18/11/1924 + Isolabona fucilato 2/3/45
VIVALDI BENEDETTO Taggia 24/12/1923 + Isolabona fucilato 2/3/45
Giorgio Caudano

 A cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016  

Potrebbe essere ancora vivo l’ex tenente Josef Fellermeier, comandante del plotone di genieri tedeschi del 253° Reggimento granatieri inquadrato nella 34a Divisione, responsabile dell’eccidio di otto ostaggi partigiani fucilati a Isolabona il 4 marzo 1945. È bastata un’ora, al professor Carlo Gentile, originario di Dolcedo e con casa a San Lazzaro Reale, docente di Storia contemporanea all’Università di Colonia, per trovare dati che consolidano le ricerche fatte dallo storico di Isolabona Paolo Veziano. Fellermeier è della classe 1918: in teoria potrebbe essere in vita. È stato Veziano a incaponirsi sull’identità di chi diede l’ordine di uccidere gli ostaggi poi vantandosene con i commilitoni. I soldati tedeschi, gli stessi probabilmente che compirono la strage di Grimaldi e altri assassinii di partigiani a Forte San Paolo a Ventimiglia e a Latte [Frazione di Ventimiglia] nel periodo che precedette la ritirata delle truppe germaniche dall’Italia, erano di stanza proprio a Isolabona. Si parla di circa 1700 uomini nelle cui file c’erano anche appartenenti alla Marina e componenti delle milizie fasciste. Veziano ha desunto il nome di Fellermeier compulsando i resoconti degli interrogatori a cui i partigiani avevano sottoposto i prigionieri tedeschi.
Maurizio Vezzaro, Potrebbe vivere in Baviera l’ex “aguzzino” Fellermeier. Le ricerche del professor Gentile confermano la pista seguita da Veziano. Il responsabile dell’eccidio di Isolabona dopo la guerra tornò in patria, La Stampa, 28 Aprile 2017

È stato scoperto – e comunicato per la prima volta oggi in occasione delle celebrazioni del 25 aprile – l’ufficiale della Gestapo che il 4 marzo del 1945 ordinò la fucilazione di otto “garibaldini”, a Isolabona, piccolo centro storico dell’entroterra di Ventimiglia (Imperia). È stato lo storico Paolo Veziano, membro del direttivo scientifico dell’Istituto storico della Resistenza a effettuare la scoperta, grazie all’analisi dei verbali di interrogatorio dell’epoca a carico dei tedeschi catturati dai partigiani. “Aspetto di raccogliere dell’altra documentazione dall’archivio militare di Friburgo – ha annunciato Veziano – dopodiché trasmetterò tutti gli atti alla Procura militare di La Spezia, competente per questo genere di reati”. Secondo quanto ricostruito da Veziano fu il caporal maggiore del genio tedesco Gerard Kunat, catturato dai partigiani, a indicare in un uomo: “alto, magro e con un occhio di cristallo”, l’ufficiale nazista, poi identificato nel tenente Feller, che ordinò la fucilazione. Nello stesso documento si legge pure la richiesta di trasferire il gerarca a Isolabona, affinché venga fucilato nello stesso punto in cui si trovavano ancora le macchie di sangue dei “garibaldini” ammazzati. Fucilazione che tuttavia non avvenne mai, così come ancora oggi non si sa che fine abbia fatto il tenente Feller.
CRONACA, L’annuncio dello storico Paolo Veziano: fu il tenente Feller. 25 Aprile, scoperto l’ufficiale nazista che ordinò le fucilazioni a Isolabona, Primocanale.it, mercoledì 26 aprile 2017

Dalle nebbie del passato affiorano, come spaventosi spettri, nuovi brandelli di verità sull’identità di Josef Fellermeier, l’ufficiale nazista presunto responsabile delle torture e dell’uccisione inflitte a otto ostaggi partigiani in quel di Isolabona, nel lontano ma mai dimenticato 4 marzo 1945. Dalle ricerche partite dagli spunti storici dello studioso locale Paolo Veziano che è andato scandagliare gli archivi, trovando documenti riportanti l’esito di interrogatori di soldati tedeschi prigionieri, e approfondite dal professor Carlo Gentile, originario di Dolcedo e docente di storia contemporanea dell’Università di Colonia, la figura di Josef Fellermeier comincia a delinearsi in tutti i suoi freddi, brutali contorni […] Stiamo parlando di un sottotenente derivante dai ranghi dei sottufficiali che prima lavorava come funzionario nel Reichsarbeitsdienst (Servizio del lavoro: un’organizzazione interna al partito nazionalsocialista). «Ulteriore conferma dell’identità – scrive il professor Gentile – è il fatto che Fellermeier, nell’estate del 1942, fu ferito e perdette l’occhio sinistro». E in effetti, nel resoconto degli interrogatori condotti dai partigiani, i soldati tedeschi riferiscono tutti il particolare dell’occhio mancante. Difficile poter dire se la Procura militare di Verona oggi competente, a distanza di così tanto tempo e con sì labili elementi (non sono sufficienti quelli già a disposizione), possa decidere di aprire un fascicolo penale. Veziano e Gentile gli spunti li hanno forniti. Si vedrà. Per quanto riguarda l’estremo Ponente, l’unità maggiormente responsabile di eccidi di resistenti e civili fu il «Grenadier-regiment 253 comandato dal maggiore Geiger. Un elenco di persone trucidate dai tedeschi nell’area di Ventimiglia contempla, oltre alle 12 vittime della strage di Grimaldi, i nomi di 41 persone assassinate nel circondario nel periodo in cui la famigerata squadra era di stanza a Ventimiglia. Il 21 marzo 1945, al forte San Paolo a Ventimiglia furono passati per le armi otto ragazzi tra i 16 e i 24 anni, in parte collaboratori delle formazioni partigiane, rastrellati a Bordighera e Dolceacqua. Giudicati da una corte marziale presieduta dallo stesso Geiger, prima di essere giustiziati furono picchiati dal maresciallo Rudolf Przibilla, un altro dei volenterosi carnefici di Hitler.
Maurizio Vezzaro, Eccidio di Isolabona, nuovi particolari sul “volenteroso” carnefice di Hitler. Proseguono le ricerche del professor Carlo Gentile e dello storico locale Paolo Veziano sui fatti accaduti nel marzo del 1945, La Stampa, 19 Maggio 2017

[Paolo Veziano:

La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 – 8 ottobre 1944), a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020
Paolo Veziano, Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli Ebrei dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra 1938-1940, ed. Fusta, 2014
Paolo Veziano, Ombre di confine: l’emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei fiori verso la Costa azzurra, 1938-1940, Alzani, 2001
Paolo Veziano, Sanremo. Una nuova comunità ebraica nell’Italia fascista 1937-1945, Diabasis, 2007
Paolo Veziano, San Remo. Una piccola comunità ebraica nella Riviera dei Fiori degli anni Trenta, in “La Rassegna mensile di Israel, volume LXIX n.1, gennaio-aprile 2003”, Saggi sull’ebraismo italiano del Novecento in onore di Luisella Mortara Ottolenghi
Catalogo della Mostra Angelo Donati. Un ebreo modenese tra Italia e Francia, a cura di Paolo Veziano, 2004]

Fucilazione di tre gruppi familiari nell’abitato di Grimaldi superiore, precedentemente evacuato per ordine tedesco. La motivazione della strage è incerta, ma potrebbe essere legata al mancato rispetto dell’ordine di evacuazione del paese. Il Tribunale Militare di Torino in data 15 maggio 2000, dopo un processo che vide alla sbarra il maggiore Hans Geiger (nato a Francoforte il 12 giugno 1906) e il tenente Heinrich Goering (nato a Betzdorf il 17 luglio 1923), rispettivamente comandanti del 253. Grenatier Regiment della 34 Infanterie division e della VI compagnia dello stesso reggimento, emise una sentenza di non luogo a procedere per i due ufficiali tedeschi […]
Giorgio Caudano

Si accorsero che i nazifascisti abbandonavano Pigna (IM)

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Pigna (IM)

Pigna (IM) è sempre stata una preoccupazione dei partigiani.
Nella caserma vi era un caposaldo dei repubblichini ed era indispensabile cacciarli per rendere più sicure ai partigiani la strada, la vallata, la zona. A tal fine, gli attacchi furono molti. Abbiamo letto l’azione di Fuoco [Marco Dino Rossi], di Pagasempre [anche Ruffini, Arnolfo Ravetti, poco tempo dopo capo di Stato Maggiore della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“], di [Stefano “Leo”] Carabalona, [comandante di un Distaccamento della V^ Brigata, poco tempo dopo comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato di Nizza], che non davano tregua per continui attacchi. Ne avverranno altri e li narrerò. don Ermando MichelettoLa V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

La sera del 9 giugno 1944 al distaccamento di Vittò [anche Vitò o Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo] ed Erven [Bruno Luppi] (5° distaccamento) arriva Libero Briganti, o «Giulio», a dare ordine di tenersi pronti per espugnare Badalucco e attaccare Pigna [(IM)]. L’attacco è disposto dal Comando unitario dei distaccamenti e gruppi garibaldini, cioè dal Comando della Brigata che è in via di costituzione (IX Brigata) [IX^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione“]. All’attacco devono partecipare i distaccamenti 3° (Ivan) [Giacomo Sibilla, poi comandante del Distaccamento Inafferrabile, dopo ancora comandante della II^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Nino Berio” della VI^ Divisione “Silvio Bonfante”], 4° (Tento), 5° (Vittò), 6° (Mirko) [Angelo Setti], più il gruppo di Artù [Arturo Secondo]. Il combattimento dovrebbe avere inizio alle ore 12 del 10 giugno Gli uomini del distaccamento di Vittò e di Erven (5° distaccamento) nelle ore pomeridiane del… [10 giugno 1944], si recano a Castel Vittorio, e si intrattengono nel paese, cantando inni partigiani. Restano fino a tarda sera. Quando partono, i fascisti che sono a Pigna, incominciano a sparare. I partigiani, mentre si allontanano, sentono gli spari… A Passo Muratone, situato fra Pigna e Saorge, a monte di rio Muratone, vi erano cinque o sei guardie di finanza della repubblica di Salòuna pattuglia del distaccamento di Vittò e di Erven va al Passo Muratone. Sulla base delle citate indicazioni, l’azione avviene in data 11 giugno. La pattuglia partigiana è comandata da Assalto [Carlo Peverello, nato a Castelvittorio il 28 febbraio 1923]. I partigiani, in tutto, erano circa una ventina, fra cui Serpe [Isidoro Faraldi, in seguito comandante del IV° Distaccamento del II° battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“], Guido di Cetta, Marconi [Gino Asplanato] di Castel Vittorio, e i giovinetti Géna e Spezia (o «Scarzéna») [Pietro Bodrato, nato a Lerici, classe 1927]. L’azione era difficile per la posizione della caserma, che aveva alle spalle il monte e davanti lo strapiombo. A compiere l’attacco fu Assalto, insieme con Géna e Spezia…     Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) – Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

Eravamo verso la fine di agosto del 1944. Il Comandante Vitò [Vittorio Giuseppe Guglielmo – detto anche “Ivano” o “Vittò “, in quel momento comandante della V^ Brigata, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione] aveva previsto nel consiglio di stato maggiore ogni possibilità di attacco. La sera prima dell’attacco stabilito, una numerosa colonna di tedeschi arrivò a Pigna.

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Il comando partigiano allora si radunò a Monte Vetta [nel comune di Castelvittorio (IM)] per studiare la nuova situazione. Intanto, nella stessa notte dell’arrivo dei tedeschi, Fuoco con alcuni suoi uomini, il suo gruppo volante di distruttori, con Pagasempre e con uomini decisi di Castelvittorio, erano andati verso Dolceacqua per minare un ponte e tagliare la ritirata ai tedeschi.
Ma le sorprese sono sempre in agguato.
Lo avevano trovato presidiato.
Si dovettero ritirare e mentre ritornavano verso Pigna, camminando a mezza costa per essere nascosti, si accorsero che i nazifascisti abbandonavano Pigna. I troppi attacchi avevano loro consigliato il ripiegamento su lsolabona e Dolceacqua.

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Tra gli attacchi che indusssero  i tedeschi ad andarsene, vi furono continui disturbi degli uomini del distaccamento di Castelvittorio (IM), guidato da Fuoco.

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Armando “Fragola Doria” Izzo – Fonte: Wikipedia

Si aggiunsero in più quelli di Fragola Doria [Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata]. Ne voglio descrivere uno, da lui stesso narratomi:
Con un gruppetto di uomini mi appostai sopra la strada, ben nascosto, per attendere alcuni automezzi militari fascisti che scendevano da Pigna. Poco discosto da me un mio uomo armato di fucile mitragliatore mi doveva essere di spalla. Doveva sparare contro i tedeschi e proteggermi. Quando giunsero i camion, io colpii la cabina del primo automezzo, mentre il mitragliatore che doveva proteggermi sparò una sola lunga raffica e poi aveva taciuto. Quando apparve il secondo automezzo, sperai che I’uomo che mi proteggeva sparasse. Invece non lo fece. Così dall’automezzo si iniziò a sparare contro di noi. Dovetti desistere. Strisciando salii verso il mio uomo per sapere il motivo del silenzio. Gli si era inceppato il mitragliatore e non riusciva a rimetterlo in azione. Purtroppo, spesso, alcuni nostri colpi di mano li dovevamo desistere per I’inesperienza dei nostri ragazzi. Protessi con la mia arma la nostra ritirata. I fascisti cessarono il fuoco ed accortisi del nostro ritiro pensarono bene di squagliarsela. Restarono uccisi l’autista del camion e feriti alcuni soldati. E forte di tante esperienze Fragola Doria, il futuro comandante della V^ Brigata, quando Vitò passò al comando della II^ Divisione “Garibaldi”, non cessava di dare esempio di audacia. La strada lsolabona-Pigna era tenuta in continua tensione di attacchi. Era troppo evidente che i partigiani volevano scacciare i tedeschi da Pigna. Il fatto che i nazifascisti insistessero per tenere la posizione era determinato da diverse considerazioni strategiche.
La prima era il fatto che gli alleati, sbarcati in Francia meridionale, erano avanzati sino alla frontiera italiana e vi si erano attestati nei fortini francesi di confine. ll fatto,  poi comunicato da Radio Londra, aveva convinto i tedeschi ad abbandonare la zona, perché non si sentivano preparati ad affrontare I’attacco alleato. Ma quando si accorsero che gli alleati si erano attestati in attesa della primavera, era logico che tentassero di rioccupare Pigna lasciata ai partigiani, perché posizione adatta ad un accampamento invernale. Quando Fuoco avvisò i distaccamenti che Pigna era libera, si recarono tutti verso la caserma. Era in fiamme. ll fuoco fu provocato dai tedeschi in ritirata.
Probabilmente oltre alle ragioni su accennate, i tedeschi dovevano essere stati avvisati dell’imminente attacco partigiano.
Come dissi, si pentirono presto del loro ritiro ed iniziarono subito azioni di controffensiva. Troveranno un osso duro.
Certo che gli avvenimenti si erano sviluppati in modo imprevisto. Bisognava, con tempismo, rassodare la posizione e guardare bene in faccia la realtà […]. don Ermando MichelettoOp. cit.

Il rastrellamento tedesco, terminato praticamente il 6 luglio 1944, che abbiamo precedentemente descritto con abbondanza di particolari, non aveva raggiunto alcun obiettivo dal lato militare. Pochi giorni dopo l’imponente attacco tutti i distaccamenti della V Brigata si erano ricostituiti e riassestati sulle loro posizioni, pronti nuovamente alla lotta. «Vittò» ed i suoi collaboratori, preso fiato, progettavano la conquista di Pigna, tenuta da circa un centinaio di nazifascisti accampati nella caserma Manfredi. Tale presidio ostacolava i movimenti delle formazioni garibaldine che controllavano larghe zone e paesi in tutte le vallate occidentali della provincia. D’altronde, tale centro rivestiva grande importanza anche per il Comando tedesco, il quale intendeva avere libero transito per le sue truppe in quelle zone di frontiera con la Francia.
I Tedeschi però sono indotti ad abbandonare la zona di Pigna non ritenendosi in grado di approntare sul luogo una linea difensiva consistente. I partigiani che, come visto in precedenza, già avevano progettato l’attacco a Pigna, si trovano il paese nelle mani.
Quando i Tedeschi vengono a conoscenza che la colonna anglo­americana non mostra intenzione alcuna di proseguire l’avanzata verso il territorio italiano, si pentono dell’errore di valutazione commesso e tentano la riconquista di Pigna. Ma, ormai, ci sono i partigiani e si accorgono quanti uomini e mezzi e sforzi necessiteranno per fiaccare la resistenza di «un pugno di disperati», per usare l’espressione del capitano Morton precedentemente citata.
Da quel povero ed eroico paesello, trovato in fiamme da Marco Dino Rossi (Fuoco) dopo la fuga tedesca, si costruirà una forza di resistenza degna d’ogni memoria.
Corre il 29 agosto del 1944. Entrano in Pigna i distaccamenti garibaldini e si incontrano con la popolazione. Nasce, ancora una volta, il binomio indistruttibile, popolo e partigiani e, da esso, la «Libera Repubblica di Pigna».
Liberi amministratori, cariche pubbliche assegnate ai più degni rappresentanti del popolo, deliberazioni democratiche, giustizia sociale, contributo alla difesa di questa grande conquista.
È formata una giunta comunale di civili e di partigiani che, ogni giorno, si riunisce e prende le decisioni: ordine pubblico, controspionaggio, requisizione di viveri o materiale illecitamente asportato dai magazzini del disciolto esercito italiano. Il tutto è distribuito alle famiglie più indigenti del luogo.
Il comandante« Vittò», che dà le di posizioni generali, e Lorenzo Musso (Sumi), inviato dal «Curto» a Pigna, sono combattenti abili. Ma, nell’occasione, possiedono un pregio in più: l’esperienza comune della precedente lotta antifranchista consumata in Spagna […]
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) – Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 373

… nella notte del 19 settembre 1944 i garibaldini della V^ Brigata si diressero verso Carmo Langan, andando ad occupare con i propri Distaccamenti le località di Monte Ceppo, Cima Marta, Sanson, Colle Melosa. Questa linea difensiva, che andava dalla Valle Argentina al Monte Saccarello, assunse il nome del comandante della V^ Brigata e, quindi, divenne nota come “Linea Vitò“… Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Il 26 settembre Doria [Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata], appoggiato da Leo il mortaista [Vittorio Curlo] con una squadra di fucilieri ed il mortaio da 45, sviluppò una azione di disturbo su Isolabona. Il mortaio si condusse egregiamente. Non meno di 25 bombe caddero sull’edificio occupato dal nemico, che però non osò uscire. A Pigna, nel frattempo, era giunta una missione [n.d.r.: la Missione Flap] composta da ufficiali alleati, accompagnati da un corrispondente di guerra canadese. La missione, studiata la zona, avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Gramondo e Sospel.
In vista della difficoltà dell’operazione, il comando della Brigata stimò opportuno sospendere momentaneamente le azioni, allo scopo di non tenere la zona in continuo allarme ed evitare in tal modo una possibile sorpresa da parte tedesca sul gruppo degli ospiti. La forzata inazione venne sfruttata per rafforzare le linee e Vitò affidò a Doria il compito di cooperare con Leo il mortaista ad un nuovo piano di attacco, nel quale avrebbe concorso l’artiglieria, quella recuperata in qualche modo dai partigiani in vari forti abbandonati di confine… Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

[…] un’azione particolarmente fortunata, presso Bordighera, permette ai partigiani di impadronirsi di una notevole quantità di armi e munizioni. Pochi giorni prima avevano conquistato il controllo del valico del monte Vetta. Sono così in grado di sferrare una battaglia per Pigna, che […] passa sotto il diretto controllo delle formazioni garibaldine. … Il territorio che viene liberato è posto sul confine occidentale delle Alpi marittime, fra Imperia e Ventimiglia, al confine francese. Comprendeva il paese di Pigna, che ne fu la capitale, e poi Badalucco, Triora, Montalto, Carpasio, Molini di Triora e altri. In totale 22 comuni per circa 30.000 abitanti. Nella zona agivano le formazioni partigiane della II Divisione Garibaldi Cascione… Nella battaglia cadono molti partigiani e la V Brigata garibaldina si riduce a poco più di 200 uomini. Nel giro di un mese si arruolano 600 volontari, molti dei quali sono militi del battaglione San Marco che disertano la formazione fascista e si uniscono ai garibaldini, rivelandosi “ottimi combattenti partigiani”, come afferma la relazione del 5 di ottobre [1944] dell’ispettore della zona (Sul documento non c’è traccia del nome) < si tratta di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini> … Ma sul piano politico l’azione di formazione dei CLN e delle Giunte comunali non è facile. “Molte sono le difficoltà… per l’arretratezza politica delle popolazioni rurali, l’inesistenza dei partiti organizzati”. In molti paesi si riescono a costituire comunque i CLN, ma mancano i collegamenti con il CLN provinciale di Imperia. Il comando garibaldino cerca di supplire elaborando in data 15 settembre una circolare di istruzioni “sulla organizzazione dei CLN, delle Giunte comunali e sulla funzione di questi organismi nel momento attuale della lotta contro i nazifascisti”. Nelle Giunte, afferma sbrigativamente il commissario della Divisione Garibaldi Cascione, “la maggioranza deve essere assicurata alle classi meno abbienti, che sono la maggioranza nel paese”. Un criterio che forse non risponde rigorosamente ai principi della democrazia formale parlamentare, ma che ha il vantaggio di ridurre la questione a termini immediatamente chiari. Conclude peraltro la relazione delle formazioni garibaldine: “Il movimento del CLN e delle Giunte incontra grande favore in mezzo alle popolazioni… Tuttavia in molte località persiste ancora uno spirito di passività lamentevole”. E’ il mondo chiuso dei piccoli contadini che istintivamente diffidano di ogni sollecitazione di ordine politico; ma vi contribuisce anche la propaganda anticomunista svolta dagli autonomi di Mauri. In queste condizioni, il funzionamento delle Giunte – laddove si riesce a costituirle – è estremamente problematico, e perfino delle questioni dell’approvvigionamento dei viveri si deve occupare direttamente il comando partigiano. Una relazione afferma infatti che “non esiste un vero e proprio territorio occupato, ma esiste invece un territorio controllato”, che lascia totalmente fuori la fascia costiera. La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri”, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria… Il 20 settembre i  rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese <la Missione Flap>, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore “Mauri” viene così totalmente neutralizzata… da 1944 – Le Repubbliche Partigiane

Nei primi giorni di ottobre del 1944 i tedeschi, puntando ad annientare la I^ Brigata e la V^ Brigata, profusero uno dei maggiori, per numero di uomini e vastità di azione, rastrellamenti nei territori dell’estremo ponente ligure, che prese il nome di “Pigna-Piaggia-Upega” dai nomi delle località interessate. L’attacco aveva come principale obiettivo Pigna (IM) […] I tedeschi provenivano in gran parte da Isolabona (IM). Erano fronteggiati dalle scarse armi pesanti a disposizione dei patrioti. Gli attaccanti intrapresero presto un intenso bombardamento. Dalle ore 17 del 5 alle ore 13 del 6 ottobre 1944 due batterie tedesche da 105/17, piazzate ad Isolabona, vomitarono nella zona oltre 500 proiettili… Nei due giorni successivi il bombardamento continuò…   Rocco Fava, Op. cit.

I partigiani ed il cannone di Monte Lega

Casamatta di Monte Lega
Fonte: Wikipedia

Il rastrellamento di luglio [1944] da parte dei nazifascisti non fu lungo. ll Comandante Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo – detto anche “Ivano” o “Vittò “, in quel momento comandante della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”] aveva ordinato ed organizzato una ritirata di emergenza e dava ordini precisi ai vari comandanti dei distaccamenti di attendere i suoi ordini.
Radunò lo Stato Maggiore e studiò nei minimi particolari un attacco alla caserma di Pigna (IM), forte di un presidio di circa 80 uomini, con numerose mitragliatrici sul tetto e con posizioni strategiche di importanza.
Sembrava che la caserma Crespi fosse inattaccabile dalle forze partigiane, in quanto da un lato c’era il torrente Nervia, che corre molto incassato, profondo e passa davanti all’ingresso della caserma.  Dal lato nord un alto monte la difendeva egregiamente.
Dai colli antistanti la caserma, al di là del fiume, si rimaneva troppo distanti per un attacco di un certo effetto. Il monte dietro la caserma, terrazzato con declivio dolce, coltivato ad ulivi, era ben difeso dalle mitragliatrici che erano sul tetto.
Appena cessato il rastrellamento tedesco, Vitò presentò i suoi piani di attacco ai vari distaccamenti.

Il gruppo di Castelvittorio (IM), che aveva sconfitto i tedeschi al lago Pigo durante i rastrellamenti, doveva formare il gruppo di attacco sulla facciata della caserma.

Il distaccamento di Stefano Leo Carabalona [poco tempo dopo comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] dalla parte di Rocchetta Nervina (IM), con Lolli [Giuseppe Longo, poco tempo dopo vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato], doveva vegliare con i suoi uomini la strada Dolceacqua-Pigna.

La banda di Moscone [Basilio Mosconi, poco tempo dopo comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V ^ Brigata], che vigilava a Gordale, a Monte Mela e a La Marigia, doveva essere la forza di rincalzo insieme con le bande di Prealba e di Passoscio sopra Buggio [Frazione di Pigna].

Fuoco [Marco Dino Rossi], abilissimo vice comandante, con Zena che morirà più tardi, con Volpe, con Pagasempre [Arnolfo Ravetti, poco tempo dopo Capo di Stato Maggiore della V^ Brigata], con Mia [anche “Miria“, Antonio Zoroddu, ex maggiore del Regio Esercito, nato ad Orotelli in provincia di Nuoro il 16 maggio 1897], con Dino di Pigna, e con Cosacco [Pietro Bernocchi], armati quasi esclusivamente di pistole e di bombe a mano, dovevano avvicinarsi al torrente, passarlo, risalire la ripa opposta, attraversare la strada ed irrompere nella caserma dal portone principale, provocando panico e distruzione col lancio di bombe a mano. Salire veloci sul tetto, prendendo alle spalle i mitraglieri.

Questo era un primo progetto, naturalmente suscettibile di cambiamenti qualora le circostante lo avessero richiesto.
E le circostanze arrivarono puntuali, come per appuntamento, a scombussolare ogni iniziativa e a costringere a nuove idee. Il fatto consolante che emergeva era la sicurezza di poter finalmente riuscire a sgombrare la zona dai nazifascisti per una più ampia azione di respiro. Non importava il momento dell’avverarsi del sogno.

I progetti si moltiplicavano. Giulio Manesero di Pigna (IM), l’amico sincero e devoto, pensava a provvedere ad un progettino di impianto di telefoni per collegare tutti i distaccamenti. Si serviva della linea telefonica in atto e con appropriati congegni ed apparecchi poneva un centralino a Pigna ed uno a Carmo Langan [territorio di Castelvittorio]. Aveva già provveduto alla provvista necessaria di filo e di apparecchi telefonici da campo.

don Ermando Micheletto *La V ^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” – Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

[…] Era una postazione di mitragliatrici ad alto potenziale che impediva il libero movimento delle formazioni partigiane. Bisognava distruggerla. Fuoco pensò che questo poteva essere fatto solamente utilizzando un cannone da fortezza piazzato su Cima di Marta. Egli ed i suoi uomini riuscirono a caricarlo sopra un camion e malgrado l’enorme peso e le difficoltà del trasporto in tale impervia zona, priva di una vera strada, riuscirono a trasportarlo da Cima Marta a Carmo Langan [nel territorio di Castelvittorio (IM)], quasi a fondo valle, per potere da quella posizione, piu favorevolmente sparare su Monte Ceppo e contro la casamatta tedesca.
Certo, molto difficile era raggiungere il bersaglio nemico mancando il cannone non solo delle ruote che avrebbero consentito di muoverlo e piazzarlo sul terreno come sarebbe stato necessario, ma anche perché il cannone mancava persino del congegno di puntamento. Ma Fuoco non si perse d’animo e seppe superare ingegnosamente queste difficoltà, che sarebbero sembrate a chiunque insormontabili, e il cannone… fece fuoco. E fece fuoco tanto bene che i suoi colpi presero in pieno la casamatta tedesca e la postazione nemica fu distrutta. Naturalmente il Gruppo di Fuoco dovette abbandonare subito, provvisoriamente, la postazione ed il cannone per ritirarsi sul Passo della Mezzaluna. Poi la guerriglia riprese come prima, più tenace di prima.
Ma questo non è che un episodio, uno dei tanti episodi che possono dare una pallida idea di quanto eroismo, di quanto sacrificio e quale impegno fu sempre necessario ai partigiani per concludere la loro lotta contro gli invasori tedeschi ed i fascisti, per aprire le vie alla Liberazione ed al progresso civile del nostro paese.
On. Carlo Farini (“Simon“)
Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985

Fuoco, con i suoi uomini, destinati ad entrare nella caserma, per una migliore riuscita dell’impresa, propose al comando ed ottenne il permesso di andare a Monte Lega, dove vi era in un forte un pezzo di artiglieria 75/27.
Con esso si intendeva bombardare la caserma da Monte Moro in concomitanza con gli attacchi che sarebbero stati effettuati dai vari distaccamenti.
A Monte Lega dopo inauditi sforzi, aiutati da alcuni contadini di Pigna, sul luogo per lavori campestri, i partigiani riuscirono a tirar fuori dalla fortificazione il pezzo di artiglieria.
Si dovette farlo salire sui gradini che dall’entrata giungevano sulla strada. Pesava circa undici quintali.
Ma il cannone, con un ricco corredo di proiettili, mancava di cariche.
Fermati gli uomini a custodia, Fuoco, si avviava di corsa verso Roverino [Frazione di Ventimiglia (IM)], dove sapeva che vi erano molte cariche.
Il tragitto da percorrere era lungo, occorrevano molte ore.
Verso sera Pagasempre notò un movimento di uomini verso Cima Marta.
Di tanto in tanto da loro partiva qualche sparo come ad avvisare del loro arrivo.
Per i partigiani l’ordine era di rimanere di guardia e vi rimasero tutta la notte, all’erta. La notte calda e la luna aiutavano la vigilanza.
Al mattino dopo il sorgere del sole, tra Pietravecchia e il Toraggio, su un sentiero militare, si vide una lunga colonna di uomini e di muli.
Potevano essere cinquecento unità. Data però la distanza ragguardevole e la mancanza di un binocolo, gli uomini di guardia al cannone non seppero prendere una decisione.
Chi erano gli uomini della colonna?
Ogni supposizione non poteva avere una soluzione precisa e chiara.
Mandare un uomo a vedere significava che avrebbe dovuto assentarsi e che non avrebbe potuto aiutare se fosse stato necessario occultare il cannone.
A toglierli dalla incertezza, verso le ore nove, due contadini tornando dal Toraggio, dove avevano segato il fieno, si avvicinarono a noi di corsa, e gridavano: «I tedeschi, i tedeschi!».

Il cannone lo si poteva considerare perduto.

Quanto sudore aveva spremuto agli uomini per toglierlo dalla tana.
Fuoco non era ancora di ritorno. Il guaio era che aveva voluto andare da solo. Se gli fosse capitato un’avventura, sempre possibile in guerra, non si sarebbe potuto sapere nulla. Pochi come erano e per di più in posizione di svantaggio, coprirono in fretta, con rami d’albero e con sterpi il cannone, per occultarlo alla vista dei tedeschi.
Si ritirarono in posizione più sicura.
Ci fu dello scoraggiamento per l’impresa non riuscita. Era quello il primo atto di delusione che si contrapponeva al magnifico progettato attacco alla caserma di Pigna.
Senz’altro il movimento di truppe naziste, con tutte le salmerie, era diretto verso la zona partigiana per un rastrellamento.
Bisognava dare l’allarme e mettere in guardia tutti i distaccamenti. In quel tempo però, purtroppo, i collegamenti facili di telefono non c’erano e quelli delle staffette erano troppo lenti.
Gli uomini della Resistenza non si conoscevano bene tra loro e dominava ancora una certa volontà di autogoverno indipendente.
Conveniva avvisare di passaggio ed andare subito al comando. Così si fece. Due uomini partirono di corsa, gli altri si nascosero nel bosco sovrastante la strada, tenendo d’occhio la colonna, che distava, allora, non più di cinquecento metri.
Si seppe qualche giorno dopo che la colonna non aveva intenzioni di lotta contro i partigiani, ma che il trasferimento era dovuto ad una marcia di addestramento per esercitare i nuovi arrivati dalla Germania. Ma allora non si sapeva e la realtà appariva molto diversa. Bisognava attendere gli eventi e sperare nella buona sorte. Bisognava non lasciarsi dominare dagli imprevisti, irriducibili in una guerra.

[i partigiani usarono il cannone, opportunamente spostato, per bombardare nel pomeriggio del 22 luglio 1944 la caserma di Dolceacqua; alla fine di agosto iniziò, poi, la battaglia per Pigna]

don Ermando Micheletto *Op. cit.

* … Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò [Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo], che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell’assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) – Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976

Vous êtes été magnifiques

Il mese di agosto 1944 è destinato a chiudersi con una netta vittoria garibaldina: Pigna (IM).  Il 29 agosto la V^ Brigata d’Assalto “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” dopo uno scontro a fuoco con i nazisti entrò nel centro della Val Nervia tra la popolazione esultante.

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Rimasti in possesso del paese, i garibaldini organizzarono la sua difesa. Principalmente impegnati furono il 1° distaccamento, che presidiava Passo Muratone, il 5° distaccamento, di cui una parte occupava Pigna ed una parte Gola di Gouta, ed infine il 10°  distaccamento, rinforzato da una formazione S.A.P. di Castelvittorio (IM), che controllava la linea Monte Vetta-Monte Bonda.

I partigiani diedero al territorio libero di Pigna un ordinamento democratico sull’esempio di Montefiorino, riuscendo a salvaguardarlo per 40 lunghi giorni dagli attacchi tedeschi.

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Nel comando della Brigata “Luigi Nuvoloni” vi era anche Armando Izzo * (“Fragola-Doria“), che a proposito del libero territorio controllato dai suoi uomini ricorda: “Abbiamo avuto nella Resistenza la Repubblica di Domodossola, e nessuno ha parlato di quella di Pigna; eppure nulla ha da invidiare a quella di Domodossola per l’asprezza dei combattimenti e per la lunga resistenza opposta ai tedeschi“. Proprio nei giorni di fine estate 1944, proveniente dal Piemonte, transitava nella zona della “Libera Repubblica di Pigna” una missione alleata, la Missione Flap, formata da ufficiali inglesi e canadesi, diretta in Francia.  Gli alleati poterono assistere ad uno dei molti scontri di quei giorni tra i garibaldini ed i tedeschi. Il corrispondente di guerra canadese si congratulò – come rammenta Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 –  con una bizzarra frase trilingue: “Vous êtes été magnifiques, una wery well bataille, viva garibaldini“.  Rocco Fava di Sanremo (IM),  La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945), Tomo I,  Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia, Anno Accademico 1998 – 1999

[…] un’azione particolarmente fortunata, presso Bordighera, permette ai partigiani di impadronirsi di una notevole quantità di armi e munizioni. Pochi giorni prima avevano conquistato il controllo del valico del monte Vetta. Sono così in grado di sferrare una battaglia per Pigna, che […] passa sotto il diretto controllo delle formazioni garibaldine. Nella battaglia cadono molti partigiani e la V Brigata garibaldina si riduce a poco più di 200 uomini. Nel giro di un mese si arruolano 600 volontari, molti dei quali sono militi del battaglione San Marco che disertano la formazione fascista e si uniscono ai garibaldini, rivelandosi “ottimi combattenti partigiani”, come afferma la relazione del 5 ottobre 1944 dell’ispettore della zona [I^ Zona Liguria]. Sul documento non c’è traccia del nome dell’ispettore [con ogni probabilità si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini] […] La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri”, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria… Il 20 settembre i rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese [la qui citata Missione Flap], che si trova presso il comando Mauri. [ Verso la fine di settembre del 1944, a fronte del rafforzamento della presenza tedesca in Valle Impero e della scarsità di armi e di vestiario che affliggeva le formazioni partigiane dell’imperiese, Simon Carlo Farini, ispettore della I^ Zona Operativa Liguria, si recò in Piemonte per conferire con il maggiore inglese Temple, capo della missione alleata colà già insediata. Farini chiese l’invio, tramite avio lanci, di materiale bellico per i partigiani della II^ Divisione “Felice Cascione”, come già avveniva  per i partigiani [badogliani] del Piemonte. I lanci nel ponente ligure, tuttavia, iniziarono soltanto nel marzo del 1945… Rocco Fava, Op. cit. ]. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore Mauri viene così totalmente neutralizzata […]  1944 – Le Repubbliche Partigiane

[…] L’imboscata ad un autocarro tedesco che viaggiava tra VENTIMIGLIA e SAN REMO e la cattura di un archivio contenente documenti (circa 100 pagine di testo) e piani relativi ai campi minati sulle spiagge, alle fortificazioni litoranee, alle posizioni delle M.G. con relativi raggi d’azione e spazi di fuoco, ai cavi telegrafici lungo la principale strada costiera da SAN REMO ad IMPERIA e lungo la strada IMPERIA – PIEVE [Pieve di Teco (IM)]. I due ufficiali tedeschi e gli O.R. [O.R., other ramks, altri graduati] che viaggiavano sull’autocarro vennero allontanati ed in seguito fucilati.  Questi piani sono attualmente a PIGNA e possono essere ottenuti sia dai Comandanti LEO o MUSSO o da GUILDO LITTARDI [Luigi Littardi, vice sindaco di Pigna, della libera Repubblica di Pigna] all’Albergo Commercio. 
Noi ritenemmo di portare questo archivio con noi ma in secondo momento pensammo che sarebbe stato protetto solo da Sanremo e quindi era più sicuro lasciarlo nelle mani dei Partigiani. Era impossibile farne una copia a causa della natura intricata delle mappe. Il danneggiamento mediante esplosivi di ponti e strade nelle aree di PIGNA – TRIORA [(IM)] – PIAGGIA [(CN)]. L’esatta ubicazione è stata consegnata agli Americani a Nizza e al Maggiore H. GUNN, No.4 S.F. a Nizza. Prima del nostro arrivo le forze tedesche e fasciste operanti da ISOLABONA [(IM)] e DOLCEACQUA [(IM)] avevano tentato 3 volte senza successo di entrare a PIGNA. Durante il terzo attacco riuscirono a prendere un villaggio molto vicino a PIGNA situato nella stessa valle. Lo saccheggiarono e bruciarono. Durante il nostro soggiorno vennero fatti ulteriori due tentativi.  Come per il morale della 5° Brigata Partigiani [la V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] che opera in questa area PIGNA – COLLA – LANGAN [nel comune di Castelvittorio (IM)]  (quartier generale della Brigata).  La storia dell’ultimo attacco è un’indicazione interessante: per mezzo di un civile i tedeschi inviarono un ultimatum che diceva che avevano 300 granate per [da sparare contro] i partigiani se non si fossero ritirati da PIGNA. I partigiani rifiutarono di assentire ed a mezzogiorno i Tedeschi cominciarono [4 ottobre 1944] ad aprire il fuoco dalle colline che circondano PIGNA. Continuarono così durante il resto del giorno e ad intervalli durante la notte, e per tutta la mattina seguente. Usando air bursts [bombe “shrapnel”, che esplodono in aria] (88 mm) e granate italiane di circa 81 mm tentarono di mettere fuori combattimento le postazioni Partigiane, la cui posizione avevano individuato attraverso una spia Fascista. Durante questa operazione un partigiano fu ferito in un piede da una scheggia. Alle 13 i Tedeschi attaccarono, ma entro le 16 si ritirarono lasciando molti feriti e due morti. I Partigiani in quest’area sono armati con fucili e hanno 5 Breda LMG. In tutta l’operazione i partigiani si comportarono con calma risparmiando il loro fuoco (senza dubbio a causa della carenza di munizioni). Il giorno seguente si rivalsero attaccando ISOLABONA e catturando 2 mortai da 71 mm con diverse casse di bombe…  rapporto del capitano Geoffrey Long sulla Missione Flap, documento rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci, autore di Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)

[…] Il rapporto del Ten. Col. Robert Peter McMullen, redatto il 23 maggio 1945, comandante della missione “Clover” (M.11) per la Liguria e la parte occidentale dell’Emilia, ci informa di come una missione dedicata alla Liguria di Ponente fosse stata pianificata nel settembre 1944, subito dopo l’operazione “Dragoon” […] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap” che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. […] Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. Ma siccome nelle intenzioni dei garibaldini imperiesi, dopo la ritirata delle forze nemiche, c’era l’occupazione delle città della Liguria occidentale da Albenga al confine francese, i compiti della missione erano militari (misure antistorch, cioè la protezione degli impianti, del  personale, delle infrastrutture dalle possibili distruzioni dei tedeschi) e politiche, cioè l’organizzazione successiva delle autorità amministrative, dei partigiani, il mantenimento dell’ordine pubblico in attesa dell’arrivo delle truppe alleate e dell’AMG. Le istruzioni operative descrivono dettagliatamente gli scopi, i metodi, la consistenza delle forze nemiche e dei partigiani, la presenza di altre missioni alleate, la politica da adottare con i partigiani, i mezzi finanziari di cui la missione avrebbe disposto, i collegamenti con la base. […]
Antonio Martino, La missione alleata “Indelible” nella II^ Zona Operativa savonese, pubblicato su Storia e Memoria, rivista dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Genova, 2011-1

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Il 4 ottobre 1944 ingenti forze tedesche attaccarono la Repubblica di Pigna. I partigiani della V^ Brigata respinsero l’assalto dopo alcune ore di lotta accanita. Il giorno successivo Pigna subì un furioso bombardamento che durò fino al tardo pomeriggio, diretto da batterie piazzate a Isolabona (IM).                  Rocco Fava, Op. cit.

Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla, attraverso le linee nemiche, fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato, l’operazione venne effettuata con pieno successo e senza la perdita di un solo uomo. Durante la stessa notte [7 ottobre 1944] il nemico si pose in movimento.                                                         Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975

La grande battaglia che seguì si protrasse fino all’8 ottobre 1944, quando i partigiani, dopo una strenua resistenza e infliggendo gravi perdite al nemico, furono costretti a ritirarsi dal paese sulla linea Carmo Langan – Cima Marta. Iniziò così la ritirata strategica del grosso delle forze garibaldine della I^ Zona Operativa Liguria verso il Piemonte, terminata il 18 ottobre 1944 a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN). Dopo il ripiegamento dei partigiani della I^ Zona Liguria su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN)… 20 ottobre 1944… Nei primi giorni di permanenza a Fontane avvenne l’incontro tra il comandante Nino Siccardi (Curto) ed il maggiore inglese Temple (Wareski): “Curto” chiese un consistente aiuto militare per le sue formazioni: la riunione si concluse, tuttavia, con un nulla di fatto…                                                         Rocco Fava, Op. cit.

* Armando “Fragola Doria” Izzo (Afragola (NA), 12 giugno 1916 – Afragola (NA), 19 dicembre 2004). Si laureò in legge pochi giorni prima che venisse chiamato con la leva obbligatoria a combattere nella zona di Mentone con il grado di sottotenente. Cominciò subito a lavorare per il Tribunale Militare di Guerra della Quarta Armata a Breil-sur-Roya, e proprio grazie a questa esperienza cominciarono a maturare in lui forti dubbi sul momento politico italiano nel quale viveva. Dopo l’8 settembre 1943, avvenuto l’armistizio, con l’aiuto di partigiani francesi, Izzo riuscì a fuggire e, attraverso i passi alpini, giunse a Cima Marta e quindi passò a Triora (IM). Armando Izzo entrò nelle formazioni partigiane col soprannome di “Fragola Doria”. Fu chiamato “Fragola” perché di Afragola, “Doria” per il colore dei capelli, in realtà più rossi che dorati . Inizialmente fu inquadrato nella IX^ Brigata “Felice Cascione” comandata da Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata Garibaldi “Luigi Nuvoloni”, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”] e successivamente nella V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”. Partecipò a numerose azioni contro i nazifascisti come ufficiale alle operazioni. Distintosi per il coraggio e per lo sprezzo del pericolo, a dicembre del 1944 prese il comando della V^ Brigata, sostituendo Vitò, passato a dirigere la II ^Divisione “Felice Cascione”; tenne il comando fino alla Liberazione. Tra l’altro diresse l’attacco a Breil-sur-Roya, fece saltare il viadotto tra Digne e Nizza, appena ricostruito dai tedeschi, partecipò all’occupazione di Pigna, contribuendo alla nascita della Libera Repubblica di Pigna. Insieme a Silla [Ferdinando Peitavino di Isolabona (IM), come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, vice commissario politico – in precedenza per l’appunto responsabile stampa e propaganda della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] fu il creatore e l’animatore del giornale “Il Garibaldino”, stampato a Realdo, Frazione di Triora (IM): tra i redattori del giornale vi fu anche Italo Calvino, allora giovane aderente alla lotta partigiana proprio nella V^ Brigata. L’8 ottobre 1944 era stato ferito gravemente in località Prealba vicino a Pigna, durante uno scontro a fuoco con i tedeschi; ritenuto morto, furono celebrati i suoi funerali. Era stato invece trovato da abitanti del luogo e portato in una baita in alta montagna, dove fu curato… da Vittorio Detassis su Isrecim

Il partigiano Carletto

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Uno scorcio di Castelvittorio (IM)

Cattaneo Carlo “Carletto“, nato ad Alessandria il 10 aprile 1921.

Il padre, macchinista ferroviere, socialista, partecipò attivamente agli scioperi del 1921 e, dopo la presa del potere da parte dei fascisti, venne radiato dalle Ferrovie perché rifiutò il giuramento di fedeltà al nuovo regime. In seguito a ciò la famiglia si trasferì a Ventimiglia (IM).

Il 25 Luglio del 1943 Carlo Cattaneo era un militare, giunto da due giorni in Slovenia fra le truppe italiane di occupazione.

L’8 Settembre 1943 il presidio di cui faceva parte si dileguò, abbandonato da chiunque avesse avuto un grado di comando.

Rientrato avventurosamente in Italia assieme ad alcuni commilitoni, dismessa la divisa, riuscì a tornare a casa verso la fine del mese e trovò Ventimiglia bombardata.

In ottobre con i bandi di arruolamento della R.S.I. si presentò ad Imperia per evitare l’arresto ma, rientrato a casa, salì subito in montagna a Carmo Langan [Località nel Comune di Castelvittorio (IM)], dove il Comandante Vitò [anche Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata “Felice Cascione”, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”] stava costituendo le prime formazioni partigiane dell’estremo ponente.

In seguito assunse il comando del Distaccamento di Pigna-Buggio appartenente alla V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”.

Il 2 Luglio del 1944 partecipò, al comando della formazione, alla battaglia di Castelvittorio (IM). Dopo lo sbandamento che ne seguì,  il suo distaccamento non fu ricostituito. Entrò allora a far parte del Comando di Brigata.

Fu uno dei protagonisti della battaglia partigiana per la Repubblica di Pigna.

Vittorio Detassis in Isrecim

[…] Giovanni Rebaudo [famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte], nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921. Militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell’occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)] comandato da Carlo Cattaneo Carletto“, di Ventimiglia, Distaccamento che operava nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]… Vittorio Detassis, Op. cit.

[…] Giovanni Rebaudo: “Nel pomeriggio del 2 luglio [1944] arriva la notizia che una poderosa colonna tedesca sta salendo nella Val Nervia e sta già raggiungendo Pigna. I nazisti sono armati ed equipaggiati per intraprendere il rastrellamento  di tutta la zona dell’alta valle, dove sono dislocati i partigiani. Immediatamente tutto il distaccamento al comando di ‘Carletto‘ si sposta velocemente verso Castelvittorio per proteggere il paese già attaccato dai Tedeschi, ma difeso strenuamente dai valorosi Castellussi mobilitati per difendere i propri beni; i giovani e i vecchi escono i fucili rimasti nascosti dall’8 settembre 1943. Si difendono bene questi coraggiosi contadini, impegnando il nemico con fuoco continuo per tutto il giorno. ‘Carletto‘ con i suoi uomini ha preso posizione fuori del paese a guardia della strada provinciale che sale sia a Castevittorio che a Buggio, impegnando il nemico fino a tarda sera, quando per l’oscurità cessa il fuoco e nel silenzio i Tedeschi arrivano da tutte le parti: scendono da monte Vetta, dalle campagne di Pigna ed accerchiano tutta la zona dove sono i partigiani, i quali, vista l’impossibilità di continuare la lotta, si ritirano; ma anche alle spalle c’è sentore di Tedeschi, perciò il Comandante dà l’ordine di ripiegare a piccoli gruppi e raggiungere posti più sicuri per lasciar passare la buriana. Prima dell’alba la gente di Castelvittorio cerca scampo nelle campagne per sfuggire alla rappresaglia e i nemici incominciano a saccheggiare spietatamente casa per casa per poi incendiare e dimostrare la loro prepotenza. Cadono nella loro rete alcuni contadini che vengono barbaramente uccisi, rei solo di aver taciuto per non dare i nomi di quelli che avevano sparato…“. Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) – Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

Partigiani a Pigna (IM)

 
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Uno scorcio di Pigna (IM), Alta Val Nervia
[…] La Val Nervia aveva capisaldi nazifascisti a Dolceacqua (IM) ed a Pigna (IM) in ben munite caserme. Da tali caserme i nemici facevano puntate sui monti sovrastanti per impedire la formazione di bande partigiane. … A Castelvittorio (IM) nella primavera appena iniziata del 1944 si organizzava una banda autonoma di oppositori ai tedeschi. Erano, per lo più, giovani della zona. Anche a Buggio [Frazione di Pigna (IM)] si tentò una organizzazione, poi un poco infiacchita e ripresa quando si congiunse con un’altra banda a Carmo Langan [nel comune di Castelvittorio (IM)]…
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi Luigi Nuvoloni (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
 
[…] in marzo [1944] tre partigiani del gruppo di Vittò [Vitò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo] sono catturati in Baiardo (IM) dai militi fascisti: un polacco e due italiani (di cognome Repetto e Faraldi). Un ex segretario del fascio, mediante una sua camionetta, porta i tre prigionieri da Baiardo a Pigna (IM), dove vengono rinchiusi nella prigione della caserma. Mario Cichéro si presenta a Erven * [Bruno Luppi] con la dolorosa e preoccupante notizia. In Pigna, per ischerno, agli arrestati, ancora vivi, i nazifascisti celebrano il funerale, con rito religioso; poi li portano nel cimitero e li uccidono. Gli italiani vengono fucilati dai fascisti; il giorno dopo, i tedeschi fucileranno il polacco. Gli italiani, condotti alla morte, avevano percorsa la strada di Pigna cantando “Fischia il vento” e “Bandiera rossa“;  la popolazione aveva ascoltato commossa e muta… una pattuglia del distaccamento di Vittò e di Erven va al Passo Muratone, situato fra Pigna e Saorge, a monte di rio Muratone. Sulla base delle citate indicazioni, l’azione avviene in data 11 giugno. A Passo Muratone vi erano cinque o sei guardie di finanza della repubblica di Salò. La pattuglia partigiana è comandata da Assalto [Carlo Peverello, nato a Castelvittorio il 28 febbraio 1923]. I partigiani, in tutto, erano circa una ventina, fra cui: Serpe [Isidoro Faraldi, in seguito comandante del IV° Distaccamento del II° battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“], Guido di Cetta, Marconi [Gino Asplanato] di Castel Vittorio, e i giovinetti Géna e Spezia (o «Scarzéna») [Pietro Bodrato, nato a Lerici, classe 1927]. L’azione era difficile per la posizione della caserma, che aveva alle spalle il monte e davanti lo strapiombo. A compiere l’attacco fu Assalto, insieme con Géna e Spezia…                                                           
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese(I^ zona Liguria) – Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Il rastrellamento di luglio [1944] da parte dei nazifascisti non fu lungo. ll Comandante Vitò aveva ordinato ed organizzato una ritirata di emergenza e dava ordini precisi ai vari comandanti dei distaccamenti di attendere i suoi ordini. […] [Metà agosto del 1944] A Pigna (IM) vi erano molti carabinieri e finanzieri. Pigna era una preoccupazione continua dei partigiani. […] Fu fatto un primo attacco alla caserma dei carabinieri. […] Erven * [Bruno Luppi]: “È  stata un’azione veramente rischiosa quella che abbiamo fatto a Pigna e che adesso non oserei  rifare. Siamo scesi con Vitò a Pigna, a piedi. Era con noi tutto il gruppo di uomini del Comando della Goletta…” […] Erven, Assalto, Argo [Biagio Salomone] ed i partigiani di Castelvittorio diedero l’assalto alla richiamata caserma. Puntarono tre mitragliatori, mentre più indietro un gruppo era pronto a proteggere un’eventuale ritirata. […] Dalle due caserme fu asportato tutto quanto poteva servire ai patrioti, armi, munizioni, viveri […]  [Vitò] Radunò lo Stato Maggiore e studiò nei minimi particolari un attacco alla caserma di Pigna (IM) […] Il distaccamento di Stefano Leo Carabalona dalla parte di Rocchetta Nervina (IM), con Lolli [Giuseppe Longo, poco tempo dopo vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato], doveva vegliare con i suoi uomini la strada Dolceacqua-Pigna. La banda di Moscone [Basilio Mosconi, in seguito comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V ^ Brigata], che vigilava a Gordale, a Monte Mela e a La Marigia, doveva essere la forza di rincalzo insieme con le bande di Prealba e di Passoscio sopra Buggio […]  Giulio Manesero di Pigna (IM), l’amico sincero e devoto, pensava a provvedere ad un progettino di impianto di telefoni per collegare tutti i distaccamenti. Si serviva della linea telefonica in atto e con appropriati congegni ed apparecchi poneva un centralino a Pigna ed uno a Carmo Langan […] Fuoco [Marco Dino Rossi] con i suoi uomini, destinati ad entrare nella caserma, per una migliore riuscita dell’impresa, propose al comando ed ottenne il permesso di andare a Monte Lega, dove vi era in un forte un pezzo di artiglieria 75/27. Con esso si intendeva bombardare la caserma da Monte Moro […]           
don Ermando Micheletto, Op. cit.
 

I partigiani usarono il cannone, opportunamente spostato, per bombardare nel pomeriggio del 22 luglio 1944 la caserma di Dolceacqua (IM); alla fine di agosto iniziò, poi, la battaglia per liberare Pigna  ]

… Giovanni Rebaudo Janò/Monaco operò nel Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)], comandato da Carlo Cattaneo “Carletto”, attivo nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]… a fine luglio [1944] distruzione del Ponte della “Bunda” [in effetti, secondo altri testi, si trattava del ponte degli Erici, sito tra Isolabona e Pigna, poco dopo i prati di Ganté] per tagliare i rinforzi ai tedeschi… Vittorio Detassis in Isrecim

Il presidio di carabinieri di stanza a Pigna passò ai partigiani il 27 agosto 1944 […] Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

Ai primi di settembre 1944, mentre infuria una battaglia tra la V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” ed il nemico nella zona di Baiardo (IM) Contemporaneamente i garibaldini di Pigna (IM) puntarono la loro mitragliatrice pesante in direzione del trivio di accesso a Baiardo e bloccarono in questo modo i nazisti. Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata Garibaldi, forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna (IM), tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna… La Brigata era posta sotto il comando di Ivano (Vittò/Vitò, Vittorio Giuseppe Guglielmo), magnifico conduttore di uomini che all’ammirevole potenza di concezione militare, accoppiava un ardore infaticabile nell’azione e, spesso, una temerarietà che dava i brividi. E Vitò  sapeva di poter contare sui suoi uomini fino all’ultimo, chè i garibaldini, spronati dal suo mirabile esempio e dall’esempio degli altri capi, primi fra i primi in ogni azione rischiosa, anelavano ad una sola cosa: il combattimento…  Il piano d’attacco si svolse durante tutta l’ultima settimana del mese [di agosto 1944] con un susseguirsi ininterrotto di azioni audaci compiute da piccoli nuclei di arditi, da squadre, da distaccamenti o da più distaccamenti insieme… In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino [Luigi Napolitano], di Leo [Stefano Carabalona], e di Moscone [Basilio Mosconi, in seguito comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona-Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei Partigiani…          Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975

2/9/1944 – […] giunge al campo una vecchia signora scortata da alcuni partigiani; la signora, a nostro parere, è accusata di collaborazionismo con i fascisti;  dall’interrogatorio emergono i nomi di autorevoli personalità di Pigna e “Nettu” [anche Nettù, Ernesto Corradi, sino a quel momento comandante di un distaccamento della V^ Brigata, ma che, insieme ad altri compagni e a Giorgio Lavagna, che qui fa da testimone, stava cercando, d’intesa con il suo comando superiore, di passare oltre le linee, per andare a combattere con gli alleati: questi garibaldini riuscirono nell’impresa, trovandosi poi ad operare soprattutto tra montagne del Nizzardo e del Cuneese inquadrati nei reparti stranieri francesi dell’ultima fase della guerra] si offre per procedere al loro arresto. Il paese di Pigna è da alcuni giorni occupato dai partigiani mentre le autorità fasciste seguono i Tedeschi che abbandonano le loro posizioni nell’entroterra a causa dell’avvicinamento degli Americani alla frontiera francese. Scendiamo affiancati da numerosi partigiani e procediamo al fermo di quelle persone che, vigorosamente, smentiscono le accuse loro contestate. Consegnamo agli uomini della V^ Brigata quella gente che ostinatamente non vorrebbe subire un processo sommario e che considera illegittimo, ma solo il Comando che ne ha ordinato l’arresto potrà decidere della loro sorte. Ci separiamo da quel gruppo di compagni che, con i prigionieri, si avvia verso la montagna. Rimaniamo in paese, al nostro gruppo si unisce “Alberto” che, durante il tragitto verso la Francia, ci farà da commissario…                                   Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza, Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza, Isrecim – ed. Cav. A. Dominici – Oneglia – Imperia, 1982

… si nominò un’amministrazione provvisoria [il 18 settembre 1944, con documento redatto sul Registro delle delibere del Comune, venne ufficialmente costituita la Libera Repubblica di Pigna] e si provvide a munire la difesa della zona sia per poter riprendere gli attacchi verso la costa ed in direzione del fronte francese che si andava spostando verso est, sia per far fronte ad eventuali contrattacchi nemici. Infatti il I° distaccamento prese posizione su Passo Muratone alla destra dello schieramento per impedire puntate provenienti da Saorge (in Val Roia, Francia); il distaccamento al comando di Leo [Stefano Carabalona] occupò la stessa Pigna, posta al centro dello schieramento, distaccando una squadra di venti uomini a Gola di Gouta a guardia della strada; infine il IX° distaccamento guidato da Leo il mortaista [Vittorio Curlo], insieme alla banda locale di Castelvittorio (IM), si dispose a difesa sulla linea Monte Vetta-Rio Bonda. Il cardine di tutto lo schieramento era quindi costituito da Pigna […] Ci furono diverse puntate dei partigiani durante tutto il mese di settembre del 1944,  ma la sperata avanzata alleata si era ormai esaurita ed il fronte al confine italo-francese sembrava essersi stabilizzato. Sintomi di un ritorno offensivo tedesco non mancavano e il S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] riceveva continuamente segnalazioni di spostamentì nemici intesi a preparare un vasto movimento contro i patrioti. A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona (IM) e di Dolceacqua (IM) furono notevolmente rafforzati. Vitò, allo scopo di prevenire il nemico – di cui si presentiva che avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le posizioni per tentare di ricacciare i partigiani verso l’alta montagna e di disperderli -, studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere i tedeschi nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese. A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona (IM) e di Dolceacqua (IM) furono notevolmente rafforzati.
Vitò, allo scopo di prevenire il nemico – di cui si presentiva che avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le posizioni per tentare di ricacciare i partigiani verso l’alta montagna e di disperderli -, studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere i tedeschi nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese.
Doria [Armando Izzo, capo di Stato Maggiore, in seguito comandante della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] venne inviato a Pigna con la squadra di mortai da 81 e da 45, comandata da Leo il mortaista [Vittorio Curlo], in modo che il centro della linea dei resistenti formasse un baluardo formidabile e desse la possibilità alle ali di agire senza la preoccupazione di essere tagliate in due tronconi.
Rinforzata così la difesa di Pigna iniziarono azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia, che, con la grande rotabile che l’attraversa, rappresentava l’unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa […]                                                                                                             

 Mario Mascia, Op. cit.

 

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Da L’Avanguardia, organo clandestino della Federazione di Imperia del Partito Comunista Italiano, Anno I numero 2 del 1° novembre 1944 – Fonte: Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”

Il 26 settembre Doria, appoggiato da Leo il mortaista [Vittorio Curlo, comandante del IX° Distaccamento della V^ Brigata, in seguito Capo di Stato Maggiore della II^ Divisione “Felice Cascione”] con una squadra di fucilieri ed il mortaio da 45, sviluppò una azione di disturbo su Isolabona. Il mortaio si condusse egregiamente. Non meno di 25 bombe caddero sull’edificio occupato dal nemico, che però non osò uscire. A Pigna, nel frattempo, era giunta una missione [qualche cenno a questo link] composta da ufficiali alleati, accompagnati da un corrispondente di guerra canadese. La missione, studiata la zona, avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Gramondo e Sospel.
In vista della difficoltà dell’operazione, il comando della Brigata stimò opportuno sospendere momentaneamente le azioni, allo scopo di non tenere la zona in continuo allarme ed evitare in tal modo una possibile sorpresa da parte tedesca sul gruppo degli ospiti. La forzata inazione venne sfruttata per rafforzare le linee e Vitò affidò a Doria il compito di cooperare con Leo il mortaista ad un nuovo piano di attacco, nel quale avrebbe concorso l’artiglieria, quella recuperata in qualche modo dai partigiani in vari forti abbandonati di confine. Mario Mascia, Op. cit.

Il capitano Morton, canadese, corrispondente di guerra disse allora e poi scrisse: “Peccato che non abbiamo mezzi di collegamento per far sapere al mondo che qui si è aperto un fronte e che da oltre un mese un pugno di disperati, tiene aperto il contatto coi tedeschi, che non riescono a sfondare“. don Ermando Micheletto, Op. cit.

Nei primi giorni di ottobre del 1944 i tedeschi, puntando ad annientare la I^ e la V^ Brigata d’Assalto Garibaldi, profusero uno dei maggiori, per numero di uomini e vastità di azione, rastrellamenti nei territori dell’estremo ponente ligure, che prese il nome di “Pigna-Piaggia-Upega” dai nomi delle località interessate. L’attacco aveva come principale obiettivo Pigna (IM) […] I tedeschi provenivano in gran parte da Isolabona (IM). Erano fronteggiati dalle scarse armi pesanti a disposizione dei patrioti. Gli attaccanti intrapresero presto un intenso bombardamento. Dalle ore 17 del 5 alle ore 13 del 6 ottobre 1944 due batterie tedesche da 105/17, piazzate ad Isolabona, vomitarono nella zona oltre 500 proiettili… Nei due giorni successivi il bombardamento continuò… Rocco Fava di Sanremo (IM), Op. cit., Tomo I

Dopo l’arrivo di ulteriori forze nemiche dalla Francia, i garibaldini si sganciarono verso Carmo Langan e Cima Marta. Tutta la II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”, incalzata da più parti della provincia di Imperia dal nemico, fu costretta sino al 18 Ottobre 1944 alla strategica ritirata su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN). Fatte salve le dispersioni in altre modalità di altre decine e decine di patrioti  ]

Fino al 18 ottobre 1945 si protrasse il rastrellamento, che costrinse gli uomini della I^ Brigata e della V^ Brigata a riparare in Piemonte. I partigiani riuscirono, non senza subire pesanti perdite, a sganciarsi attraverso il Passo del Bocchin d’Aseo, oltrepassando il Mongioie, trasferendosi a Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN), in Piemonte. Pigna (IM) venne così persa dai partigiani. I tedeschi procedettero all’ormai consueto e triste rito di incendiare e razziare. I tedeschi, ritenendo fondata l’ipotesi di un imminente sfondamento anglo-americano sulla frontiera italo-francese, intrapresero anche la costruzione di una seconda linea difensiva, per realizzare la quale fu reclutata parte della popolazione, che malvolentieri assolse a questo onere, al punto che “i tedeschi decisero di inviare 300 persone a Verona con l’intento di internarli in Germania“. Rocco Fava, Op. cit., Tomo I

Gli abitanti di Pigna, terrorizzati, cercarono rifugio nelle cantine o fuggirono tra i boschi   ]

… a metà di ottobre 1944 l’esteso rastrellamento effettuato dai Tedeschi tra Pigna e Viozene, durato una decina di giorni… Francesco Biga, Op. cit.

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Fonte: Roberto Trutàlli di Pigna

Civili deceduti nel bombardamento aereo su Pigna del 22 dicembre 1944 alle ore 9,45: Arnaldi Vittoria in Lorenzi, anni 63 Cane Marisa, 21 mesi Lambrugo Bianca in Casiraghi, anni 31 Lantero Lucrezia “Lina de Manun”, anni 34 Raimondo Vittoria in Cane, anni 31 Rollo Margherita in Pani “Margarita de Pilatu”, anni 52   Giorgio Caudano

Nel dicembre 1944 il centro abitato subì inoltre le offese di numerosi bombardamenti aerei da parte delle forze alleate, che distrussero, oltre a parecchie abitazioni, la Piazza Vecchia, detta La Loggia, adiacente la Chiesa Parrocchiale di San Michele, poi ricostruita nel dopoguerra secondo le linee architettoniche originarie, e parte dell’archivio storico del Comune. Il rastrellamento in Pigna del 10 marzo 1945 porterà alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 partigiani a Latte, Frazione di Ventimiglia (IM)  [tragico episodio su cui un prossimo articolo farà degli approfondimenti]. A Pigna, dove si trovavano tra i 100 ed i 200 tedeschi, il tribunale militare germanico a metà marzo 1945 condannò 5 militari per tentata diserzione. Nello stesso periodo a Pigna e Castelvittorio vennero catturati 100 civili che furono inviati al vicino fronte per eseguire lavori di fortificazione. Rocco Fava, Op. cit. , Tomo I

16 aprile 1945 – Dalla Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” [responsabile, “Brunero” Francesco Bianchi] alla Sezione SIM della II^ Divisione [“Achille”, Francesco Martelli responsabile] – Comunicava notizie su Pigna già indicate in data 15 aprile con prot. 390/SIM, aggiungendo che il presidio era comandato da un tenente mutilato che sembrava orientato ad entare nelle file garibaldine…

16 aprile 1945 – Dalla Sezione S.I.M. [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” [responsabile, “Brunero” Francesco Bianchi], prot. n° 391, al comando della V^ Brigata [comandante, “Fragola Doria”, Armando Izzo – vice comandante “Gino”, Luigi Napolitano] – Comunicava che… al più presto il responsabile SIM si sarebbe recato a Pigna per prendere contatti con i militari di quel presidio che sembravano intenzionati a passare nelle file garibaldine.

18 aprile 1945 – Dal comando della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” al comando della II^ Divisione – Scriveva, dato che il capo di Stato Maggiore [Vittorio Curlo] della Divisione aveva informato lo scrivente comando della decisione del comando di Divisione di formare un nuovo Distaccamento a Pigna (IM) al comando di “Franco”…

Rocco Fava, Op. cit. , Tomo II

* Erven, Bruno Luppi, già incarcerato nel 1935 a Modena per attività clandestina antifascista; iscritto al partito comunista clandestino a Sanremo (IM); ufficiale durante la guerra, partecipò, appena sfuggito alla cattura da parte dei tedeschi, il 10 settembre 1943 ai combattimenti di Porta San Paolo a Roma; riuscì a rientrare in provincia; da comandante di Distaccamento della V^ Brigata venne gravemente ferito il 27 giugno 1944 nella battaglia di Sella Carpe (tra Baiardo e Badalucco); mesi dopo, appena guarito, diventò vice commissario della I^ Zona Operativa Liguria. da Vittorio Detassis in Isrecim

Sulla Repubblica Partigiana di Pigna (IM)

Pigna (IM), Alta Val Nervia: uno scorcio
Pigna (IM), Alta Val Nervia: uno scorcio

Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” [comandata da Ivano/Vitò, Giuseppe Vittorio Guglielmo, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”], forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna (IM), tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna. […] Non si dava un attimo di tregua al nemico. Ed il nemico, impotente a resistere, presentendo la sua disfatta, sfogava la sua ira bestiale ed impotente contro le inermi popolazioni: Rocchetta Nervina, Castelvittorio, Gerbonte, Triora, Molini di Triora, Badalucco, piccole pacifiche frazioni, casolari e baite furono così devastati o completamente distrutti.

In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino (1), di Leo [Stefano Carabalona, poche settimane dopo questi eventi comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] e di Moscone ([Basilio Mosconi, da fine gennaio 1945 comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona-Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei partigiani, si nominò un’amministrazione provvisoria […] Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

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[Il 18 settembre 1944, con documento redatto sul Registro delle delibere del Comune, venne ufficialmente costituita la Libera Repubblica di Pigna].

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pigna.r4Osvaldo Contestabile, La Libera Repubblica di Pigna, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 1985

[…] in Liguria, dove il movimento partigiano era stato messo in forte difficoltà dalle operazioni tedesche della primavera finalizzate a mantenere libero il territorio in vista di eventuali sbarchi alleati, vide nascere in giugno il primo comando militare regionale. Anche qui il periodo estivo vide la liberazione di diverse porzioni del territorio, come le vallate e diversi centri dell’imperiese da parte dei partigiani della Prima Zona. Queste aree subirono poi pesanti rastrellamenti tedeschi, coadiuvati da reparti italiani della RSI addestrati in Germania, come le divisioni Monterosa e San Marco che, a partire dal 15 agosto 1944, costituiranno, insieme alle altre divisioni repubblichine Littorio e Italia e a reparti tedeschi, l’Armata Liguria al comando del maresciallo Graziani.[…] Gabriele RonchettiLe montagne dei Partigiani (150 luoghi della Resistenza in Italia), Viaggi nella Storia, Mattioli 1885, 2011

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Il territorio che viene liberato è posto sul confine occidentale delle Alpi marittime, fra Imperia e Ventimiglia, al confine francese. Comprendeva il paese di Pigna, che ne fu la capitale, e poi Badalucco, Triora, Montalto, Carpasio, Molini di Triora e altri. In totale 22 comuni per circa 30.000 abitanti. Nella zona agivano le formazioni partigiane della II Divisione Garibaldi Cascione… Nella battaglia cadono molti partigiani e la V^ Brigata garibaldina si riduce a poco più di 200 uomini. Nel giro di un mese si arruolano 600 volontari, molti dei quali sono militi del battaglione San Marco che disertano la formazione fascista e si uniscono ai garibaldini, rivelandosi “ottimi combattenti partigiani”, come afferma la relazione del 5 di ottobre dell’ispettore della zona (Sul documento non c’è traccia del nome) <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l’appunto, della I^ Zona Operativa Liguria> … Ma sul piano politico l’azione di formazione dei CLN e delle Giunte comunali non è facile. “Molte sono le difficoltà… per l’arretratezza politica delle popolazioni rurali, l’inesistenza dei partiti organizzati”. In molti paesi si riescono a costituire comunque i CLN, ma mancano i collegamenti con il CLN provinciale di Imperia. Il comando garibaldino cerca di supplire elaborando in data 15 settembre una circolare di istruzioni “sulla organizzazione dei CLN, delle Giunte comunali e sulla funzione di questi organismi nel momento attuale della lotta contro i nazifascisti”. Nelle Giunte, afferma sbrigativamente il commissario della Divisione Garibaldi Cascione, “la maggioranza deve essere assicurata alle classi meno abbienti, che sono la maggioranza nel paese”. Un criterio che forse non risponde rigorosamente ai principi della democrazia formale parlamentare, ma che ha il vantaggio di ridurre la questione a termini immediatamente chiari. Conclude peraltro la relazione delle formazioni garibaldine: “Il movimento del CLN e delle Giunte incontra grande favore in mezzo alle popolazioni… Tuttavia in molte località persiste ancora uno spirito di passività lamentevole”. E’ il mondo chiuso dei piccoli contadini che istintivamente diffidano di ogni sollecitazione di ordine politico; ma vi contribuisce anche la propaganda anticomunista svolta dagli autonomi di Mauri. In queste condizioni, il funzionamento delle Giunte – laddove si riesce a costituirle – è estremamente problematico, e perfino delle questioni dell’approvvigionamento dei viveri si deve occupare direttamente il comando partigiano. Una relazione afferma infatti che “non esiste un vero e proprio territorio occupato, ma esiste invece un territorio controllato”, che lascia totalmente fuori la fascia costiera. da 1944 – Le Repubbliche Partigiane

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Il 4 ottobre 1944 ingenti forze tedesche attaccarono la Repubblica di Pigna. I partigiani della V^ Brigata respinsero l’assalto dopo alcune ore di lotta accanita. Il giorno successivo Pigna subì un furioso bombardamento che durò fino al tardo pomeriggio, diretto da batterie piazzate a Isolabona (IM). La grande battaglia che seguì si protrasse fino all’8 ottobre quando i partigiani, dopo una strenua resistenza e infliggendo gravi perdite al nemico, furono costretti a ritirarsi dal paese sulla linea Carmo Langan – Cima Marta. Iniziò così la ritirata strategica del grosso delle forze garibaldine della I^ Zona Operativa Liguria verso il Piemonte, terminata il 18 ottobre 1944. Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

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A questo combattimento è presente la Missione Alleata [n.d.r.: Missione Flap] che resta ammirata per la forza e per le capacità tattiche delle formazioni garibaldine.
Nel giorno seguente la calma regna assoluta. Ormai è chiaro, e confermato dalle notizie degli informatori del SIM partigiano, che i Tedeschi si preparano per un nuovo e più decisivo attacco.
Nel campo garibaldino si approfitta della calma del giorno 7 per guidare i componenti della Missione anglo-canadese verso la loro destinazione in territorio francese.
Nella notte tra il 7 e l’8 di ottobre gli abitanti di Pigna vivono nell’angoscia e nel terrore. Molti si rifugiano negli scantinati, altri fuggono nelle campagne poiché si rovescia sul paese un bombardamento che, dalle sei del mattino, diventa ininterrotto.
Prima di inoltrarci nelle vicende della furiosa battaglia finale, è opportuno ricordare un’astuzia partigiana: in pieno giorno il mortaio resta piazzato e bene in vista in una «posizione civetta» in modo che, a lungo andare, i Tedeschi ne vengano informati dalle spie. Ma, nelle ore in cui la gente non circola più, l’arma viene portata in un’altra «posizione civetta», che è la vera postazione per il combattimento, cioè vicino al deposito delle granate ed al telefono da campo. Il tutto nascosto tra verdi fronde. I vantaggi dell’accorgimento dei partigiani diventeranno evidenti nel momento dell’attacco decisivo nemico, cioè il giorno 8.
Ma riprendiamo la trama. Per tutta la mattinata, fino al primo pomeriggio, Pigna è un inferno: schianto di bombe a mano e granate di mortaio, crepitio di mitragliatrici e di fucileria.
Tra le 14 e le 16 tutta la zona è investita dal nemico, proveniente dalla Val Roja, il quale riesce ad occupare Passo Muratone ed a scendere verso il paese, mentre un altro contingente s’avvicina dalla strada della caserma. Altri gruppi nemici giungono da Isolabona, monte Olivastro, monte Altomoro, rio Bonda, Saorge. La battaglia, intorno a Pigna, divampa cruenta. Anche la località San Sebastiano è occupata. Arnolfo Giulio Ravetti (Pagasempre), dal campanile della chiesa, cerca di contenere e ritardare l’avanzata nemica con il fuoco del suo mitragliatore. Ormai occorre ritirarsi verso il nord. Ciò avviene nel primo pomeriggio sulla linea Langan­-Grai-Cima Marta.
I Tedeschi riprendono Pigna; ma chissà quanti morti e feriti avranno nascosto nei loro automezzi! A parere di Vittorio Curlo (Leo) [n.d.r.: Leo il mortaista] le forze germaniche operanti si aggiravano sui due-tre battaglioni.
Giungono i distaccamenti partigiani freschi di «Vittò», provenienti da Langan, per proteggere la ritirata, che procede ordinata e rapida, dei compagni stremati dalla lotta. In fatto di tattica militare, «Vittò» è insuperabile. Si salva anche «Pagasempre», sceso dal campanile.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) – Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 377

(1) Luigi Napolitano di Sanremo (IM). Dalle formazioni autonome di “Mauri” a marzo 1944 passò definitivamente alle formazioni Garibaldi dell’estremo ponente ligure. Per le sue doti di coraggio e spirito combattivo veniva subito nominato comandante del 2° Distaccamento che, per l’aumentato numero di volontari, divenne poi Battaglione. Come risulta da un rapporto, era considerato dai nazi-fascisti “elemento assai pericoloso”. Protagonista di un gran numero di battaglie tra le quali: Carpenosa, Giugno 1944; Badalucco, 29 giugno 1944; Ceriana, Agosto 1944; Carmo Langan, 8 ottobre 1944 e febbraio 1945; Baiardo, marzo 1945. Ferito in combattimento a Baiardo. Commissario politico del I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata. Vice comandante (come da circolare della II^ Divisione “Felice Cascione” del 29 gennaio 1945) della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”. Insignito di Medaglia d’argento al V.M. Vittorio Detassis in Isrecim

Azioni partigiane ai primi di settembre 1944 tra Val Roia, Pigna e Bordighera

Dolceacqua (IM) in Val Nervia e dintorni
Dolceacqua (IM): uno scorcio verso l’Alta Val Nervia

1.9.1944
Una pattuglia del IV° Distaccamento della V^ Brigata [“Luigi Nuvoloni” dell’appena costituita Divisione “Felice Cascione“, trasformazione della precedente IX^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”] in agguato sulla rotabile di Val Roia sbrindellava un camion tedesco e metteva fuori combattimento alcuni soldati di guardia.

2.9.1944
Distaccamenti della V^ Brigata combattono oltre Pigna (IM). A Dolceacqua (IM) colpi di cannone dei partigiani hanno messo fuori combattimento due carri armati tedeschi tipo “Tigre”. I tedeschi hanno abbandonato diverse zone.
Una squadra del Distaccamento Comando della V^ Brigata, dopo aver fatto un’azione di cannoneggiamento sulle posizioni tedesche di Dolceacqua, attaccava sulla rotabile Pigna-Isolabona (IM) un’ottantina di tedeschi, che tentavano di passare il ponte rotto per entrare in Pigna. Dopo parecchie ore la squadra ripiegava perché i tedeschi abbandonavano la zona. Da parte tedesca tre morti e diversi feriti. Per quanto riguarda i partigiani, veniva preso prigioniero il Vice Comandante “Fuoco” [Marco Dino Rossi] e si registravano due feriti.

3.9.1944
Il VI° Distaccamento della V^ Brigata disarmava nei pressi di Bordighera (IM) una postazione tenuta da un presidio della S.S. italiana. Venivano catturati 18 militi e tutto il materiale d’armamento costituito da 3 mortai da 81 mm con relative munizioni, 5 armi automatiche e 4 mitra, tutti con relative munizioni.
Nella notte una squadra del IV° Distaccamento della IV^ Brigata [“Elsio Guarrini” della II^ Divisione “Felice Cascione“] penetrava nel campo di concentramento di Vallecrosia (IM), riuscendo a liberare 88 prigionieri politici, fra cui 8 donne scesi da Perinaldo (IM), muniti anche di un mitragliatore Breda e di una St. Etienne, parteciparono all’azione, tra gli altri, Mario Miguel Adler, Giovanni Tobruk Vesco, Moro (probabilmente Giuseppe Arnaldi), un Barba, un Robinson ed un Tarzan non identificabili; quindici uomini in tutto; un ragazzo, di cui il narratore non ricorda il nome, e Robinson si avvicinarono all’obiettivo camuffati da fascisti, Adler da tedesco: così nella testimonianza di Ferruccio Ragno Corte, un racconto pittoresco, ricompreso all’interno di Mascia, Op. cit. infra, un racconto che sostiene che il “colpo era fallito, ma i tedeschi avevano lasciato sul terreno un morto ed un ferito”  (1) ].

Da documentazione ufficiale d’epoca della II^ Divisione “Felice Cascione” riprodotta in L’epopea dell’esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975, di Mario Mascia

(1) … Nella mia Resistenza passata a Perinaldo partecipai all’attacco al campo di Vallecrosia insieme ai sappisti di Vallecrosia. Scendemmo nottetempo e prendemmo posizione sulla riva sinistra del torrente dirimpetto alla caserma che adesso è sede della Fassi. Neutralizzammo la sentinella e i sappisti dal lato di Via San Rocco penetrarono nella caserma e liberarono alcuni prigionieri rinchiusi nel campo… venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi… Il sanremese Adler venne raggiunto da una raffica di ben 8 colpi. Non morì. Era un giovane di origine ebrea, sfollato a Perinaldo con la madre austriaca per sfuggire alle deportazioni. A Perinaldo si era arruolato con noi. Quando fu ferito la madre contattò l’ufficiale tedesco che lo aveva catturato, diede false generalità e spiegò che lei ed il figlio erano solo degli sfollati e che non avevano niente a che fare con i partigiani. L’ufficiale si convinse ed autorizzò il ricovero di Adler all’ospedale di Sanremo, dove fu trasportato su un carretto da alcuni contadini di Perinaldo. Su disposizione del CLN portai personalmente alla mamma di Adler, all’ospedale di Sanremo, 5.000 lire di allora. Fu un grosso rischio: ero giovane e renitente alla leva; se fossi stato fermato, sarei stato passato per le armi sul posto. Mi abbigliai con il vestito migliore e un po’ a piedi un po’ in bicicletta raggiunsi Adler all’ospedale. Era sotto la tenda ad ossigeno, crivelato di colpi. A detta dei medici difficilmente si sarebbe salvato. Si salvò e a guerra finita fummo colleghi di lavoro per tanti anni…
Angelo Athos Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007

… il distaccamento SAP di Vallecrosia nato negli ultimi giorni di luglio ’44.
nota 63 a pagina 136 di Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Una squadra del 4° distaccamento [della IV^ Brigata] penetra nel campo di concentramento di Vallecrosia la notte del 3 di settembre, riesce a liberare ottantotto prigionieri politici tra cui otto donne. L’azione era stata programmata da tempo da una quindicina di partigiani tra cui Alberto Quadrio (Robinson), che poi diventerà comandante del distaccamento G.A.P. “Zamboni” della brigata “G. Matteotti” di San Remo, da Ferruccio Corte (Ragno), da “Barba”, “Tarzan”, “Moro”, “Ciccio”, “Vesco” ed alcuni altri.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, ed. Amministrazione Provinciale di Impera, 1977

My God! Potevamo esplodere tutti!

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[   A metà dicembre del 1944 vennero ufficializzati con la Missione Kanheman i rapporti tra i partigiani del ponente ligure e gli alleati, ormai attestati sul vecchio confine italo francese. La responsabilità delle conseguenti operazioni, quale incaricato del comando della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato, fu di Stefano Leo Carabalona, che il 10 dicembre 1944 aveva preceduto in Francia la mentovata Missione. Dei due gruppi italiani che operavano clandestinamente via mare, l’estensore delle seguente testimonianza (vedere infra), Bregliano, faceva parte di quello di Vallecrosia (IM). Gruppo Sbarchi Vallecrosia, per l’appunto, emanazione della S.A.P. appena costituita di quella cittadina, un’organizzazione il cui nerbo era dato da partigiani già sperimentati in montagna, come Pietro Gerolamo Gireu/Girò/Giraud Marcenaro, una struttura che teneva contatti giornalieri con il C.L.N. circondariale di Sanremo (IM) e con il comando della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione” ]
Rosina (Luciano Mannini) racconta: “Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione”] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre – parte attraverso i valichi alpini e parte via mare – in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta”. La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio [Corsaro/Caronte] Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall’infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l’altro, l’uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno… in Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia

In parallelo agli aviolanci alleati, ma con con maggiore assiduità, avevano luogo sbarchi di materiale bellico nella zona di Vallecrosia-Bordighera. I volontari che si occuparono di tali trasporti appartenevano al gruppo di “Leo“, che fungeva da tramite tra i garibaldini e la missione alleata in Francia. Giulio Pedretti fu il partigiano che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni, al punto che alla fine della guerra aveva effettuato 27 traversate per recapitare armi e uomini attraverso il tratto di mare prospicente la zona di confine italo-francese.     Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

Nell’autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell’esercito della RSI fascista. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata.
Mi nascosi – io di Vallecrosia
[(IM)] in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina [(IM), in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell’esercito con il quale andai a Carmo Langan ad arruolarmi nei partigiani.
Partecipai alla occupazione di Perinaldo
[(IM)] dove sequestrai un… toro! La fame nel paese era tanta e di cavoli e rape ne avevo fin sopra ai capelli. Un fascista di Perinaldo possedeva un toro: glielo requisii. Fu macellato e diviso con la popolazione. Finalmente un po’ di carne per tutti!

La fame è il ricordo indelebile di quel periodo.
Un giorno stavamo cuocendo qualcosa, quando si sentì urlare: “Allarme! Allarme! I tedeschi!”.
Tutti scapparono e Girò
[Pietro Girolamo Marcenaro] ordinò di salvare le armi; io salvai la pignatta che cuoceva sul fuoco!

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Un giorno mi fu ordinato di sorvegliare la strada per Pigna perché dovevano scendere dei partigiani, forse perché accompagnavano ufficiali alleati [primi di ottobre 1944]. Mi lasciarono sul ponte del Nervia al bivio per Rocchetta [Nervina (IM)] con due pecore e due  capre per fingermi pastore al pascolo. Tutto andò bene, solo che alla sera le bestie non volevano saperne di ritornare al paese.  Anche altre volte usai lo stesso stratagemma del pastore per visionare luoghi e sentieri e tracciare così percorsi alternativi per eludere i tanti posti di controllo fascisti.

Dopo quella avventura, Girò mi disse che occorreva mandare dei partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco.

I Lilò [i Fratelli Biancheri di Bordighera (IM), Bertù Bartolomeo ed Ettore, martiri della Resistenza] avevano “agganciato” i bersaglieri [in prossimi articoli saranno pubblicati ulteriori riferimenti all’azione patriottica clandestina di questi bersaglieri] che erano passati dalla nostra parte. Fregammo una barca dal deposito sottostrada vicino alla Casa Valdese [di Vallecrosia (IM)] e la portammo al mare. Con molta circospezione e furtivamente mettemmo in acqua la barca che … affondò.
In attesa di poter fare qualcosa, la ancorammo sul fondo riempiendola di pietre per non farla portar via dalla corrente.

Intanto stava albeggiando e non potevo ritornare né in montagna né a casa, perché era in corso un vasto rastrellamento dei fascisti. Con Renzo [Gianni] Biancheri “u Longu” ci nascondemmo nel macello a fianco della … caserma [invero, un semplice presidio] dei bersaglieri.

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Una vecchia fotografia, tratta da Fiorucci, Op. cit. infra, attinente a sinistra il presidio dei bersaglieri con al centro il vecchio macello, di Vallecrosia (IM)

Passammo due giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci.

Poi finalmente Girò e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano “Rosina” Mannini.

Remammo a turno e sbarcammo a Monaco Principato bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere. Tre o quattro volte alla settimana ci conducevano oltre Nizza, a Gattières, per addestrarci all’uso degli esplosivi al plastico e alla esecuzione di sabotaggi. In mezzo agli ulivi avevano anche costruito un breve tratto di ferrovia per insegnarci a far saltare i binari.
Alla fine del corso ci avvisarono che alla prossima lezione avremmo dovuto presentare una sintesi, un rapporto di quello che avevamo imparato.
Avevo imparato,  ma scrivere non è mai stato il mio forte. Con un panetto di plastico modellai un bel  portacenere che colorai di bianco con della farina. La mattina dell’esame lo posi sul tavolo in bella mostra con cenere e 4 o 5 mozziconi di sigarette.
Fumando una sigaretta dietro l’altra Lamb
[ufficiale alleato] cominciò a esaminare i lavori dei miei compagni, poi mi chiese dove era il mio lavoro. “L’ho già consegnato!”. Il maggiore [Lamb] sfogliò i fogli alla ricerca del mio scritto. Si inalberò e mi chiese duramente dove era. Indicando il portacenere ormai colmo delle sue  cicche, risposi che ce lo aveva proprio davanti.
“Ma questo è un portacenere!”
“Si! Però è fatto con esplosivo al plastico!”
Il self-control tipico degli inglesi non lo soccorse. Scattò dalla sedia balzando all’indietro:
“My God! Potevamo esplodere tutti!”
“In questo caso, signor maggiore, sarebbe stata colpa sua, perché lei ci ha insegnato che il plastico esplode solo se innescato con un detonatore e non per contatto con la semplice fiamma.”

Promosso a pieni voti!

bregliano.f3Vicino a Le Petit Rocher c’era un’altra villa disabitata, Villa Iberia. Dalle finestre vedevamo il salone spoglio di ogni mobilio con solo un grande pianoforte a coda al centro.
Quasi tutti i giorni veniva un signore: secondo me era il Principe Ranieri di Monaco e se non era lui era il suo sosia! Suonava per ore il pianoforte.
Il giardino era pieno di alberi di mandarino colmi di frutti. Un giorno gli chiesi se potevo prenderne un po’. Faceva finta di non capire. Glielo ripetei in dialetto: “Te cunvegne dameli, senunca ti i fregu! (“Ti conviene darmeli, se no te li frego!”)”. Capì e acconsentì.
Chiamai Girò e gli proposi di raccogliere qualche borsa di mandarini e andare a venderli al mercato di Nizza con la jeep che lui aveva a disposizione. Subito rifiutò in nome degli ideali, poi si convinse.

Guadagnammo dei bei soldi, che spendemmo nei bistrot di Villafranca [Villefranche-sur-Mer, Alpes-Maritimes ].

Gli ufficiali inglesi erano divertiti della cosa, però non riuscivano a capire come gli alberi fossero spogli dei mandarini e le mine disseminate nella piantagione non fossero esplose.
Insieme agli altri miei compagni disinnescavamo le mine, lasciando i contenitori senza l’esplosivo, con il quale confezionavamo qualche piccola bomba che usavamo per… pescare.

bregliano.f2Feci parecchi viaggi avanti ed indietro portando armi, radio, medicinali e altro materiale bellico.
Il motoscafo sul quale erano imbarcati due soldati inglesi si fermava a qualche centinaio di metri dalla riva, trasbordavamo il carico su canotti o piccole bettoline di legno (queste ultime erano collegate al motoscafo con una lunga fune), raggiungevamo pagaiando la riva e scaricavamo sulla costa di Vallecrosia. Dopodiché dalla barca recuperavano le bettoline con la fune.

Imbarcammo anche soldati alleati scappati dai campi di prigionia che ci venivano affidati dai partigiani piemontesi. Ricordo un francese di colore che patì il mare in maniera incredibile. Pensai: “questo qui non l’ha ammazzato la guerra e muore dal mal di mare”.

Una volta che c’era da trasportare un carico di un cospicuo numero di casse, ci imbarcammo su un motoscafo più grosso, quasi un panfilo. Era più rumoroso dei soliti usati prima di allora; gli vennero adattati ai tubi di scarico due silenziatori grandi come angurie rendendolo abbastanza silenzioso. Era però più lento e non sarebbe riuscito a sfuggire se fosse stato intercettato dalla flottiglia che pattugliava la costa italiana, come invece riuscivano a fare gli altri motoscafi che solitamente erano pilotati da Giulio “Corsaro/Caronte” Pedretti.
Per fronteggiare l’eventualità di una intercettazione, fu sistemata a poppa una mitragliera pesante piazzata sul piedestallo sostenuto da due gambe di forza fissate al battello. Evidentemente il lavoro non fu collaudato, perché, appena preso il largo con i motori adeguatamente silenziati, la mitragliera cominciò a vibrare e sbattere sulla coperta del battello.
Blan-Blen!Blen-Blan! I motori erano silenziosi, ma noi sembravamo un campanile che suonava le campane a festa accompagnato da un’orchestra di tamburi!
C’era una sola cosa da fare; esaminai la mitragliera (l’addestramento a Gattières era servito a qualcosa!) e poi con fare concitato segnalai a Girò e ai due inglesi un punto della costa indicandolo con un dito.
“Laggiù! Guarda!”
Mentre loro scrutavano attentamente nel buio staccai la mitragliera dal piedistallo e la cacciai in mare.
Il concerto cessò. Uno dei soldati inglesi si arrabbiò non poco, minacciandomi di tutto.
Girò cercò di calmarlo. Di ritorno dalla missione, i soldati inglesi fecero rapporto e fui anche processato a Nizza davanti a una specie di corte marziale, composta da ufficiali inglesi e americani.
Quando descrissi loro l’accaduto scoppiarono quasi a ridere e mi assolsero.

Arrivammo salvi alla costa di Vallecrosia, dove sbarcammo tutte le casse che nelle notti successive, un po’ alla volta, portammo a Negi. Anche a me toccò il compito di fare la staffetta con Negi a portare e prendere, avanti e indietro.
Una delle ultime volte che fregammo una barca dal deposito vicino al ponte di Vallecrosia me la vidi proprio brutta. Con Achille [“Andrea” Lamberti] ed altri, che adesso non ricordo, caricammo su un carretto la barca per portarla al solito posto nella villa di via S. Vincenzo. La spingemmo su per la salitella che si innesta sulla via Aurelia e svoltammo a destra. Dopo pochi metri, scorgemmo al di là del ponte tre soldati tedeschi, all’altezza del “carruggio” di via Maonaira. Chi era con me fece in tempo a dileguarsi. Io rimasi con le stanghe del carretto in mano. Non potevo scappare e lasciare il carretto perché sarebbe scivolato all’indietro e avremmo combinato un disastro. Con il cuore in gola proseguii. Avvicinandomi mi accorsi che i tedeschi stavano mangiando, meglio: si stavano abbuffando di salame e formaggio. Erano anche un po’ bevuti, un po’ tanto. Intuii che avevano rubato tutto quel ben di Dio dal vicino magazzino del salumiere Giraudo. Quando mi intimarono l’alt! chiedendomi spiegazioni per la barca, un po’ in dialetto, un po’ in italiano e tanto con le mani, con fare severo, li accusai di aver rubato salame e formaggio, mentre per i civili non c’era niente, neanche la legna per accendere una stufa, tanto è vero che per scaldarci dovevamo usare il legname della barca. I crucchi accusarono il colpo, come bambini sorpresi con le dita nella marmellata. “Kamarade! Kamarade!” e mi lasciarono proseguire.
Belin! Avevo messo paura ai tedeschi!

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Ampelio Elio Bregliano in Giuseppe Mac Fiorucci, GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA <ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

La missione Flap ed i partigiani del ponente ligure

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[Qui di seguito si fa largo riferimento ad un rapporto segreto inglese, redatto dal capitano Geoffrey K. Long, artista di guerra, relativo alla Missione Flap, condotta tra i Partigiani, nel Basso Piemonte, del comandante Mauri e, con culmine ai primi di ottobre 1944, tra i Partigiani della I^ Zona Operativa Liguria. Il documento in questione venne rintracciato, ma non pubblicato, a cura di Giuseppe “Mac” Fiorucci per la preparazione del suo “Gruppo Sbarchi Vallecrosia” [Partigiani del mare], ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM), 2007.]

Verso la fine di settembre del 1944, a fronte del rafforzamento della presenza tedesca in Valle Impero e della scarsità di armi e di vestiario che affliggeva le formazioni partigiane dell’imperiese, Simon Carlo Farini, ispettore della I^ Zona Operativa Liguria, si recò in Piemonte per conferire con il maggiore inglese Temple, capo della missione alleata colà già insediata. Farini chiese l’invio, tramite avio lanci, di materiale bellico per i partigiani della II^ Divisione “Felice Cascione”, come già avveniva  per i partigiani [badogliani] del Piemonte. I lanci nel ponente ligure, tuttavia, iniziarono soltanto nel marzo del 1945… Dopo il ripiegamento dei partigiani della I^ Zona Liguria su Fontane, Frazione di Frabosa Soprana (CN)… 20 ottobre 1944… Nei primi giorni di permanenza a Fontane avvenne l’incontro tra il comandante Nino Siccardi (Curto) ed il maggiore inglese Temple (Wareski): “Curto” chiese un consistente aiuto militare per le sue formazioni: la riunione si concluse, tuttavia, con un nulla di fatto… Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I – Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia – Anno Accademico 1998 – 1999

 Rosina (Luciano Mannini) racconta: Il servizio di informazioni militari, esplicato dalla missione «Leo» in Italia con i comandi alleati, ebbe inizio alla fine del settembre 1944, con l’arrivo nella zona della V^ Brigata [d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni“] di ufficiali americani ed inglesi giunti attraverso i passi montani dal Piemonte, ove erano stati paracadutati. […] Il capitano Leo [Stefano Carabalona], attestato allora a Pigna, comandante del distaccamento che li ospitava e che provvide in seguito a farli condurre – parte attraverso i valichi alpini e parte via mare – in Francia, stabilì col capo della missione alleata [Missione Flap] i primi accordi che dovevano condurre alla formazione di un gruppo specializzato che collegasse, per mezzo di una rete segreta, la nostra zona a quella occupata dagli alleati e fungesse da centro di raccoglimento e di smistamento di notizie militari e politiche interessanti la lotta. La missione Leo alla quale appartenevano Rosina, Lolli [Giuseppe Longo], Giulio Pedretti, ed alcuni altri giovani che si erano temprati nelle lotte di montagna, si portò a Nizza nel [il 10] dicembre 1944, dopo due mesi di utile lavoro preparatorio, per mezzo della leggendaria imbarcazione guidata dall’infaticabile «Caronte» Giulio Pedretti e da Pascalin [Pasquale Pirata Corradi, di Ventimiglia (IM), come Pedretti]. A Nizza, Leo si incontra con i responsabili dei servizi speciali alleati e prepara il piano definitivo di lavoro, che comportava, fra l’altro, l’uso di apparecchi radio trasmittenti, per i quali la missione aveva già predisposto gli operatori. Nel gennaio 1945 la missione rientra in Italia, dove il terreno era già stato preparato in anticipo. Si organizza e comincia a funzionare in pieno […]  Mario Mascia, L’Epopea dell’Esercito Scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975

[ Della Missione Flap scrisse anche il capitano Paul Morton, canadese, corrispondente di guerra, in Mission Inside, ma pubblicato solo nel 1979 a Cuneo da L’Arciere, soprattutto per le insistenze di partigiani piemontesi.

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Del documento citato in premessa qui si intende sottolineare, ed integrare, solo qualche aspetto particolare, riferito alla I^ Zona Operativa Liguria.

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Il comandante “Leo“, Stefano Carabalona, che, impegnato in quei giorni come comandante di Distaccamento nella strenua, ancorché vana, ma gloriosa, difesa di Pigna (IM) e dell’appena sorta, omonima Repubblica, era già in grado di indicare ai componenti della Missione un modo per rientrare nelle linee alleate via mare. E Carabalona ben presto assunse la carica di comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato in Costa Azzurra.

Il trasferimento a Ventimiglia (IM) del relatore del dossier “Flap“, capitano G. K. Long,  del capitano Paul Morton, corrispondente di guerra, di un britannico, ex prigioniero di guerra, William McClelland, delle Guardie Scozzesi, e di Bob La Roche, sergente mitragliere americano. Aiutati da una guida, Pietro Pierino Loi. Loi, capo gruppo in seno alla già citata V^ Brigata e in procinto di divenire, con altri patrioti, membro della Missione Corsaro, con sede a Ventimiglia (IM), guidata da Giulio Caronte Pedretti. Loi accompagnò per la maggior parte del percorso su colline questi alleati. Alcuni di loro, il capitano Lees, comandante della Missione, con molti documenti, due altri statunitensi delle forze dell’aviazione (tutti gli americani qui citati erano stati abbattuti, ma si erano salvati ed erano riusciti a sfuggire ai nazifascisti) ed altri tre ex-prigionieri britannici, tentarono, invece, con successo in due turni di raggiungere la Francia ormai liberata per le vie dei monti (Tenda, Olivetta San Michele)]. I due ufficiali del  gruppo accompagnato da Loi entrarono in Ventimiglia (IM), vestiti da contadini.bregliano.f2a

E vestito da contadino, un contadino che accudiva degli ovini al bivio di Dolceacqua (IM) per Rocchetta Nervina (IM) in modo da rendere sicuro il loro passaggio in loco fu anche Ampelio Elio Bregliano, dell’altro costituendo gruppo di contatti operativi con gli Alleati, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, anche questo coordinato di lì a poco da Leo.

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La spiaggia di Marina San Giuseppe di Ventimiglia (IM), da cui Pedretti e Corradi partirono per portare in Francia i militari alleati

A Ventimiglia il gruppo di Loi incontrò Giulio Caronte Pedretti, detto anche “Corsaro“, l’uomo che alla Liberazione recò sulle spalle il peso di 27 traversate in mare per trasportare ex-prigionieri alleati in fuga, altri uomini di coegamento tra i partigiani e gli alleati, armi, munizioni, ecc.

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Pedretti  portò materialmente, insieme a Pasquale, Pascalin per gli amici, Corradi, nome di battaglia Pirata, e a Loi direttamente  a Montecarlo nel Principato di Monaco, un viaggio di cui aveva già appurato la disponibilità “Leo“, in barca a remi, con arrivo, il 9 ottobre 1945, nelle prime ore del mattino, come sembra di capire da Brooks Richards, Secret Flotillas, Vol. II, Paperback, 2013, un viaggio di cui aveva, per l’appunto, già appurato la possibilità “Leo“.

In effetti, le fonti che hanno letto il libro di Morton, riferiscono un approccio alquanto pittoresco del gruppo alleato che raggiunse Monaco tramite l’aiuto dei richiamati abitanti di Ventimiglia. Ad esempio, Don Nino Allaria Olivieri * in Ventimiglia… sentieri della speranza, ANPI – Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia>, Nante Edizioni, Imperia, 2006 > riporta che gli alleati comprarono l’imbarcazione, pagandola 500 dollari, con l’intermediazione del pescatore Bric e Brac, mentre un altro pescatore, il vero venditore fece una proposta: Ho un figlio robusto e un suo amico ancor più robusto che vorrebbero passare in Francia. Se accettate di portarli con voi vi prometto che remeranno per tutto il tragitto. Sono persino tentato di ridurre un po’ il prezzo della barca.

In ogni caso, quell’approdo di italiani in Costa Azzurra, indotto dalla Missione Flap, fu foriero di successive valide, ancorché talvolta tormentate, specie con i francesi, relazioni dei partigiani della I^ Zona Operativa Liguria con gli Alleati.

Sempre secondo Brooks Richards, Op.cit., Pedretti e Corradi, una volta portati a destinazione i loro compagni di viaggio, vennero ingaggiati dall’istanza OSS americana di Nizza, una struttura in cui operavano già circa 25 italiani, un aspetto, questo, su cui si tornerà con alcune testimonianze ]

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Pagina di un documento firmato in data 3 agosto 1944 dal comandante, a quella data, della I^ e della II^ Zona Operativa Liguria, poi ispettore della I^ Zona, Carlo Simon Farini, documento in cui si fa riferimento alla presenza di Biagio tra i partigiani della II^ Divisione “Felice Cascione” – Fonte: Fondazione Gramsci

Al posto di sbarco di Voltri arrivava nel febbraio del ’44 [il 1° febbraio] una prima missione capitanata da un certo Siro [Cavallino Italo, tenente del genio guastatori] con un istruttore di sabotaggio portante il nome di Annibale [Bellegrandi Nino, sottotenente di artiglieria] (che fu poi fucilato dalle S.S. [a Cravasco]) e dal R.T. Biagio [Balestri Secondo, sottocapo r.t.]. Siro e il R.T. furono avviati nella zona di Mondovì e messi a disposizione della organizzazioni partigiane del Basso Piemonte alle dipendenze dell’ufficiale di collegamento responsabile di zona Repetto; l’Annibale tenuto a disposizione ed utilizzato in vari settori (anche a Genova città) come istruttore di sabotaggio. La missione era denominata LLL2-CHARTERHOUSE, proveniva da Bastia con un MAS italiano e operò, fino all‟arresto di “Siro” avvenuto il 13 marzo 1944, comunicando alla base informazioni per i lanci di rifornimenti alle formazioni operanti in Val Pesio, Val Ellero, Val Corsaglia e Val Casotto. “Biagio” fu arrestato il 22 aprile, fu costretto con le minacce e le torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati ed a far capire, in questo modo, di essere in mano delle SS. Riuscì a fuggire il 31 luglio e a riprendere contatto con i partigiani garibaldini operanti a nord di Imperia. Verso la metà di settembre, attraversò il confine con la Francia insieme al capitano Michael Lees, comandante della missione FLAP2-BARSTON, e da Avignone, in aereo tornò a Bari il 15 settembre 1944. A Balestri è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare… Antonio Martino, L’attività di intelligence dell’Organizzazione OTTO nella relazione del prof. Balduzzi, pubblicato su Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l’età contemporanea dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della Provincia di Savona, n. 24, Savona, 2011

[ Dal richiamato documento Flap, invece, si estrapolano ancora le seguenti affermazioni: Alle 6 di sera del [giorno non indicato, ma dovrebbe essere il 7 ottobre 1944: si veda infra] partimmo per ROCCHETTA [Rocchetta Nervina (IM)] dove giungemmo dopo quattro ore di marcia. Ripartimmo di nuovo a mezzanotte con la guida PIERINO LOI che ci diresse attraverso la parte principale delle postazioni armate tedesche raggiungendo la periferia di VENTIMIGLIA dopo sei ore di marcia. Qui rimanemmo in un piccolo riparo dietro alla casa dei genitori della guida… Noi avevamo viaggiato da PIGNA in vestiti civili e siccome stava piovendo dalle 6 di sera quando dovemmo attraversare la città, potemmo indossare dei sacchi sulla testa nel modo in cui lo facevano i contadini, il che si aggiunse al nostro travestimento. Camminammo 2-3 chilometri lungo la strada principale che costeggia il fiume ROIA ed attraversammo il ponte nella città vecchia passando oltre le sentinelle tedesche senza sollevare il minimo sospetto ed andando alla casa del pescatore sulla spiaggia. Qui rimanemmo dalle 7 di sera fino a mezzanotte… A mezzanotte portammo la barca (lunga approssimativamente 14 piedi con quattro remi) per una strada e giù attraverso la spiaggia di ciottoli – l’unica area non minata – fino al mare. I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo (MONACO) dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da Brooks Richards, Op.cit.] e ci arrendemmo alla  guarnigione F.F.I. La mattina seguente guidammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali … A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna loro notizia attraverso le pattuglie americane in quell’area… A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana circa la squadra dei quattro prigionieri di guerra che ci avevano lasciato per TENDA. Fino a quel momento non era arrivata nessuna loro notizia attraverso le pattuglie americane in quell’area… I pescatori erano in grado di fornire informazioni preziose alla Sezione di Interpretazione Fotografica del quartier generale americano sulla Forza Tedesca, posizioni delle armi, campi minati, ecc. a VENTIMIGLIA. (Mr. Paul Morton ha i nomi e i documenti di questi due uomini che darà senza dubbio alla Rappresentativa delle Forze Speciali n. 1 con P.W.B. a Roma). Questi uomini furono poi consegnati dal Maggiore GUNN al Capitano Jones, Esercito Americano a Nizza… PIERINO LOI, la guida procurata da LEO, mise su un’operazione straordinaria e non perse nemmeno una volta la pista durante le sei difficili ore di marcia da ROCCHETTA a VENTIMIGLIA… I pescatori sono sicuri che questo percorso  (Ventimiglia – Monaco o Mentone) potrebbe essere usato con successo in entrambi i sensi. Essi affermano che si potrebbero evacuare da VENTIMIGLIA fino a venti persone alla volta se fosse disponibile un’imbarcazione più grande. Ciò vedemmo ed annotammo, e si può attestare che i pescatori condussero a termine il loro piano di evacuazione senza alcuna deviazione… ]

… sarà ancora il Loi che potrà, tramite conoscenze in Nizza iscrivere in forza al comando americano dell’OSS il gruppo [Pedretti, Corradi ed altri] operante alla Marina di San Giuseppe  [di Ventimiglia]… fece il suo inizio la Missione Corsaro [di cui si scriverà in prossimi articoli] Don Nino Allaria Olivieri * in Ventimiglia Partigiana – ANPI – Sezione di Ventimiglia

[ In effetti la relazione di Long, dopo la premessa che la Missione al completo lasciò Prea, Frazione di Roccaforte Mondovì in provincia di Cuneo, sede della medesima, il 27 settembre 1944 per passare attraverso montagne innevate in Liguria, tratteggia subito le linee di fuga verso la Francia.

Ancora qualche pertinente esempio di partigiani e situazioni citati nella relazione di Long. Su altri ancora si tornerà in seguito.

Vitò, Vittorio Giuseppe Guglielmo, comandante in quel frangente della V^ Brigata Garibaldi, prima ancora organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, da dicembre del 1944, poi, comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”: di lui nel citato documento Flap si dice che era stato prigioniero politico del fascismo.

Nino Siccardi, “Curto“,  comandante in quel momento della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione”, da dicembre 1944, poi, comandante della “Prima Zona Operativa Liguria”, compresa tra Ventimiglia e l’Albenganese.

La miseria della popolazione dell’entroterra, la penuria di generi alimentari, gli scarsi armamenti dei partigiani, che a loro volta scontano i primi due aspetti.

L’incontro con alcuni civili che reggono la Repubblica di Pigna, costituita il 18 settembre 1944.

L’ammirazione per il comportamento in battaglia dei partigiani. Sull’eroismo dei patrioti combattenti a Pigna (IM) esiste, invero, una discreta letteratura, che discende in larga misura proprio dalle parole entusiaste (una sua frase pittoresca Vous êtes été magnifiques, una wery well bataille, viva garibaldini era già stata riportata in Mario Mascia, Op. cit.), che in merito mise nel suo libro il capitano Morton. ]

… relazione del 5 di ottobre <1944> dell’ispettore della zona. Sul documento non c’è traccia del nome <si trattava di Simon, detto anche Manes, Carlo Farini, ispettore, per l’appunto, della I^ Zona Operativa Liguria>. La stessa relazione informa delle gravi difficoltà nei rapporti con la formazione autonoma del maggiore “Mauri” **, che ha la sua base in Piemonte, ma si estende fino alla Liguria… Il 20 settembre i  rappresentanti garibaldini vengono invitati in Piemonte per incontrare la missione inglese <la Missione Flap>, che si trova presso il comando Mauri. La relativa relazione del 5 ottobre riferisce che il maggiore inglese si è dimostrato molto interessato alla documentazione delle azioni svolte dalle formazioni Garibaldi e ha dovuto constatare che “contrariamente alle informazioni che aveva ricevuto fino allora, la nostra era una vera e propria organizzazione militare dipendente da Comandi di regione e di zona, efficiente e capace di condurre azioni di una certa importanza”. La missione inglese assiste anche al tentativo fatto dai tedeschi di rioccupare Pigna, e alla brillante azione con cui i garibaldini li rigettano. La propaganda spietatamente anticomunista del maggiore  Mauri viene così totalmente neutralizzata… da 1944 – Le Repubbliche Partigiane

[…] quando nei primi giorni di agosto 1944  Mauri fu catturato nelle Langhe, immediatamente giunse dal comando di Verona un inviato di Harster, il capitano Adolf Wiessner, anch’egli un esperto in materia, il quale non per caso in precedenza aveva operato a Kiew contro il movimento partigiano nazionalista ucraino e che probabilmente fu tra gli artefici della politica di “assorbimento” attuata dai servizi tedeschi nei loro confronti. Wiessner elaborò un piano semplicissimo il cui contenuto lo possiamo ricavare da una serie di appunti vergati a mano su di un registro del comando generale SS di Karl Wolff che recita: “Il capobanda Mauri [è stato] arrestato [e si trova presso il comando] SD di Cuneo. Wiesner [sic] attualmente a Cuneo per le trattative […] Mauri ritorna [presso le sue formazioni partigiane]. Accordo: niente attacchi contro la Wm [ovvero la Wehrmacht]; informazioni sui gruppi comunisti; rastrellamento e presidio delle aree comuniste; prima i comunisti e poi Mauri”.  Con quali intenzioni il comandante autonomo, il cui anticomunismo è ben noto, abbia effettivamente condotto queste trattative è una domanda alla quale, in mancanza dei documenti del comandante partigiano, non possiamo rispondere. E nemmeno siamo in grado di dire se egli abbia intuito la parte del piano tedesco riassunta nell’espressione “prima i comunisti e poi Mauri”. Probabilmente, da comandante abile e astuto quale egli era, lo fece. Appare tuttavia evidente che la versione ufficiale fornita da Mauri, fuga rocambolesca dalle mani naziste durante il trasferimento a Torino, sia da considerare una chiara falsificazione. Dobbiamo infine anche considerare il fatto che, al di là di come egli intendesse regolarsi al suo rientro presso le sue formazioni, la presenza di una missione inglese, giunta proprio durante la sua breve assenza,
non poté non influire sulla sua decisione di continuare la lotta nel movimento di Liberazione. Carlo Gentile in AA.VV, a cura di Paolo Ferrari e di Alessandro Massignani, Conoscere il nemico. Apparati di intelligence e modelli culturali nella storia contemporanea, Franco Angeli Edizioni, 2010

… Approfittammo della tregua per porre in salvo la missione alleata, la quale venne accompagnata fino ad un punto di ritrovo in prossimità del fronte germanico, ove le staffette già predisposte avrebbero dovuto guidarla attraverso le linee nemiche, fino alla terra di Francia. Come fummo in seguito informati dal comando alleato l’operazione venne ef­fettuata con pieno successo e senza la perdita di un sol uomo… Doria [Fragola Doria, Armando Izzo, capo di Stato Maggiore della V^ Brigata, da dicembre 1944 comandante della V^ Brigata] in Mario Mascia, Op. cit.

*  Don Antonio Allaria Olivieri “Poggio“, Andagna, Frazione di Molini di Triora (IM), il 19.11.1923. Nel 1943, ventenne, studente di teologia presso il Seminario di Bordighera. Nel mese di ottobre, rifiutato l’arruolamento nella Repubblica di Salò, in montagna.
Con lo pseudonimo di “Poggio”, nella formazione di Guglielmo Vittorio “Vitò” presso Loreto di Triora. Incorporato nelle formazioni garibaldine con prevalenti compiti di staffetta e servizio informazioni. Il 25 maggio 1944 arrestato ad Andagna nel corso di un rastrellamento. Riuscito a fuggire grazie alla complicità di un soldato austriaco, tornato al Distaccamento. Il 18.6.1944 partecipe della battaglia di Carpenosa che vide la liquidazione del presidio tedesco. Il 25 Aprile 1945 a Sanremo con il I° Battaglione “Mario Bini” della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione” comandato da Vincenzo Orengo “Figaro”. da Vittoro Detassis su Isrecim

** Quando gli alleati si resero conto dell’importanza che la Resistenza italiana avrebbe potuto avere nel sostenere le operazioni militari e l’avanzata angloamericana nel complicato teatro di guerra della Campagna d’Italia, appoggiarono e sostennero le formazioni partigiane con rifornimenti e missioni dietro le linee tedesche, organizzate dagli esponenti dei Servizi segreti alleati in Italia: l’OSS (Office of Strategic Services) americano e il SOE (Special Operations Executive) britannico. Essi misero in piedi un’efficiente rete di spionaggio su tutto il territorio ancora sotto l’occupazione nazifascista, in particolare nella fase in cui il fronte si fermò per lunghi mesi sul fronte della Linea Gotica. Una rete che si avvalse anche dell’ORI (Organizzazione Resistenza Italiana), un servizio di intelligence autonoma con funzioni di collegamento fra i partigiani del CLNAI e il quartier generale delle armate alleate. Le missioni alleate compiute in appoggio alla Resistenza italiana, secondo i dati da fonte statunitense (History of Special Operations) indicano un totale di 4.280 voli compiuti, di cui 2.652 riusciti.  […] La missione più significativa, sia per numero di componenti che per quantità e qualità dei rifornimenti fu quella lanciata dal Number 1 Special Force britannico nel Cuneese, presso le formazioni autonome del maggiore Enrico Martini “Mauri”, guidata dal maggiore Neville Darewski, che si avvalse anche di un campo di aviazione nelle Langhe. […] Gabriele RonchettiLe montagne dei Partigiani (150 luoghi della Resistenza in Italia), Viaggi nella Storia, Mattioli 1885, 2011